Mistico, autoritario e geniale. Ecco chi era Casaleggio

Adesso che il padre del M5S non c'è più resta la sua opera: non gli è riuscito di governare l'Italia. Ma di essere studiato nelle università sì

Casaleggio e Grillo
Casaleggio e Grillo

Esoterico. Ieratico. Mistico. Folle. Autoritario. E geniale. Muore Gianroberto Casaleggio, dopo una lunga battaglia contro la malattia e si apre il dilemma sulla sua eredità, sul modo in cui giudicarlo. Muore Casaleggio, e ripenso alla sua parabola: imprenditore e manager talentuoso, ma anche controverso.

Una prima vita politica da drop out assoluto, candidato non eletto a Settimo Vittone, in una lista civica di Forza Italia, nel 2004: un pugno di voti (294) per il simbolo, solo sei (sei!) preferenze per Casaleggio. Ovvio: dal vivo ha la stessa emotività di una manciata di sabbia nelle mutande. Ha un buon eloquio, ma quello adatto per dirigere una azienda, non certo per accendere i cuori.

Una volta, a Cernobbio, l'allora inviata di Matrix Monica Giandotti lo sorprese davanti a degli ascensori nell'area del convegno. Iniziò a toccarsi i capelli e chiamò la vigilanza per farsi difendere. Si infuriò quando mandammo in onda la sequenza. Ma allo stesso tempo era un genio per la sua capacità di vedere e anticipare.

Ci ho parlato direttamente solo due volte. L'ultima più di quattro anni fa, alla presentazione di un suo libro in cui vaticinava la fine dei giornali, della carta stampata, dei media della democrazia rappresentativa come li abbiamo immaginati fino ad oggi: non ci ha preso, per ora, ma ci è andato vicino.

Da quella candidatura passano solo otto anni e la storia cambia verso, prepotentemente, lo porta sul palco di piazza San Giovanni per le politiche 2012, con la sua coppola vagamente dandy, nei panni del guru che ha propiziato una vittoria senza precedenti. Il Movimento 5 stelle ha occupato la piazza dei funerali di Enrico Berlinguer, ed è diventato il primo partito italiano (solo la circoscrizione estera consentirà al Pd di mantenere il primato).

I Grillini sbarcano in parlamento con le loro ingenuità e il loro rigore, lui cerca di controllarli con un pugno di ferro. Pensi a Casaleggio e non può non venirti in mente il suo video apocalittico, alla Blade Runner in cui pronosticava l'affermazione di Gaia una intelligenza collettiva generata dalla rete.

Si sprecavano le parodie, ma era questa presunzione profetica che gli aveva consentito di affermare con spietata lucidità il suo vangelo, la sua utopia politica a Cinque stelle. Tutti a dire e a scrivere che era il Rasputin, l'eminenza grigia del grillismo, il regista di un Truman show che aveva cambiato l'Italia: adesso scopriremo se i suoi ragazzi riusciranno a camminare anche senza di lui.

Scopriremo se era solo uno dei tanti ghost writers di Grillo o molto di più. Se Grillo, il Grillo politico, era un alter ego di Casaleggio. Casaleggio era anche un leader controverso: il primato della sua agenzia, le mail controllate ai parlamentari, i corsi di comunicazione, il casting perfetto, e talvolta eugenetico, impiantavano su un movimento che era nato democratico e spontaneista un controllo totale e talvolta ferreo.

Le epurazioni dei dissidenti, spesso fondate su non-statuti virtuali, il caso Favia, i voti di sfiducia, spesso gravati da più di un sospetto, erano gli strumenti di un potere temporale di cui il braccio destro e l'ispiratore di Grillo voleva essere il depositario assoluto. Ecco perché il M5s era a metà strada tra lo spontaneismo e il Truman show, un grande esperimento collettivo, prodotto di una teorizzazione da laboratorio mediatico. 

Adesso che Casaleggio non c'è più resta la sua opera: non gli è riuscito di governare l'Italia. Ma di essere studiato nelle università sì.