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La Lega di Matteo Salvini e il problema degli addii al partito della classe dirigente del Sud

Il Carroccio ha lo stesso problema che ha avuto il M5S: crescita velocissima, tutti i collegi uninominali d'Italia vinti da Roma in giù ma ovviamente anche moltissimi addii, soprattutto fra gli eletti che non erano pentastellati storici

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
Matteo Salvini (Foto Ansa)
Matteo Salvini (Foto Ansa)

Al Sud abbiamo un problema. Peraltro facilmente prevedibile se si considera che la crescita del Carroccio sotto Roma è stata velocissima ed esponenziale e che, come sempre accade, quando un partito è in crescita così veloce in un territorio non tradizionalmente "suo" anche la scelta della classe dirigente è ugualmente veloce, senza tutti i filtri e le prove d'amore che sarebbero necessarie in altre situazioni.

Il problema al Sud 

Soprattutto, come spesso capita, c'è anche la necessità di reclutare personale politico già formato proveniente da esperienze diverse, ma per ciò stesso più incline a muoversi in direzione dell'offerta politica in quel momento più conveniente o ritenuta tale. E, a torto o a ragione, la Lega al Sud oggi non fa parte di questo profilo, in cui invece ci sono Fratelli d'Italia e al Sud persino Forza Italia. Senza il passaggio su quelli che venivano da altri partiti, del resto, è lo stesso problema che ha avuto il MoVimento Cinque Stelle: crescita velocissima ed esponenziale, tutti i collegi uninominali d'Italia vinti da Roma in giù (unica eccezione Patrizia Prestipino del Pd, che ha vinto a Roma Ardeatino grazie al suo straordinario radicamento territoriale), ma ovviamente anche moltissimi addii, soprattutto fra gli eletti all'uninominale che non erano pentastellati storici, ma spesso esponenti della società civile. Insomma, la Lega ha avuto un assalto quando aveva il vento in poppa - con lo straordinario risultato delle Europee 1999, il partito nazionale più votato d'Europa, 34,26 per cento e i sondaggi al 40 per cento - ma ora perde i pezzi proprio lì al Sud, fra gli ultimi arrivati.

Gli addii in Europa

Se ne sono andati, in pochissimi mesi, addirittura tre eurodeputati, tutti eletti in quel collegio: prima il pugliese Andrea Caroppo, che veniva dal centro del centrodestra, ed è andato inizialmente fra i non iscritti di Strasburgo e Bruxelles con il suo movimento Sud in testa e poi ora nel Partito Popolare Europeo, trionfalmente presentato da Antonio Tajani, insieme ad un'altra ex eurodeputata leghista, Lucia Vuolo, anche lei arrivata al PPE e a Forza Italia dopo un brevissimo passaggio fra i Non Iscritti, che però all'Europarlamento, a differenza dei gruppi Misti delle Camere italiane, sono deputati figli di un dio parlamentare minore. Ma se ne è andato dalla Lega anche Vincenzo Sofo, che era diventato eurodeputato dopo che si sono liberati i posti inglesi della Brexit, pure lui eletto al Sud, che dopo il voto a favore del governo Draghi, lui che è un ultrasovranista e fidanzato con la più bella delle Le Pen, aveva detto addio alla Lega è passato inizialmente al gruppo di Giorgia Meloni, Raffaele Fitto e Carlo Fidanza, l'ECR dei conservatori europei, e ora ha aderito ufficialmente a Fratelli d'Italia.

Senato

E anche nel Parlamento italiano qualche problema alla Lega arriva sempre da Sud: lo stesso Matteo Salvini, quando la sua elezione in Calabria venne annullata per far posto a una candidata azzurra, la senatrice Fulvia Michela Caligiuri dopo il riconteggio, ha dovuto lasciare il suo seggio calabrese e lasciare il Senato della Repubblica sia pure solo idealmente e per pochi minuti, il tempo di essere dichiarato decaduto e di optare per la sua elezione nel Lazio, dove gli ha fatto spazio la senatrice Kristalia Rachele Papaevangeliu, che a sua volta era da pochissimo subentrata all'ex azzurra Anna Cinzia Bonfrisco, diventata nel frattempo eurodeputata. E, sempre a Palazzo Madama, se ne è andato Claudio Barbaro, ex di An e della destra romana, che però era stato eletto in Campania con la Lega e ora è andato di Fratelli d'Italia che è la sua casa naturale.

Camera

Ma anche alla Camera dei deputati c'è stato un addio siciliano, quello di Carmelo Lo Monte, che era entrato nella Lega nella scorsa legislatura dopo una lunga carriera centrista, e che se ne è andato al Misto, nel Centro democratico di Bruno Tabacci. Anche se, per assoluta onesta intellettuale, va detto che a Montecitorio sono approdati alla Lega anche due deputati siciliani, ex azzurri, Antonino Germanà e Antonino Minardo.

Le Regionali

Ma che la Lega abbia qualche problema al Sud lo racconta anche la storia delle candidature a governatore delle Regioni meridionali e a sindaco delle principali città del sud. Sotto l'Umbria, dove è stata eletta presidente Donatella Tesei, del Carroccio, ma si tratta di una Regione che faceva parte anche della Padania bossiana, Salvini ha chiesto più volte candidature alle cariche apicali, ma tornando sempre a mani vuote.

Il caso della Sardegna

Fa eccezione la Sardegna, ma qui la storia è ancora diversa, perché la forza della Lega sull'isola è dovuta fondamentalmente al patto con il Partito Sardo d'Azione che porta in dote l'indipendentismo e l'azionismo storico, valori altissimi. E non è un caso che il candidato (poi eletto) alla presidenza della Regione sia stato proprio il leader del Psdaz Christian Solinas, che aveva riportato in Parlamento i Quattro Mori grazie a un accordo elettorale con la Lega, tanto è vero che - a differenza che alla Camera dei deputati - il gruppo del Carroccio al Senato della Repubblica si chiama Lega Salvini-Partito sardo d'azione, con l'appendice che è frutto proprio del lavoro politico di Solinas.Insomma, se la Lega ha un presidente sotto Roma è sostanzialmente merito della forza del candidato Solinas e dei sardisti, esattamente come l'elezione alle suppletive che collegio senatoriale di Sassari-Nord Sardegna dove, dopo la morte della senatrice pentastellata Maria Vittoria Bogo Deledda, è stato eletto un altro esponente del Partito sardo d'azione, il senatore Carlo Doria.

Il Movimento 5 stelle

Ma gli addii al Sud non sono solo quelli leghisti e riguardano anche molti pentastellati. Di Camera e Senato qui su Tiscalinews abbiamo raccontato spesso, ma anche a Strasburgo e Bruxelles la delegazione del MoVimento ha perso molti pezzi che erano arrivati lì con le preferenze: su quattordici deputati eletti nel 2019 alle Europee se ne sono andati già in sei, ultima della serie Isabella Adinolfi, che ha lasciato l'eurogruppo pentastellato per andare in Forza Italia e nel PPE insieme ai già citati ex leghisti Caroppo e Vuolo, tutti e tre eletti nella circoscrizione Italia Meridionale. Così come erano eletti al Sud tre dei quattro degli ex del MoVimento andati nei Verdi: Piernicola Pedicini, Rosa D'Amato e Ignazio Corrao (lui, precisamente, dalla circoscrizione Isole). Così come se ne sono andati altri due ex pentastellati: Eleonora Evi, pure lei nei Verdi, e Marco Zullo, che invece è andato nel gruppo di Renew insieme a Italia Viva e agli uomini di Macron, fra cui c'è anche l'Italiano Sandro Gozi, renziano eletto nella lista Renaissance. Insomma, le circoscrizioni del Sud sono le più ballerine per gli eletti. E, per una volta, lo slogan della Lega è prima il Sud, nel senso che gli addii arrivano quasi esclusivamente da lì.

 

 

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
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