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I pro-Gaza mettono gli occhi sul 25 aprile. E cercano lo scontro con le Brigate ebraiche

Giornata di tensione a Roma, a Milano e ovunque sarà celebrato il 25 aprile. La liberazione quest’anno coincide con le proteste universitarie pro Pal e contro Israele. Meloni quasi assente. Salvini presenterà il suo libro a Milano a due passi dalla partenza del corteo. Poi forse andrà

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Foto Ansa
Foto Ansa

Chissà se qualche studente oggi andando di città in città a protestare contro Israele e a favore di Gaza, sotto il grande alibi della Liberazione, avrà la bontà di attaccare la teocrazia iraniana che ha condannato a morte il giovane rapper Samir Raisian, 33 anni. L’accusa è “corruzione sulla terra”, la colpa è aver dato una colonna sonora alle proteste per Masha, la ragazza arrestata e poi uccisa dalla polizia morale perchè s’era rifiutata di indossare il velo.

Che c’entra con il 25 aprile? C’entra perché quest’anno la sempre tormentata e mai pacificata giornata dedicata alla Liberazione dal nazifascismo, cioè dai nazisti tedeschi e dai fascisti italiani, sarà un 25 aprile di tensione per via del vento di Gaza, con palesi tendenze antisemite e antisioniste, che soffia sulle università italiane e anche americane. Se è la libertà e la liberazione il sentimento che muove i giovani negli atenei e poi nelle piazze contro Israele e in favore di Gaza e della Palestina - i terroristi di Hamas non è mai chiaro dove stiano - analogo sentimento di rabbia in nome e in difesa della libertà dovrebbe muovere i giovani contro il regime di Teheran. Purtroppo in questi due anni, nonostante il premio Nobel per la pace vinto dai giovani iraniani, quella protesta non ha destato interesse, comunque molto meno, nei coetanei italiani. E in quelli americani. Peccato. Una importante occasione sprecata per dimostrare che le proteste che infiammano gli atenei non sono ideologiche e meno che mai a senso unico.

“C’è voglia di incidente”

Un 25 aprile di tensione per colpa del vento che soffia da Gaza sui nostri atenei e non solo. Il clima è pesante. “C’ è voglia di incidente, si cercano pretesti” sintetizza un prefetto al vertice della nostra pubblica sicurezza. “L’aggravante, quest’anno, è il fronte palestinese: in crescita tra gli studenti universitari, molto sollecitato dai temi di politica estera, facilmente infiltrabile e quindi difficile da gestire”. Da Milano a Roma passando per Bologna e tante altre città e centri anche più piccoli ma simbolici per la nostra storia nazionale, la Resistenza e la Liberazione, quest’anno si moltiplicano le iniziative e i cortei e anche, purtroppo le divisioni e le probabili occasioni di scontro. Che senso avrebbe, altrimenti, muovere il Fronte pro Gaza verso Porta San Paolo, a Roma, proprio là dove ogni 25 aprile la Comunità ebraica celebra e ricorda la sua Resistenza e le gesta della Brigata ebraica che ebbe un ruolo attivo nella liberazione dell’Italia?

Prefetture e questure hanno messo in fila le criticità, convocato i Comitati provinciali, incontrato gli organizzatori: libertà di manifestare per tutti, non di devastazione. I singoli reparti mobili hanno studiato l’ordinanza del questore, sanno cosa cosa fare e quando.

Le regole d’ingaggio

Evitare provocazioni, evitare contatti. Regole d’ingaggio scritte e comprese. Ma quando si muovono flussi così importanti di persone, è difficile prevenire. Molto facile che i provocatori trovino il momento giusto per appiccare il fuoco.

Al Viminale arrivano report poco rassicuranti. Veri e propri scenari di guerra. “La polizia ha l’ordine di non reagire ai violenti” ha scritto ieri il giornalista e politico di destra Francesco Storace. Non risulta. “Nessuna modifica alle regole d’ingaggio in ordine pubblico” ha rassicurato ieri il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi interrogato in aula alla Camera durante il question time. Piuttosto, quella di Storace, è stata una libera interpretazione di un audio girato ieri in relazione agli scontri con gli studenti a Torino. In quel video si sente il dirigente della piazza, un poliziotto, urlare: “Avanti con gli scudi. Non usate i manganelli”. E infatti gli agenti contengono con gli scudi i ragazzi che cercano di provocare in tutti i modi ma che devono essere fermati. E lo saranno. Al netto di qualche ferito da entrambe le parti. Bravo il dirigente. Esemplare. Serve sangue freddo per capire e decidere come arginare una massa di manifestanti. I fatti di Pisa insegnano.

Scenari di guerra, dunque. Nella speranza, sempre, che si tratti di eccessi di pessimismo.

Il ministro dell’Interno ieri ha rassicurato circa “la gestione della piazza assolutamente rispettosa dei principi democratici e dei diritti di libertà”. Nel 2023 ci sono state più di 11.000 manifestazioni. Dall’inizio di quest’anno sono già più di cinquemila, con un aumento del 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, ma solo il 2,3 di queste ha registrato criticità. A molti in aula è sembrato quasi un tentativo per esorcizzare le informazioni poco tranquillizzanti in arrivo dalle Digos di mezza Italia.

Roma, Porta San Paolo

Non sembra messa bene la situazione stamani intorno alle 8 a Porta San Paolo, luogo simbolo della Resistenza nella Capitale. Qui la Comunità ebraica andrà, secondo tradizione, a depositare corone, ghirlande e bandiere con la Stella di David in ricordo della Brigata ebraica, i cinquemila volontari arrivati in Italia dalla Palestina (già nel ’44 embrione dello stato di Israele) per combattere a fianco delle brigate partigiane. La commemorazione è un rito che si rinnova ogni anno tra le polemiche di chi, in un clamoroso malinteso, pensa che la Resistenza sia stata la faccenda di una parte sola, della sinistra. In genere va una delegazione che poi di disperde in meno di un’ora. Stamani saranno molti di più – si calcola almeno duecento persone – e troveranno ad attenderli il corteo “Antifascismo e antisionismo”, gruppi di antagonisti, pro Gaza o proPal, centri sociali, collettivi universitari che ormai da sette mesi ingrossano in tutta Italia il fronte “pro Palestina e contro l’occupazione dello Stato di Israele”. Una lettura parziale e partigiana della storia, incompleta ed esasperata da questi sette mesi di guerra a Gaza e in Israele. Una ricostruzione dove spesso mancano i terroristi di Hamas che hanno occupato Gaza e sterminato donne e bambini inermi la notte del 7 ottobre.

Tre cortei solo nella Capitale

A Roma è previsto anche il corteo dell’Anpi provinciale di Roma, duemila persone che partiranno alle 9 da Largo Benedetto Bompiani con destinazione piazzale Ostiense dove ci sarà il palco che ospiterà alcuni interventi tra cui Roberto Salis, il babbo di llaria, detenuta a Budapest da quattordici mesi e candidata alle Europee con le liste di Alleanza Verdi e Sinistra. A Roma è previsto anche un terzo corteo dei movimenti rigorosamente antifascisti “Liberarsi ora Liberarsi ancora” del Quarticciolo. Il tutto mentre, 3-4 km più in là, all’Altare della Patria, Capo dello Stato, la premier Meloni, i presidenti di Camera e Senato e il ministro della Difesa renderanno omaggio ai caduti.

Sarà, questo, l’unico atto in presenza della Presidente del Consiglio nell’ambito delle celebrazioni del 25 aprile. A parte il ministro della Difesa Guido Crosetto che andrà con Mattarella a Civitella Valdichiana, luogo di una delle più feroci stragi nazifasciste del ’44, possiamo dire che Fratelli d’Italia “snobberà” le celebrazioni del 25 aprile. Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione del partito, ha spiegato che lui sarà già a Pescara per montare il palco del beach party in cui domenica Meloni annuncerà - dovrebbe - la sua candidatura alle Europee. Del resto solo un anno fa il Presidente del Senato Ignazio La Russa in occasione del 25 aprile ebbe a dire che “nella Costituzione non c’è la parola antifascismo”. Infatti tutta la Costituzione è rigorosamente antifascista, nata, come scriveva Calamandrei, col sangue di tutto coloro che sono morti nella valli e nelle montagne di queste nostra Italia, “testamento di centomila morti”. Poi La Russa corresse il tiro. Ma per dire la difficoltà che c’è da quelle parti nel pronunciare la parola antifascista.

Il caso Salvini

E così farà la Lega. Il vicepremier Matteo Salvini sarà a Milano ma non per partecipare al grande corteo che patirà nel primo pomeriggio e terminerà, come ogni anno, in piazza Duomo (sul palco anche lo storico e saggista Antonio Scurati) bensì per presentare la sua fatica letteraria: “Controvento- l’Italia che non si arrende”. Con lui anche la ministra Locatelli. Quando si dicono le provocazioni: il vicepremier presenterà il libro alla Fondazione Istituto dei Ciechi alle 15, “ingresso libero fino ad esaurimento posti” è scritto nell’invito. Il punto è che la Fondazione dista pochi metri dal luogo dove partirà il corteo. Un altro pericoloso e provocatorio punto di contatto. Ieri sera intorno alle 19, il leader della Lega ci ha ripensato e ha detto che “parteciperà alla manifestazione”. Ma non dirà dove e a che ora. E’ chiaro che Salvini sarà atteso, seguito e scortato a partire dal luogo dove presenta il libro. Tutto questo creerà scompiglio e attese. Anche per questo non ha voluto comunicare luogo e orario in cui raggiungerà il corteo. Sarà nei pressi della testa del corteo, invece, la segretaria del Pd Elly Schlein.

Altri ministri saranno invece in cerimonie ufficiali: Tajani alle Fosse Ardeatine, Sangiuliano al museo della Liberazione in piazza Tasso a Roma, Piantedosi sarà a Frosinone per consegnare la medaglia d’oro.

Anpi sotto accusa

Milano è l’altro punto segnato in rosso nella mappa della giornata. E poi Bologna, Torino, a Gattico, come ogni anno, sarà celebrato il 25 aprile a Casa Cervi, sul palco Landini, Bonaccini e Prodi. Il segretario della Cgil vuole celebrare la “liberazione dal job’s act” e pensa ad una raccolta firme. A Napoli Cgil e Anpi saranno in piazza Berlinguer (ore 9.30) per leggere la Costituzione. Corre, in tutto ciò, una brutta polemica tra l’Associazione SetteOttobre (l’attacco terroristico di Hamas in Israele) e l’Anpi. In una lettera Stefano Parisi, presidente della SetteOttobre, accusa Pagliarulo, presidente dell’Anpi, di “aver devastato il nostro 25 aprile che è la festa di tutti gli italiani. E’ la festa della liberazione dal fascismo, dalle leggi razziali, dalla censura, dall’intolleranza e della violenza squadrista per la quale tanti eroici partigiani hanno perso la vita. L’Anpi - continua la lettera - ha fallito, non li rappresenta più. Non fa sfilare la Brigata Ebraica, espelle gli ebrei dalle manifestazioni e li costringe a celebrare in luoghi remoti e insicuri”. Succede da anni, purtroppo, che l’Anpi consideri il 25 aprile una faccenda della sinistra e basta. Nel Cnl però c’erano tutte le forze politiche, anche cattolici, liberali e repubblicani.

Quest’anno, con l’attacco a Israele e la guerra a Gaza, poteva essere la buona e giusta occasione per riabilitare le Brigate ebraiche nella manifestazioni.

Un’altra occasione sprecata.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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