Salve le primarie del Pd ma il centrosinistra resta a geometria variabile. Berlusconi insiste: “Partito unico”

Le vittorie scontate di Gualtieri e Lepore. La bella sorpresa di Isabella Conti che strappa il 40% delle preferenze a Bologna. Il Cav vede Salvini a cena

Berlusconi e i vincitori delle primarie Pd: Gualtieri (centro) e Lepore (a destra, montaggio da foto Ansa)
Berlusconi e i vincitori delle primarie Pd: Gualtieri (centro) e Lepore (a destra, montaggio da foto Ansa)

Scampato in qualche modo il rischio-flop, salvato così il rito fondativo del Pd che sono le primarie, di quello che un tempo è stato un rito di massa restano però due vincitori scontati, dubbi sul reale numero dei votanti e un problema grosso come una casa che è l’identità del Pd: partito di sinistra o progressista-riformista? Più in generale, come rapportarsi con i 5 Stelle di Conte - sempre che diventi chiaro a breve cosa sarà il partito di Conte - e con la rivoluzione in atto nella politica italiana tecnicamente impegnata nel governo di unità nazionale a guida Draghi ma al tempo stesso al lavoro, a sinistra come a destra, per capire cosa diventare ora che l’epoca dei nazionalismi, dei leaderismi e forse anche del bipolarismo è finita. La politica italiana è un magma informe. Le primarie del Pd a Roma e a Bologna ma anche l’appello di Silvio Berlusconi al partito unico del centrodestra, tema discusso a cena ad Arcore con Matteo Salvini, ne sono solo i grumi più evidenti.

Il 62% per Gualtieri, il 55% per Lepore

A Roma ha vinto l’ex ministro Roberto Gualtieri con una percentuale quasi bulgara intorno al 62%. A Bologna ha vinto l’uomo di partito, quel Matteo Lepore indicato dal sindaco uscente Merola ma qui i numeri raccontano una spaccatura: Lepore ha avuto circa il 55 per cento delle preferenze e la sfidante Isabella Conti ha sfiorato il 43 per cento. Un ottimo risultato per una outsider che ha avuto contro i padri nobili del partito e la struttura stessa del Pd ancora forte in una città come Bologna. Si completa così la griglia dei candidati sindaco nelle grandi città nelle prossime amministrative: Gualtieri a Roma, Lepore a Bologna, Sala a Milano, Manfredi a Napoli, Lo Russo a Torino. Solo nelle cinque grandi città al voto andranno alle urne circa cinque milioni di elettori.

Geometrie variabili nel centrosinistra

Più che sufficiente per definirlo un test politico. Che vede il centrodestra più o meno unito. Il centrosinistra invece a geometrie variabili: a Torino Lo Russo ha chiuso la porta in faccia ai 5 Stelle (la cosa è reciproca) ed è più facile che unisca al centro con Azione e Italia viva; a Bologna, al contrario, Lepore ha già detto che cercherà l’alleanza con i 5 Stelle cosa che ha seccamente escluso Gualtieri a Roma che contenderà gli elettori di centrosinistra a un sempre più insidioso Carlo Calenda (che potrebbe pescare anche a sinistra e a destra) e alla blindata (da Conte) Virginia Raggi. Milano con l’uscente Sala fa storia a se. Così come Napoli dove Conte e Letta hanno convinto l’ex ministro Manfredi a tentare la sfida al candidato del centrodestra, il magistrato Catello Maresca. Maggioranze variabili, appunto. E perimetri politici ondivaghi.

Ombre su Roma

L’allarme era scattato la scorsa domenica quando a Torino sono andati ai gazebo 12 mila elettori, quattromila in meno rispetto alle firme raccolte per i candidati. In settimana erano state fissate le asticelle: il flop a Roma sarebbe scattato sotto i 40 mila; a Bologna sotto i ventimila. La macchina organizzativa del Pd tanto nella Capitale che a Bologna si è messa in moto e nonostante il caldo umido a sera il segretario Enrico Letta può twittare soddisfatto: “Bene! La prima scommessa è vinta. Le primarie a Roma e Bologna sono un successo di popolo e pure in epoca Covid hanno affluenza come in epoca pre Covid. Il successo di Lepore e Gualtieri dimostra che abbiamo avuto ragione a non aver paura a farle perchè il popolo di centrosinistra è con noi. Avanti!”. Toni forse un po’ troppo trionfalistici anche se comprensibili visto che il segretario del Pd si trova per le mani un partito con undici correnti e il nodo dell’alleanza con la variabile impazzita dei 5 Stelle. Gualtieri vince a mani basse. E mai la sua vittoria è stata messa in dubbio tanto da essere lui stesso, nel caso, la causa dello scarso appeal di queste primarie capitoline. Ma uno dei sette candidati, Giovanni Caudo, allunga ombre sulla festa: “Ci sono state segnalate leggerezze e palesi violazioni. Dai nostri conteggi, poi i votanti sarebbero 10 mila in meno, non più di 35 mila”. Alle undici di sera Gualtieri ringrazia tutti, promette “mai un assessore 5 Stelle in giunta” e parla di Roma “città da ricostruire”. Perchè distrutta dalla sindacatura Raggi.

Il successo di Isabella

Scontato è stato anche il risultato di Bologna: per Lepore sono scesi in campo tutti, da Letta a Prodi passando per Conte, i vertici e il corpaccione di un partito anche forte e radicato. Meno scontato il fatto che Isabella Conti, al secondo mandato come sindaco a San Lazzaro di Savena, superasse il 40 per cento delle preferenze. Conti ha seguito Renzi nella scissione di Italia viva e ha dovuto combattere contro l’odiosa etichetta di “essere renziana” che il Pd ha subito provveduto ad appiccicarle addosso. Era stato Renzi a suggerire a Letta di candidare Isabella Conti, una donna sindaco a Bologna sarebbe stato un bel segnale di rottura, rispetto al passato e in nome del riformismo. Il segretario ha dovuto accettare decisioni già assunte, come lepre indicato da Merola. Il punto è quel 40 % di popolo Pd che cerca qualcosa di diverso. Che poi è lo stesso che chiede a Letta di non scivolare a sinistra, verso lo statalismo oe l’assistenzialismo e di tenere alti i valori del riformismo. Letta ha chiamato Isabella Conti ieri sera: “Il centrosinistra avrà bisogno di lei”. Lei stessa ha raccontato di aver sentito “belle parole” da parte del segretario: “Sono sicura che la nostra comunità di centrosinistra è più ricca da stasera”. Scambi di cortesie? Parole di verità toccano ancora una volta ad una donna, all’ex ministro di Italia Viva Teresa Bellanova: “Isabella Conti ha mostrato a tutti che un altro centrosinistra è possibile. Un centrosinistra fatto di volti giusti, credibili, di uomini ma soprattutto di donne. E lo ha fatto a dispetto di chi per settimane ha mobilitato tutta l'organizzazione dell'apparato dem emiliano e nazionale contro di lei che dalla sua parte aveva solo il suo coraggio, la sua empatia, le sue idee. Brava Isabella. Ed avanti così”.

I passi avanti di Salvini e Berlusconi

Mentre il Pd e il centrosinistra seppur diviso celebrava il suo rito, Berlusconi si è messo alla testa dell’unificazione del centrodestra. In giornata ha partecipato, da remoto, al primo evento politico in presenza di Forza Italia in provincia di Bergamo e ha spiegato perchè il centrodestra deve e può evolvere solo in una direzione: quella di un “partito unico sul modello dei Repubblicani americani di cui Forza Italia è l’elemento costituente”. In serata ne ha poi discusso a cena e di persona con Matteo Salvini. Cena, da quel che si è saputo, in cui i due leader hanno convenuto “sull'esigenza di una sempre più stretta collaborazione tra Lega e Forza Italia”, il centrodestra di governo. In pratica “si lavora subito alla federazione avendo come obbiettivo il partito unitario che Berlusconi ha proposto per il 2023”.

Berlusconi lo ha spiegato in diretta, collegato al telefono con la festa “Italia ci siamo” a Castione della Presolana. La mission di Forza Italia è il partito unico per il centrodestra italiano che non deve essere una federazione ma un soggetto autonomo e nuovo, con valori chiari, a partire dall'atlantismo e dall'europeismo, e come riferimento il partito repubblicano statunitense in cui “il centro e la destra democratica si trovino insieme per governare il Paese”. Nessuna “fusione a freddo” o “costruzione dall’alto” ma “un centrodestra orgogliosamente italiano, europeo e occidentale, nel quale ognuno porti la sua identità”.

Salvini accetta. Meloni tace

L’appello è a Meloni e Salvini. Il leader della Lega ieri sera è stato a cena ad Arcore. Una cena in presenza, come non accadeva da tempo. Silenzio scettico da parte di Giorgia Meloni che sente odore di trappola. Scettico e basta Giovanni Toti che guida il nuovo gruppo Coraggio Italia nato in Parlamento con molti ex di Forza Italia. Toti, uno dei tanti delfini che Berlusconi ha poi mangiato, consapevole di certe dinamiche nel centrodestra, la mette così: “Oggi qualcuno applaude al partito unico per salvare la propria posizione barcollante. Al netto di una accettazione di maniera, nella sostanza si opporranno quelle stesse classi dirigenti che hanno già bocciato questo processo in passato”. In un modo o nell’altro, il Cavaliere ieri ha “rubato” un po’ la scena alle primarie del Pd. Non facile nè scontato.