La prima seduta dell'anno dura dieci minuti, ma ne fa quindici di ritardo

Ancora una volta un racconto in atti parlamentari dello stato attuale della legislatura e della salute della maggioranza che sostiene il governo giallorosso Conte bis

La prima seduta dell'anno dura dieci minuti, ma ne fa quindici di ritardo

All’improvviso, la scorsa settimana, i deputati si sono visti recapitare una convocazione inattesa per la 447esima seduta pubblica della diciottesima legislatura, la prima del 2021, inizialmente prevista per il 7 gennaio, con all’ordine del giorno due mozioni molto politicamente soft sulla cura della SLA e sugli investimenti in Sanità. Ma, tutto d’un tratto, la seduta con le mozioni è diventata la numero 448 della legislatura di Montecitorio e la 447 è stata anticipata ad oggi, con il più classico degli ordini del giorno: “Comunicazioni del presidente”. La convocazione straordinaria si è resa necessaria per annunciare all’Aula due leggi di conversione di decreti legge presentati dal Governo.

Il primo si intitola “Conversione in legge del decreto-legge 31 dicembre 2020, n. 182, recante modifiche urgenti all'articolo 1, comma 8, della legge 30 dicembre 2020, n. 178” e al di là del corso di drafting parlamentare necessario a tradurre il titolo, è il decreto approvato dall’esecutivo nell’ultimo consiglio dei ministri dell’anno per “sanare” l’errore materiale di numeri presente nella legge di Bilancio e annunciato nell’aula del Senato direttamente dal viceministro dell’Economia e delle Finanze Antonio Misiani, uomo di punta del Partito Democratico quando si tratta di far di conto. Errore peraltro di cui Misiani era vittima e non certo colpevole.

Nel Consiglio dei Ministri di San Silvestro, poi, Giuseppe Conte e i suoi ministri hanno approvato anche un altro decreto su Brexit e dintorni: “Conversione in legge del decreto-legge 31 dicembre 2020, n. 183, recante disposizioni urgenti in materia di termini legislativi, di realizzazione di collegamenti digitali, di esecuzione della decisione (UE, Euratom) 2020/2053 del Consiglio, del 14 dicembre 2020, nonché in materia di recesso del Regno Unito dall'Unione europea”. Insomma, in seguito alla presentazione di questi decreti è scattato l’obbligo previsto dall’articolo 77 della Costituzione che al primo comma recita: “Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria”. Ma al secondo comma dice: “Quando, in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni”.

Insomma, la convocazione odierna nasceva proprio da questa previsione costituzionale invalicabile.

E fin qui siamo nella normalità costituzionale e parlamentare.

Il problema è che la seduta convocata d’urgenza e in tutta fretta per le 12,30, in verità è iniziata alle 12,45, quando è stata dichiarata aperta dal vicepresidente di turno della Camera dei deputati Fabio Rampelli, esponente di Fratelli d’Italia, comunque incolpevole della situazione. Anzi, di solito, Rampelli è il più puntuale di tutti in Aula, quasi una versione parlamentare di Immanuel Kant che aiutava gli abitanti di Konisberg a calcolare i tempi senza bisogno dei rintocchi del campanile e a regolare i loro orologi sulla base delle uscite di casa e dei rientri alla sua abitazione del filosofo, l’uomo più abitudinario del mondo, che non abbandonò mai la sua città.

Insomma, oggi il solitamente puntualissimo Rampelli ha aperto la seduta alle 12,45, la segretaria pentastellata d’aula Federica Daga ha letto come sempre il verbale dell’ultima seduta, poi è toccato prendere atto che i deputati in missione erano 42, sono stati comunicati i due decreti, ed è stata annunciata una modifica nella composizione della commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria e infine la sostituzione di Andrea Orlando con Gennaro Migliore in commissione Antimafia.

E, paradossalmente, proprio le dimissioni del vicesegretario Dem sono il primo atto fortemente politico della seduta: in caso di Conte ter o comunque di un nuovo governo, da chiunque guidato, il vicesegretario del Pd è dato come papabile per una serie infinita di ministeri, proprio per la sua affidabilità e correttezza istituzionale: ha già fatto molto bene come Guardasigilli (e anche all’Ambiente, ma era un’altra vita politica), ma potrebbe essere in corsa anche per il Viminale e per il posto di vicepremier forte in rappresentanza del suo partito.

E poi, persino negli “Interventi di fine seduta”, il classico zibaldone dove i deputati parlano di argomenti non iscritti all’ordine del giorno, prima Riccardo Zucconi di Fratelli d’Italia ha chiamato in causa il governo per la crisi economica causata dall’emergenza COVID e poi è toccato all’intervento di un deputato eletto all’estero, nella circoscrizione Europa.

Massimo Ungaro, che nella vita, ha come curriculum “Laurea in scienze internazionali; Master in Public Administration in Economic Policy; Analista finanziario”, insomma un perfetto uomo della City, attentissimo alle regole, quasi un Immanuel Kant bis di Montecitorio, è intervenuto con queste parole: “Grazie Presidente e buon anno a tutti voi. Solo un breve richiamo: la seduta era convocata per le 12,30 ma è cominciata con venti minuti di ritardo. Io credo sia molto importante che le istituzioni diano l'esempio, cominciando i lavori puntualmente.

Questo sarà un anno fondamentale per l'Italia: abbiamo un Recovery Plan da preparare e un Recovery Fund da spendere ed è molto importante che le istituzioni diano l'esempio, cominciando puntualmente le sedute. Un appello, quindi, alla Presidenza a fare in modo che questo avvenga per i lavori del resto dell'anno. Grazie”.

Poi, con l’annuncio dell’ordine del giorno della prossima seduta – stavolta, davvero, quella del 7 gennaio con le mozioni sulla sanità – Rampelli ha dichiarato chiusa la seduta odierna, alle 12,55, dieci minuti esatti dopo che l’aveva dichiarata aperta.

Insomma, quindici minuti di ritardo per iniziare, dieci minuti totali di seduta per finire.

Ancora una volta un racconto in atti parlamentari dello stato attuale della legislatura e della salute della maggioranza che sostiene il governo giallorosso Conte bis, senza bisogno di aggettivi o di ulteriori coloriture, semplicemente il resoconto stenografico. Con un particolare ulteriore, che normalmente sarebbe casuale, ma oggi non lo è: Massimo Ungaro, l’onorevole che ha sollevato il caso del ritardo (da lui calcolato peraltro in venti minuti anziché in un quarto d’ora), è un deputato di Italia Viva.

Detto tutto.