Il polo moderato potrebbe passare da vaccini e green pass. La forte affinità fra Toti e Bassetti

Dopo l’uscita di scena del “federatore” Silvio Berlusconi che garantiva riequilibrio di fronte ad alcune scelte dei suoi alleati, sembra che la sorte del centrodestra sia legata alla cura della pandemia

toti e bassetti
Giovanni Toti e Matteo Bassetti (Foto da Facebook)

Per raccontare il futuro della politica e dei moderati occorre transitare da Green Pass, vaccini e approccio al Covid, come se la sorte del centrodestra fosse l’ultimo passaggio della pandemia, l’ultima cura per un virus massimalista che ha contagiato una parte del vecchio centrodestra, dopo l’uscita di scena del “federatore” Silvio Berlusconi che garantiva riequilibrio di fronte ad alcune scelte dei suoi alleati: ad esempio, è capitato fra il 1999 e il 2000 quando tirò fuori la Lega dal pantano secessionista, o ancora nel 1994 quando con due coalizioni diverse al Nord e al Sud, il Polo della libertà e il Polo del buongoverno, riuscì a costituzionalizzare Alleanza Nazionale e a farla convivere con la Lega, con cui non avevano nulla o quasi in comune, se non la contrapposizione alla “gioiosa macchina da guerra” occhettiana.

il possibile futuro del centrodestra

Insomma, c’è un fermo immagine che racconta il possibile futuro del centrodestra meglio di mille analisi politologiche: Giovanni Toti e Matteo Bassetti, che sono amici, amici veri, un rapporto che si è rinsaldato sempre più in questi lunghi mesi di pandemia, si incontrano l’altra sera al teatro Carlo Felice alla prima della stagione operistica genovese. In scena va un dittico con “Sull’essere angeli”, un balletto contemporaneo, e “Pagliacci” di Leoncavallo, quanto di più classico ci sia nella grande tradizione della lirica italiana, mai invecchiato e reso ancor più moderno dalla realtà aumentata che è l’etichetta doc su questo nuovo allestimento. Un trionfo del sovrintendente del teatro lirico del capoluogo ligure Claudio Orazi.

Vaccini e green pass

Toti e Bassetti si guardano e sorridono, si danno anche un cinque con Ilaria Cavo, assessore alla Cultura ligure e coordinatrice di tutti i suoi venti omologhi in Italia: il governo ha appena approvato l’aumento della capienza per i teatri al 100 per cento ed è l’ennesima vittoria della loro scelta politica “vaccinista” e dell’insistenza sul Green Pass. Una scelta non indolore: davanti al palazzo di piazza De Ferrari che ospita la sede della Regione Liguria stazionano fissi tre blindati di polizia e carabinieri dopo le minacce di No Vax e No Green Pass che hanno raggiunto Toti. E Bassetti ha dovuto ricorrere alla più brava degli avvocati genovesi, Rachele Selvaggia De Stefanis, per denunciare alla polizia postale tutti i leoni da tastiera che minacciavano lui e la sua famiglia. E, ad esempio, l’altro giorno quando è andato a un congresso a Montecatini Terme ha dovuto essere scortato da trenta agenti fra quelli di sorveglianza “normale” e Digos.

I rapporti con Salvini e Meloni

Perché racconto questa storia? Perché Toti, fino a qualche mese fa, prima della pandemia per l’appunto, veniva indicato come il capo dei filoleghisti di Forza Italia, appiattito sulle posizioni di Matteo Salvini e un giorno sì e l’altro pure era dato per pronto a fare le valigie per entrare nel Carroccio. Addirittura, una sera, a margine del Forum Ambrosetti dedicato alla Liguria, a un tavolo di Palazzo San Giorgio, sede dell’Autorità Portuale, sopra le carceri dove Marco Polo dettò il Milione a Rustichello da Pisa, l’intervento di Toti – grazie anche agli ottimi rapporti con il plenipotenziario leghista Edoardo Rixi, equivicino a Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, e all’allora vicepresidente della giunta Sonia Viale - diede una mano a far scattare il via libera al governo gialloverde, il Conte uno con Lega e pentastellati, e a un sostanziale via libera da Arcore, peraltro con gli azzurri saldamente all’opposizione. E anche con Giorgia Meloni i rapporti sono stati ottimi, tanto che Toti fu l’unico esponente di peso di altri partiti presenti alla conferenza programmatica di Fratelli d’Italia del 2019, dove il presidente della Liguria disse: “Siete il movimento più aperto”. E da lì, ovviamente, il giorno dopo fu quotato il suo passaggio a Fratelli d’Italia, ovviamente mai avvenuto, come quello alla Lega.

La formazione liberale di Bassetti

E anche Matteo Bassetti, da sempre, ha una formazione liberale, ma rigorosamente di centrodestra, tanto da aver dato consigli a Matteo Salvini quando il leader del Carroccio si stava incartando nella prima fase della pandemia fra “chiudere, chiudere, chiudere” e “aprire, aprire, aprire”, ma anche a tanti esponenti meloniani da Ignazio La Russa a Francesco Lollobrigida. Insomma, vi ho fatto anche questo excursus storico e personale su Toti e Bassetti per spiegare che non sono come quelli con la valigia in mano, pronti ad andare nel centrodestra o nel centrosinistra a seconda dei sondaggi e delle previsioni sull’andamento delle elezioni. Eppure, in questo momento, da liberali e moderati storici, sono a disagio rispetto ad alcune posizioni sui vaccini e sul Green Pass di Lega e Fratelli d’Italia, quelle tese “a rincorrere uno 0,5 per cento in più nei sondaggi” per usare le parole del direttore della clinica di malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, il più grande d’Europa, in una recente intervista a Tiscalinews. E Toti e Bassetti sono la cartina di tornasole di un popolo di elettori moderati che prova in ogni modo a tenere insieme il centrodestra classico – la giunta di centrodestra ligure, ad esempio, lavora senza frizioni e amministra e legifera con, anzi, gli assessori “sovranisti” in linea con le linee di indirizzo e di sviluppo regionale, istituzionali prima di essere uomini di partito, da Gianni Berrino a Alessandro Piana – ma che vede che qualcosa sta cambiando.

Il partito degli Ultrà di Draghi

Il governatore ligure, ad esempio, si è iscritto al partito degli ultrà di Draghi e, paradossalmente, questa scelta è costata qualcosa in Liguria, ma ha pagato moltissimo alle regionali calabresi, che hanno visto il trionfo dei moderati con l’elezione del capogruppo azzurro a Montecitorio Roberto Occhiuto a presidente, ma anche un ottimo esordio di Coraggio Italia, il partito di Toti e del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, che è partito col botto, quasi al 6 per cento. Ad esempio, il giorno dell’annuncio della riforma di fisco e catasto da parte di Mario Draghi, Toti si è schierato col presidente del Consiglio e i consiglieri leghisti della sua maggioranza contro. Insomma, soprattutto se ci fosse una legge elettorale proporzionale, potremmo dimenticarci il vecchio centrodestra con i simboli classici, ma è certamente ipotizzabile una scomposizione “alla francese”, con la parte più di destra sganciata da quella più moderata. E quindi, da un lato, non sarebbe difficile ipotizzare Giorgia Meloni e la parte più salviniana, sovranista e no Green Pass della Lega, e dall’altro invece quel che resta di Forza Italia, Coraggio Italia, i lupiani di Noi con l’Italia e, perché no?, anche Renzi, Calenda e +Europa a raccontare un mondo diverso che si rifà al vecchio pentapartito. Senza contare, al momento, l’ipotesi di una Lega di Zaia, Giorgetti e Fedriga che faccia parte di questo ragionamento, visto che la pensa allo stesso modo su quasi tutto.

Gli azzurri in Parlamento

Oggi in Parlamento gli azzurri contano 77 deputati (e in corso d’opera ne hanno guadagnati 5 e persi ben 32), che sono comunque 40 in più di quelli di Giorgia Meloni (che ne ha presi 7 e persi 2) e 50 senatori (persi dodici e guadagnato solo uno) contro i soli 21 di Fratelli d’Italia. Coraggio Italia ha 24 deputati e sette senatori. Italia Viva 27 deputati e 16 senatori, nonostante ne abbia persi recentemente sei. Maurizio Lupi ha cinque deputati e un sottosegretario, quello alla Salute, Andrea Costa, ligure pure lui. E Emma Bonino e Carlo Calenda contano tre deputati e due senatori.Tutti numeri che conteranno in febbraio per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, dove questo pacchetto di mischia sarà pesantissimo, soprattutto se si andasse oltre il quarto scrutinio.

 Matteo Renzi cita Bassetti

E non è un caso che la prima dichiarazione post-elezioni di Toti sia stata: “Abbiamo bisogno di una riflessione profonda sul perché abbiamo inseguito l’antiscienza più che la scienza, i no vax più che l’obbligo di vaccino, per quale ragione abbiamo talvolta sottolineato più le differenze sulla politica economica di Draghi che non le nostre affinità. Il risultato è che abbiamo consegnato la nostra esperienza di governo di un banchiere centrale, cultura anglosassone, più a destra di Giolitti, alla cultura di sinistra che non gli è propria. Credo che questa sia una colpa profonda, altro che l’autoassolutoria analisi sul sull’inadeguatezza dei candidati”. E forse non è un caso che, nella sua ultima esternazione, Matteo Renzi abbia citato in positivo proprio Matteo Bassetti. Forse sta per nasce il Polo dei moderati. In nome della convivenza fra scienza e sviluppo.