[Il retroscena] Il poliziotto sindacalista antimmigrati e anti Boldrini con un piede già in Parlamento grazie a Salvini

Scoppia il caso Tonelli. Scorrendo gli elenchi salta fuori un nome forse poco noto ai più ma che dice parecchio a chi segue i temi della sicurezza. E Maroni si interroga sui criteri di selezione dei candidati

[Il retroscena] Il poliziotto sindacalista antimmigrati e anti Boldrini con un piede già in Parlamento grazie a Salvini

"I pistoleri non possono guidare il Paese" dice Roberto Maroni, ex ministro dell’Interno, tra i fondatori della Lega. “Abbiamo - aggiunge - il dovere morale di metterci al lavoro per (ri)creare una classe politica che non ci faccia rimpiangere Andreotti”. Il governatore uscente della Lombardia, al momento senza incarico per il futuro, non nomina mai il suo partito ma è chiaro il riferimento a Luca Traini e ai criteri con cui viene selezionato il personale politico poi candidato nelle liste del Carroccio.

Quali criteri sono stati seguiti per le candidature? Fino a che punto è stato rispettato il DNA originale dei padani e il mandato del Carroccio? Aver tolto la parola “Nord” e la pretesa di diventare un partito nazionale ha aperto le porte ai militanti di “Noi con Salvini”, che con la Padania e il giuramento di Pontida c’entrano poco o nulla. E cosa si fa per contenere la deriva fascioleghista di cui i social e le cronache testimoniano la presenza?
Nella selezione Salvini ha messo a segno qualche colpo a effetto, sicuramente il professor Bagnai, economista antieuro che tra Lega e 5 Stelle ha scelto i favoriti. E l’avvocato Giulia Bongiorno, penalista di livello, già in Parlamento con An e poi con Fini, che, tra la sorpresa di molti, ha accettato la candidatura. Ma scorrendo gli elenchi salta fuori un nome forse poco noto ai più ma che dice parecchio a chi segue i temi della sicurezza.

Dal sindacato al Parlamento

Si chiama Gianni Tonelli, ha 54 anni, per 31 anni è stato in servizio tra le questure di Ferrara e Bologna e dal 2014 studia in maniera scientifica il modo per fare il grande salto ed entrare in Parlamento. Mettersi alla guida di uno dei tanti sindacati di polizia deve essergli sembrata la scorciatoia migliore e più sicura. Nel 2014 ha espugnato il Sindacato autonomo di polizia (Sap) che, se fino a quel momento rigettava con orgoglio ogni semplificazione e sovrapposizione con la destra e rivendicava la propria autonomia, ora dopo tre anni di marce contro gli immigrati e presidi al grido “ordine e sicurezza” è certamente capofila di una destra populista. Tonelli è candidato in una posizione blindata, cioè entra sicuramente in Parlamento, a Bologna per la Lega. Non ha alcuna intenzione di lasciare il sindacato. E poiché si parla di divise e di Polizia di Stato, la questione rischia di diventare subito incandescente. “Tonelli non rappresenta la Polizia” dicono i rappresentanti degli altri sindacati che evidenziano come il Sap oggi abbia 16 mila iscritti mentre nel 2014 ne aveva 20 mila. Tonelli e Salvini “lavorano” insieme da tempo: l’ispettore cavalca lo scontento delle divise, talvolta fondato, altre volte strumentale, organizza marce, sit-in, presidi, campagne stampa e strappa visibilità. Salvini è subito lì, pronto ad offrire la sua bandiera in nome, ovviamente, della paura, della sicurezza, delle difesa dei cittadini. Lo schema è antico. L’efficacia sempre garantita. “E’ successo quello che tutti noi immaginavamo da tempo” dicono i rappresentanti di altre sigle sindacali “ha strumentalizzato a fini personali il sindacato e Salvini lo ha premiato”. Per carità, non sarebbe né la prima né l’ultima volta. “Non ho cercato io questa opportunità, mi è stata offerta da Salvini” ha giurato Tonelli il giorno in cui è stata ufficializzata la candidatura.

Tre miliardi alle forze dell’ordine

Il problema è che in questi ultimi 3-4 anni i governi Renzi e Gentiloni hanno dato molto al comparto sicurezza: un miliardo per lo sblocco economico dei meccanismi stipendiali; un miliardo per il personale; un altro miliardo per il riordino delle carriere e il nuovo contratto; sono stati pagati gli straordinari ed è stato rimpinguato il fondo; soldi per i mezzi; lo sblocco delle assunzioni. “Nessuno interrompa le politiche messe in campo in questo ultimi anni” dicono i rappresentanti delle maggiori sigle sindacali. Dunque su questo punto Tonelli ha potuto speculare molto poco.

Una sequenza di perle

Campo libero invece su immigrati e sicurezza. Ed è qui che Tonelli ha dato il meglio di sé. Puntuale a ogni emergenza migranti s’ è fatto trovare nel posto giusto con addosso le pettorine gialle del Sap a gridare parole d’ordine e ad incassare applausi. A maggio organizzò una visita guidata alla stazione centrale di Milano con l’onorevole Daniela Santanchè in diretta tv: erano le 11 di sera, gli immigrati lì accampati non gradirono tanta pubblicità e Santanchè finì sotto scorta. In agosto Tonelli spiegò su un giornale perché considera “detestabile” la presidente della Camera Laura Boldrini: “Quando il presidente della Camera mostra ostilità contro le forze dell’ordine, quando sostiene che gli immigrati presenti e futuri sono risorse infinite per gli italiani o mille altre strampalerie (sic), io penso lo faccia unicamente per mantenere una sintonia con la linea del suo orto di consenso che gli ha regalato il terzo scranno dello Stato con privilegi e prebende al seguito”. Giusto ieri, Tonelli ha denunciato che “la polizia spende troppe energie per scovare gli hater” che sul web hanno creato e decapitato il fantoccio della terza carica dello Stato. Qualche mese fa un agente della Polstrada postò sui social una clip molto sarcastica dove riprendeva un immigrato ivoriano in bicicletta che era finito su una superstrada. “Risorse della Boldrini, ecco come finirà l’Italia: tutti su una Graziella in autostrada a comandare” diceva il commento al video su Facebook. L’agente è finito sotto procedimento disciplinare. Tonelli è stato il suo più accanito difensore. Il web è pieno delle performance securitarie del candidato Tonelli.

"La Diaz? Eccessivo parlare di tortura"

Ha rischiato di essere candidato a Ferrara, Tonelli. Una provocazione eccessiva per la memoria della città. Via Bellerio ha quindi optato per Bologna. Era di Ferrara Federico Aldrovandi, 18 anni, pestato a morte all’alba del 25 settembre 2005 da quattro poliziotti. Solo nel 2012 i 4 poliziotti sono stati condannati a 3 anni e 6 mesi per eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi. Prima della condanna, in una riunione in questura a Ferrara, Tonelli applaudì i colleghi all’epoca indagati Nel 2015, a condanna acquisita, disse che “i colleghi hanno seguito diligentemente il protocollo”. E che il giovane “era morto per assunzione di chetamina, eroina e alcol”. Del resto di Stefano Cucchi, caso analogo (5 carabinieri a giudizio per omicidio preterintenzionale e abuso di autorità), Tonelli ha detto che “se uno conduce una vita dissoluta, ne paga le conseguenze”. Sui fatti del G8 a Genova, l’ineffabile Tonelli ebbe a dire che “era eccessivo parlare di tortura”. Una delle prime leggi che cercherà di cambiare, insieme alla legittima difesa, appena metterà piede in Parlamento.
Tonelli oggi è sottoposto a procedimento disciplinare. Ha attaccato il Capo della polizia prefetto Franco Gabrielli e il prefetto Gambacurta colpevoli di “essersi messi al servizio dei 5 Stelle” perchè, con l’ok del ministro, Gambacurta ha fatto una lezione ai parlamentari 5 Stelle sul dossier riordino delle carriere. Per Salvini deve essere una medaglia. E lo ha premiato.