Le piazze ‘no pass’ e ‘no vax’ sono un flop, ma rigurgitano di esponenti politici

L'esortazione di Mattarella non ha convinto i molti esponenti politici che sono scesi in piazza, mischiandosi ai ‘no green pass’ e ai ‘no vax’

Le piazze ‘no pass’ e ‘no vax’ sono un flop, ma rigurgitano di esponenti politici
Foto Ansa

Mattarella: “I vaccini dovere morale e civico”. 

Ahi voglia il Capo dello Stato a dire che “La vaccinazione è un dovere morale e civico”. Parole chiare e nette, quelle pronunciate dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante la tradizionale “cerimonia del Ventaglio” organizzata dall’Associazione stampa parlamentare al Quirinale. 

Un monito, il suo, indirizzato ai no vax e ai partiti che appoggiano chi non vuole farsi somministrare il farmaco anti-Covid. “La pandemia non è ancora alle nostre spalle. Il virus è mutato e si sta rivelando ancora più contagioso - ha ricordato Mattarella - Più si prolunga il tempo della sua ampia circolazione più frequenti e pericolose possono essere le sue mutazioni. Soltanto grazie ai vaccini siamo in grado di contenerlo. Il vaccino non ci rende invulnerabili ma riduce grandemente la possibilità di contrarre il virus, la sua circolazione e la sua pericolosità. Per queste ragioni la vaccinazione è un dovere morale e civico” ha detto il Presidente della Repubblica. 

Il vaccino siamo noi, il virus siete voi”… La manifestazione ‘no green pass’ di Roma 

Parole che, evidentemente, non hanno convinto i molti esponenti politici, di partiti di governo e non, che ieri sono scesi in piazza, sia pure a titolo personale, mischiandosi ai ‘no green pass’ e ai ‘no vax’ in piazze eterogenee, poco partecipate, per lo più infiltrate da movimenti di estrema destra (da Casa Pound a Forza Nuova e oltre) che si sono ben palesati dietro slogan generici – e assai ridicoli – in nome della ‘libertà’ dai vaccini. 

La manifestazione (sit-in e fiaccolata) “Liberi di scegliere-No green pass obbligatorio” era prevista dagli organizzatori in ben dodici città italiane tra cui Torino, Milano, Roma, Palermo, Bologna, Trento, negata l'autorizzazione invece, a Genova. Volendo trarre un bilancio, a Roma va benino – qualche migliaio di persone – mentre nelle altre città italiane le manifestazioni sono un vero flop, al punto che, a Napoli, viene persino annullati causa la troppo scarsa presenza di manifestanti… 

Il vaccino siamo noi, il virus siete voi” era il coro cadenzato intonato da qualche migliaio di persone che ieri sera si sono ritrovate in piazza del Popolo, a Roma, per protestare contro le norme sul green pass e la campagna vaccinale. 

Promotore della manifestazione l'avvocato Edoardo Polacco, “penalista al servizio del cittadino violentato dallo Stato”, vicino alla destra radicale. È stato lui a mettere a punto una serie di denunce contro i virologi Roberto Burioni, Matteo Bassetti, Ilaria Capua e il presidente dell'Ordine nazionale dei medici, Filippo Anelli, ‘rei’ – secondo lui - di disinformare sul Covid. “Ne stiamo preparando una anche per Draghi”, assicura fiero Polacco, che forse già immagina per se un futuro in politica. Prima in centinaia si sono messi, abbastanza, diligentemente in fila dalle 17.30 in piazza del Popolo per lasciare documento e firma. Alcuni attendono due ore. Poi, piano piano, la piazza si riempie e si accende dato che vengono accese tante fiaccole, a Roma, “per accendere una speranza”, come spiegano i manifestanti. Gli slogan scanditi sono “il vaccino siamo noi, il virus siete voi”, “libertà” e “giù le mani dai bambini” (i quali non vanno vaccinati, si capisce: vogliono farli diventare malati da adulti). 

I politici no vax attivi in piazza: molti gli ex 5S 

A raccogliere la ‘folla’ è la deputata (ex M5S) Sara Cunial, ‘no vax’ da quando è scoppiato il Covid. Vicino a lei staziona Davide Barillari, consigliere regionale del Lazio, a sua volta un ex M5s. Carlo Martelli, senatore, oggi nel Misto come la Cunial, a sua volta ex grillino, prende il megafono tra la folla per tracciare un ardito – quanto indecente - parallelo tra la discriminazione degli ebrei e quella dei non vaccinati. Anche ieri, infatti, ci sono diverse stelle di David esibite dai manifestanti, alla faccia degli appelli della senatrice a vita Liliana Segre che aveva chiesto di non paragonare la Shoah alle proteste anti-vax. 

In ogni caso, in piazza, a Roma come a Milano, la dedica dei manifestanti e il loro inconsolabile affetto sono tutti per il dottor Giuseppe De Donno, ex primario del reparto di pneumologia all'ospedale di Mantova, nonché studioso della (finta) cura al Covid con il plasma iperimmune, trovato impiccato e senza vita nella sua abitazione alle porte di Mantova. A Milano come a Roma si ricorda De Donno, scatta il coro “libertà-libertà!” e la commozione. Del resto, De Donno è stato ricordato come ‘un eroe’, “professionista esemplare”, “medico che ha salvato molte vite” dai pentastellati del Senato (tutti), dagli ex M5s di L’Alternativa c’è e anche da diversi della Lega. 

Draghi la senti questa voce? Vaffa...!” 

Applausi anche quando il senatore della Lega Armando Siri dice che le parole di Draghi sul vaccino sono false: “Non è vero che chi non si vaccina muore”. Alla faccia di Draghi e, già che ci siamo, di Mattarella. Basta così? No, affatto. 

“Draghi, Draghi, la senti questa voce, vaff.!” è lo slogan – tipico degli ultras del calcio e dei gruppi di giovinastri da sballo - della piazza. A riderei ai cori sono il senatore della Lega Armando Siri e Vittorio Sgarbi (il primo, in teoria, vota con il governo, il secondo no). 

Tra i parlamentari più compiaciuti dagli slogan e dai cori della piazza, si segnalano i leghisti Armando Siri, Guido Martini, Claudio Borghi, Alberto Bagnai, Alessandro Pagano, ma le star sono due: Vittorio Sgarbi e Gianluigi Paragone (il quale, almeno, vota sempre con l’opposizione). 

Un flop le fiaccolate nelle altre 12 città italiane 

Iniziative, queste, nate quasi tutte online, ma che non hanno registrato una grande partecipazione, almeno rispetto a Roma, e sempre che si voglia sostenere che mille persone sono un gran numero: poche centinaia di persone, a volte poche decine. 

Le fiaccolate serali, svolte in contemporanea anche a Milano, Torino, Bologna e Padova, con cartelli del tipo “Green Pass misura dittatoriale” oppure “Noi siamo gli yes freedom”, sono state organizzate dal “Comitato libera scelta”, una onlus composta da “liberi cittadini” che, come afferma sul proprio profilo Facebook, si definisce “apartitica, apolitica, aperta a chiunque intenda sostenere la piena libertà di scelta in materia sanitaria”. Per tutta la giornata, comunque, sono stati svolti controlli ai caselli per scongiurare la presenza di ‘infiltrati’ di movimenti e gruppi, dall'estrema destra agli antagonisti alla manifestazione romana. Una iniziativa che si lega a quanto detto nei giorni scorsi dal ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, e cioè che il Viminale segue le iniziative dei “No Green Pass” affidando i controlli anche a Digos e Scientifica.  

Ma se il ‘campionario’ dei vip ‘no vax’ e ‘no pass’ è alto (da Enrico Montesano a Red Ronnie) come le bestialità che propagano non è che quelle degli esponenti politici siano da meno, anzi. 

Il ‘bestiario’ da politici ‘no vax’ fa impressione 

Il ‘bestiario’ dei politici ‘no vax’ fa impressione. No-vax, boh-vax, free-vax si auto-proclamano… Ognuno cerca di spiegare in qualche maniera le proprie convinzioni sul vaccino contro il Covid. E ovviamente, non mancano i politici…. 

L’ultimo a dire la sua, in un’intervista rilasciata ieri al Corriere della Sera, è l’eurodeputato di Fratelli d’Italia, Sergio Berlato. Il suo pensiero è chiaro, una lucida follia: “Ho parlato con centinaia di amici miei medici - spiega - che mi sconsigliano” di fare il vaccino. E poi continua: “Siamo tutti topini bianchi, strumenti di una sperimentazione di massa con le sostanze geniche sperimentali, quelle che voi chiamate vaccino”. 

Una deputata che non ha mai nascosto la sua contrarietà ai vaccini è, appunto, Sara Cunial, ex M5s ora nel Gruppo Misto: “Non solo il vaccino è potenzialmente pericoloso, come confermano le migliaia di reazioni avverse anche gravi che sono state già state registrate nel mondo, ma, soprattutto, totalmente inutile proprio per la mutevolezza del virus, come scritto nel sito del ministero, che non garantisce alcun tipo di copertura”. Parole in libertà, evidentemente. 

Un altro che ha una lunga carriera no-vax è il consigliere regionale del Lazio, ex M5s, Davide Barillari. L’ultima sua dichiarazione è un tweet in cui collegava l’attacco cardiaco del calciatore danese Eriksen con il vaccino: “Cade a terra per arresto cardiaco, cadono come mosche #sonosolocoincidenze #vaccini”. Ma non finisce qui. Barillari, sempre nella sua battaglia no-vax, ha infatti messo nel mirino un po’ chiunque. Per esempio: “Chi si deve vergognare? - scrive -. Dal Cts, ad Aifa, a Speranza, a Draghi, a Zingaretti e alla Regione Lazio, la lista è lunga...”. 

È invece solo di ieri la notizia che la grillina Monica Amore, consigliera comunale a Torino e già indagata per un post antisemita pubblicato su Facebook, è stata denunciata per “molestie no-vax”. La famiglia di una sessantenne, ammalata di Covid, si è infatti rivolta a un avvocato chiedendo tutela al legale per i contatti “molesti e inopportuni” messi in atto dalla consigliera. Avrebbe telefonato al figlio, dopo il ricovero all’Amedeo di Savoia della donna che aveva conosciuto durante un periodo di villeggiatura in Liguria, per farla “portare via dall’ospedale perché i pazienti vengono usati come cavie”. Amore avrebbe più volte invitato il figlio a salvare la madre, sostenendo che le “terapie contro il Covid sono dannose” e che dietro ai ricoveri “c’erano interessi economici”. Teorie no-vax e complottiste che spesso si leggono sui social, secondo il figlio della donna, che è un medico. L’uomo, esasperato dalle continue telefonate allarmistiche di Amore, ha chiesto aiuto al legale, affinché “le molestie cessino”. 

C’è poi Gianluigi Paragone, senatore ex M5s, che in un’intervista a La Repubblica ha affermato di non volersi vaccinare: “Sono un free-vax - spiega (sic) -. Lo Stato non vuole assumersi la responsabilità di dichiarare l’obbligatorietà vaccinale, perché sa benissimo che siamo in una fase sperimentale e che tutte le aziende farmaceutiche godono di una manleva”. E sul Green Pass: “È discriminatorio, da bolscevichi. La Merkel, che viene dalla Ddr, non lo vuole”. 

Dello stesso avviso è il senatore leghista Simone Pillon, noto per le sue battaglie anti-diritti Lgbt, secondo il quale “non si possono costringere vaccini che sono ancora nella fase sperimentale”. 

Anche il deputato Claudio Borghi, consigliere economico di Salvini e noto, storicamente, per le sue posizioni no-Euro e anti-Ue, nel partecipare alla fiaccolata a Roma, si era fatto sentire con un tweet che ha suscitato non poche polemiche: “Terzo giornalista che chiama per sapere se sono vaccinato - ha scritto -. Finora sono stato gentile, al prossimo parte il vaffanculo e la cancellazione dalla lista dei contatti. Perché questi eroi la prossima volta che intervistano un LGBT non gli chiedono se è sieropositivo e se fa profilassi?”. Facendo arrabbiare, insieme, Lgtq e virologi… 

Salvini lascia “libertà di manifestazione” e così molti esponenti della Lega vanno in piazza… 

A fare scalpore, però, in tali manifestazioni sono stati soprattutto esponenti, di rilievo, della Lega. Matteo Salvini – che ieri ha incontrato Draghi proprio sulle nuove norme del governo in materia – aveva già sapere che non ci sarebbe stato, ma nelle ultime ore non ha negato il via libera ai parlamentari leghisti che hanno annunciato la loro presenza alle manifestazioni di ieri sera contro il Green pass. “Io non impongo niente a nessuno”, ha detto il segretario del Carroccio, che ‘non’ ravvisa nessun problema politico nel fatto che ci sia una folta rappresentanza di esponenti di una forza di governo pronta a protestare contro un provvedimento del… governo medesimo. 

Era già accaduto, fanno notare fonti di via Bellerio, quando il leader, a maggio, lanciò un referendum contro il coprifuoco. E allora eccolo qui, il nuovo atto della rappresentazione della Lega di lotta e di governo. Ieri sera, alla fiaccolata di piazza del Popolo e a quelle previste in altre dodici città italiane, era presente una ventina di eletti e dirigenti del partito: all'appello del comitato “Libertà di scelta” hanno risposto nomi di spicco come Alberto Bagnai, Claudio Borghi, Armando Siri, Simone Pillon, ma anche il capogruppo in Europa, Marco Zanni. 

Tutti a sfilare senza distinzione geografica (si va dal trevigiano Dimitri Coin al nisseno Alessandro Pagano), al fianco di personaggi di altri settori della politica e della società (il deputato Vittorio Sgarbi, il senatore Gianluigi Paragone, eletto con i 5S, oggi nel Misto, l’attore Enrico Montesano, lo psichiatra, ex forzista, Alessandro Meluzzi), ma anche di Florian Philippot, ex stretto alleato di Marine Le Pen, guida della protesta parigina contro le restrizioni introdotte dal presidente Macron in Francia. “Ci sentiamo come tonni in una tonnara”, dice Siri, che si fa un vanto di non essersi vaccinato. 

Va in onda anche un altro paradosso, in piazza: parlamentari della maggioranza in piazza contro il governo mentre l'opposizione resta a guardare. Non sono annunciate presenze, stasera, di esponenti di Fdi: “Senza polemica: ma invece di accendere fiaccole, la Lega non fa prima a non votare le cose che non le piacciono?”, punge il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida

Draghi, intanto, vede Salvini e la decisione sulle nuove norme del Green pass slittano …

Nel suo incontro con Draghi, Salvini ha ribadito la sua opposizione a nuove misure: “Non ci saranno nuove restrizioni, ci pensiamo settimana prossima”, ha detto al termine dell'incontro, rincarando la dose in serata contro la decisione. 
Non sarà Mario Draghi, questo è certo, a entrare in polemica diretta con il Carroccio per aver soffiato in queste ore sul fuoco delle manifestazioni di piazza. Non è nel suo stile, non rincorrerà queste scelte che giudica ‘personali’. 

Ma dopo che, da giovedì scorso non si era più sentito con Salvini, ieri mattina un incontro c’è stato, Salvini ha alzano parecchio la voce e Draghi, a quel punto, è stato costretto a frenare e rinviare, sul Green Pass in cambio della ‘luce verde’ di Salvini e della Lega sulla… giustizia.  

Il nuovo timing di Draghi: prima la giustizia…

E Draghi ha anche altre belle grane, sul tavolo. E così, prima vuole chiudere la partita (complessa) della giustizia, poi vuole definire le ulteriori misure per contrastare la diffusione della variante delta del Covid. Questo il nuovo timing deciso dal premier, che rimanda perciò di una settimana le decisioni sull'uso del green pass sui mezzi di trasporto e sulla scuola. C’era troppa carne al fuoco per il governo e per una maggioranza scossa dalle tensioni. Dunque, prima va chiusa la riforma Cartabia sul sistema penale, su cui pesano richieste e veti incrociati di M5s, Lega e Forza Italia. Mediazione ancora in atto, nonostante le telefonate a Draghi di Salvini e Letta.

Nel Cdm in programma stamattina alle 11.30 non andranno, dunque, le misure sul green pass e sulle vaccinazioni per i trasporti e per la scuola. Prima, spiegano fonti dell'esecutivo, occorre fare "approfondimenti" sullo stato della campagna vaccinale nelle varie popolazioni. Dunque le misure slittano alla prossima settimana. Quando, magari i no vax e no pass saranno tornati in piazza x festeggiare un loro, ennesimo, flop.