Più politica e meno tecnici: Draghi alle prese con “il cambio di passo” nella gestione del virus

Ma il premier dovrà comunque prorogare fino al 5 marzo il divieto di transito regionale che Conte aveva allungato dal 15 al 25 febbraio. Buone notizie sull’arrivo di nuovi vaccini. Difficoltà con Le Primule

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi (Foto Ansa)
Il presidente del Consiglio, Mario Draghi (Foto Ansa)

“ Oh mamma Gesù e quanti sono questi del Cts, non si sa, non finiscono mai, questo sicuramente non sarà più così…”. Il ministro non è di prima nomina ma nel Conte 2 il suo incarico non era previsto che partecipasse alle riunioni con questa entità quasi mitizzata di cui tutti parlano ma di cui si conoscono poco sia la forma che le funzioni. Ecco, una cosa è certa dello Speranza 2. O del governo Draghi: il suddetto Comitato cui è stata delegata la gestione delle nostre vite nell’era della pandemia, sarà “ridimensionato. E comunque già adesso mi pare si possa dire che se ne sente parlare meno. Importante, ad esempio, che la Lombardia sia rimasta regione gialla e che invece abbia messo in lockdown, per la presenza di varianti, quattro importanti comuni”. 

La prima settimana

Ieri è stato il primo venerdì del governo Draghi (ha giuraro sabato scorso). Il nuovo esecutivo ha vissuto per la prima volta il rito del venerdì, la conferenza stampa al ministero della Sanità con lo spiegone Brusaferro-Locatelli-Rezza l’analisi dell’andamento dei dati della settimana. Dati di cui si parla dal mercoledì, quando vengono comunicati dalle regioni e su giornali e tv inizia il tira e molla, tu aperto, io chiuso, bar chiusi ma forse no, tu arancione ed io giallo. E che in tre giorni alimentano dibattiti e attese e mandano ancora di più in depressione un paese in “lockdown” mentale ormai da un anno.

Nel  documento programmatico presentato alle Camera mercoledì e giovedì quando ha poi ottenuto la fiducia, il premier ha promesso due cose, “nei limiti del possibile”. La prima:  i cittadini, soprattutto chi gestisce attività, dal ristorante all’impianto di risalita in montagna passando per piscine e palestre, “saranno avvisati per tempo sulle variazioni delle misure di contenimento”. Mai più situazioni come quella che si è verificata domenica scorsa quando il ministro Speranza ha firmato una nuova ordinanza di chiusura dello sci amatoriale. E’ la quinta volta da Natale. Il settore è piegato. Vale 13-14 miliardi.   La seconda: “Faremo di tutto per avere le dosi che ci aspettano e faremo una vaccinazione a tappeto. Quella dei vaccini è la prima emergenza economica. Chi prima si vaccina, prima può ripartire”.  

“Cambio di passo e di strategia”

Un netto e deciso cambio di passo e di strategia di cui si possono cogliere alcune mosse. Il cui senso comune sta nella parola “ridimensinomento”. Del Comitato tecnico scientifico, del ministro Speranza e del commissario Arcuri. Fonti fi governo spiegano che le “decisioni sulle misure saranno prese nell’ambito di una cabina di regia in cui siedono il ministro per gli Affari regionali Mariastella  Gelmini, il ministro della Sanità, i ministri economici del Mef e del Mise in grado di valutare subito se e fino a che punto sono possibili i ristori, il ministro dell’Interno che è poi quello che tecnicamente deve applicare le limitazioni e gestire il malcontento nel quotidiano e nelle strade”.  Finora funzionava che il Cts parlava con Speranza che riferiva al ministro Boccia che ne parlava ai governatori. Conte faceva i Dpcm e Speranza firmava le ordinanze. Anche queste annunciate (da qualche fonte tecnica del Cts) prima ancora di essere firmate.

Molti hanno notato che ieri, nonostante l’indice Rt a 0,99 (in pratica 1 e quindi obbligo di passare in fascia arancione) ed evidenti spinte dei tecnici a maggiori chiusure e limitazioni per l’allarme sulle varianti del virus ormai diffuse anche in Italia seppure in modo spot in alcuni comuni, le regioni sono rimaste per lo più gialle e arancioni (Abruzzo, Liguria, Trnto, Bolzano, Toscana, Umbria, Campania, Emilia Romagna e Molise), La Valle d’Aosta, che aveva numeri da fascia bianca, è stata lasciata gialla. Nessuna regione in rosso.  In varie regioni però sono scattati mini lockdown in determinati comuni dove sono state riscontrati cluster del virus con varianti. I professori parlano di “stabilizzazione con una tendenza a un lieve incremento”. I focolai all'interno delle Regioni sono “probabilmente dovuto alle nuove varianti, che hanno una maggiore trasmissibilità”. 

Verso proroga blocco regioni fino al 5 marzo

Una settimana, con gli staff dei vari ministeri non ancora insediati, è troppo presto per capire se sarà modificato anche il sistema a colori. Di sicuro, osserva una fonte di governo, “il Conte 2 e il ministro Speranza ci hanno lasciato sulla scrivania due siluri innescati mica da ridere…”. Si tratta della ordinanza di domenica scorsa, con il governo che aveva appena giurato, per la chiusura della montagna. I dati sul rischio varianti erano noti dal 4 febbraio. Si è aspettato domenica 14 per decidere. Il secondo siluro è il Dpcm scaduto il 15 febbraio relativo al divieto di transito da una regione all’altra se non per motivi specifici di necessità, urgenza e lavoro e per i possessori di seconde case. Il governo Conte, come suo ultimo atto, lo ha prorogato fino al 25 febbraio. Ma è chiaro che il governo Draghi dovrà prorogarlo di nuovo fino al 5 marzo quando arriva in scadenza anche l’altro Dpcm, quello “pesante” con divieti e chiusure di bar, ristoranti, piscine, cinema, teatri, settore montagna. Insomma, il governo Conte 2 avrebbe dato prova di collaborazione (reale) e di responsabilità se, responsabilmente appunto, avesse prorogato tutto fino al 5 dando tempo ai nuovi arrivati di prendere mano con la regia della pandemia. Il vero cambio di passo è previsto quindi per il 5 marzo. Non è ancora chiaro, ad esempio, se sarà utilizzato ancora lo strumento del Dpcm. È sicuro che le informazioni saranno date “al momento necessario. Senza fughe in avanti di nessuno”. 

No a nuovi lock down

Neppure di virologi, epidemiologi e consiglieri politici. “Nel limite del possibile, chi ha incarichi ufficiali dovrà attenersi a nuove regole di comunicazione” viene spiegato. Sono i tecnici, a cominciare dal consigliere politico del ministro della Salute Walter Ricciardi, che predicano da sempre nuovi lockdown. “Al momento, per i dati che abbiano - si spiega da fonti tecniche di governo - non sono previsti lockdown. Diverso e anzi giusto procedere con chiusure mirate dove si evidenziano cluster”. Sono i mini lockdown scattati a metà settimana in alcune regioni.

“Pensiamoci però, è evidente che se la mia regione, al pari di altre, dopo tre settimane in giallo torniamo arancioni, c’è qualcosa che non va nel sistema dei colori e forse va cambiato”. Bonaccini non pensa a nuovi lockdown, assolutamente. Bensì a restrizioni di “qualche settimana” e “omogenee” su tutto il territorio nazionale per rallentare la corsa del virus e “per evitare un saliscendi anche economico non più sostenibile”. Il presidente delle Regioni ne ha parlato con i ministri. La discussione è sul tavolo. È chiaro che tutto dipende dall’evoluzione delle varianti. 

La diplomazia dei vaccini 

Il cambio di passo principale sarà sulle vaccinazioni. Per far arrivare le dosi Bruxelles e Ema stanno accelerando il più possibile l’iter delle autorizzazioni. Entro marzo dovrebbe arrivare il quarto vaccino Jannsen (Jhonsn&Jhonson) e la Commissione sta contattando tutti paesi, Italia compresa, per accelerare la produzione dei vaccini già disponibili. Ieri al G7, esordio internazionale per il premier Mario Draghi e per il presidente Usa Joe Biden, il tema vaccini è stato al centro della riunione.  Supporto alle economie e protezione dei posti di lavoro affinché la ripresa sia forte, sostenibile, equilibrata e soprattutto inclusiva sono state le priorità indicate dai leader del G7. Ma il focus principale della riunione sono stati la pandemia e i vaccini per cui è stato sottoscritto dai grandi “l’impegno a sviluppare e diffondere a livello mondiale i vaccini e nella collaborazione con le industrie farmaceutiche affinchéé se ne aumenti la capacitàà di produzione”. Intanto il G7 ha stanziato 7,5 miliardi di dollari per il programma Covax destinato a finanziare la fornitura di vaccini nei paesi in via di sviluppo. Una mossa che non ha solo scopi umanitari ma anche geopolitici. Le sette più grandi economie devono rispondere al forte attivismo nella “diplomazia dei vaccini” mostrato dalla Russia e, soprattutto, dalla Cina che stanno vaccinando Africa e sud est asiatico con i loro vaccini. 

Vaccinazioni a tappeto

Ci sono “buone aspettative” circa il fatto che a breve possano arrivare anche in Italia le dosi necessarie per procedere a tappeto nella somministrazione delle fiale. Per quel momento dovrà essere tutto pronto per “una logistica in grado di sostenere vaccinazioni a tappeto anche 24 ore su 24, il ritorno in campo di esercito e protezione civile, l’impiego massiccio di palazzetti, centri congressi anche alberghi dove organizzare i centri per la vaccinazione”. Ecco un’altra cosa certa della gestione Draghi: bye bye Primule. Con tutto il rispetto e anzi dicendo grazie a chi le ha pensate, è meglio concentrare le energie e i soldi su altro. Ci sono però problemi col bando. Il commissario Arcuri ha già fatto il bando per 1050 tendoni con le primule. Palazzo Chigi è al lavoro per annullare il bando. Nel caso, ridurne il più possibile i danni economici. Ci potrebbe essere la possibilità di limitare la commessa a 21 tendoni, uno per regione. Sempre meglio che 1050.Un risparmio di qualche milione.