Amministrative, gli ultimi sondaggi: il centrosinistra è avanti ovunque, il centrodestra arranca dappertutto.  

E’ come se, per una sorta di ‘cupio dissolvi’, il centrodestra si fosse ‘organizzato’ per perderle, le prossime elezioni amministrative del 3-4 ottobre

Amministrative, gli ultimi sondaggi: il centrosinistra è avanti ovunque, il centrodestra arranca dappertutto.  

Le elezioni comunali 2021 si terranno il 3 e 4 ottobre nei comuni delle regioni a statuto ordinario e in Friuli Venezia-Giulia. Il rinvio in autunno è stato deciso a causa del perdurare dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. Si andrà al voto, però, in modo differenziato, a causa dei diversi Statuti: il 19 e 20 settembre nel comune di Ayas, in Valle d'Aosta, il 10 ottobre nei comuni del Trentino-Alto Adige e il 10 e 11 ottobre nei comuni della Sardegna e della Sicilia. Complessivamente, considerando tutte le regioni, sono interessati gli elettori di 1.349 comuni, di cui 1.157 appartenenti a regioni a statuto ordinario e 192 a regioni a statuto speciale.

Alle urne andranno ben venti comuni capoluogo di provincia (Benevento, Bologna, Carbonia, Caserta, Cosenza, Grosseto, Isernia, Latina, Milano, Napoli, Novara, Pordenone, Novara, Ravenna, Rimini, Roma, Salerno, Salerno, Savona, Torino, Trieste, Varese) di cui sei sono capoluogo di regione (Bologna, Milano, Napoli, Torino, Roma, Trieste). Sopra i 100 mila abitanti Bologna, Latina, Milano, Napoli, Novara, Ravenna, Rimini, Roma, Salerno, Torino, Trieste.  

Da segnalare, come curiosità, che si voterà per la prima volta a Misiliscemi (Trapani), un nuovo comune istituito nel 2021mediante uno scorporo di territorio all’interno del comune di Trapani, e anche che il comune più piccolo che va al voto è Morterone (Lecco), che conta solo 30 abitanti al 31 dicembre 2019, data dell'ultimo bilancio demografico annuale dell’Istat, e dove si presenta un’unica lista, quella del ‘Partito dei gay’ (sic).  

Per i comuni al voto è considerata la popolazione ‘legale’ risultante dal Censimento del 2011, che determina la modalità di voto (turno unico o con secondo turno di ballottaggio) ed il numero di consiglieri ed assessori degli organi istituzionali.  

Il quadro generale. Il centrosinistra è avanti ovunque, il centrodestra arranca dappertutto.  

E’ come se, per una sorta di ‘cupio dissolvi’, il centrodestra si fosse ‘organizzato’ per perderle, le prossime elezioni amministrative del 3-4 ottobre (è il primo turno, i ballottaggi eventuali si terranno 15 giorni dopo), almeno a guardare le sei grandi città, tutti capoluoghi di regione (Torino, Milano, Bologna, Roma, Napoli, Trieste) che andranno al voto. Nelle città piccole e medie, infatti (sono quasi 1300 i comuni al voto), le cose andranno molto diversamente, ma l’attenzione mediatica è concentrata tutta solo sulle ‘capitali’.  

Le ‘dissennate’ scelte dei civici di centrodestra  

E così, mentre il centrosinistra riconferma sindaci uscenti capaci (Beppe Sala a Milano), azzecca prosecutori dell’operato delle giunte precedenti (Lepore, per il dopo Merola, a Bologna), sceglie candidati competenti (Gualteri a Roma) o ne indovina di assennati (Manfredi a Napoli), o con personalità forti e riconoscibili (Russo a Trieste), il centrodestra non azzecca un candidato che sia uno. O si tratta di personaggi discutibili (il ‘candidato con la pistola’ Bernardo a Milano, ieri mollato pure dal suo portavoce…). O davvero imbarazzanti (Michetti a Roma, ormai specialista solo in gaffes e abbandoni di sedia nei confronti con gli altri suoi competitor). Oppure di candidati scelti male e in troppa fretta (l’inutilmente protervo Maresca a Napoli, cui sono saltate ben due liste, entrambe della Lega) o deboli e privi di chanche (Battistini a Bologna) o, ‘buoni’, come l’imprenditore Damilano a Torino, ma deboli in quanto a forza di coalizione.  

Morale, tranne a Trieste, dove si candida il sindaco uscente Di Piazza, il centrodestra, in tutte le città che andranno al voto, rischia il ‘cappotto’.   

Poi, certo, per il centrosinistra, potrebbe trattarsi di un rischioso effetto ottico: vincere le comunali e credere di essere a un passo dal poter vincere, o almeno competere, anche alle prossime politiche, dove invece il distacco tra le due coalizioni resta, a oggi, abissale (47-50% contro 30-35%), ma tant’è. Ogni competizione fa storia a sé. 

I sondaggi di Noto per ‘Porta a Porta’  

Venendo ai sondaggi, secondo quello realizzato dall’istituto “Noto Sondaggi” (sondaggio effettuato tra il 12 e il 15 settembre, sul territorio nazionale in sei città su un campione di mille soggetti di età sopra i 18 anni a livello nazionale e mille nelle sei città, con metodologia Cati-Cawi) per “Porta a Porta” di Bruno Vespa, che lo ha pubblicato nella puntata in onda ieri, il solo scontro davvero incerto è quello che riguarda Roma, tra i suoi quattro candidati sindaco.  

La sfida di Roma è l’unica davvero incerta…  

Il centrodestra, con Enrico Michetti, otterrebbe tra il 25% e il 29%, il centrosinistra guidato da Roberto Gualtieri sarebbe tra il 23% e il 27%. Segue il sindaco uscente, Virginia Raggi (M5s), tra il 21% e il 25%. Infine, buon quarto, l’ex ministro allo Sviluppo economico Carlo Calenda con la sua lista starebbe tra 19% e 23%.

A Milano e Bologna un risultato già scritto… 

A Milano, invece, Beppe Sala (centrosinistra) sfiora la maggioranza al primo turno ottenendo tra il 46% e il 50%. Segue il candidato del centrodestra, Luca Bernardo, oscillante tra il 34,5% e il 38,5%. A Layla Pavone (M5s) – scelta direttamente da Conte - vanno le briciole: tra il 3 e il 5%, con numeri pareggiati o superati dal candidato di ‘Italexit’, il no vax, Gianluigi Paragone, che pure lui si fermerebbe sul 3%-5%. 

A Bologna la coalizione tra centrosinistra e M5S, che schiera Matteo Lepore, assessore uscente di Merola, supera ampiamente la maggioranza, tra il 58% e il 62%. Il centrodestra, con Fabio Battistini, si fermerebbe tra il 32% e il 36%: facile pronosticare una vittoria già al primo turno.

Probabili i ballottaggi a Torino come a Napoli

A Torino, invece, il candidato del centrodestra, Paolo Damilano, oggi sarebbe in testa con una forchetta che varia tra il 40 e il 44%; ma lo tallona, e ormai da vicino, Stefano Lo Russo, candidato del centrosinistra, con il 38%-42%. Staccatissima la candidata del M5s, Valentina Sganga, che otterrebbe tra il 7% e l'11%. Si prospetta, quindi, un ballottaggio, al secondo turno, tra centrodestra e centrosinistra.

A Napoli, il candidato della coalizione tra centrosinistra e M5s, Gaetano Manfredi, si attesta tra il 42% e il 46%, segue il centrodestra con Catello Maresca (tra 26% e 39%), che ha dovuto subire l’esclusione, al Tar, di ben due liste, entrambe vicine alla Lega, a suo sostegno. Al terzo posto c’è Antonio Bassolino, che avrebbe tra il 16% e il 20%. Infine, Alessandra Clemente, candidata di Potere al Popolo e varie liste civiche, che avrebbe però tra il 5% e il 9%.

Le vittorie del centrodestra: Trieste e Calabria

A Trieste, il candidato del centrodestra, Roberto Di Piazza, potrebbe essere eletto al primo turno con una percentuale che varia tra il 48 e il 52%. Segue il centrosinistra con Francesco Russo, tra il 32% e 36%, e il M5s, con Alessandra Richetti, si fermerebbe terzo con risultato tra il 4% e l’8%.

Molto diverso, invece, l’esito dei sondaggi per la Regione Calabria, dove si vota dopo la morte della ex presidente di Regione, Jole Santelli, sostituita finora dal vicepresidente, Nino Spirlì.

Dalla rilevazione di Noto risulta in testa il candidato del centrodestra, Roberto Occhiuto, capogruppo uscente di FI alla Camera, con una percentuale di fatto ormai incolmabile (sta tra il 44 e il 48%). La coalizione – nata dopo molte fatiche e polemiche - tra centrosinistra e M5S, con l’imprenditrice Amalia Bruni candidata presidente, otterrebbe tra il 28% e il 32%. L'attuale sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, che si candida con una serie di liste di ‘sinistra’, otterrebbe tra il 17 e il 21%, mentre Mario Oliverio, ex presidente di Regione del Pd, che si candida con la sua lista starebbe tra il 3% e il 7%. 

Le intenzioni di voto a livello nazionale

Per quanto riguarda le intenzioni di voto ai partiti però, cioè sull'intero territorio nazionale, per il campione di Noto, scavalcando la Lega (dall'ultimo sondaggio del 3 giugno), Fratelli d'Italia oggi sarebbe il primo partito italiano con il 20%. Seguono la Lega (-3%) e PD (+0.5%) con il 18.5%. Terzo in classifica il M5S con il 17.5% (+1.5). Forza Italia stabile al 7% seguita da Italia Viva al 3% (+1). Azione di Carlo Calenda resta stabile al 2.5%, Coraggio Italia (Toti-Brugnaro) all’1.5% (-0.5). Noi con l'Italia (Lupi) stabile all'1.5%. Leu -Art 1 stabile all' 1.5%, Verdi, Europa e Sinistra Italiana stabili all'1%.  

Ma alle Politiche il risultato è ‘già scritto’…

Come si vede, dunque, se si votasse per le elezioni politiche i risultati sarebbero assai diversi: la coalizione di centrodestra oscilla tra il 49% e il 50% dei consensi (considerando anche la somma di tutti i partiti minori, da Coraggio Italia a Noi con l’Italia fino all’Udc) mentre il centrosinistra nella formazione tipo ex giallorossi (Pd-M5s-LeU) non supera il 37,5% dei consensi.  

Un distacco, di fatto, abissale, a prescindere dalla lista elettorale con cui si andrà a votare e, anche, a prescindere da quando si voterà (2022 o 2023). Un risultato, quello delle Politiche, già ‘scritto’…