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Piantedosi, quando la pezza è peggiore del buco. E anche la maggioranza chiede chiarimenti sul naufragio

“Sono stato inteso male, volevo dire: state lì che veniamo noi a prendervi” ha spiegato ieri il ministro dell’Interno. Una frase che non migliora quelle del giorno precedente sulla “scarsa responsabilità” di chi parte. La Relazione annuale dell’intelligence: “Le navi delle ong sono un vantaggio logistico per i trafficanti di esseri umani”

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Matteo Piantedosi
Matteo Piantedosi (Foto Ansa)

I servizi segreti cercano di dare una mano al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Nella Relazione annuale dicono senza giri di parole che “le navi delle ong sono un vantaggio logistico per le organizzazioni criminali” e “facilitatori dell’immigrazione irregolare”. E’ lo stesso presupposto che ha potuto far dire al titolare del Viminale domenica sera mentre il mare di Crotone restituiva cadaveri gonfi d’acqua: “Se io fossi stato in difficoltà non sarei mai partito perché sono stato educato alla responsabilità”. Senza usare tani aggettivi, una frase sbagliata - una fra tante dette in quelle ore - detta però del ministro dell’Interno di un governo che deve chiedersi se ha fatto tutto il possibile per salvare la vita a 69 persone.

La manina degli 007

Non basta. Come neppure la manina degli 007 e del sottosegretario Alfredo Mantovano. Anche perché ieri Piantedosi ne ha detta un’altra: “Le mie parole sono state fraintese, quello che volevo dire è state là che veniamo noi a prendervi”. E con cosa ministro? I corridoi umanitari appena decisi dal governo (83 mila persone) e che però, come Piantedosi sa bene, riguardano pochi consolati tra Africa e Asia in grado di fare le liste dei prescelti? Come si scelgono, con quali procedure, con quale tasso di corruzione chi può venire a lavorare in Italia? La massa di disperati che vuole andare in Europa - neppure in Italia - non lo sa e non ha tempo di aspettare perchè è inseguito da guerre, discriminazione, regimi sanguinari, carestie. Hanno alle spalle case che bruciano e non esiste un modo per spengerle.
Quindi una pezza peggiore del buco che rende il ministro dell’Interno gravemente sospettato di essere unfit, inadeguato per un ruolo così delicato per il Viminale. Anzi, c’è da chiedersi chi fu la vera anima nera ai tempi di Salvini ministro dell’Interno: il leader della Lega o il suo allora capo di gabinetto Matteo Piantedosi? In un modo o nell’altro, adesso le opposizioni sono tutte allineate nel chiedere che il ministro venga prima a chiarire in aula. Resta poi in piedi l’ipotesi della mozione di sfiducia. Anche perchè, appunto, l’audizione di ieri sera in Commissione al Senato - già prevista ma preziosa per chiarire le numerose gaffe del giorno prima - non è andata come doveva andare.

L’audizione

Il titolare del Viminale ce la mette tutta per dimostrare che il governo ha le idee chiare su come affrontare il complesso e difficile dossier migratorio. Ha capito che non funziona più solo parlare di porti chiusi e pattuglioni alle stazioni. l’Osservatoe romano ieri mattina gli ha dedicato questo editoriale: “Chi lascia il proprio Paese lo fa perché non ha alternative, perché la sua stessa vita è a rischio”. Non è questione di “responsabilità” e di “educazione” come ha fatto intendere Piantedosi nelle sue esternazioni tra domenica e lunedì. Completate ieri da quel “state lì che vi veniamo a prendere”. La ricetta, ha raccontato Piantedosi ieri sera, è un piano immigrazione collegiale e sotto la regia della premier Giorgia Meloni che velocizzi e semplifichi i meccanismi: dai rimpatri (79 in tutto il 2022) al sistema di accoglienza, passando per la protezione internazionale e i procedimenti per l'ingresso regolare degli stranieri. “D'intesa con i colleghi interessati - ha spiegato - siamo in attesa di definire interventi di natura normativa” e di “proseguire sul rafforzamento dei canali legali di ingresso”. Da mesi sono già a quota mezzo milione le richieste per entrare e lavorare in Italia nel settore della produzione, nei trasporti, in agricoltura e nel terziario come ha rivelato ieri, da Bruxelles, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida (“siamo al lavoro come governo per fa entrare legalmente quasi 500.000 immigrati legali”). Anche l'Unione Europea con cautela si è mobilitata. Una grossa novità per i governo del muro navale. E comunque, l’attesa di mesi, è già una buona risposta per capire perchè la gente di là dal mare, sia in Turchia o in Libia, non possa aspettare che si vadano a prendere. Che è l’altro pezzo del Piano immigrati spiegato ieri dal ministro dell’Interno: “State lì che vi veniamo a prendere noi”. Per il resto difesa totale del decreto che limita fortemente l’azione delle navi ong che, anzi, potrebbe essere presto imitato anche dalla Germania, paese da dove provengono la maggior parte delle navi umanitarie. Se si considera che la Grecia non fa più sbarcare nessuno (e l’isola Lesbo continua ad essere stracolma di profughi bloccati lì), che Malta ha chiuso da sempre, l’Europa sta diventando una fortezza protetta da un mare di naufragi e morte.

Il buco nero dei soccorsi

In audizione il ministro è sembrato però meno sicuro - e anche meno arrogante - rispetto al giorno prima sul tema dei soccorsi. Domenica sera Piantedosi era arrivato a minacciare in diretta tv un medico, ospite di Non è l’arena su La 7, reo di aver messo in dubbio che nella notte di sabato ci sia stata una vera volontà di andare a salvare quell’imbarcazione in difficoltà. “Mi rivolgo all’Avvocatura di Stato per valutare la portata di queste accuse” aveva detto il ministro che ha vergato una dichiarazione durissima alle agenzie che è stata letta in diretta da Massimo Giletti. Ieri è sembrato più ragionevole. “La vicenda - ha detto - è alla ricostruzione dell’autorità giudiziaria, quindi è opportuno aspettarne gli esiti. Confido nella competenza, nella vocazione e nella professionalità delle nostre strutture di soccorso”. “Il primo allarme - la segnalazione della nave in difficoltà - sarebbe arrivata alle 22.30 del sabato notte. Alle 4 del mattino di domenica il naufragio, Nel frattempo sono partite due imbarcazioni di soccorso che non sono però state in grado di raggiungere l’imbarcazione perchè il mare era forza 7 con onde alte 3-4 metri.
Il mutamento di tono e atteggiamento da parte del ministro è figlio, anche, di un confronto piuttosto teso con palazzo Chigi che non avrebbe gradito affatto l’intervento in diretta tv. Infatti da ieri anche la maggioranza ha richiesto chiarimenti: “Se ci sono state lacune noi lo dobbiamo sapere, non è certo una richiesta che lasciamo alle opposizioni” ha detto il presidente della Commissione Alberto Balboni, un altro fedelissimo della premier.

La relazione dell’intelligence

Tra i tanti spunti di analisi contenuti nelle oltre cento pagine della Relazione annuale dell’intelligence in relazione all’anno 2022, colpiscono almeno quattro. Il primo: le navi delle ong sono “un vantaggio logistico per le organizzazioni criminali” e “facilitatori dell’immigrazione irregolare” in corposo aumento per le tanti crisi belliche, alimentari e climatiche. Il secondo: le formazioni anarco- insurrezionaliste hanno trovato “un rinnovato attivismo in relazione alla vicenda Cospito ma nulla fa registrare una saldatura operativa con altre formazioni criminali”. Il terzo: si registra “una corposa crescita delle sigle suprematiste e dell’estrema destra” con atti di violenza politica soprattutto giovanile. Come l’assalto squadrista dieci giorni fa davanti al liceo Michelangelo di Firenze. Il quarto riguarda il principale fattore di destabilizzazione nel mondo - la guerra in Ucraina provocata dall’invasione russa - le notizie di intelligence non danno speranza: “Mosca si prepara ad una guerra di lunga durata” e per quando le varie agenzie di intelligence abbiano da tempo alzato i radar in cerca di segnali di una possibile pace “giusta e duratura”, purtroppo non se ne vedono all’orizzonte.
Nel quadrilatero di marmo bianco di piazza Dante a Roma, sede operativa dell’intelligence italiana, non si “vedono” i cadaveri gonfi d’acqua degli annegati sulla spiaggia di Cutro ma non per questo la durezza delle parole spiazza di meno, lasciando interdetti e sospesi tra realismo e cinismo. L’occasione è la presentazione del Rapporto annuale dell’intelligence. Nell’aula magna di piazza Dante, accanto all’ambasciatrice Belloni direttore del Dis, siedono il sottosegretario alla Presidenza del Consilgio con delega ai servi segreti Alfredo Mantovano, il presidente del Copasir Lorenzo Guerini e i direttori di Aise Mario Parente e di Aisi Giovanni Caravelli. In prima fila mezzo governo, Guido Crosetto (Difesa), Gilberto Pichetto Fratin (Ambiente), Antonio Tajani (Esteri).

“Una terza guerra mondiale a pezzi”

La Relazione analizza i principali filoni di analisi seguiti dell’intelligence e presenta - in una vesta rinnovata, scritta in modo chiaro, ricca di infografiche, “facilmente fruibile” ha detto Belloni - lo stato di situazione sul conflitto ucraino, sul nuovo ordine mondiale che sta prendendo forma, sulle conseguenze economiche e alimentari del conflitto ( e non solo), la minaccia terroristica esterna (jahadismo “molto forte nell’africa subasahariana”) ed interna.“Emerge una condizione di 'terza guerra mondiale a pezzi' per usare le parole di Papa Francesco” ha detto Mantovano.
Un lungo capitolo è dedicato alla pressione migratoria e, per quanto sia stato scritto prima della tragedia di Crotone, usa parole dure, quasi spietate, rispetto al sistema dei soccorsi inesistente soprattutto da quando il governo ha deciso la stretta sulle imbarcazione delle ong impedendo, loro, nei fatti, di trovarsi a pattugliare acque internazionali o sar e dare quell’assistenza che non c’è stata nella notte tra sabato e domenica. “Il soccorso in mare effettuato dalle navi ong - si legge nella Relazione - viene spesso pubblicizzato sui social network dai facilitatori dell'immigrazione irregolare quale garanzia di maggiore sicurezza del viaggio verso l’Europa”. In questo contesto, la presenza di navi umanitarie rappresenta “un vantaggio logistico per le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico dei migranti, permettendo loro di adeguare il modus operandi in funzione della possibilità di ridurre la qualità delle imbarcazioni utilizzate, aumentando i profitti illeciti ed esponendo a maggiori rischio di naufragio le persone imbarcate”. Parole ripetute anche dal sottosegretario Mantovano e destinate a fare rumore almeno tanto quanto quelle del ministro Piantedosi. “E’ un dato oggettivo - ha spiegato Maontovani - se io piazzo navi al limite delle acque territoriali aumento la probabilità che imbarcazioni di fortuna partano nella certezza di incontrare queste navi rifugio. Quindi l’incremento di queste partenze su imbarcazioni di fortuna aumenta la probabilità di incidenti, rovesciamenti e morti in mare”. Cioè, il ragionamento è il seguente: poiché è ormai evidente che niente e nessuno finora è riuscito a bloccare l’attività di scafisti e trafficanti di esseri umani, che le persone partono lo stesso inseguendo una speranza di vita e scappando dalla disperazione, allora si mandano a morire le persone in quella tonnara che è diventato il Mediterraneo. L’umana pietà dovrebbe suggerire altro.

 

 

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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