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[L’intervista] “Dietro il dialogo tra M5S e alcuni del Pd c’è un piano segreto e trasversale per un Gentiloni Bis”

Anzaldi svela le trame: “Per il Pd sarebbe un suicidio, al paese serve il riformismo di Renzi. Sapete che succede con il Gentiloni Bis? Diventa il perfetto capro espiatorio per Di Maio che potrà dire: io il reddito di cittadinanza lo volevo fare, Gentiloni me lo ha impedito. Certo, avrò messo in sicurezza il paese, ma poi scendo al tre per cento e i Cinquestelle potranno tirare ancora avanti col loro bluff”.

Paola Pintusdi Paola Pintus   
[L’intervista] “Dietro il dialogo tra M5S e alcuni del Pd c’è un piano segreto e trasversale per un...

“Martina è andato alle consultazioni e ha fatto un’apertura non si capisce sulla base di cosa e per conto di chi. Perché il mandato della direzione era chiaro, e diceva: opposizione”. Michele Anzaldi, deputato ultra- renziano del PD (“Ma Gentiloni è come un fratello per me, ci sono cresciuto insieme”), non risparmia critiche alla delegazione che ieri è uscita dal Colle con un’apertura di fatto al dialogo col M5S per la formazione del governo. Lui è quello del #Renzitorna, insieme ad Anna Ascani, Sandro Gozi e ad altri fedelissimi dell’ex segretario. E se gli si fa notare che ieri nel gruppo di rappresentanza del partito erano presenti tutte le componenti – da Delrio a Marcucci, allo stesso presidente Orfini , invero già smarcatosi qualche giorno fa da un possibile accordo coi Cinquestelle - Anzaldi non si scompone, e rilancia: “E che vuol dire? Martina non aveva il mandato per questa apertura, il Partito in Direzione voterà no, come ha già fatto. E poi gli iscritti, i militanti, sono tutti contrari. Basta farsi un giro sui social per capirlo: insomma, ieri Martina ha fatto un vero e proprio autogol, sia sul piano tattico-politico, che sul piano comunicativo”. Per la verità non crede nemmeno nella buona fede dei Cinquestelle: “Da un lato tu apri, senza sapere bene su cosa e loro cinque minuti dopo si tirano indietro dicendo che si sarebbero consultati con la piattaforma Rousseau. Se Martina va appresso ai Cinquestelle, lo lasceranno col cerino in mano, come hanno sempre fatto”.

Il piano segreto per un Gentiloni Bis.
In realtà la partita non è chiusa nemmeno per il PD: la possibilità che il 3 di maggio in Direzione passi la linea del no è più che un’ipotesi.  Anche contro il pressing del Quirinale e dell’ala governista del partito, a cui sarebbe iscritto fra gli altri, lo stesso Gentiloni. C’è chi parla, fra i ben informati, di uno scenario accarezzato in maniera trasversale da settori del PD come dei Cinquestelle: la clausola “accordo si, ma senza Di Maio premier”, che nasconderebbe il disegno di un Gentiloni Bis, per nulla sgradito al Colle. Fantapolitica? “Il problema è riuscirci. Io sono sicuro che in Direzione questa linea non passa: la verità è che dopo il 4 marzo il Pd non è stato mai così compatto scegliendo di stare all’opposizione”. 

L’ipotesi di un accordo su pochi punti con una figura di garante autorevole a Palazzo Chigi dunque non è percorribile? “Dipende da quali sono gli obiettivi. Se il tuo obiettivo è quello di mettere in sicurezza il paese costi quel che costi o se invece l’obiettivo è far capire prima possibile agli italiani il bluff dei Cinquestelle, per tornare a vincere le elezioni già dalle europee”. Anche con questa legge elettorale? “Se c’è da andare a votare si andrà. Son sicuro che in tanti, fra quelli che hanno scelto il voto di protesta, ci ripenseranno. Il risultato del 4  marzo è stato influenzato dall’odio. Bisognava punire Renzi non si sa di cosa: non hai un indice economico negativo, non hai un indagato, non hai uno scandalo finanziario”. E’ arrivato il momento del grande rientro? “Abbiamo il miglior calciatore e lo teniamo in panchina a non fare nulla. Ora, siccome ci piace giocare e vincere la partita, valutiamo se ci conviene o no farlo rientrare in campo nell’interesse nostro e del paese”.

Per Anzaldi il dato politico della sconfitta, il 4 marzo scorso,non è un macigno così insuperabile: “L’hanno raccontata così, ma a ben  vedere siamo arrivati quasi al 19%. Abbiamo perso 3 punti, fisiologici quando si sta al governo. Poi metti la diaspora di Leu, la Bonino, la coalizione che non è andata bene: alla fine le perdite sono contenute”. Niente Gentiloni bis dunque, nemmeno se a chiederlo fosse Mattarella? “Hanno tutti in mente lui, le riforme però le ha fatte Renzi. E l’Italia ha bisogno di riforme.  Sapete che succede con il Gentiloni Bis? Diventa il perfetto capro espiatorio per Di Maio che potrà dire: io il reddito di cittadinanza lo volevo fare, Gentiloni me lo ha impedito. Certo, avrò messo in sicurezza il paese, ma poi scendo al tre per cento e i Cinquestelle potranno tirare ancora avanti col loro bluff”.

Paola Pintusdi Paola Pintus   
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