[Il retroscena] Il perdente annunciato, la strana corsa elettorale del rettore del Pd che sa già di uscire sconfitto

«Non vorrei che si stesse ripetendo una sorta di referendum in piccolo...». Micari ricorda il voto del 4 dicembre accusando quella certa sinistra che ha votato no anche per mettere in crisi Matteo Renzi. Che in Sicilia si è visto alla vigilia della campagna elettorale e, promette Micari, tornerà per la sua conclusione

Fabrizio Micari
Fabrizio Micari

Sembra una resa incondizionata. Come se volesse alzare bandiera bianca senza combattere. Fabrizio Micari, il rettore dell’Università di Palermo candidato a governare la Regione Sicilia dallo schieramento del Pd, del sindaco palermitano Leoluca Orlando e dai centristi di Angelino Alfano guarda al passato recente per recriminare contro quella sinistra ex Pd che ha candidato Claudio Fava a governatore della Regione.

Il peso del voto siciliano

«Non vorrei che si stesse ripetendo una sorta di referendum in piccolo...». Micari ricorda il referendum istituzionale del 4 dicembre accusando quella certa sinistra che ha votato no anche per mettere in crisi Matteo Renzi. Che in Sicilia si è visto alla vigilia della campagna elettorale e, promette Micari, tornerà per la sua conclusione.
Non sfugge a nessuno che il voto siciliano avrà ripercussioni nel dibattito interno al Pd e nei rapporti interni al centrosinistra.

Il 5 novembre è vicino

Il tempo corre velocemente. Appena un altro week end di comizi, assemblee e incontri ravvicinati e poi il 5 novembre si andrà a votare. Campagna elettorale polemica, tesa. E piena di tanto rancore. Il malessere, i malumori, questo astio così evidente più che tra candidati e schieramenti contrapposti sembrano diffondersi negli stessi schieramenti, come se si trattasse di una resa dei conti interna.

Sondaggi amari

Il messaggio che ha mandato Micari è molto chiaro. Intanto prende atto delle difficoltà della sua candidatura. Gli ultimi sondaggi lo vedono a venti punti dal candidato del centrodestra Nello Musumeci e a diciotto dal grillino Giancarlo Cancelleri. Ma quello che più è preoccupante per lui è che Claudio Fava lo tallona di poco. E dunque attacca Fava ritenendolo il colpevole della figuraccia che si appresta a fare il 5 novembre, se i sondaggi verranno confermati.

Se Micari  piange, Musumeci non ride

Gli ultimi, prima del divieto di pubblicazione, hanno visto Musumeci al 35.5, Cancelleri al 33.2, Micari al 15.7 e Fava al 13.8.
Se Micari è in fibrillazione anche Musumeci non può dormire sonni tranquilli. Era partito con una dote elettorale che sembrava irraggiungibile. Lui candidato integerrimo, al di sopra di ogni sospetto, sembrava che avesse attratto consensi trasversali proprio per questa sua affidabilità. Aveva raggiunto il 42% dei consensi nei sondaggi di metà settembre, oggi è sceso al 35.5%. Adesso sembra in affanno, soffocato dalle liste che candidano diversi impresentabili che lo sostengono. E in questi giorni abbiamo assistito anche all’arresto di un candidato di Forza Italia, sindaco del comune di Priolo.

Sinistre l’un contro l’altra armate

Da Musumeci al commissario di Forza Italia Gianfranco Miccichè. E poi i Totò Cuffaro e i Lombardo. Una squadra in campo e dei grandi elettori che forse rischiano di creare un cortocircuito con l’elettorato. Insomma, nelle liste che appoggiano Musumeci ci sono candidati che rappresentano un progetto di cambiamento e gli impresentabili.
Per i partiti che sostengono Fava (Mdp, Prc, Si, Verdi) la prospettiva di poter superare Micari viene vissuta come una Vittoria. In Sicilia la sinistra può essere concorrenziale con il Pd di Matteo Renzi.