“Basta all'aumento dell'età pensionabile. La legge Fornero? Gigantesca operazione di cassa sulle spalle dei pensionati”

Intervista al segretario confederale della Uil Domenico Proietti. I sindacati dicono no a Quota 102 e propongono la loro soluzione. I giovani e le donne. In pensione con 41 di contributi a prescindere dall’età. Il taglio del cuneo quale inizio di una riforma del sistema fiscale. Le partite iva con 65mila euro pagano il 15% mentre l’ultimo scaglione è al 23: è una palese ingiustizia

Pensionati in lotta e, nel riquadro, Domenico Proietti
Pensionati in lotta e, nel riquadro, Domenico Proietti
di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. Dessì   Twitter: IgnaDess

I vertici dei sindacati, Cgil, Cisl e Uil, hanno riunito le segreterie in maniera unitaria per parlare di temi fondamentali come pensioni e fisco, argomenti caldissimi che stanno a cuore ai cittadini italiani in questo momento. Sotto il primo punto di vista si paventa l'ipotesi di introdurre una Quota 102 quando scadrà Quota 100 nel 2021. Mentre sull’altro argomento la discussione verte sul taglio del cuneo fiscale e la necessità di riforma del sistema. La prospettiva di alzare ancora l’asticella rispetto al diritto di lasciare il lavoro non piace però al sindacato, come conferma il segretario confederale nazionale della Uil Domenico Proietti.

Alla fine, quando si discute di superamento della normativa Fornero, si tende sempre ad aggravare comunque i requisiti. Con Quota 102 si dovrebbe cominciare ad accedere al pensionamento con i 64 anni (e 38 di contributi), e non più con i 62. Cosa ne pensa il sindacato?

“Noi non condividiamo questa ipotesi. Pensiamo che dopo Ape sociale e Quota 100, che hanno reintrodotto elementi di flessibilità per l’accesso alla pensione, occorra definire un pacchetto più complessivo per una flessibilità di accesso più diffusa. Quota 100 ha dato risposta a tanti lavoratori, tuttavia resta un ambo secco, perché si può fruirne solo con 62 anni di età e 38 di contributi. Se hai 63 anni e 37 di contributi non ci vai. Lo strumento crea dunque diseguaglianze nel mondo del lavoro. Una flessibilità più diffusa, partendo dai 62-63 anni, caratterizza tutta l’Europa, dove la media d’accesso è 63 anni. Ciò si può realizzare anche analizzando le diverse tipologie di lavoro, riprendendo a far operare adeguatamente la commissione scientifica sui lavori gravosi, per arrivare dopo l’approfondimento a una flessibilità più diffusa che risponda alle esigenze dei lavoratori. Del resto la flessibilità unita alla volontarietà è lo strumento migliore, perché, come dimostrato anche da Quota 100, non tutte le persone che maturano il diritto vanno in pensione. Se uno ha un buon lavoro, sta bene di salute ed è contento, rimane al suo posto. Va via chi è in difficoltà.  Per questo flessibilità diffusa e volontarietà sono le nostre parole d’ordine”.

Quindi secondo voi l’ostacolo posto solitamente da chi si oppone, ovvero quello della sostenibilità economica, non è insormontabile? I cultori della austerità, lacrime e sangue, sostengono che la nostra spesa pensionistica è troppo alta.

“Quello della sostenibilità economica è un problema citato ad arte. Abbiamo dimostrato, e nessuno ci ha smentito, che la spesa per le pensioni in Italia è sotto il 12 per cento del Pil. Una percentuale perfettamente in media con quanto avviene in Francia, Germania e negli altri Paesi Ue. Quando si dice che noi spendiamo oltre il 17 per cento si dimentica che si somma anche tutta l’assistenza che andrebbe tenuta da parte. Perciò non esiste un problema di sostenibilità, il problema vero è che con la legge Fornero fu fatta una gigantesca operazione di cassa per salvare i conti pubblici, pagata esclusivamente dai lavoratori dipendenti e dai pensionati. Per questo, in questi anni, la nostra battaglia è stata quella per reintrodurre elementi di equità e giustizia nel sistema previdenziale. Ed anche le cose che faremo andranno esattamente in questa direzione”.

Il segretario nazionale Uil Domenico Proietti (Ansa)

Il 27 gennaio vi incontrate col governo. Oltre a quanto appena illustrato,  ci saranno altri aspetti nella proposta che porterete al tavolo?

“Certo. C’è da riaprire il capitolo della rivalutazione delle pensioni. E’ fermo ormai da 8 anni ed è ingiusto, perché i pensionati ci hanno rimesso molto. Contestualmente proponiamo di estendere la 14ma alle pensioni fino a 1500 euro. Siamo fermi ai 1000 euro e crediamo opportuno estendere la quattordicesima mensilità rivalutando gli anni di contributi versati”.

I più maliziosi dicono che non pensate ai giovani.

“Niente di più falso. Noi abbiamo molto a cuore il tema delle future pensioni dei giovani, non è vero che i sindacati pensano solo ai pensionati e a chi ha l’occupazione. Abbiamo a cuore fondamentalmente le prospettive future del Paese e quindi dei giovani. Per questo abbiamo avanzato proposte per un intervento di contribuzione figurativa per loro che copra i buchi derivanti dalla precarietà dei rapporti di lavoro di questi anni. Nella nostra visione c’è dunque la piena consapevolezza della necessità di eliminare tale vulnus”.

E le donne?

“Poi c’è il problema delle donne, che nel nostro sistema previdenziale continuano ad essere i soggetti più penalizzati. Noi proponiamo di valorizzare, ai fini della contribuzione, il lavoro di cura e la maternità. Abbiamo proposte precise in merito”.

Esodati.

“Bisogna completare la vicenda degli esodati mettendovi positivamente fine. Sono rimaste poche migliaia di persone e va completata la salvaguardia”.

Lavoratori precoci.

“C’è infine, non ultimo per importanza, il tema dei 41 anni di contribuzione. E’ veramente assurdo che una persona con 41 anni di contribuzione non possa andare in pensione, a prescindere dall’età. E’ un argomento oltremodo delicato riguardante settori lavorativi molto delicati e bisogna affrontarlo per dargli una risposta adeguata”.

Una manifestazione dei pensionati (Ansa)

Tridico ha proposto il fondo complementare pubblico in modo da fare investimenti in Italia. Voi avete detto di essere contrari. Perché?

"Perché abbiamo il miglior sistema di fondi pensione dell’Occidente. Oggi vengono da tutto il mondo a studiare i fondi pensione italiani, che hanno superato momenti di turbolenza dei mercati finanziari e dato sempre rendimenti positivi superiori alla rivalutazione del Tfr lasciato in azienda. Siamo contrari perché abbiamo un sistema di fondi pensione libero, plurale e concorrente. Abbiamo i fondi negoziali, i fondi aperti delle banche e i prodotti assicurativi, quindi non c’è bisogno di introdurre un ulteriore elemento. Inoltre l’Inps è il più grande ente previdenziale d’Europa ed ha tante incombenze. Continui dunque a operare per migliorare la gestione delle pensioni pubbliche e non si occupi della previdenza complementare. Infine una regola semplice degli investimenti di carattere finanziario, ma anche economico-finanziario, impone di differenziare le attività. Concentrare tutte le uova nello stesso paniere è pericoloso. Per l’insieme di tutti questi motivi abbiamo detto con garbo al presidente dell’Inps che non condividiamo l’idea e ci auguriamo venga riposta nel cassetto”.

Cuneo fiscale: voi dei sindacati nazionali, Cgil, Cisl e Uil,  avete detto che parlare di taglio del cuneo sarà solo l’inizio per arrivare a un grande cambiamento del sistema fiscale. Quale è il vostro punto d’arrivo?

“Il punto d’arrivo è quello di una riforma fiscale che realizzi finalmente equità e giustizia, perché il nostro Paese ha la più grande evasione fiscale del mondo occidentale. In Italia le tasse le pagano quasi esclusivamente i lavoratori dipendenti e i pensionati, i quali prima pagano le tasse e poi prendono lo stipendio o la pensione. Bisogna darci un taglio. Il governo ha annunciato di aver messo in legge di Bilancio delle risorse che, a nostro avviso, sono ancora poche ma rappresentano un importante primo passo, positivo se è l’inizio di un percorso. I 3 miliardi per il 2020 e i 5 per il 2021 devono essere solo un primo step. Lo diremo venerdì al presidente del Consiglio Conte e al ministro Gualtieri. Il percorso iniziato deve portare a una riforma più complessiva del fisco. Occorre mettere mano all’Irpef facendo una riflessione: dopo la legge dello scorso anno, che ha portato a una aliquota unica del 15% per le partite Iva fino ai 65mila euro, in pratica l’Irpef è rimasta solo per il lavoro dipendente e i pensionati. Riflettiamo allora: uno guadagna 65mila euro e paga una aliquota del 15%, mentre chi è al primo scaglione paga una aliquota del 23%. C’è sicuramente un elemento di iniquità all’interno del sistema. Ci auguriamo che dal confronto col governo venga fuori una riforma del fisco equa, giusta ed efficace nell’aggredire l’evasione fiscale”.

Un obiettivo particolarmente importante.

“Lo è, perché la realizzazione di quanto necessario all’Italia e al suo futuro, dal rilancio degli investimenti al sostegno per l’Università e la ricerca, dal finanziamento della sanità a quello della scuola e altro, passa per il recupero di una parte sostanziale dei 110 miliardi che ogni anno in Italia vengono evasi”.