“Impossibile abbattere i pedaggi autostradali”. Ancora non definiti gli accordi per l’uscita di scena dei Benetton

Alla vigilia della grande cerimonia lunedì a Genova alla presenza del Capo dello Stato, nuovo incontro al Mit con Aspi. Restano da “definire passaggi e incongruenze”. Firma rinviata al 5 agosto.

“Impossibile abbattere i pedaggi autostradali”. Ancora non definiti gli accordi per l’uscita di scena dei Benetton

Tutto è pronto per il grande evento. Il cerimoniale della Presidenza della Repubblica ha dettato ordine e tempi dell’inaugurazione (lunedì, ore 18 e 30). Il Capo dello Stato avrà l’onore e l’onere di parlare per ultimo. Il primo sarà il sindaco Bucci, poi il governatore Toti, a seguire il premier Conte. Posto d’onore per l’architetto e senatore a vita Renzo Piano che il nuovo ponte ha pensato e realizzato con il consorzio tutto italiano Salini-Impregilo-Fincantieri.  Risorgere da una tragedia in appena due anni. In nome di chi non c’è più, di chi è sopravvissuto e deve andare avanti. Di un intero paese, anche. E’ una metafora di tante “storie” il nuovo ponte sulla Val Polcevera che si chiamerà “Genova-San Giorgio”. Il Capo dello Stato le saprà rappresentare tutte, una per una. 

Senza verità né accordo

In prima fila, lunedì, ci saranno anche dieci ministri. Il punto è che nessuno di loro potrà dire di chi è stata la responsabilità del crollo del ponte e delle 43 vittime perché l’inchiesta giudiziaria conta una ventina di indagati ma non è arrivata neppure alla chiusura delle indagini. E nessuno di quei ministri potrà dare garanzie in relazione al dossier politico-amministrativo che ha accompagnato i due anni di ricostruzione del ponte: chi gestirà e come la maggior parte della rete autostradale del paese. Perché dopo “aver preso a ceffoni i Benetton” e aver sbandierato “tutto fatto e risolto, cacciata Aspi”, ancora non c’è nulla di scritto e chiaro.

Il ministro De Micheli aveva detto, il 15 luglio dopo il consiglio dei ministri fiume terminato alle cinque del mattino, che “entro il 23 luglio ci sarebbe stato il Piano economico e finanziario ed entro il 27 la firma sul Memorandum, l’accordo di cessione” da parte di Aspi a Cassa depositi e prestiti.

Sono passate entrambe le scadenze e ieri sera, dopo un incontro tra Aspi, Mit e Mef e la Presidenza del Consiglio, è uscito un nuovo comunicato dagli uffici del Ministero delle Infrastrutture in cui si rinvia al 5 agosto per la definizione dell’accordo e si precisa che “in caso di mancato rispetto degli impegni negoziali assunti è prevista la risoluzione del rapporto concessorio per grave inadempimento”. Siamo, quindi, ancora a due settimane fa, alla minaccia della revoca della concessione. Significa che molti restano tuttora i passaggi da definire. L’accelerazione della prima metà di luglio era nata proprio per arrivare al 3 agosto, alla cerimonia di inaugurazione, con il dossier chiuso dopo due anni di polemiche e stop and go. Adesso, invece, “entro lunedì 3 agosto ci sarà una lettera della competente direzione del Mit con cui saranno formalizzati alcuni rilievi emersi dallo studio del Piano economico finanziario presentato il 23 luglio da Aspi e non corrispondente alla condizioni precedentemente definite”.  

Il costo dei pedaggi non sarà tagliato

Poi se parli con i tecnici del Mit ti spiegano che si tratta di una “accelerazione” e che “va tutto bene”. In realtà l'affaire deve essere ancora definito nei particolari visto che, appunto,  alcuni elementi del Pef (il Piano economico finanziario) inviato il 23 luglio non corrispondono “alle condizioni precedentemente definite”. Assomiglia più ad uno stallo. L’ennesimo.  Con tre  grandi motivi di imbarazzo da parte del governo: l’operazione non sarà così conveniente come sembrava e lo Stato alla fine potrebbe sborsare una ventina di miliardi, per l’appunto il valore delle penali in caso di recessione; il costo dei pedaggi non potrà essere ridotto perché l’operazione non sarebbe più possibile per Cassa Depositi e prestiti che rileverà la maggioranza di Aspi e che, gestendo  i risparmi dei pensionati italiani,  ha l’obbligo per legge di investire solo in operazioni vantaggiose.  Non a rischio perdita. Abbassare i pedaggi fa saltare i conti economici dell’operazione. Infine, il terzo motivo di imbarazzo emerso ieri riguarda gli investitori istituzionali dell’operazione e che sembravano non aspettare altro: Poste italiane non sono mai state nella partita autostrade. Parola dell’ad Matteo Del Fante.  L’abbattimento del prezzo dei pedaggi è stata una delle grida di battaglia dei 5 Stelle in questa storia. Un po’ come la sconfitta della povertà annunciata a settembre 2018 dal terrazzino di palazzo Chigi.    

Siglare l’intesa

L’obiettivo resta di siglare l’intesa il prossimo mercoledì 5, una volta spenti i riflettori sull’inaugurazione del Ponte. Il fatto che sia stato precisato e sottolineato che su tutto l’accordo pende ancora la spada di Damocle della revoca, dimostra che l’intesa è ancora in alto mare. E non è certo opportuno fare questioni alla vigilia della solenne inaugurazione.

Il nodo è appunto la trattativa tra Aspi e la sua controllante Atlantia con Cassa depositi e prestiti per definire l’accordo “Memorandum of understanding” con cui far partire ufficialmente il percorso verso la nuova Aspi pubblica.

Il comunicato di ieri sera parla di “articolazione puntuale dell'accordo negoziale”. Nero su bianco anche gli oneri compensativi per il Ponte Morandi pari a 3,4 miliardi di euro, con lo Stato che deciderà liberamente la destinazione di queste risorse. Una settimana fa Autostrade per l'Italia ha inviato al ministro  Paola De Micheli un documento molto importante, il Piano economico e finanziario con quasi 300 pagine di dettagli numerici. “Il piano economico e finanziario che ci ha inviato Aspi é enorme, alcune cose sono coerenti. Abbiamo 2-3 cose da sistemare” aveva detto la ministra dei Trasporti, anticipando di fatto come alcuni aspetti da limare ci siano. Ballano una ventina di miliardi: i 3,4 miliardi per le opere compensative previsti da Aspi; i 7,2 miliardi destinati ad opere cantierabili e i 9 miliardi di debiti di Aspi. Saranno a carico di Cassa Depositi e prestiti o della vecchia proprietà? Resta “confermata la rinuncia da parte del concessionario (Aspi, ndr) ad ogni contenzioso pendente”. Ma chi pagherà i risarcimenti civili alle vittime in caso di condanna? 

L’ingresso di Cdm

Ci sono continui incontri tra Cdp e Aspi e ci sarebbe una trattativa in corso per smussare le distanze, con confronti definiti “interlocutori” da fonti vicine al dossier. Il documento chiave è il Memorandum of understanding per definire che dovrà dare l’avvio all’operazione. ed individuare le tempistiche del passaggio i consegne e della proprietà. Nel frattempo proseguono le interlocuzioni tra Atlantia e Cdp per definire il memorandum of understanding che dovrà dare l'avvio all'operazione. Nell'ultima controproposta inviata nella notte da Atlantia, la società ha proposto una versione totalmente aderente all'accordo raggiunto col governo la notte del 14 luglio, ovvero un'operazione a fasi, partendo dall'aumento di capitale con ingresso di Cdp, vendita di un pacchetto del 22% a soci istituzionali e successiva scissione di Aspi da Atlantia e quotazione in Borsa. Uno schema diverso dalla proposta inviata venerdì scorso da Cassa che prevede passaggi molto ravvicinati (scissione, quotazione e aumento di capitale al prezzo dell’offerta pubblica iniziale) con l'obiettivo di assicurare la massima trasparenza e il prezzo più giusto possibile. Si stima che Cdp dovrà sottoscrivere un aumento di capitale pari a circa 3-4 miliardi. Poi dovrebbero intervenire gli investitori istituzionali con le manifestazioni di interesse. Si parla ancora del fondo sovrano del Qatar, del gruppo australiano Macquarie, della società finanziaria Blackstone e delle casse previdenziali. L’ad di Poste Italiane Matteo Del Fante ha invece specificato di essere “sorpreso” circa le voci di un loro ingresso in Aspi. “Non è nella road map di Poste”.  Non è escluso che indirettamente Aspi possa rientrare tra gli investimenti che Poste Vita fa in fondi per le infrastrutture. 

L’inferno ligure

Sicuramente non aiuta la definizione del dossier il caos che si è creato lungo le autostrade liguri per via dei lavori supplementari richiesti dal Mit ad Aspi. Si tratta delle verifiche alle onduline che rivestono le gallerie liguri. Aspi aveva proceduto alla verifica nei mesi del lockdown. A metà maggio il dirigente del Mit Placido Migliorino (molto vicino ai 5 Stelle)  che si occupa della Liguria ha preteso una nuova verifica con nuovi criteri. Da qui l’ingorgo costate e quotidiano  arrivato sino ad oggi. Migliorino ha chiesto la nuova verifica sula base di una circolare del 1967. Il governatore della Liguria Giovanni Toti ha in un promo tempo denunciato Aspi e Mit. Negli ultimi giorni ha concentrato le sue attenzioni soprattutto sul Mit che a sua volta le fa ricadere su Aspi. Un poco serio scaricabarile sulle spalle degli utenti. L’altro giorno Migliorino l’ha messa così: “Mi scuso con gli automobilisti di essere stato anch'io una causa di code e rallentamenti. Se l'abbiamo fatto è perché non c'era alternativa: abbiamo messo la sicurezza prima della mobilità. Mi scuso se vi sto facendo arrivare un po' in ritardo, però almeno il ministero vi sta facendo arrivare”. Oggettivamente difficile in questo garbuglio capire chi abbia ragione.