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[Il ritratto] Il ritorno di Pecoraro Scanio, l’ex ministro vanitoso passato con i Cinque Stelle: “Sono populista”

Probabilmente sarà candidato alle Europee con il Movimento che appoggia dal 2013. Ha cantato a Sanremo, ha ballato a Furore, si è esibito con Aida Yespica al Bagaglino e per non farsi mancare niente ha fatto pure un coro ad Alessandra Mussolini da Maurizio Costanzo. Più di una volta è stato criticato all’interno del partito dei Verdi per la sua gestione definita «personalistica». Lo accusavano di essere troppo vanitoso. E lui alla fine rispose che «sì, è vero, ma lo sono a modo mio. La mia vanità non è nell’apparire, ma nel persuadere. Vedere l’interlocutore battuto, l’ascoltatore sedotto: ecco la mia vanità»

[Il ritratto] Il ritorno di Pecoraro Scanio, l’ex ministro vanitoso passato con i Cinque Stelle...

Per la serie "chi si rivede" ecco a voi Alfonso Pecoraro Scanio, già ministro dell’Ambiente nell’ultimo governo Prodi durante il gran calderone dell’emergenza rifiuti a Napoli, trombato alle elezioni del 2008 e dal 2009 riparato in seconda fila come docente di Politiche dell’ambiente ed ecoturismo all’università Bicocca di Milano. Adesso dovrebbe essere candidato nelle liste dei Cinque Stelle alle Europee. Se n’erano quasi perse le tracce e un po’ di cose ce n’eravamo dimenticate.

E probabilmente non molti di noi ricordano che nel mezzo della bufera sui rifiuti, con una mozione di sfiducia delle opposizioni che lo ritenevano tra i principali responsabili di quella sciagurata crisi, proprio Beppe Grillo aveva preso le sue difese, sostenendolo a spada tratta. Anche per questo è difficile accusarlo di essere un convertito dell’ultima ora. Pecoraro Scanio in quel governo era il ministro che diceva di no. E lo diceva quasi a tutto: no agli inceneritori, no al decreto di istituire 4 discariche, al vertice Nato a Napoli, al fumo nei parchi napoletani in presenza di donne in cinta e di bambini, agli ogm, all’intervento italiano in Afganistan, no al ponte sullo Stretto, al tunnel della Val di Susa, alla pesca del tonno rosso, all’albero di Natale, e a tante altre cose ancora che non riusciamo a tenere il conto.

La prima volta che Pecoraro Scanio è riapparso sui taccuini dei cronisti era a governo del cambiamento appena fresco di nomina, quando lo beccarono nei corridoi del Senato che salutava Casalino: «Bello Rocco, in bocca al lupo!». Spiegò che gli piacevano i Cinque Stelle perché «sono il partito più ambientalista d’Europa». E che il 4 marzo li aveva votati, come già nel 2013: «M5S alla Camera, e Leu al Senato». E il pd? «No, per carità. E’ un partito che sta con gli industriali. Io sono populista ed ecologista». Anche se, ammise, lui fino all’ultimo aveva sperato in un governo dei grillini con i dem: «Poi Renzi si è messo di traverso e così è nata l’alleanza gialloverde». In ogni caso è pur vero che il suo percorso politico è molto più compatibile con i Cinque Stelle di quello di tanti altri capitati nel Movimento da vie traverse.

A vent’anni era già impegnato in politica come radicale non violento, prima ancora di fondare l’associazione del partito di Pannella a Salerno: ambientalista, vegetariano, presidente nazionale della Federazione dei Verdi dal 2 dicembre 2001 al 19 luglio 2008, pacifista e fermo sostenitore di un riconoscimento dei diritti per le coppie di fatto. Grande frequentatore di palcoscenici tv e non solo, ha cantato a Sanremo, ha ballato a Furore, si è esibito con Aida Yespica al Bagaglino e per non farsi mancare niente ha fatto pure un coro ad Alessandra Mussolini da Maurizio Costanzo. Più di una volta è stato criticato all’interno del partito dei Verdi per la sua gestione definita «personalistica». Lo accusavano di essere troppo vanitoso. E lui alla fine rispose che «sì, è vero, ma lo sono a modo mio. La mia vanità non è nell’apparire, ma nel persuadere. Vedere l’interlocutore battuto, l’ascoltatore sedotto: ecco la mia vanità».

Nel 2000, quando era ministro delle Politiche Agricole nel governo Amato, divenne pure famoso per aver confessato pubblicamente a Panorama la sua bisessualità. Quell’anno a Roma c’erano sia il Giubileo che il World Pride, che lui disse che andava celebrato. E dal corteo gay partì un coro: «Pecoraro vieni giù che sei frocio pure tu». Al giornalista che gli chiedeva di rispondere, spiegò che lui si sentiva «un uomo mediterraneo che conserva in sé la tradizione greco-romana. Sono bisessuale». E subito dopo a Vanity Fair ci scherzò su: «Da quando sono uscito allo scoperto, acchiappo di più». Prese le sue difese Marina Ripa di Meana: «Ha un aspetto epico da ragazzo di vita pasoliniano: riccetti neri, occhi malandrini, parola abrasiva». Per una settimana non si parlò d’altro. Oggi, diciotto anni dopo, riconosce che le donne «sono una favola», ma conferma di preferire gli uomini. Con vista pure su possibili nozze: «Una volta avrei detto che era meglio una donna per fare un matrimonio, visto che sono anche cattolico. Oggi però ci sono le unioni civili. Quindi forse preferirei queste».

Tra una provocazione e l’altra Pecoraro Scanio è sempre stato abilissimo a far parlare di sé. Ma non sono state solo provocazioni. Così come nella sua vicinanza al grillismo non c’è traccia di opportunismo, e questo gli va riconosciuto. In tempi non sospetti, lui scriveva nel suo blog: «Il Movimento Cinque Stelle ha un programma che ricalca tutte le priorità storiche dei Verdi, dai rifiuti zero al No-Ogn, dalle rinnovabili alle auto elettriche, fino a riprendere lo slogan di quando fondammo le liste verdi: né a destra né a sinistra, ma avanti». Era il 2013, 15 febbraio. Prima delle elezioni.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno, editorialista    
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