Pd, Zingaretti scarta: mi dimetto. Parte pressing per confermarlo

Pd, Zingaretti scarta: mi dimetto. Parte pressing per confermarlo
di Askanews

Roma, 4 mar. (askanews) - Nicola Zingaretti spariglia, di fronte alla guerriglia ormai quotidiana delle minoranze il segretario Pd sceglie la mossa a sorpresa delle dimissioni, lo fa usando toni duri nei confronti del suo stesso partito. Uno scarto che - assicurano in molti - il leader non aveva anticipato praticamente a nessuno, se non alla sua cerchia strettissima, nemmeno il vice-segretario Andrea Orlando - riferiscono - sarebbe stato a conoscenza della decisione annunciata via Facebook a metà pomeriggio. Massima, a questo punto, l'incertezza sul prosieguo. Subito è partito il coro di dichiarazioni di solidarietà e di appelli a restare e sono in molti a scommettere su questo esito all'assemblea del 13-14 marzo. Ma i parlamentari più vicini a Zingaretti garantiscono che il segretario "non sta giocando" e che "le dimissioni resteranno sul tavolo" in ogni caso.Il leader Pd parla di "stillicidio" e va giù duro: "Mi vergogno che nel Pd da 20 giorni si parli solo di poltrone e primarie". E ancora: "Ho chiesto francezza, collaborazione e soldiarietà pe fare subito un congresso politico sull'Italia. non è bastato". Ma "la guerriglia quotidiana ucciderebbe il Pd" e allora "visto che il bersaglio sono io, per amore dell'Italia e del partito non mi resta che fare l'ennesimo atto per sbloccare la situazione". Dimissioni dunque, e "ora tutti dovranno assumersi le proprie responsabilità".Il primo a chiedere di restare è Matteo Ricci, il coordinatore dei sindaci Pd, ma poi è praticamente un coro unanime, anche se Base riformista aspetta la fine della giornata per unirsi all'appello a restare. A chiedere di rimanere sono un po' tutti: Andrea Orlando, Roberto Gualtieri, Luigi Zanda, il capodelegazione Pd al parlamento Ue Brando Benifei, Cesare Damiano, Dario Franceschini, Gianni Cuperlo. Quindi, nel tardo pomeriggio, anche Graziano Delrio e poi Lorenzo Guerini e Andrea Marcucci. Solo Matteo Orfini rimane in silenzio.I giochi si faranno all'assemblea e, appunto, la convinzione diffusa è che Zingaretti abbia voluto giocare una mossa per mettere all'angolo la minoranza e costringerla a confermarlo segretario, stroncando così quel "logoramento" che i suoi denunciano. Spiega ancora il parlamentare zingarettiano: "Lui aveva aperto alla discussione congressuale, ma loro hanno rilanciato dicendo 'si fa dopo le amministrative'. Ma questo significa che l'obiettivo è un logoramento inaccettabile". Dunque, "l'assemblea è sovrana, deciderà se eleggere un reggente che porti al congresso appena la situazione sanitaria lo permetterà o se eleggere un vero e proprio nuovo segretario fino al 2023". Il fronte di maggioranza proverà appunto a confermare Zingaretti, ma a questo punto bisognerà attendere per capire davvero se il leader sarà disponibile.