[L’intervista] “Il Pd resta unito solo se saprà essere fedele al progetto riformista”

Investimenti fuori dal deficit e accordo sui migranti. Ecco perchè ci dobbiamo fidare della Nuova Europa. Simona Bonafè: "Scissione di Renzi? “Aspettiamo la Leopolda. Ma è dal 2014 che se ne parla…”. Un “grave errore strategico” privare la Toscana, che andrà a votare a primavera, di referenti nel governo.

Zingaretti e Renzi
Zingaretti e Renzi

“Il Pd resta unito solo se saprà restare fedele al progetto riformista e alla vocazione maggioritaria per cui è nato undici anni fa”. E’ come se stesse vivendo una doppia vita, Simona Bonafè.  Come segretario regionale (toscano) del Pd vive il tormento per la scommessa “seppur necessaria”del governo con i 5 Stelle, il rischio di politiche “solo” di sinistra e le voci, tornate insistenti, di una scissione questa volta firmata da Matteo Renzi. Come vicepresidente del Partito Socialista Europeo (S&D) è protagonista del “nuovo clima positivo” che si respira a Bruxelles per cui l’Italia potrebbe presto beneficiare di maggiore attenzione. Il nostro Paese, spiega Bonafè intervistata da Tiscalinews “da causa sta diventando la soluzione del problema”.

Quanto è grave l’assenza di sottosegretari e ministri toscani nella squadra di governo?

“Sono molto rammaricata per la mancanza di referenti a tutti i livelli dell’esecutivo. E’ chiaro che ministri e sottosegretari sono anche i terminali nel governo di un determinato territorio per raggiungere obiettivi e risolvere  problemi. Come segretario regionale mi spiace che questa sia stata vista come una rivendicazione campanilistica: è riduttivo e strumentale. In una parola sbagliato”.

C’è chi parla di “punizione al renzismo”…

“Non è un problema di presenza di “renziani”. La Toscana è strategica per il Pd nazionale, in termini di voti e di consenso. Alle Europee e alle amministrative abbiamo tenuto testa alla Lega. E questo grazie ad una classe dirigente preparata e attiva. Dunque, se è stato fatto un torto, è stato fatto a tutto il Pd”.    

Eppure la territorialità era uno dei criteri imposti da Zingaretti al tavolo della formazione del governo. E la Toscana, che andrà a votare nella prossima primavera, ha molti dossier fermi nei ministeri specie nei trasporti e nelle infrastrutture. Nuova benzina per la campagna elettorale di Salvini nella regione?

“Vorrei chiudere qui questa polemica. Auguriamo buon lavoro a tutto il governo e siamo sicuri che i nostri parlamentari sapranno veicolare e farsi portavoce delle necessità della regione. Ciò detto, è bene chiarire che le decisioni sono state prese sui tavoli nazionali (dove sedevano solo i capi corrente, ndr). Sottolineo anche quanto Salvini stia investendo in questa regione in comizi e serate”.

Simona Bonafè (Ansa)

Lei è ancora una “renziana” doc?

“Se per renzismo s’intende quella carica riformista, europea e modernizzatrice messa in campo dai governi del PD, sono e rivendico di essere renziana”.

Ci sarà la scissione di cui si parla da settimane e sempre di più negli ultimi giorni? Ettore Rosato, un fedelissimo di Matteo Renzi, ieri è arrivato a parlare di “separazione consensuale”.

“Della scissione di Matteo Renzi dal Pd se ne parla da troppo tempo, dal 2014 almeno se non sbaglio. Dunque non mi pare più una notizia e mi sottraggo volentieri al dibattito.  Vedremo alla Leopolda che succede…”.

L’appello di Franceschini è stato molto forte, ha detto a Renzi, “questa casa è la tua e la nostra casa”.E se dovesse accadere?

“Il Pd è casa mia ma voglio che resti quella forza riformista a vocazione maggioritaria per cui è nata nel 2007, un punto di riferimento anche per il mondo moderato e produttivo del paese senza cedere alla sirene assistenzialiste e antisviluppiste”.

Matteo Richetti, un altro esponente del primo renzismo, ha lasciato il Pd perché giudica "ipocrita e ambigua" l'alleanza con i 5 Stelle. La presenza di Conte, Di Maio e Fraccaro a palazzo Chigi sono, a suo dire, la prova della continuità con il Conte 1. Lei come giudica l'alleanza politica con i 5 Stelle al governo?  

“Non è un mistero che io non sia entusiasta ma sono altresì consapevole che questo governo è una strada obbligata che resta anche molto in salita. L’alternativa sarebbe stata l’uscita dalla Ue, l’aumento dell’Iva e Salvini a torso nudo al Papeete in campagna elettorale a chiedere pieni poteri. Credo che quello che è successo oggi a Pontida abbia fatto riflettere molti. In questi giorni ho girato nelle nostre Feste dell’Unità, il nostro popolo è spiazzato e disorientato. Dunque adesso è urgente che il governo realizzi misure per la crescita economica e dia risposte all’insicurezza economica e sociale del paese”.

Quanto urgente?

“Misure che dovranno essere contenute nella legge di bilancio. Ad ogni modo abbiamo già due risultati di questo governo: siamo tornati nella Ue e il calo dello spread ci ha già fatto risparmiare 3-4 miliardi di interessi sul debito pubblico.

Cosa pensa della scelta di Calenda?

“Con Calenda continuo a collaborare nel gruppo dei Socialisti & Democratici al parlamento europeo”.  

Teme che questo governo possa fare politiche troppo a sinistra e abbandonare la stagione del riformismo che è il motivo per cui il Pd è nato undici anni fa? 

“Non è mio costume fare il processo alle intenzioni e avremo questa risposta molto presto con i contenuti della manovra. Ripeto che il Pd è quel progetto di cui parlavo prima, un partito riformista a vocazione maggioritaria e alternativo alla destra. Se cambia i connotati diventa altro. Il Pd deve lavorare per annullare le disuguaglianze ma deve anche dare risposte al mondo produttivo”. 

Veniamo all'Europa. Conte e soprattutto il ministro economico Gualtieri parlano di “capitale di fiducia” di cui gode l'Italia. Ci può spiegare di cosa si tratta?

“In quattordici mesi l’Italia è passata da essere laboratorio dei sovranismi al paese che ha dimostrato che i sovranismi possono anche essere molto efficaci nella propaganda ma poi non reggono alla prova di governo. L’Italia, specie se vista in simmetria con la Brexit, stava diventando un grosso problema per l’Europa. Invece adesso è parte della soluzione. A Bruxelles sono tutti consapevoli che l’Europa è monca senza l’Italia. E noi sappiamo che l’Italia non esiste senza Europa”. 

Lei che conosce i riti e anche i tempi della macchina Europea, in che modo questo “capitale di fiducia” ci può aiutare a scrivere una manovra equa, non restrittiva, che dia crescita, non faccia troppo deficit e copra anche i 23 miliardi dell’Iva? 

“A Bruxelles si respira veramente un clima nuovo. Se le grandi famiglie politiche europeiste non vogliono che alle prossime elezioni l’Europa diventi a trazione sovranista, devono per forza decidere in favore di politiche di rilancio a partire dalla modifica delle regole del patto di stabilità per scorporare gli investimenti dal calcolo del deficit. E’ la battaglia dei prossimi mesi”.

Un esempio di questo “clima nuovo”?

“La presidente Von der Leyen ha parlato per esempio di un New Green Deal non solo per mettere in sicurezza il pianeta ma come cambiamento radicale in tutte le politiche europee. Per favorire la transizione verso un nuovo modello più sostenibile serve liberare gli Stati per investimenti nell’ambito della ricerca, dei trasporti, dei modelli produttivi, delle smart city. E’ una battaglia tutta da fare ma adesso siamo in condizione di poterla fare anche per la presenza nella commissione di Gentiloni con il portafoglio agli Affari economici e monetari”.  

I giornali di destra oggi (ieri, ndr) hanno titolato "porti aperti ai migranti” dopo che il governo ha dato alla nave Ocean Viking il porto sicuro di Lampedusa. Salvini ha istigato il pratone di Pontida con la solita narrazione dell’invasione e i giornalisti sono stati insultati. Giudica sufficiente l'accordo verbale raggiunto tra Italia, Francia e Germania più altri paesi volenterosi per  redistribuire subito chi sbarca in Italia?

“Spero. Comunque stiamo lavorando per questo obiettivo. Siamo tornati al punto in cui eravamo 14 mesi fa quando la redistribuzione dei migranti nei paesi Ue era nei fatti un tacito accordo in nome della solidarietà. Alla prima uscita europea del governo Conte quel tacito accordo divenne facoltativo. Da allora il ministro dell’Interno Salvini  non ha più partecipato ad alcun vertice europeo dei ministri dell’Interno che aveva all’ordine del giorno il dossier migrazioni e migranti e ha stretto alleanze con i paesi di Visegrad che si oppongono alla distribuzione obbligatoria e alla revisione del sistema di Dublino. Adesso, invece, anche Dublino è tornato in agenda”.

Ma i Visegrad, Polonia e Ungheria in testa, continuano ad opporsi e non ci saranno mai i numeri per approvare la modifica del Trattato.

“Se così sarà, scatteranno i tagli ai fondi europei destinati a quei paesi. Anche questo punto è in agenda. Difficile tornare indietro”.