Il Pd cala il jolly per conquistare la Puglia: Taranto Capitale Green e Ilva decarbonizzata. Ma c’è il rischio boomerang

Il progetto è stato presentato da ben tre ministri: uscire dal ciclo del carbone ma stessa produzione e stessi posti di lavoro. Gualtieri: “Se AM non ci sta, cerchiamo un altro interlocutore”. Il punto è che Ilva è la grande dimenticata di questa campagna. Fino a ieri. Emiliano cerca così di pescare voti tra i grillini che la volevano chiudere anni fa. E accusa Scalfarotto, candidato di Italia Viva, Azione e +Europa

Il Pd cala il jolly per conquistare la Puglia: Taranto Capitale Green e Ilva decarbonizzata. Ma c’è il rischio boomerang

Preoccupa la Toscana che però alla fine se la dovrebbe cavare. Preoccupa la Puglia perché sarebbe la certificazione di  un fallimento - la scelta unilaterale del Pd di puntare tutto sul governatore Emiliano - e di un tradimento: l'ostinazione dei 5 Stelle per andare da soli, snobbando l'alleanza con il Pd nonostante le indicazioni opposte dei vertici. E allora, ad una settimana dal voto, la war room del Nazareno nella persona del segretario organizzativo Nicola Oddati ha messo in campo l'artiglieria pesante. Ha scelto la munizione più potente. Quella con maggiore carica e effetti collaterali. Ma anche la più rischiosa. Perché fare promesse elettorali sul destino dell'Ilva di Taranto e garantire la "decarbonizzazione dell’impianto" senza spiegare come e quando ma solo con quali soldi (quelli del Recovery fund) può diventare anche un boomerang. E un'arma a doppio taglio. Non è un caso se il dossier Ilva non è in cima alle agende della campagna elettorale degli otto candidati governatori. Troppo delicata la faccenda, troppe le variabili non controllabili, troppi gli anni - dal 2012 - girati a vuoto,  troppe famiglie e posti di lavoro coinvolti. Con grande coraggio il Pd invece si mette a fare promesse. Alzando la palla al governatore, seguendo cioè la linea di Emiliano, vale a dire decarbonizzare tutto ma anche andare oltre un destino, quello della città di Taranto, vincolato solo alla siderurgia. Che poi vuol dire anche, forse soprattutto, tentare di andare a pesca tra quell’elettorato pugliese grillino che Emiliano è convinto di aver già convertito a sè. A dispetto del 12% che i sondaggi continuano ad assegnare alla candidata pentastellata Laricchia che ha alzato muraglie contro l’ipotesi di dover rinunciare in favore di Emiliano.

Il progetto Taranto

Si chiama "Taranto capitale del green new deal" e fa diventare il dossier Ilva, da un anno e mezzo acquistata da Arcelor Mittal,  il progetto pilota non solo del Recovery fund italiano ma del Green new deal europeo. Sono due pagine ma Oddati chiama al tavolo, per presentarle, ben tre ministri: Roberto Gualtieri e Giuseppe Provenzano in presenza, Francesco Boccia da remoto.  Artiglieria pesante, appunto. Munizioni a salve?
La premessa che si legge sul documento dice tutto:  “Oggi una vera e propria svolta ecosostenibile, radicale e profonda, è indispensabile, per Taranto, per l'Italia, per l'Europa. Una svolta green che riesca finalmente ad armonizzare le esigenze produttive e il diritto inderogabile alla salute dei cittadini e dei lavoratori: è questa l'unica premessa possibile, peraltro, per una vera e duratura salvaguardia del lavoro”. Progetto condivisibile al cento per cento. Come si ottiene?

Quattro obiettivi

Il Pd “impegna” il governo su quattro punti.  Il primo: “Fare al più presto una verifica dell'attuale impianto produttivo per poter verificare da subito quanto è ancora possibile produrre con quell’impianto, in attesa della necessaria riconversione green, senza rischi inaccettabili per la salute di cittadini e lavoratori e salvaguardando, in ogni caso, i livelli occupazionali mediante la creazione di altri strumenti occupazionali”. In pratica cassa integrazione, altro tipo di assistenza o altri posti di lavoro. Il secondo punto prevede “la progettazione, con la partecipazione dei cittadini, della progressiva decarbonizzazione dell’impianto utilizzando il Just Transition Fund e il Recovery Fund”.  Il punto 3 parla di “rafforzare il cantiere Taranto che dovrà spazzare via la monocultura dell’acciaio e il suo ricatto occupazionale”. Il Cantiere Taranto è in sostanza un piano di sviluppo alternativo - ad esempio la immediata accelerazione delle modifiche e investimenti in attività produttive non inquinanti  - che potranno benefiche di fiscalità agevolata e altri sconti e agevolazioni”. Il punto 4 è un classico delle campagne elettorali e dei tavoli di crisi quando è necessario prendere tempo: “Istituire un tavolo per l'accordo di programma che realizzi tutto quanto previsto nel piano del Pd per la Taranto Verde e Capitale del Green new deal”.

I magistrati e Taranto, una storia 

Parole di miele per i grillini che da sempre sostengono la necessità della chiusura dell’impianto di Taranto per farci, alternativamente, coltivazioni di cozze e altri progetti simili. Parole severe con l’attuale proprietà (Arcelor Mittal) ma soprattutto molto dure con chi, cioè lo stesso Pd, i governi Renzi e Gentiloni, i ministri Calenda e Bellanova, avevano trattato ingresso, piani di bonifica e sviluppo con Arcelor Mittal. Nel 2018 la vittoria dei 5 Stelle ha bloccato tutto. L’ex pm Emiliano al governo della regione ha bocciato quasi tutti i progetti. Il governo giallo verde, Di Maio ministro al Mise, ha tenuto fermo un anno (dal 2018 al 2019) il vecchio progetto salvo poi farlo ripartire con qualche posto di lavoro in più ma una cosa fondamentale in meno: lo scudo penale per gli amministratori che devono procedere alle bonifiche. Uno scudo giustificato dal fatto che operando in una zona sotto sequestro giudiziario dal 2012, i manager chiedevano la garanzia di non finire indagati ogni volta che facevano un passo oltre il necessario.

Un giorno poi sarà utile capire come e quanto la magistratura ha giocato un ruolo decisivo in tutta questa storia. Basti dire questo: nel 2017 si era candidato a sindaco il primo procuratore del dossier Ilva (Franco Sebastio) che nel 2012 fece mettere sotto sequestro l’area industriale per inquinamento; Sebastio (supportato da Rifondazione e altre liste ambientaliste) non ce la fece (fu eletto Rinaldo Melucci, Pd) e al suo posto in procura è arrivato, da Trani, il collega Capristo che il 20 maggio scorso è stato arrestato per truffa (avrebbe fatto pressioni su alcuni colleghi della procura di Trani dove è stato il capo).

L’emozione del sindaco

Ma quello della magistratura è solo un inciso utile per ambientare al meglio il dossier Ilva. Proprio il sindaco Rinaldo Melucci ieri, collegato da Taranto, ha commentato “emozionato” il documento del Pd  perchè “finalmente è stato spazzato via il tabù della decarbonizzazione, usciamo dalla teoria e andiamo sul concreto”. Il ministro Boccia, pugliese, in piena campagna per il suo capocorrente (Emiliano) ha rimarcato come non sia “un caso che il Pd si ritrovi dalla parte della comunità tarantina”. E’ Boccia che tira la zampata elettorale: “Non per sfiducia nei confronti del sottosegretario Turco (M5s, ndr) ma al tavolo Taranto serve più Pd”. Traducendo, ad una settimana dal voto: “Elettori 5 Stelle, il voto utile anche per il futuro di Taranto è quello per il Pd”. L’entusiasmo del sindaco fa il paio con quello del ministro Provenzano, da sempre favorevole alla chiusura dell’impianto, che ha elencato i progetti per andare oltre l’acciaio, i piani B in supporto ad una progressiva diminuzione della produzione: “L’economia del mare, del porto, l’enogastronomia, cultura, servizi”. E una tassazione agevolata, questa già approvata dal governo.

Le promesse di Gualtieri

Il ministro economico resta “solo” al tavolo della conferenza stampa al Nazareno (Boccia si è scollegato e Provenzano deve portare il figlio a scuola). I toni sono più concreti. Il Green new deal “scommette sull’acciaio verde”, sono in essere “investimenti sull’idrogeno”,  “decarbonizzazione, rilancio e risanamento dell’area sono gli step di una strada difficile ma obbligatoria” i cui capisaldi sono “il mantenimento pieno dei livelli occupazionali e produttivi”. Il punto è che nel giorno di Taranto capitale verde nessuno spiega tempi e modi della riconversione che i tecnici più ottimisti stimano in una decina d’anni. Così come la “via dell’idrogeno è ancora molto in fase sperimentale”. I soldi poi: chi ce li mette? Anche per Taranto la prospettiva è una società mista pubblica e privata. “La trattativa con Invitalia va avanti” assicura Gualtieri. E se Mittal non dovesse accettare il progetto di decarbonizzazione totale?  “Troveremo un altro interlocutore” ha detto a voce bassa il ministro economico. Che, è bene precisare, ha risposto a tre domande mentre cercava di conquistare a passo svelto l’uscita del Nazareno. Il segretario generale della Uilm, Rocca Palombella, ha definito il piano “fumoso”. La Cgil ha parlato di “apprezzabili” intenzioni. Per la Cisl Fim locale resta la preoccupazione: “Non possiamo continuare a vivere di cig”.

Coincidenze elettorali. E non solo

Il Piano Taranto diventa quindi l’artiglieria pesante dem per la campagna elettorale in Puglia. Ma è anche una necessità per coprire la notizia di queste ore che rimanda in alto mare la cessione di Autostrade a Cassa Depositi e Prestiti quando un mese e mezzo fa era stata chiusa e archiviata “tirando ceffoni ai Benetton”. L’artiglieria pesante rischia a volte di essere un boomerang.  C’è da dire i sette competitor di Emiliano non hanno commentato il piano. In generale  evitano di fare di Ilva un tema da campagna elettorale. Persino la candidata Laricchia (M5s) preferisce parlare di “internazionalizzazione e digitalizzazione applicate all’agricoltura”. Ivan Scalfarotto, candidato con Italia Viva, Azione e + Europa,  si occupa di sanità e “utilizzo immediato dei soldi del Mes per rafforzare il sistema sanitario pugliese”. “Alternativo a tutti i populismi” è il suo claim. In questi giorni si alternano in Puglia Renzi, Rosato, Calenda, Bellanova, i big della coalizione ma anche coloro che nel 2018 avevano trovato una strada percorribile per Ilva che oggi, invece, produce 3 tonnellate e mezzo di acciaio contro le 8 previste e tiene in cassa integrazione l’80 per cento della forza lavoro. Fitto, che sente già la vittoria in tasca, non parla proprio di Ilva e ha centrato il programma su cultura e turismo. Emiliano punta al voto utile e alterna le accuse a Italia Viva (“farmi perdere è l’unico progetto politico di Renzi e Calenda”) al corteggiamento dell’elettorato 5 Stelle. I sondaggi lo danno un po’ indietro. Meglio anche per lui non esporsi con Ilva.

La rabbia di Bentivogli e la scelta del Pd

Proprio ieri su La Repubblica Marco Bentivogli, l’ex leader della Cisl-Filt che per anni ha seguito il dossier Ilva, ha scritto un commento durissimo e amaro su “La scomparsa di Ilva”. Dopo aver spiegato che “la decarbonizzazione (a idrogeno o altro) non sarà possibile prima del 2026” ed aver chiesto che succede da qui ad allora, cioè cassa integrazione per tutti, Bentivogli denuncia il paese e la sua classe dirigente che “accetta cinque anni di Cig e il totale silenzio per non disturbare le elezioni regionali e nello specifico la campagna del governatore della Puglia che da mesi non parla più di Ilva dopo aver boicottato tutte le soluzioni”. Non è una coincidenza nè una risposta a Bentivogli perchè la conferenza stampa del Pd era stata già annunciata domenica per lunedì mattina. Quindi va dato atto ai dem di essersi ricordati dei lavoratori dell’Ilva che si sentono abbandonati dal Conte 1 e dal Conte 2. Ma dopo otto anni, due pagine di progetto e tante belle parole potrebbero non essere sufficienti.