Il Pd punta su Anna Falcone, ma è nel caos. Il Centrodestra su Occhiuto. Il Centrosinistra rischia un'altra debacle in Calabria

Il Pd calabrese è diviso da faide locali e ‘storiche’ ed è tutto tranne che partito ‘democratico’, nonché allo sbando e allo sprofondo nei sondaggi

Roberto Occhiuto (Foto Ansa)
Roberto Occhiuto (Foto Ansa)

Per le regionali che, in Calabria, si terranno insieme alle elezioni amministrative di ottobre (si doveva votare lo scorso febbraio, ma il Covid ha fatto fermare le macchine), il centrodestra ha deciso il candidato alla presidenza della Regione. E’ Roberto Occhiuto, attuale capogruppo di Forza Italia alla Camera, che dunque dovrà presto lasciare il suo incarico. L'annuncio è arrivato dallo stesso Occhiuto che, a Vibo Valentia, ha incontrato i propri sostenitori. “Parto da Vibo - ha detto Occhiuto - perché con il coordinatore Giuseppe Mangialavori abbiamo fatto un lavoro straordinario in questi mesi. Abbiamo lavorato a un progetto che in questi mesi realizzeremo in favore dei calabresi. Anche gli alleati saranno a disposizione. La campagna elettorale del centrodestra sarà avvincente”. La formale ufficialità ancora non c’è (“Attendiamo con fiducia l'ufficializzazione della candidatura, che dovrà necessariamente arrivare dai leader nazionali del centrodestra” dice Occhiuto), ma era già scritto – nei patti conchiusi nei vertici di centrodestra - che la candidatura in Calabria spettasse a FI. E chi, in questo caso, meglio di Occhiuto? Serio, perbene, moderato e soprattutto calabrese che ama molto la sua terra, Occhiuto è il candidato migliore che la coalizione di centrodestra potesse esprimere, in Calabria, oltre che fratello di Mario Occhiuto, sindaco di Cosenza, una vera ‘dinastia’ locale, gli Occhiuto. Eppure, Occhiuto, raccoglie un’eredità pesante.

Una difficile eredità, quella di Jole Santelli

Quella della compianta Jole Santelli, cosentina, ex parlamentare e sottosegretaria alla Giustizia, e storica responsabile Giustizia di Forza Italia, che aveva vinto trionfalmente le Regionali del 2020. Trionfatrice con il 55,3% dei consensi contro il candidato del centro-sinistra, Filippo Callipo, fermo a un misero fermo al 30,2%, con la vittoria alle regionali, la Santelli – leonessa indomita, donna volitiva e intelligente, libera e liberale - era diventata la prima donna eletta presidente della Regione Calabria e la seconda donna eletta presidente di una regione dell'Italia meridionale (la prima fu, nei primi anni ottanta, l'abruzzese Anna Nenna D'Antonio) e la prima eletta direttamente dai cittadini, sia in Calabria che in tutto il Mezzogiorno. Purtroppo, la Santelli è prematuramente scomparsa, a ottobre del 2020, a causa di una brutta malattia (un tumore) che, troppo presto, l’ha portata via, a soli 51 anni, all’affetto dei suoi cari e dei cittadini calabresi.

Un personaggio imbarazzante, il leghista Spirlì

Deceduta la Santelli, presidente della Regione è diventato quello che era il suo vice, Nino Spirlì, un personaggio funambolico e di dubbio gusto, più noto per le sue ‘sparate’ contro “negri e froci” (lui che si dichiara omosessuale e cattolico…), per le sue cravatte e magliette improbabili e per una gestione della sanità calabrese, che gli è toccato fare durante la pandemia, non all’altezza. Leghista – non certo della prima ora – a Spirlì Salvini non ci ha pensato molto prima di dargli il benservito e stoppare le sue velleità di candidarsi. Aveva anche l’appoggio del commissario leghista locale e vicesegretario nazionale Andrea Crippa, e lui ci ha anche creduto, ma Salvini l’ha fermato. Ed ecco che si arriva, dunque, alla candidatura di Occhiuto, cui il parlamentare azzurro lavorava da mesi, pur reggendo le sorti del gruppo di FI dopo che Mariastella Gelmini è diventata ministra nel governo Draghi. Ieri, però, Occhiuto, forse per ingenuità – lui e Santelli erano ottimi amici – compie un primo mezzo passo falso. Dice che si candida per “raccogliere l’eredità della Santelli”. Le due sorelle di Jole non ci pensano un attimo e rilasciano un comunicato di fuoco in cui scrivono che “Jole non vorrebbe che il suo nome venisse usato strumentalmente per tornaconto elettorale”. Un ‘giù le mani’ dalla memoria di Jole Santelli che, dunque, Occhiuto farà bene a tenere a mente. Certo è che il centrodestra parte più che davanti, nelle regionali calabresi, parte da una solida base elettorale e gode di tutti i favori del pronostico.

Il centrosinistra e M5s, il campo d’Agramante

Anche perché il Pd, il centrosinistra o ciò che ne resta e i teorici alleati dei 5Stelle – che, in regione, non hanno alcuna voglia di allearsi al Pd nonostante Conte e Di Maio lo chiedano da mesi - sono un campo di Agramante in cui non ci si riesce a mettere d’accordo praticamente su nulla. In pratica, il Pd calabrese è diviso da faide locali e ‘storiche’ che sarebbe troppo lungo ripercorrere (e anche poco interessante), il commissario del Pd nazionale, il campano Stefano Graziano, fa da mesi quello che può (cioè poco) per mettere pace tra potenti e potentati, ‘nobili’ e ‘notabilati’, il Pd calabrese è tutto tranne che partito ‘democratico’, nonché allo sbando e allo sprofondo nei sondaggi, le elezioni locali le perde in modo sistematico (Politiche 2018, Regionali 2020, comunali varie) e, in sovrannumero, non va d’accordo né con i 5S e neppure con i centristi. Il teorico candidato del Pd, il giovane ‘talento’ Nicola Irto. Classe 1982, architetto, un curriculum di tutto rispetto con tanto di esperienze all’estero, eletto con 12 mila preferenze in consiglio regionale, per la seconda volta, nel 2020, vicepresidente del Consiglio, ‘nato’ nella Margherita, poi Pd, lato Franceschini, ora esponente di Base riformista di Lotti-Guerini, Irto si è ritirato già… due volte. Una telenovela calabra infinita e surreale sotto gli occhi di tutti.

Irto, il candidato che si è ritirato due volte

Cosa è successo lo spiega molto bene, in un retroscena, Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera di sabato 12 giugno 2021 in un retroscena intitolato “Pd, la Calabria è un caso”. “Il colpo di scena -scrive la Meli - è arrivato ieri in mattinata con post su Facebook: Nicola Irto, giovane candidato del Partito democratico in Calabria, si ritira. “Ho incontrato Letta. Mi è stato spiegato che per fare un accordo con il M5S è opportuno individuare un’altra candidatura. Nei fatti — dice — la mia è del tutto superata”. Raccontano che il segretario non l’abbia presa bene. Lo dipingono a metà tra lo stupito e l’infastidito. E infatti dal Nazareno parte subito una smentita: “Nessuno ha mai chiesto a Irto di ritirarsi”. Già, le molteplici verità del Pd, che rischia incartarsi nella vicenda calabra. Letta, che ha visto Irto l’altro ieri sera, a qualche parlamentare amico l’ha spiegata così: «Io gli ho detto “sei tu il nostro candidato, ma devi costruire attorno a te un’alleanza larga, se non ci riesci è evidente che devi aiutarci a trovare una soluzione alternativa”». Insomma, come dire: se riesci a convincere i 5Stelle bene, sennò passa la mano e fatti da parte, avanti un altro e aiutalo.

Letta è convinto: “in Calabria si può vincere”

Il leader dem è convinto che in Calabria si possa “essere competitivi, perciò andare solo come Pd significa rinunciare alla possibilità di vincere”, scrive la Meli. E Letta quando parla di allargare la coalizione non pensa solo ai Cinque Stelle ma anche alla «società civile». Da lì, secondo il segretario, dovrebbe venire il nome in grado di unire un grande schieramento. Per Letta ci vorrebbe una candidatura al femminile (in Calabria rimbalza il nome di Anna Falcone, ma a Roma non arriva nessuna conferma, come si vedrà). Intanto il Pd calabrese sta esplodendo. Ieri pomeriggio i vertici dem regionali si sono riuniti con Francesco Boccia. Il commissario Stefano Graziano ha rimesso il mandato, ma Boccia ha respinto le dimissioni a nome dello stesso Letta. La riunione è finita con un nulla di fatto, ma Letta e Conte dovranno presto sentirsi” chiude la Meli.

Letta e Conte dovranno trovare una soluzione

La questione è, dunque, finita direttamente sul tavolo di Enrico Letta e Giuseppe Conte che, con un incontro o di un vertice via 'zoom' dovrebbe tenersi a breve, “tra oggi e domani”, spiegano fonti locali dei due partiti. Intanto, continua la girandola di nomi e continuano i contatti a livello locale soprattutto all'interno del Pd, dove i dirigenti sono entrati in subbuglio. “C'è da ricompattare il partito e il rapporto con i dirigenti locali”, si spiega amari dal Pd calabrese. Senza dire che, tra i nodi da sciogliere, c'è anche quello per la scelta del candidato sindaco alle prossime comunali a Cosenza dove, come in Calabria De Magistris, si è candidata ‘per conto di se stessa’ la giustizialista di sinistra Falcone.
Un patito in preda a notabilati e personalismi Insomma, dentro il Pd, regna il solito caos che, però, nel caso calabro, assume contorni surreali. La maggioranza dei dem calabresi non ha certo preso bene il cambio di rotta dei vertici del Pd, che hanno dato il benservito ad Irto per cercare un'alleanza con i 5 Stelle, chiedendo di candidare “preferibilmente” una donna. E qui si fa il nome, della ‘giustizialista’ (giro rivista Micromega, ieri sfortunata candidata con Rivoluzione civile di Tonino Ingroia, ora entrata in Sinistra italiana) Anna Falcone. Una possibilità che però si è molto complicata dopo il post con cui la Falcone, tra i partecipanti al tavolo di Cosenza del centrosinistra, ha detto no all'alleanza con quelli che ha definito “partiti personali e clientelari”.

Il paziente e sfibrante lavoro di Boccia e Graziano

Anche il tentativo di ricomporre lo strappo, nel Pd, con una riunione convocata in fretta e furia è naufragato, anche se dal Nazareno prima hanno negato, seccati, di aver mai chiesto a Irto di ritirarsi (anzi, sostengono l’esatto contrario) e poi che l’incontro di oggi “non è mai stato convocato. Boccia e Graziano (il commissario del Pd, ndr.) stanno sentendo gli esponenti del Pd locale uno a uno, poi sentiranno anche quelli della coalizione”. Pare che, però, all'ora stabilita del fantomatico incontro, della dirigenza dem calabrese si sono presentati solo alcuni, fra cui il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, e il commissario regionale, Stefano Graziano, pronto a rimettere il mandato causa - si spiega – l’evidente sconfessione del lavoro da lui fatto fino ad oggi. È toccato al responsabile Enti locali del Pd nazionale, Francesco Boccia, tentare di disinnescare la bomba, chiedendo a Graziano di rimanere al suo posto e riaggiornando la riunione (fallita) dell’altro ieri al… pomeriggio di ieri. Ma la maggioranza dei dem calabresi al momento non sembra disposta a scendere dall'Aventino.

E’ ripartita in 24 ore, la tarantella dei nomi

A ventiquattro ore dal nuovo ritiro di Nicola Irto, è ricominciata la ‘tarantella’ dei nomi, dunque.
Il nome della Falcone - circolato come possibile candidata di un fronte unitario capace di comprendere anche M5s – al di là del fatto che “nessuno glielo aveva chiesto”, trapela dal Pd calabrese, è stato escluso dalla Falcone stessa con le sue parole tranchant e offensive per il Pd. In questo contesto continuano a circolari diversi nomi di possibili candidati in una maionese impazzita. Lo schema cui si sta lavorando resta quello di un candidato civico capace di fare da collante per uno schieramento il più ampio possibile. Una donna sarebbe meglio, però, dicono dal nazionale. Per questo, candidati di parte come i deputati Antonio Visconi (Pd) o Carmelo Misiti al momento restano sulla sfondo. Tra i nomi che circolano ci sono quelli dell'editore Florindo Rubettino, del re delle cravatte Maurizio Talarico, del filosofo Nuccio Ordine e della ‘Sardina’ Jasmine Cristallo.

La girandola dei nomi alternativi a Irto

“Almeno ci fosse un nome alternativo - si lamenta un dem locale - si potrebbe aprire una discussione”. Alcuni già circolano, ma in realtà sembrano più rispondere ai desiderata di questa o quella corrente e ai rispettivi rapporti più o meno cordiali con i pentastellati che a reali e condivise strategie. Le idee sono, appunto, tante e confuse. Da sinistra si preme per ripescare il docente universitario e storico delle mafie, Enzo Ciconte, sgomita il sindaco di Soverato, Ernesto Alecci, e in alcuni ambienti inizia a circolare il nome di Nuccio Ordine, ordinario di Letteratura Italiana all'Università della Calabria. Un altro prof in età per la pensione, più che per campagna elettorale.

Spunta anche la candidatura “al femminile”

Se la candidatura femminile fosse invece una condizione inderogabile, come chiede il Pd nazionale – in nessuna città italiana che conta, infatti, il Pd è riuscito a candidare una donna - a Boccia c'è chi avrebbe fatto il nome di una magistrata di Lamezia Terme, esterna al Pd ma da sempre vicina al centrosinistra. Destituita di fondamento è invece l'ipotesi di una candidatura della ‘Sardina’ Jasmine Cristallo, che però si fa sentire e vuole imporre i suoi nomi ‘a nome’ di un Movimento mai testato in un voto (sic), come quello, assai aleatorio, delle Sardine. Invece, come detto, i 5s sognano di convincere ad un'improvvisa giravolta Anna Falcone di Sinistra Italiana, che però una settimana fa ha inaugurato il proprio “laboratorio politico” con De Magistris. Tanti nomi, ma nessuno in grado di unire davvero e, soprattutto, di riuscire a comporre una coalizione larga, forte, capace di battere Occhiuto e un centrodestra che, in Calabria, parte dal 40%.

Le candidature di disturbo: Magorno e Nesci

Infatti, giusto per spargere sale sulle ferite, non bastano solo le risse interne al Pd, ci si mettono pure gli alleati a creare un gran caos, in Calabria. Infatti, da mesi si parla di una candidatura di disturbo del senatore di Iv, Ernesto Magorno, pronto a scendere in campo per Iv, ma che occhieggia anche a destra, Forza Italia e non solo. E anche i 5Stelle hanno visto la autocandidatura alle teoriche primarie del centrosinistra – che mai si sono tenute, peraltro, e mai si terranno – della deputata pentastellata Danila Nesci, attualmente sottosegretaria al ministero per il Sud, che sgomita per avere un po’ di visibilità nazionale. Ma, al netto della mossa autonoma della Nesci, non ne vogliono sapere, di allearsi coi democrat. A tal punto che diversi eletti calabresi, dal presidente della commissione Antimafia, Nicola Morra, in giù, sono usciti armi e bagagli dal M5s e sono confluiti nei dissidenti di ‘Alternativa c’è’ non solo perché oppositori del governo Draghi, ma anche perché contrari a ogni accordo col Pd. I 5Stelle, peraltro, in Calabria, dai fasti del 2018, valgono pochissimo (il 6%, 48 mila voti appena).

Il lavoro di tessitura del ‘sinistro’ Nico Stumpo

A cercare, pazientemente, di rimettere insieme i cocci c’è il deputato di LeU Nico Stumpo, storico e roccioso organizzatore del Pd di Bersani, e calabrese doc, che ha cercato, lavorando di fino, di ricompattare la coalizione, trovare un accordo con i 5Stelle – per LeU allearsi con i 5Stelle è un mantra più che per il Pd- ‘svuotare’ la lista De Magistris – che si candida con una lista ‘a sinistra’ del centrosinistra – togliendogli pezzi, tenere unito il centrosinistra e trovare un candidato che possa – spiegava Stumpo ai colleghi in una pausa dei lavori della Camera – “non dico vincere, ma almeno provare a giocarsela e Irto, con tutto il rispetto, non ha queste chanche. Altrimenti, se vogliamo perdere, e perdere male, facendoci fregare anche dalla lista De Magistris, facciamo prima a non partecipare, alle elezioni. Perdiamo solo tempo e denaro” chiudeva sconsolato. “Oppure, volendo, il Pd può candidarlo lui, Occhiuto. Io non ci starei, ma almeno quella sì sarebbe una scelta azzeccata..”. Al netto dei paradossi di Stumpo – che ha cercato di imporre, proprio come il vicesegretario del Pd Peppe Provenzano, la candidatura dello storico ex deputato indipendente nel Pci Enzo Ciconte (che però di anni ne ha ben più di settanta…), facendo ‘saltare’ in via definitiva i nervi a Irto, il guaio è che un vero nome alternativo non c’è.
E poi c’è l’ex pm (che operava proprio in Calabria) e sindaco di Napoli uscente che qui si candida da solo. La speranza - neanche tanto segreta - dei 5S - sarebbe quella di indurlo ad un passo indietro in nome di un fronte comune.

De Magistris: “I 5Stelle stanno con la mafia”!

Proposta rispedita al mittente ancor prima che venga formulata dal diretto interessato, Luigi De Magistris, che ad un incontro elettorale a Cosenza dice senza mezzi termini: “Escludo un dialogo con il Pd. Le condizioni sono chiare: dialogo con chi vuole costruire una coalizione civica e popolare, senza simboli di partito”. E anche sui 5S, De Magistris ci va giù pesante “Quando vanno a Roma - ha detto de Magistris riferendosi ai 5 Stelle - non capiscono più niente. Lo dimostra quello che fanno: dicevano mai con Berlusconi perché era la mafia. Allora dico al M5S, se ancora esiste, delle due l'una: o erano balle quando dicevate che Berlusconi era mafioso o vi siete messi con la mafia” (ri-sic…)

Ma la base pentastellata ‘ama’ De Magistris

Parole assurde e accuse improbabili e offensive, ma che fanno breccia in settori della base pentastellata calabrese, che da mesi guardano con interesse all'area De Magistris e che già alle scorse regionali hanno snobbato il Movimento. Risultato, una performance così poco brillante da lasciare i pentastellati fuori dal consiglio regionale. Sconfitta portata a esempio dai dem calabresi che non hanno intenzione di sottostare all'aut aut posto da Letta e da Conte per arrivare ad un'alleanza tra Pd e M5s in Calabria.

De Magistris, la variabile arancione impazzita

Morale, finora, l’unica ‘vera’ candidatura in campo è quella del sindaco uscente di Napoli, Luigi De Magistris, che da mesi si è candidato con una mossa singolare e molto chiacchierata. Infatti, dicono le malelingue, “Ggigi” – l’ex magistrato che proprio in Calabria operava, titolare di clamorose inchieste aperte e mai portate a dama, nel senso di evaporate nel nulla – detto anche il sindaco ‘descamisado’ di Napoli (guidò una lista ‘arancione’ e una coalizione di sinistra-sinistra e riuscì a vincere ben due volte), pur essendo stato eletto e rieletto primo cittadino, non solo fugge dalla sua città lasciando in eredità un buco nelle casse grande come una voragine e rapporti disastrosi tra lui e l’amministrazione, ma si rifugia in Calabria, candidandosi alle regionali, perché – dicono sempre le malelingue – “in magistratura non può tornare, dovrebbe mettersi a fare l’avvocato e ha bisogno di uno stipendio…”. Insomma, la vera finalità dell’ex pm e ancora sindaco (in teoria) di Napoli sarebbe quella, arrivando secondo come lista e coalizione, sopravanzando sia il centrosinistra che i 5Stelle, non certo di vincere, ma di ‘assicurarsi’ un futuro da consigliere regionale e, dunque, uno stipendio. Eppure, il calcolo ha anche i contorni del rischio. Infatti, per la legge elettorale calabrese, il candidato governatore di altre liste dopo il primo, entra in consiglio regionale solo se arriva secondo e non può, contestualmente, proporsi consigliere. Insomma, De Magistris, per trovare un nuovo ‘lavoro’, quello di consigliere regionale, ‘deve’ riuscire non a vincere, ma battere Pd e 5Stelle. Non a caso cerca di far loro male in tutti i modi. Ma dato che il Pd, al suo interno, e i 5Stelle pure, sono assai capaci di farsi molto male da soli, è possibile che a De Magistris riesca il ‘folle volo’: arrivare secondo e far perdere insieme Pd e M5s.