La “pazza” estate dei giallorossi: Conte è “stanchino”, Feste dell’Unità flop, ma le iniziative di corrente sono originali

Il primato del Pd per iscritti, 2xmille, primarie…

Foto Ansa
Foto Ansa

Da dove iniziare per raccontare la ‘strana’, pazza, estate italiana di Pd, M5s e sinistra radicale? Conte è già “un po’ stanchino”... Raccoglie consensi tiepidi, sa che il M5s andrà male nel voto alle comunali e non scalda come un tempo. Volendo essere molto ‘cattivi’ si potrebbe iniziare da Giuseppe Conte. Il neo leader del Movimento si è detto, proprio come Forrest Gump, “un po’ stanchino” per gli impegni – lunghi, stressanti, numerosi – di una campagna elettorale che, peraltro, ha appena iniziato. Scarsa capacità di resistenza, fisica ed emotiva? Conte, certo, ha subito provato a rettificare il tiro, ma la battuta – e la gaffe – sono subito entrate negli annali. “Beppe Grillo attraversava a nuoto lo stretto di Messina”, è sbottato un parlamentare stellato, “e questo già è stanco per qualche comizio in giro?”.

In effetti, un po’ poco. La frase esatta (“Siccome non sono infallibile, e nemmeno vedo davanti un orizzonte così lungo (sic) ve lo dico francamente: questo è un impegno stressantissimo. Lavorare così per il bene comune è una faticaccia enorme, quindi non credo che potrò reggere fisicamente a lungo”, ri-sic), pronunciata a Finale Emilia, nella ‘bassa’ Modenese, pur se poi goffamente corretta (“Se sono stanco? Ma no, c’è tanta voglia ed entusiasmo di lavorare per il bene del Paese”), apre squarci di preoccupazione in un Movimento che sa già che, alle amministrative di ottobre, prenderà percentuali da prefisso telefonico e che, molto difficilmente, eleggerà un sindaco uno.

Il Movimento non è più quello del ‘vaffa’…

E va bene che non è più il Movimento del ‘vaffa’ (“Mai più Vaffa Day? Assolutamente. Questo nuovo corso, si svilupperà in questa nuova direzione” ha detto Conte a un’iniziativa a Varese, sarà contento Beppe Grillo…), resta che, pure chi lo ha accompagnato nel tour emiliano, ammette (“Giuseppe è stanco e lo abbiamo strapazzato troppo”). Il guaio è che le reazioni sono gelide, se non infuriate o solamente tristi (“Sembrava di sentire Zingaretti negli ultimi giorni della segreteria, prima che mollasse tutto”, chiosano dal Pd come dai 5S) e, insomma, la cosa non aiuta né piace. In serata, poi, rinfrancante ‘bagno di folla’ a Bologna, nella giovanile e ‘de sinistra’ via Zamboni, tra autografi e curiosità, peraltro al fianco del ministro Luigi Di Maio che, tra una crisi in Afghanistan e l’altra, trova tempo e modo per far vedere, plasticamente, a tutti che “tra me e Giuseppe non ci sono dissapori” (sic).

Arriva Di Maio, poi Conte canta ‘Bella ciao’!

Sarà. Certo è che, almeno frequentando palazzo Montecitorio la ‘differenza’ tra contiani e ‘dimaiani’ si percepisce al tatto e alla vista: sospettosi e dubbiosi i primi, più aperti e sereni i secondi. Un po’ come, ma a parti rovesciate, tra ‘giorgettiani’ e ‘salviniani’ nella Lega: furibondi e preoccupati gli uni, serafici e spavaldi i secondi. O come nel Pd, tra ‘lettian-zingarettiani’ ed ‘ex renziani’: pochi, ma cazzuti, i primi, tanti, ma angosciati e ansiosi i secondi. Comunque, tornando a Conte a Bologna, la serata sotto le torri dell’Asinello finisce bene: una ‘passeggiata’ un po’ proterva – stile Sharon sulla spianata delle Moschee – tra gli stand della Festa nazionale dell’Unità: certo, non c’è il calore e l’affetto di un anno fa – ma allora era premier, e fu davvero un’apoteosi – ma il ‘giro delle cucine’, come fanno i leader dem, è garantito, l’affetto (tiepido e preoccupato) dei militanti dem pure, alla fine Conte intona pure “Bella ciao!” (che già sapere le parole è tanto…). Ecco, appunto, le Feste dell’Unità, cioè l’orgoglio di ‘casa dem’.

Le feste dell’Unità un flop? Il Pd almeno le fa

Volendo essere cattivi si potrebbe cominciare, invece, dal triste flop delle Feste dell’Unità, a partire da quella nazionale che si chiude oggi a Bologna con il tradizionale comizio di chiusura del segretario (per Enrico Letta è la prima volta: per l’ingresso al Parco Nord si entra in ‘via Stalingrado’, e vabbé capita, a Bologna…): poca gente, per lo più anziana, dibattiti di fatto disertati se non per gli aficionados di politica (quasi sempre uomini, per lo più canuti, di solito funzionari di partito), persino i ‘mitici’ ristoranti più vuoti che pieni, sarà colpa del Green Pass che il servizio d’ordine del Pd – inflessibile, sul tema – chiede ovunque sennò amen, non si entra. Ma farlo sarebbe ingeneroso, ingiusto, sbagliato.

La Festa – e le Feste locali, in tutt’Italia - il Pd le ha volute fare lo stesso, anche in quest’estate di timida ‘ripresa’ da post-pandemia, nonostante mille difficoltà, problemi, qualche gaffe di troppo. (si veda il caso dell’invito al ‘nazista’ Bignami). Feste di altri partiti? Non pervenute.

Lega, Fratelli d’Italia e FI non pervenute

La Lega ha tenuto in piedi solo la ‘tre giorni’ agostana al Paapete di Milano marittima, luogo diventato un ‘topos’ della politica italiana nel 2019 (altra estate infausta, per Salvini): facile portare qualche decina di persone al suono della musica, tra belle ragazze e freschi mojito (‘so boni tutti’, si dice a Roma), ma poi ha cancellato, con un tratto di penna, il tradizionale ritrovo di Pontida (si teneva, di solito, i primi di settembre) e molte feste locali. Certo, Salvini gira l’Italia in lungo e in largo per i suoi tour elettorali per le elezioni amministrative di ottobre e i ‘bagni’ di folla non mancano, ma è tutt’altra operazione.

Senza dire del fatto che, ‘ritrovarsi’ a Pontida, cuore della ‘vecchia’ Lega, quella di Bossi, poteva voler dire far tornare a galla gli spiriti ‘padani’ e ‘nordici’ (i governatori pro-Green Pass) sempre più a mal partito e malmostosi verso una Lega sempre più ‘sudicia’, nonché infarcita di esponenti ‘porta-voti’ ex diccì e affini, dove l’Ugl di Durigon sta pensando di ‘scalarla’.

Pure Fratelli d’Italia ha rinunciato al tradizionale ritrovo di Atreju che, da decenni, si teneva al Circo Massimo di Roma, e non si può certo dire che il partito non stia bene di ‘salute’. Forza Italia non fa più una festa ‘nazionale’ ormai da tempo immemore e zero feste regionali.

Le Feste della sinistra radicale: Articolo 1 e SI

Tornando a sinistra, Articolo Uno di Speranza, Bersani e D’Alema – che sta al governo e non vede l’ora di confluire nel Pd - l’ha fatta, a luglio, sempre a Bologna, la sua Festa nazionale, ma è stata infelice: se ne ricordano solo le ‘sparate’ del direttore del Fatto quotidiano, Marco Travaglio, contro Draghi (“non capisce un c.!” di vari argomenti ha detto) e gli elogi imbarazzanti di Andrea Scanzi – nuovo guru della sinistra-sinistra insieme a Travaglio – verso Bersani…

Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni – che però sta all’opposizione e non al governo - la sta concludendo, in questi giorni, a Milano: non è andata malaccio, e sono intervenuti un sacco di esponenti politici di primo piano, pure Letta. Volendo dire chi sta più ‘in salute’, nell’ex LeU, tra Art Uno e SI, non c’è dubbio: la seconda.

Infine, il M5s: ha appena acquistato una sede, nuova e molto costosa, in piazza Montecitorio, a Roma, che presto si doterà di uffici e segreteria, ma di fare ‘Feste’ non se lo sogna neppure: basta e avanza la ‘Festa’ del Fatto quotidiano, ecco…

Le ‘correnti’ del Pd, però, aguzzano l’ingegno: i dibattiti ‘assembleari’ dei Giovani turchi e l’area liberal del Pd in ‘conclave’ a Orvieto…

In ogni caso, alcune correnti del Pd hanno cercato, come diceva lo scrittore Giuseppe Pontiggia, di opporre, di fronte a “mali estremi”, dei “piccoli rimedi”. Una scelta assai saggia.

Per dire, la corrente di Matteo Orfini, che si chiama dei ‘Giovani turchi’ ha organizzato, a Roma, al parco Nemorense, una festa di tre giorni – sotto le insegne della rivista d’area, Left Wing, che ha innovato in modo originale per provare ad affrontare il ‘guaio’ della scarsa partecipazione, ai dibattiti: in pratica, si tratta di una fitta tre giorni di ‘seminari’ in cui ‘non’ ci son relatori sul palco, ma si parla tutti, in modo ‘circolare’, senza divisioni tra ‘alto’ e ‘basso’. Per dire, ieri, alle 18, seminario sulla legge elettorale con Raciti (Pd) e Baldino (M5s) che, però, parlano con tutti quelli che vogliono intervenire, ‘senza rete’, soprattutto senza schemi precostituiti e senza ‘ordine’ tra relatori e platea, un po’ stile le incasinate e variopinte assemblee studentesche degli anni ’70.

Per il resto, nette le posizioni ‘pro-Ong’ di Orfini sul tema migranti e il bel progetto sullo spettacolo e il cinema che porta la sua prima firma e che ha attirato personalità di livello e di indubbio valore. Il tutto in un bellissimo parco, tra famiglie a passeggio con bambini e carrozzine, ragazzi che giocano sui prati, in un clima bucolico e affettivo.

L’area liberal del Pd – che, a ‘dispetto dei santi’, ancora esiste e si chiama, da decenni, ‘Libertà eguale’ – si è riunita, invece, in ‘conclave’ a Orvieto in uno di quei posti che uno ci va, volendo, solo per ammirarne la Bellezza, di chiese e campanili, ma dove si è parlato di Politica chiusi in una sala, ma in modo aperto, libero, discorrevole, senza troppi formalismi.

Turchi e liberal ‘diversamente’ anti-Bettini…

Enrico Morando, ex senatore e presidente dell’associazione, ha rivendicato l’esperienza del governo Draghi per il futuro di un centrosinistra che voglia vincere e non perdere ‘bene’ (sic), come ‘aspirano’ a fare le correnti dem di sinistra (ideologo Bettini, tessitore Peppe Provenzano).

Poi ha ricordato l’ex senatore del Pci, anima dell’area migliorista, Emanuele Macaluso, facendo capire – questa almeno la ‘traduzione’ delle parole di Morando fuori dal ‘politichese’ che ci offre, di soppiatto, uno dei suoi uomini – che “Provenzano e Orlando che non possono trasformare il riformista Macaluso in un gauchiste; che il problema non è quello di compiacersi del fatto che ora ci sarà più Stato, come fa la sinistra, ma deve trasformarsi in Stato più efficace; che non bisogna fare una legge elettorale proporzionale per impedire agli altri di vincere, ma che possiamo ‘vincere’ le elezioni rivendicando la continuità del Pd con Draghi”.

“In buona sostanza, all’opposto dei Giovani turchi (che proprio un proporzionale vogliono), ma anche della sinistra interna, l’area liberal dem si pone “contro Bettini, proprio come i Turchi, ma pure contro la scorciatoia del proporzionale, che anche loro propongono, per costruire un centrosinistra liberale e maggioritario”, chiude la ricostruzione della prima giornata dei liberal Pd, che pensano, come progetto di legge elettorale, e al testo di legge (un maggioritario a doppio turno) depositato dalle teste d’uovo Ceccanti e Parrini.

Le correnti, nel Pd, in fondo sono ‘un bene’…

Manca, all’appello, la ‘festa’ di Base riformista, gli ex renziani rimasti dentro il Pd, guidati dal ministro Lorenzo Guerini e da Luca Lotti: considerati, da più di metà del partito, dei ‘reprobi infingardi’, dei ‘cavalli di Troia’ di Renzi (cosa che non sono…), ma pare che non verrà organizzata o, al massimo, ci sarà un seminario tutto interno, e per addetti ai lavori, dell’area che, entro dicembre, forse, si terrà.

Certo, si potrebbe dire che troppe ‘correnti’ e aree di ‘pensiero’ (a sinistra, nel Pd, ce ne sono ben tre e cioè gli ex zingarettiani, l’area di Anna Ascani, quella di Paola De Micheli, per non dire di quella di Bettini, poi c’è pure l’area Delrio), fanno ‘male’ al Pd. Letta, per dire, almeno nei suoi propositi iniziale, disse “basta con le correnti – le spazzerò via”, proposito poi presto rientrato, ma la verità è che sono il segno di un partito che, ancora oggi, si dimostra ‘vivace’ e ‘impegnato’, per quanto sfrangiato e polemico, al suo interno. Un partito che gode, ancora, di ‘buona salute’.

Il Pd resta saldamente il primo partito, non nei sondaggi

La verità è che pur essendo e restando l’Italia un Paese ‘di destra’ (il centrodestra vale, in tutti i sondaggi, il 47% delle indicazioni degli elettori, gli ex giallorossi, arrivano, se va bene, al 37%, ma mettendo insieme tutto: Pd-M5s-LeU-altri), il Pd resta il più ‘forte’ partito italiano. Non certo nei sondaggi, che sono quello che sono (bassini: non si schioda dal 20%, con Renzi prese il 18%, in tre anni due punti percentuali in più sono nulla) ma nei numeri, cioè per iscritti e per donazioni.

Primo per iscritti, primo in donazioni del 2xmille, primo per tasso di democrazia (reale) interna (fin troppa, si potrebbe aggiungere…), il Pd ha tenuto e tiene ‘duro’, da molti anni, cioè dai tempi di Renzi, passando per Zingaretti e Letta. Conta, il Pd – questo almeno è l’obiettivo fissato per il 2021 – su mezzo milione di tesserati, che – almeno nell’obiettivo – dovrebbero risultare 100 mila in più sul 2020 (“Guardare il futuro con occhi vuole” recita una giovane donna nella vignetta di Ellekappa), anche se forse non si riuscirà a superare il record del 2019 (412 mila tessere, ma anno di primarie): al costo di 15 euro l’una fa sei milioni di euro, un gruzzolo invidiabile. Poi c’è la campagna delle “Agorà”, tanto bistrattate, ma dal buon successo, il lancio della radio web (“Radio Immagina”), campagne social forti e presenza sugli stessi pure.

Gli altri partiti, invece, piangono cifre misere

Per capirsi, Fratelli d’Italia, in costante ascesa nei sondaggi, ha toccato 130 mila iscritti, nel 2020, dai 44 mila del 2019, triplicando il numero, ma lontano anni luce dal Pd. La Lega contava di chiudere il tesseramento del 2020 con 100 mila iscritti, ma la campagna per il 2021 ancora langue mentre l’ultimo dato del tesseramento per FI, fermo al 2019, non supera i 100 mila tesserati (tutto da verificare, peraltro). Ancora più oscuro il dato dei 5Stelle: non hanno mai avuto ‘tesserati’, ma solo ‘adesioni’ alla ex piattaforma Rousseau (nel 2020 erano 196.840) e, per Conte, sulla nuova piattaforma, il voto si è fermato a 67.064 votanti (di cui 62.242 voti per Conte) su 115.130 aventi diritto, circa 7mila attivisti in più di quelli che avevano preso parte al voto sullo Statuto. Davvero briciole, se si pensa che, alle primarie del Pd, mediamente, vanno a votare in milioni di elettori (1.582.083 i votanti alle primarie ‘aperte’ del 2019 che elessero Zingaretti, eletto segretario con più di un milione di voti) e che, solo tra gli iscritti, i votanti furono ben 189.101.

Il Pd primo nel 2xmille, i 5S lo chiederanno…

Infine, anche nelle donazioni del 2xmille, il Pd primeggia e svetta su tutti gli altri partiti. Innanzitutto, sono aumentati i contribuenti italiani che decidono di destinare il 2xmille ai partiti politici. Nella dichiarazione dei redditi del 2020 (ultimo dato disponibile), secondo il sistema introdotto nel 2014 (riforma del governo Letta) per sostituire il finanziamento pubblico alle organizzazioni politiche, le donazioni sono cresciuta del 27,6%. In testa c’è, appunto, il Pd con 8,4 milioni di euro ricevuti e se nel 2019 i dem segnavano un calo, nel 2020 possono vantare un +20,5 per cento dei fondi ricevuti. Seconda è la Lega per Salvini premier con 3 milioni di euro (cui vanno aggiunti i 750 mila ottenuti dalla Lega Nord per l’indipendenza della Padania) che da sola segna un +51,5% nelle donazioni. Ancora più netta la crescita per Fratelli d’Italia che si attesta al terzo posto con 1,16 milioni di euro (+62,2%). Ma il vero exploit è dei piccoli Verdi che hanno ricevuto quasi 700mila euro (+169,7%). La lista dei partiti fruitori delle donazioni non comprende il M5s, contrario alla possibilità di destinare il 2xmille ai partiti perché è sempre stata considerata, dal Movimento, un vero e proprio finanziamento pubblico ai partiti. Ma anche su questo tema, come sul “Vaffa!”, i 5Stelle, a corto di ‘vile denaro’, hanno cambiato idea e, il prossimo anno, figureranno pure loro…