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Pasticciaccio brutto sul Def: la maggioranza va sotto all’improvviso. Oggi si rivota

Giorgetti e Meloni infuriati. In base alla riforma stabilita nel 2012 e voluta dal governo Monti, lo scostamento di bilancio è stato inserito in Costituzione e, per essere approvato, non basta la maggioranza semplice ma la maggioranza assoluta dei componenti di ognuna delle due Camere

Ettore Maria Colombodi Ettore Maria Colombo   
Meloni e Giorgetti
Meloni e Giorgetti (Foto Ansa)

Ore 16.40 di un pomeriggio romano soleggiato e piacevole, aria di primavera, quasi di estate. Luogo del misfatto, aula della Camera dei Deputati. Si vota la relazione del governo per mento di bilancio, lo scostamento di bilancio, atto prodromico per la relazione annuale sul Def. In pratica, si tratta di un nuovo ricorso all'indebitamento da parte del governo: servono 3,4 miliardi da utilizzare subito, con un decreto legge già previsto dal cdm il primo maggio per tagliare il cuneo fiscale dei lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi. Altri 4,5 miliardi servono per ridurre le tasse l'anno prossimo. Insomma, il piatto è ricco. Piccolo particolare. In base alla riforma stabilita nel 2012 e voluta dal governo Monti (eravamo in tempi di austerità), lo scostamento di bilancio è stato inserito in Costituzione e, per essere approvato, non basta la maggioranza semplice dei presenti in aula (cioè che i sì battano i no e gli astenuti) ma la maggioranza assoluta dei componenti di ognuna delle due Camere. In base alla modifica relativa al taglio del numero dei parlamentari, che oggi sono 400 alla Camera e 200 al Senato, la maggioranza è fissata, dunque, a 201 e a 101 voti. Al Senato, in mattinata, va tutto liscio. Il sì dell’aula arriva. Alla Camera, invece, succede il patatrac.

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti è seduto tra i banchi del governo. Si vota. Tutto, almeno all’apparenza, dovrebbe andare bene. Ma gli animi, tra i banchi dell’opposizione, sono già eccitati. Sanno – lo dice già ‘radio Aula’ – che ci saranno molti assenti nelle fila della maggioranza. I sì sono 191, i no 19, 105 gli astenuti. La Camera respinge. Tra i banchi delle opposizioni esplode un lungo applauso. Il volto di Giorgetti si fa scuro. Serviva, appunto, la maggioranza assoluta dei componenti dell'assemblea di Montecitorio per far passare la relazione, ma l'asticella della maggioranza si è fermata sotto: sei voti in meno. Gli assenti: 15 deputati della Lega, 14 di Fratelli d'Italia, 14 di Forza Italia, 2 di Noi Moderati.

Le opposizioni saltano su subito indignate

Scoppia il caos. Al Senato le votazioni si erano concluse con il via libera alla relazione e alla risoluzione di maggioranza al Def, come detto. A Montecitorio, invece, non si è potuto procedere con la votazione sulle risoluzioni. Tutto da rifare. In aula cala il silenzio. Alcuni deputati di Forza Italia lamentano l'assenza del capogruppo, Paolo Barelli, e del suo vice, Raffaele Nevi. Inizia la conta e la caccia dei "disertori". Dai banchi del Pd monta la protesta. "La maggioranza, con i numeri che ha, si è dimostrata incapace di approvare il primo atto di programmazione economica, avete fallito", dice la capogruppo dei dem Chiara Braga. In Transatlantico arrivano esultanti i deputati di Alleanza Verdi-Sinistra. "Non avere i numeri per approvare il Def è un segnale di impreparazione e di irresponsabilità politica, unita a scarso senso delle istituzioni che dovrebbe preoccupare e non poco la presidente Giorgia Meloni", twitta il capogruppo di Azione-Italia Viva Matteo Richetti.

Nuovo cdm, il governo vuole ripetere il voto

A questo punto tutti aspettano un'indicazione del governo. Giorgetti resta in aula per venti minuti. All'uscita è perentorio quanto seccato: "Nessun problema politico, è che i deputati o non sanno o non si rendono conto" (della gravità della cosa, è il sottinteso). Qualche minuto dopo è il suo vice, Maurizio Leo, a spiegare che servirà una riunione del Consiglio dei ministri per una nuova richiesta di autorizzazione al Parlamento, modificando i saldi. Quindi un nuovo passaggio alle Camera e al Senato, prima in commissione Bilancio, poi in aula. Dalla conferenza dei capigruppo alla Camera arriva però un'indicazione diversa: ripetere il voto sul medesimo testo. "La maggioranza, dopo il collasso, ora tenta il golpe. Si vuole ripetere una votazione dall'esito chiaro. Non accetteremo ovviamente manomissioni del regolamento", tuonano Luana Zanella e Marco Grimaldi, capogruppo e vice capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra alla Camera, al termine della capigruppo sul voto al Def.

Le modifiche alla relazione sul Def

Quindi, poco prima delle 19, va in scena un consiglio dei ministri lampo. Nessuna modifica al Def, ma solo alla risoluzione sullo scostamento fanno sapere fonti dell'esecutivo. Quindi sul nuovo testo torneranno ad esprimersi i due rami del Parlamento, con il presidente del Senato che ha convocato per domani alle 14 il nuovo voto.

Solo che le opposizioni si stracciano le vesti. E anche i costituzionalisti eccepiscono, e parecchio. Stefano Ceccanti, ex deputato dem, puntualizza, via Twitter: “Non solo è la prima volta, dalla riforma costituzionale del 2012, che uno scostamento di bilancio non ottiene la maggioranza assoluta in entrambe le Camere, ma se è vero che non ci sono precedenti, in materia, è anche vero che il diritto parlamentare ha una sua logica di sistema. Se un testo è bocciato, bisogna presentarne un altro, nuovo, e le Camere devono votare entrambe su quel nuovo testo. Non è mancato il numero legale, ma il quorum”. Insomma, per Ceccanti, “non conta che i numeri (del Def, ndr.) restino uguali, ma se cambi la relazione (al Def, ndr.), l’atto parlamentare diventa comunque nuovo e deve rifare l’intero iter parlamentare”. In effetti, non fa una grinza.

La maggioranza, però, non ci sente. Subito dopo che la Camera ha respinto la risoluzione sul Def, viene convocato un Consiglio dei ministri con all’ordine del giorno proprio il Documento di economia e finanza 2023. La riunione lampo, su proposta del ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, approva una nuova relazione al Parlamento. Restano però confermati i saldi di finanza pubblica già riportati dal Documento di economia e finanza del 2023, mentre la nuova relazione sottolinea le finalità di sostegno al lavoro e alle famiglie oggetto degli interventi programmati per il cdm già fissato il I maggio.

Situazione confusa, oggi le Camere rivotano

«La situazione è confusa e forse bisognerà fare un nuovo Cdm con nuovi saldi, questo è un aspetto tecnico che valuteranno a Palazzo Chigi. Ci dovrà essere un nuovo Consiglio dei ministri per valutare come andare avanti», aveva ammesso il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo. «Bisogna ricorreggere anche i saldi», aveva aggiunto Leo. Intanto, però, la maggioranza ha chiesto al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, di poter ripetere il voto svoltosi in Aula. La capigruppo viene aggiornata alle 18,45. «Con riferimento all’esito della votazione relativa alla risoluzione sul Documento di economia e finanza svoltasi alla Camera, si precisa che il presidente Lorenzo Fontana ha aggiornato la Conferenza dei presidenti di gruppo esclusivamente al fine di consentire agli uffici preposti di effettuare i necessari approfondimenti tecnici», fanno sapere dallo staff di Fontana ma è solo una mossa tattica.

Dal Senato fanno già sapere che l’aula è stata convocata oggi alle 14 per il voto sulla nuova relazione approvata dal Cdm 'lampo' sullo scostamento di bilancio. Lo annuncia all'Assemblea il presidente Ignazio La Russa, dopo una capigruppo, spiegando: "Si inizierà con le dichiarazioni di voto in diretta televisiva, poi si passerà al voto del Def e dello scostamento. Non essendo stata raggiunta la maggioranza assoluta al Def alla Camera il Governo ha ritenuto opportuno, se non necessario, riconvocarsi per riformulare la Relazione sullo scostamento. Per questo noi dovremo votare sulla nuova Relazione ed eventuale nuova risoluzione che venisse presentata". Alla Camera toccherà fare lo stesso, subito dopo il nuovo voto del Senato.

La premier commenta da Londra: è ‘irritata’

In tutto questo, la premier è a Londra e commenta il fattaccio da lì. Giorgia Meloni ammette che quello sul Def ''è un brutto scivolone, una brutta figura, tutti devono essere chiamati alle loro responsabilità, ma non vedo segnali politici'', conversando con un gruppo di cronisti rientrando nell'hotel che la ospita a Londra, dopo la visita a Westminster, ma poi assicura e si dice convinta che “il Def verrà approvato dal Parlamento nelle prossime ore, nei prossimi giorni, e che manterremo i nostri impegni, compreso quello di presentarlo in Europa entro il 30 aprile”. “Confido – aggiunge - che non si debbano modificare le iniziative del governo, anche uno scadenzario abbastanza definito che avevamo anche su alcuni provvedimenti che dipendono dal Def e che per me sono molto significativi in particolare in tema di lavoro”, aggiunge, riferendosi proprio al cdm convocato il I maggio.

I malumori dei parlamentari di maggioranza

Tra i deputati della maggioranza il 'refrain' è che occorreva evitare uno scivolone simile: "nessun segnale politico", si è trattato di un incidente parlamentare, anzi di "una vera e propria figuraccia". "A tutto c'è rimedio, ma questo è stato il campanello d'allarme. Ora bisogna cambiare passo", il ragionamento dei parlamentari che ammettono il ko. La presidente del Consiglio Meloni non ha nascosto, come detto, tutta la sua irritazione per quanto successo a Montecitorio e ha convocato subito il Consiglio dei ministri. "Conoscendola ci farà lavorare giorno e notte", spiega uno dei suoi fedelissimi. Ed infatti il 'timing' diventa subito quello di convocare le commissioni parlamentari già ieri notte e domani le Aule parlamentari. L'obiettivo dell'esecutivo è di confermare il Consiglio dei ministri del primo maggio, con il responsabile di via xx settembre Giorgetti che ha già annunciato le prime novità, in attesa dell'incontro tra esecutivo e sindacati di domenica. "Oltre al nuovo taglio del cuneo fiscale ci sarà innalzamento del limite dei fringe benefit per i lavoratori dipendenti con figli", ha sottolineato parlando della riunione di lunedi' che dovrebbe rivedere pure il reddito di cittadinanza, anche se nell'ultima versione del provvedimento non c'è piu' il 'Gal', la Garanzia per l'attivazione lavorativa, ovvero la prestazione da 350 euro al mese per i cosiddetti occupabili.

Il conto delle assenze nei partiti di governo

Ma ora il governo dovrà correre: in Consiglio dei ministri è stata modificata solo la Relazione sullo scostamento di bilancio. Restano confermati i saldi di finanza pubblica già riportati dal Documento di economia e finanza 2023, mentre la nuova relazione sottolinea le finalità di sostegno al lavoro e alle famiglie oggetto degli interventi programmati per il Consiglio dei ministri gia' fissato per il 1 maggio. Il provvedimento dovrà passare per la Ragioneria e tornare in Aula. "E tanti senatori erano già andati via...", dice un esponente del governo. "La situazione è confusa, siamo nelle mani di Dio...", sottolinea il viceministro all'Economia Leo. "E' inesperienza", afferma il leader di Noi moderati, Lupi. Nei capannelli in Transatlantico girano i foglietti dei tabulati degli assenti. Con tanto di percentuali: 20,45% FI; 4,27% Fdi, 16,92% Lega. Alcuni nelle chat avevano comunicato di non poter essere presenti. "Il fatto è che i deputati non sanno o non se ne rendono conto", la rabbia di Giorgetti. C'è chi nella maggioranza, però, punta il dito anche sui ministri (a Montecitorio c'erano, oltre il responsabile dell'Economia, il ministro per la Transizione energetica Pichetto, altri erano in missione). "Saremo ricordati per questo...", dice un altro esponente della maggioranza. Ma oltre al dispiacere per l'incidente c'è chi sottolinea come si sarebbe potuto evitare il ko. "Bisognava chiedere la sospensione dell'Aula...", osserva un parlamentare di vecchio corso. E in Transatlantico i deputati sono costretti a rivedere i piani per il week end. "A che ora avevi il volo?", "io dovevo chiudere le liste...". Ragionamenti che andranno tutti riconsiderati: il governo punta a fare di tutto per rimediare a quanto accaduto e presentarsi compatto il I maggio per l'approvazione del decreto lavoro. L'opposizione insorge e chiede che sia addirittura il presidente della Repubblica a condannare l'accaduto. Dopo le richieste di intervento, al Colle notano che si tratta di problemi interni alla maggioranza e che è il governo che deve rimediare come sta facendo.

La figuraccia resta, oggi arriverà la strigliata

Ovviamente quello che è solo "un brutto scivolone ma non un segnale politico" per Giorgia Meloni, è "dilettantismo" per Elly Schlein. La quale dice: "Delle due l’una: o siamo di fronte a un episodio di imperdonabile sciatteria o alla prova conclamata delle divisioni della maggioranza. In entrambi i casi si dimostra la totale inadeguatezza di questo Governo e di questa maggioranza, che dovranno risponderne davanti al Paese", scrive in una nota la segretaria del Pd Elly Schlein, parlando di “dilettantismo”. I Cinque Stelle chiedono che Meloni salga al Colle per “farsi consigliare da Mattarella” dopo un “fallimento epocale” con tutti gli altri in scia.

Comunque venga definito (e alla fine risolto) il caso, ieri è stato il giorno più difficile, dalla sua nascita, per il governo, andato sotto alla Camera sulla risoluzione con cui chiedeva l'autorizzazione allo scostamento di bilancio. E la soluzione d'urgenza trovata, anche per non aggiungere alla figuraccia (il Def non era mai stato bocciato prima) un'altra figuraccia, ovvero essere costretti a far saltare il Cdm del primo maggio, è solo una pezza che rattoppa il buco. Il nuovo Cdm, che si riunisce a Palazzo Chigi sotto la presidenza del vicepremier Antonio Tajani, dura pochi minuti per decidere di non toccare il Def, ma di modificare solo la relazione sullo scostamento. Si torna subito in Parlamento. Le capigruppo decidono che alla Camera si va in commissione di notte e questa mattina in Aula, al Senato commissione stamattina e voto in Aula alle 14. Per tutti, parlamentari, sottosegretari, vice ministri e ministri scatta la precettazione, a scanso di sorprese. Poi, al rientro di Meloni, è prevedibile che arrivi anche una "strigliata”. Perché la premier è davvero ‘infuriata’ con i suoi parlamentari che dovevano evitarle la figuraccia, specie mentre era in viaggio all’esterno da Sunak, a Londra, anche per rassicurare mercati e borse sulla ‘stabilità’ e i conti pubblici dell’Italia.

Ettore Maria Colombodi Ettore Maria Colombo   
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