Il piano di Salvini per conquistare Palazzo Chigi. Cosa accadrà dopo il 5 di settembre

Il Riesame è chiamato a decidere sul sequestro dei conti della Lega. Questo porrebbe accelerare il processo di formazione di un nuovo partito di Centrodestra

Salvini a bordo di un vaporetto nella laguna di Venezia

La data fatidica potrebbe essere quella del 5 settembre. Cosa accadrà è presto detto: il tribunale del Riesame di Genova deciderà sul sequestro dei conti correnti della Lega nel processo che vede Umberto Bossi e Francesco Belsito condannati per truffa ai danni dello Stato. Il Riesame, chiamato in causa dalla Cassazione, potrebbe infatti decidere non solo di confermare il sequestro dei conti () ma anche di estenderlo alle tesorerie regionali. Ragion per cui - questo è il timore di più d'un esponente del Carroccio - il partito guidato da Matteo Salvini potrebbe ritrovarsi pericolosamente con le casse vuote. Neanche un euro per l'attività politica. Ma c'è un modo per bypassare il tracollo finanziario: dare vita al famoso partito unico del centrodestra del quale si parla dal giorno dopo le elezioni del 4 marzo, quelle che hanno segnato il sorpasso tra Lega e Forza Italia. 

Lo spartiacque è il 5 settembre

Un progetto già in cantiere che potrebbe subire un'accelerata proprio nella prima metà di settembre. Del resto, tutti gli analisti sono concordi nell'affermare che prima o poi Salvini passerà all'incasso della popolarità conquistata in questi mesi di governo con i Cinquestelle. Se i giudici dovessero mettere il veto su qualunque partito con il nome Lega, così come temono in molti, quella del partito unico potrebbe rivelarsi l'unica carta possibile, che potrebbe tra l'altro beneficiare delle voci attive di Forza Italia, in termini monetari. 

Però, nota il Corriere della sera, ciò con significa che la crisi di governo sia in fieri. Ora come ora l'ipotesi sembra non essere al vaglio almeno non nell'immediato, come confermano diverse fonti leghiste. L'obiettivo è infatti le elezioni europee di maggio che Salvini intende vincere a mani basse, mettendo la sua ipoteca su Forza Italia e avviando la corsa per Palazzo Chigi nella veste di capo del partito unico. 

Il governo dei due mondi

Le ultime frizioni e le diversità di vedute emerse fragorosamente tra le idee leghiste e quelle pentastellate, raccontano però una storia che potrebbe portare a una soluzione finale ben prima del previsto. Il caso Diciotti, con la contrapposizione al veleno tra Salvini e Roberto Fico, l'incontro con Victor Orban e la reazione scomposta del presidente della Camera ("E’ quanto di più lontano ci sia da me, nella mia testa, come politica, come principi e come valori") e infine la realizzazione della Pedemontana, sottoscritta dal segretario leghista e dal governatore del Veneto Luca Zaia. Una grande opera che non piace proprio al ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, allergico alle grandi opere di non specchiata utilità sociale.

Salvini sottolinea: "Non ci hanno votato per fermare o per tornare indietro, non esistono decrescite felici: esistono solo le crescite felici. E noi siamo quelli che vogliono andare avanti nel nome della trasparenza". Parole eloquenti di una coabitazione sempre più sofferta. Aggiungiamo le frizioni sulle ri-nazionalizzazioni caldeggiate da Luigi Di Maio e allontanate da Salvini e il braccio di ferro sulla concessione ad Autostrade, compresa la ricostruzione del ponte Morandi, e l'immagine è piuttosto nitida. Gli interessati ovviamente gettano acqua sul fuoco. "Con il ministro Toninelli lavoro benissimo sia sul fronte delle infrastrutture che sui migranti", assicura il vicepremier leghista. Ma per quanto ancora?