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Il partito dei sindaci e dei governatori che abbatte le differenze politiche

  Sempre più rappresentanti di diversi partiti si trovano allineati sui grandi temi. E forse il programma sta tutto in una parola: buonsenso

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
Il partito dei sindaci e dei governatori che abbatte le differenze politiche
Il governatore della Liguria Toti (Ansa)

Sindaci e presidenti delle Regioni. Così, secco, senza precisare partito, coalizione, destra, sinistra, centro.
Qui siamo sopra e per raccontare tutto questo la partenza è da Genova e dalla Liguria che, nel giro di meno di un mese, ha ospitato due eventi che sono la migliore cartina di tornasole per raccontare tutto questo.

L'assemblea dell'Anci

La prima è stata l’assemblea annuale dell’Anci, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, ospitata nel nuovo waterfront di Genova a fine ottobre, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha messo piede nel padiglione blu per la prima volta dai funerali di Stato delle vittime del crollo del ponte Morandi, il 14 agosto 2018, il punto più basso mai raggiunto dal nostro Paese. E proprio l’abisso fra il clima di quel funerale, con contestazioni nei confronti di una parte della politica, e quello dell’assemblea Anci è il racconto plastico del rapporto che c’è fra i sindaci e della stima di cui sono circondati. In quell’occasione, il padrone di casa in quanto presidente dell’Anci Antonio Decaro, primo cittadino di Bari, e il padrone di casa in quanto sindaco di Genova Marco Bucci, andavano in giro praticamente a braccetto e dichiaravano all’unisono. Nonostante, tecnicamente, Decaro sia un esponente del centrosinistra, che è stato anche deputato del Pd, e Bucci sia un sindaco senza tessere di partito, ma saldamente ancorato nel centrodestra (a Genova allargato a Italia Viva).

Appartenenze diverse

Ma, per l’appunto, tutto questo era praticamente impercettibile per chi non conoscesse le appartenenze dei due, e certamente erano più accomunati dal fatto di essere entrambi sindaci, oltre che ingegneri, civile Decaro, chimico Bucci, rispetto a quanto fossero differenti politicamente. Anche perché, ad esempio su vicende tributarie o normative nel rapporto con il governo centrale, di qualsiasi colore questo sia, si trovano spesso dalla stessa parte della barricata, ad esempio sulla gestione dei minori non accompagnati delegata da Roma ai Comuni.

L'altro convegno a Genova

E tutto questo è stato in qualche modo studiato e analizzato in modelli concreti sempre a Genova, sabato, in un convegno che già dal titolo diceva tutto: “La buona amministrazione”, che chi scrive ha avuto la sorte di moderare. Evocativa persino la sede dell’incontro, affollatissimo, il cinema Sivori di salita Santa Caterina, a un passo dalla prefettura, la stessa sala dove è nato il Partito socialista italiano nel 1892 e dove è stato proiettato il primo film in Italia, “L’arrivo del treno nella stazione di La Ciotat”, di fronte al quale gli spettatori che non conoscevano l’invenzione dei fratelli Lumière e la prospettiva sugli schermi cinematografici scappavano spaventati, il 30 maggio 1896 cinque mesi dopo la prima proiezione assoluta a Parigi.
Insomma, in questa sede doppiamente storica, il capogruppo del Misto in consiglio regionale della Liguria, Stefano Anzalone - eletto con messi di preferenze sia quando si è candidato nel centrodestra che nel centrosinistra, leader di un suo movimento, ancorato nella maggioranza di Toti, che si chiama Progresso Ligure - ha messo insieme otto liste civiche di tutta la regione ed ha chiamato a parlare di “Buona amministrazione” due presidenti di Regione, il piemontese Alberto Cirio, eletto in quota Forza Italia ma assolutamente unitario nella percezione delle varie forze del centrodestra piemontese, e il ligure Giovanni Toti, anche lui nato azzurro otto anni fa e oggi leader di “Italia al centro”, una delle forze che hanno dato vita a “Noi moderati”, anima centrista della maggioranza di Giorgia Meloni.

Due sindaci a confronto

E insieme a loro due sindaci, quello di Genova Marco Bucci, e quello oggi di Taormina e prima di Messina e prima di altri due Comuni Cateno De Luca, che per capire quanto sia radicato territorialmente, con il suo “Sud chiama Nord” e relativi candidati è stato l’unico in Italia a vincere i due collegi uninominali di Messina alla Camera e al Senato al di fuori di centrodestra, centrosinistra e MoVimento Cinque Stelle.
Insomma, esperienze diversissime fra loro, e in sala ad ascoltare ci sono esponenti del Pd, della lista di Toti, delle due civiche di Bucci, di Forza Italia, anime libere del centrosinistra ligure ed esponenti di varie provenienze, con l’adesione da remoto dell’ex viceministra pentastellata di Economia e Finanze Laura Castelli, ma è Cirio a definire cosa sia il lavoro dell’amministratore, diversissimo da quello del politico a tempo pieno: “Vedete, ci sono deputati e senatori che vengono catapultati a Roma senza sapere la differenza fra una delibera è una determina, mentre credo che prima di diventare parlamentari, ruolo importantissimo, occorrerebbe aver salito tutti gli scalini dell’esperienza amministrativa. Quando c’è da prendere una decisione, la firma è la tua e sei solo, questo significa amministrare”.

Il racconto di Cateno

Cateno fa “Scateno”, il suo storico personaggio, che è dialetticamente pirotecnico, e racconta la lotta contro gli evasori a Taormina, il pugno di ferro contro i funzionari che non lavorano abbastanza nei suoi Comuni e  il giustiziere di ogni scusa come la burocrazia: “A combattere la burocrazia deve essere il capoazienda e il capoazienda del Comune è il sindaco”.

Marco Bucci racconta la mentalità che l’ha portato a puntare sulla Diga in porto a Genova, l’opera principale del PNRR in Italia: “Ho pensato alla città fra trent’anni e al futuro dei nostri ragazzi, non al mio fra trenta giorni”. Così come Giovanni Toti, che spiega perché crede nel rigassificatore nazionale a Vado Ligure e nel Terzo Valico fra Genova e Milano, ma soprattutto fa il riassunto della giornata e del rapporto fra i governatori delle Regioni italiane.

Situazione diversa in Trentino

E tutto questo avviene proprio nei giorni in cui deflagra lo scontro interno al centrodestra fra Fratelli d’Italia e Lega con i meloniani che non entrano nella maggioranza regionale di Maurizio Fugatti, esponente del Carroccio e presidente del Trentino-Alto Adige, e sempre il partito della presidente del Consiglio si oppone alla riconferma di un presidente uscente, circostanza solitamente perdente, come Christian Solinas in Sardegna, appoggiato invece da Matteo Salvini, con la Lega che ha un patto di ferro con il Partito sardo d’azione, di cui Solinas è segretario.

I bravi di Toti

Fra i “bravi”, Toti cita esplicitamente il presidente della Toscana Eugenio Giani e quello dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini come amministratori di centrosinistra coraggiosi nelle scelte, capaci e con cui si lavora bene, ma il discorso del presidente di Regione Liguria coinvolge tutti i suoi omologhi: “Non ricordo una sola volta in cui abbiamo votato a maggioranza, ma siamo sempre riusciti a raggiungere l’accordo fra tutti noi venti presidenti”.

Toti, che è stato vicepresidente della Conferenza Stato-Regioni quando Bonaccini era presidente, ed ha ottimi rapporti anche con l’attuale presidente Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli-Venezia Giulia, racconta: “Certo, ovviamente, è capitato qualche volta che non fossimo perfettamente in linea su tutto, ma alla fine, anche con sfumature diverse, siamo riusciti sempre a trovare la quadra fra tutti e venti”.

Non basta: “Personalmente mi sono trovato sempre a collaborare positivamente con il primo governo di Giuseppe Conte, quello gialloverde, quando è caduto il ponte; con il Conte bis, quello giallorosso, nel momento difficilissimo del Covid; con l’esecutivo tecnico di Mario Draghi, che ci ha dato il via libera per la Diga, e oggi con quello di Giorgia Meloni”.

Ecco, forse il programma del “partito dei sindaci” e del “partito dei governatori” sta tutto qui, in una parola.

Buonsenso. 

 

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   

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