Da Pera a Marcucci, da Forza Italia alla Lega, fino a Toti, voglia di Costituente

Le riforme istituzionali e costituzionali, pur essendo ciò di cui ha più bisogno il nostro Paese, sono un tema che non appassiona l’opinione pubblica, che invece si scalda su falsi problemi, primo fra tutti il Green Pass

Foto Ansa
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Le riforme istituzionali e costituzionali, pur essendo ciò di cui ha più bisogno il nostro Paese, sono un tema che non appassiona l’opinione pubblica, che invece si scalda su falsi problemi, primo fra tutti il Green Pass. E, ad alimentare questa idiosincrasia popolare per la Costituente c’è anche l’esito delle due ultime riforme costituzionali organiche sottoposte a referendum: quella di Matteo Renzi sulla riforma del bicameralismo perfetto (e tanto altro) e quella di Silvio Berlusconi, Umberto Bossi, Giulio Tremonti e Roberto Calderoli sul federalismo. In entrambi i casi ha vinto lo statu quo contro la volontà del Parlamento e, paradossalmente, l’unica riforma asseverata dagli elettori negli ultimi tempi è stata quella meno utile, con il taglio dei parlamentari a partire dalla prossima legislatura.

E allora, per rendere più gustosa, nel senso letterale della parola, la storia della Costituente forse vale la pena di seguire le evoluzioni riminesi al Meeting per l’amicizia fra i popoli di Comunione e Liberazione che, da sempre, è il luogo di dialogo e di confronto migliore a disposizione della politica italiana di fine estate e non solo, del presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.

Toti, un po’ come chi scrive, è uno che dà l’idea di colesterolo, di trigliceridi e di piacere del cibo appena lo vedi, sempre un po’ oversize e sempre ostentatamente in camicia, quando non addirittura con la giacca. Insomma, magro è un’altra cosa. Vivaddio. E in questi giorni il governatore ligure, dopo aver festeggiato il compleanno di sua sorella Cristiana, insieme a papà Renzo Toti, alla mamma Francesca Lazzoni e a sua moglie Siria Magri, è a Rimini insieme ai suoi amici politici più stretti, l’altra “famiglia” totiana: Ilaria Cavo, che è la sua allieva più talentuosa e di cuore, nonostante sia come un fiammifero con lo zolfo sempre innescato, Giacomo Raul Giampedrone, Matteo Cozzani, Jessica Nicolini (e, idealmente, anche Marco Scajola).

Insomma, le foto di Toti dal Meeting lo ritraggono sbafarsi piadine ripiene di scquacquerone, che probabilmente gli cola anche sui calzoni, focaccia al formaggio che ama poco meno di Siria e che trionfano allo stand della Regione con Lucio e Daniela Bernini all’organizzazione e Peppino Di Stasi e Massimiliano Bernini all’impasto e che nei primi due giorni avevano già fatto registrare la produzione di 1700 porzioni di focaccia con il formaggio di Recco IGP, 4500 fette e 1500 bibite vendute tra limonata e mandarinata che sono due produzioni tipiche del Tigullio.

In questo quadro, c’è modo anche di parlare di virus, con Toti che si è preso – a costo di insulti e minacce continue il ruolo di capo dei vaccinisti – e di politica. E qui arriva la Costituente: “Facciamo una grande Costituente politica-economica e sociale – spiega il presidente della Regione Liguria - che chiuda il periodo della pandemia, con l’obiettivo di avere entro il 2026 istituzioni rodate e una classe dirigente con consapevolezza di sé. Dobbiamo avere il coraggio di copiare i Paesi che funzionano meglio di noi, come la Germania con i suoi Lander, aggiungendo un organismo per un sistema governativo più forte, con una riforma del potere del Primo Ministro. I Comuni, le Province e le Regioni dovranno essere la cantera della nuova classe dirigente di questo paese. La prima cosa che non ha funzionato nella divisione dei poteri tra Stato e Regioni è stata la mancanza di coordinamento dello Stato stesso, che negli ultimi vent’anni ha fatto un passo indietro lasciando tutta la responsabilità alle Regioni. La nostra parte l’abbiamo fatta fino in fondo, basti pensare alle vaccinazioni che sono state fatte in gran parte con il personale del sistema sanitario regionale, così come gli accordi con i diversi enti. Se non valorizziamo il titolo Quinto della Costituzione con il desiderio di autogoverno verso la politica non costruiremo mai uno Stato efficace. Non ci deve essere rivalità tra lo stato centrale e le regioni, anzi dalla tragedia della pandemia dobbiamo ripartire con una riforma importante. L’Italia dallo stress test della pandemia ne è uscita bene e abbiamo visto anche esempi di solidarietà e collaborazione tra le Regioni che hanno lavorato in sede di Conferenza anche per la ripresa della vita sociale ed economica del Paese. Ecco da qui dobbiamo ripartire”. 

Insomma, la parola magica è Costituente

Ma Toti è solo l’ultimo di una serie iniziata dall’ex presidente del Senato Marcello Pera, proseguita con le ottime spiegazioni giuridiche di Paolo Armaroli, che dell’argomento è uno dei maggiori studiosi, oltre ad avere la grande dote di trasformare il diritto costituzionale e parlamentare in pane quotidiano, con un linguaggio comprensibile sia nei mercati internazionali sia in quelli rionali, e ci ha scritto anche un libro, “L’introvabile governabilità”.

Del resto, sul tema – al netto della Costituente vera, quella presieduta da Umberto Terracini, casualmente nato a Genova anche a lui, come se la maccaia conducesse con sé anche le riforme istituzionali, che portò alla Costituzione della Repubblica italiana ancora in vigore, lavorando dal 1946 al 1948 per elaborare “la più bella del mondo” – ci sono molti tentativi: dalla commissione presieduta dal liberale Aldo Bozzi, a quella guidata dal leader democristiano e poi presidente del Consiglio Ciriaco De Mita alla Bicamerale guidata da Massimo D’Alema che arrivò a pochi centimetri dal successo, prima che Berlusconi rovesciasse il tavolo, ma certamente è stato il momento in cui l’obiettivo è stato più vicino.

Ci fu anche un governo mai nato, quello che avrebbe dovuto essere guidato da Antonio Maccanico e che fu ucciso nella culla da Gianfranco Fini e da Alleanza Nazionale, che avrebbe dovuto fare le riforme e riscrivere la Costituzione.

E quel precedente trova nell’esecutivo di Mario Draghi il parallelo più vicino. Tanto che sono in moltissimi ad augurarsi la permanenza di Draghi a Palazzo Chigi anche dopo l’elezione del nuovo presidente della Repubblica e pure nella prossima legislatura proprio per fare anche le riforme.

Di Costituente negli ultimi tempi è tornato a parlare il direttore del “Giornale” Augusto Minzolini, che è uno dei consiglieri più letti ed ascoltati da Silvio Berlusconi, e ha trovato il gusto di riportare la Politica nel quotidiano fondato da Indro Montanelli, auspicando l’elezione – contemporaneamente alle prossime elezioni politiche – di un’Assemblea Costituente di un centinaio di componenti, con l’obiettivo di risollevare istituzionalmente il Paese esattamente come avvenne 75 anni fa.

E a mettere tutto nero su bianco, anche dal punto di vista istituzionale, è stata la Fondazione Luigi Einaudi che ha predisposto un disegno di legge costituzionale per l’”Istituzione di un’assemblea per la riforma della Costituzione in deroga all’articolo 138 della Costituzione” che, ovviamente, non diventa immediatamente un atto parlamentare, ma dovrebbe essere raccolto in modo bipartisan da moltissimi deputati e senatori.

Il giorno della presentazione c’erano l’ex presidente dei senatori del Pd Andrea Marcucci, che ha spiegato che lui non abdica rispetto alla riforma Renzi-Boschi, in cui ha creduto fortemente; Andrea Cangini, senatore e moderato azzurro, che è una delle punte della squadra parlamentare di Mara Carfagna; il vicepresidente del Senato Ignazio La Russa, espressione di Fratelli d’Italia; il renziano di Italia Viva Marco di Maio e il presidente leghista della commissione Giustizia del Senato Andrea Ostellari, oltre a tanti altri.

E anche fra i peones sono in moltissimi ad essere favorevoli all’Assemblea anche per fare rientrare dalla finestra un centinaio dei parlamentari cancellati dalla legge voluta dai pentastellati e dal referendum. Il classico discorso del tacchino che non ama festeggiare il Natale. Che non sarà altissimo, ma certamente è molto concreto.

Insomma, ci sono tutte le basi per la Costituente.

Se ora arriva anche l’ok dei vertici, il perimetro è fatto.