L'ultimo giorno di scuola di Camera e Senato: così cala il sipario sulla diciottesima legislatura

La seduta alla Camera è diventata un Amarcord della legislatura e della politica, a partire dal fatto che l’ha presieduta Roberto Fico, alla sua ultima presidenza

Roberto Fico, alla sua ultima presidenza (Ansa)
Roberto Fico, alla sua ultima presidenza (Ansa)

Il Senato della Repubblica, tecnicamente, è “convocato a domicilio” e, da ieri, anche la Camera dei deputati è “convocata a domicilio”, due dizioni che dovrebbero significare che le ultime sedute delle Camere sono state le ultime della diciottesima legislatura della Repubblica Italiana.

Ma, detto questo, è straordinario raccontare la seduta della Camera dei deputati di ieri, tecnicamente l’ultima della diciottesima legislatura, la numero 741 della serie, la prima (e probabilmente l’unica) convocata non solo dopo lo scioglimento delle Camere -e ci sta – ma addirittura dopo l’elezione delle nuove. E qui siamo a una delle prime volte della storia della Repubblica Italiana.

Certo, è vero che ci sono stati senatori proclamati tali addirittura dopo lo scioglimento, come il socialista, giornalista sopraffino, Guido Gerosa, senatore, e addirittura come è capitato a un deputato democristiano marchigiano alla seconda legislatura che subentrò a un collega scomparso dopo le elezioni, ma comunque la riunione di una Camera dopo l’elezione delle nuove è un pezzo di storia.

E ieri abbiamo assistito a un pezzo di storia.

Tecnicamente, l’ordine del giorno recitava “Comunicazioni del presidente” e la seduta era convocata, a norma della Costituzione che cita espressamente le Camere “anche se sciolte” per la presentazione di un decreto legge, l’Aiuti ter, che poi verrà approvato dai prossimi inquilini di Montecitorio e di Palazzo Madama.

Ma la seduta è diventata un Amarcord della legislatura e della politica, a partire dal fatto che l’ha presieduta Roberto Fico, alla sua ultima presidenza (e presenza), visto che il presidente della Camera ha accettato senza colpo ferire le regole pentastellate sui due mandati, fossero pure quelli della terza carica dello Stato. E allora mi piace citarli tutti i protagonisti di questa seduta fuori tempo, mai così numerosi in analoghe occasioni, quasi una riunione di zombies parlamentari, migliore, più partecipata e più dignitosa del resto della legislatura.

 Una notte – anzi una mattinata, visto che erano le 11 di mattina – dei morti viventi, non rieletti, in qualche caso nemmeno ricandidati, che però giustamente, a pieno titolo, partecipano all’ultima (e, stavolta, in attesa di quella del 13 ottobre, dovrebbe essere l’ultima per davvero) seduta della legislatura.

Quindi, vi raccontiamo minuto per minuto l’ultimo saluto, non a caso presieduto dal presidente Roberto Fico, anche lui al passo d’addio per la regola pentastellata dei due mandati, che Fico ha subito senza fiatare, da esponente del MoVimento fin dalle origini.

Insomma, alle 11 è toccato a Fico aprire la seduta, seguito per la lettura del verbale della seduta precedente da Alessandro Amitrano, seguace di Luigi Di Maio in Insieme per il futuro-Impegno Civico, partito che porterà in Parlamento nella prossima legislatura solo lo stesso Tabacci, persona perbene, ma che nulla c’entra con la storia pentastellata che l’ha portato in carrozza anche nel prossimo Parlamento.

E poi, immediatamente, l’annuncio della lettera della presidente della Corte Costituzionale Silvana Sciarra, la seconda donna alla quarta carica dello Stato dopo Marta Cartabia: “Illustre Presidente, ho l'onore di comunicarLe, ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 87 del 1953, che la Corte costituzionale, oggi riunita nella sua sede del Palazzo della Consulta, mi ha eletta Presidente. Con viva cordialità”,

Quindi, il decreto che ha generato la seduta, ma che sembra quasi un particolare, il cordoglio per la morte di Gianfranco Spadaccia, storico esponente radicale recentemente scomparso,  che avrebbe meritato più solennità per la sua storia politica e personale a fianco di Marco Pannella, il classico intervento dell’azzurro Simone Baldelli “sull’ordine dei lavori” e sul codice della strada e delle sua riforma, tema che gli sta particolarmente a cuore,  e poi una lunga serie, quasi commovente, di interventi di fine seduta, che sono diventati quasi “la cerimonia degli addii” di coloro che non sono stati più candidati e rieletti.

Ad accendere gli animi è stato Davide Tripiedi, pentastellato brianzolo, che ha spiegato: “Mi permetta, Presidente, di ringraziare tutti gli attivisti del MoVimento 5 Stelle. Sono loro la mia casa politica. A tutti i nuovi eletti va il mio più grande in bocca al lupo, con l'auspicio che lavorino sempre con l'obiettivo di rendere grande il nostro Paese e di dare voce agli ultimi. Infine, ringrazio la mia famiglia, i miei genitori: se sono quel che sono lo devo a loro. Grazie, Presidente, è stato un onore”. Parole commosse e commoventi, che hanno scatenato una valanga di interventi “di fine seduta”, mai così toccanti.

E ancora il leghista Giuseppe Paolin, a parlare di energia,  e poi il saluto dell’altra leghista Federica Zanella. mentre Riccardo Zucconi, di Fratelli d’Italia, il gruppo che tornerà in Parlamento con i vincitori ha detto: “Grazie, Presidente. Solo per portare, da parte del gruppo di Fratelli d'Italia, un saluto a tutti i colleghi di questa legislatura, una legislatura complicata dal punto di vista politico, ma anche costellata da eventi tragici, purtroppo, come quelli della pandemia e della guerra. Un ringraziamento particolare va a lei, signor Presidente, e al Ministro per i Rapporti con il Parlamento per il vostro operato istituzionale. Ci tenevamo a fare soltanto questo intervento”.

E ancora Nicola Acunzo, ex pentastellato ed oggi azzurro che nella vita fa l’attore ed ha ricordato – oltre ai soliti noti, che sono stati un classico dei resoconti di fine seduta – anche Bruno Arena dei Fichi d’India e poi Guido Germano Pettarin, totiano di Italia al Centro con Toti, il pentastellato Antonio Del Monaco che ha ricordato la legislatura con la pandemia, il renziano Michele Anzaldi che ha raccontato: “Eppure l'Aula, grazie al suo coraggio e a quello di tutti i suoi componenti, è rimasta aperta. I deputati viaggiavano da una parte all'altra dell'Italia. Io chiedevo: “Ma come siete venuti?”. Mi rispondevano: “In aereo”. “E l'aereo è partito? Quanti eravate?”. “C'ero solo io in aereo!”.

“Grazie a lei, in un'ondata di populismo, abbiamo fatto vedere agli italiani che lasciavamo le famiglie a casa e che rischiavamo. Si ricorda? A Roma non c'era un posto dove mangiare! Lei ha fatto sì che i deputati avessero una specie di cestino per poter mangiare, laddove la Camera era riuscita a far aprire qualche posto per dormire. Noi siamo riusciti - cosa che non era mai successa a quest'Aula - a fare il nostro dovere, né più né meno, però non era scontato.

Quindi, oltre che salutare, volevo ringraziare lei e tutti i nostri colleghi del coraggio, e secondo me il termine esatto è abnegazione, mostrato in quell'occasione”. E infine il ringraziamento di Giovanni Russo, di Fratelli d’Italia, quello del ministro per i rapporti col Parlamento Federico D’Incà, e quelli finali di Roberto Fico.

“Grazie a tutti”.

Sipario.