Renzi fa da calamita per molti ma non per tutti. Chi è con Matteo e chi ci sarà

 Le ali dei parlamentari in volo verso i gruppi parlamentari del leader di Italia Viva sono sempre aperte

Renzi fa da calamita per molti ma non per tutti. Chi è con Matteo e chi ci sarà

Il miglior sondaggio è frequentare un salotto mediamente borghese, dove gli elettori potenziali si palesano un po’ alla volta, molti provenienti dal centrodestra e ovviamente da Forza Italia: “Però, Renzi…”.

Molti gruppi di ascolto ex azzurri, ad esempio, hanno seguito il faccia a faccia con Salvini a “Porta a Porta” facendo smaccatamente il tifo per l’ex presidente del Consiglio. E, in fondo, erano gli stessi che l’hanno votato alle Europee 2014, quella volta del 42 per cento. Addirittura, molti simpatizzanti arrivano più dai Cinque Stelle che dal Pd.

La carica attrattiva

Ma, comunque sia, il punto qui è che Matteo Renzi ha ricominciato la sua strada, come se tutto quello che è successo nel frattempo, dal referendum in poi, fosse dimenticato e la carica attrattiva è notevole. Un po’ perché oggettivamente sa fare politica; un po’ perché dialetticamente è bravissimo; un po’ perché grande è la confusione sotto il cielo.

Insomma, Renzi fa da calamita per molti.

E lo fa anche con i parlamentari: sono in moltissimi ad aver bussato alla sua porta, ma è lui stesso a frenarli, a centellinare gli ingressi, a dire di aspettare. Anche per vedere l’effetto che fa. Così, ad esempio, non in tutte le Regioni Renzi ha costituito i gruppi consiliari, anzi in questo momento sono solo tre i consiglieri regionali che hanno ufficialmente aderito a “Italia Viva”. Così, ad esempio, le truppe renziane non contano ancora nemmeno un eurodeputato.

Tutti gli uomini di Renzi in arrivo

Così, ad esempio, nei Comuni i gruppi arriveranno, ma con calma, con juicio: ad esempio, a Genova, dove in pole position per entrare c’è la ragazza più affascinante e simpatica del Consiglio comunale, Mariajosè Bruccoleri, farmacista proveniente dalla lista civica del candidato sindaco del centrosinistra Gianni Crivello.

A Roma, invece, Matteo può contare su tre membri del governo Conte bis: la ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova, quella per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti e il sottosegretario agli Esteri Ivan Scalfarotto.

E su un gruppo di parlamentari che cresce giorno per giorno, con una strategia degli arrivi costante, come uno stillicidio ma senza connotazioni negative, anzi, una goccia quotidiana che fa crescere i gruppi parlamentari, con un fixing quotidiano in continua mutazione e un segno sempre positivo nel conto degli arrivi.

E, paradossalmente, tutto questo al netto dei potenziali arrivi futuri di cui si parla: ha fatto scalpore il mancato arrivo immediato di Anna Ascani, che era la renziana più renziana, ma non è detto che non sia comunque dietro l’angolo prima o poi; e dovrebbe essere prossimo l’ingresso nel gruppo di Montecitorio dell’ex governatrice del Lazio Renata Polverini, che viene da destra ed oggi è eletta in Forza Italia.

Chi è già con Matteo

Ma, per l’appunto, in attesa di vedere chi ci sarà, guardiamo chi c’è già. Partiamo da Palazzo Madama, dove in quindici hanno aderito il primo giorno al gruppo di Italia Viva, federato con il Partito Socialista Italiano che ha permesso di far nascere il gruppo essendosi presentato alle elezioni nella lista Insieme, con Verdi e civici prodiani e quindi portando in dote il simbolo necessario per poter far gruppo autonomo in Senato.

 Oltre ovviamente a Matteo Renzi, ci sono il presidente dei senatori Davide Faraone, Laura Garavini, Riccardo Nencini, che del P.S.I. è il segretario, Daniela Sbrollini, Francesco Bonifazi, Teresa Bellanova, Eugenio Comincini, Donatella Conzatti, Giuseppe Luigi Salvatore Cucca che ha quattro nomi ma è uno, Nadia Ginetti, Leonardo Grimani, Ernesto Magorno, Mauro Maria Marino, Valeria Sudano.

Tutti questi sono entrati il 18 settembre, provenienti tutti dal Pd ad eccezione di Nencini che era nel Misto con la sua componente socialista e della senatrice Conzatti, eletta in Forza Italia.

Poi, è partita la strategia del “goccia a goccia”: dopo una settimana è toccato a Gelsomina Vono, che veniva dal MoVimento Cinque Stelle, mentre il 7 ottobre è arrivata nel gruppo di “Italia Viva” Annamaria Parente, uscita anche lei dal gruppone democratico.

Squadra al Senato e alla Camera

Quindi, dagli iniziali 15 i renziani di Palazzo Madama sono già 17. E anche alla Camera il gruppo cresce lentamente, ma incessamente: il 19 settembre 2019 hanno aderito al gruppo insieme alla capogruppo Maria Elena Boschi ventitrè altri deputati del Pd: Lucia Annibali, Michele Anzaldi, Nicola Carè, Matteo Colaninno, Camillo D'Alessandro, l’ex presidente della Basilicata ed ex sottosegretario alla Salute e all’Istruzione Vito De Filippo, Mauro Del Barba, Marco Di Maio, il leader storico di Magistratura Indipendente Cosimo Maria Ferri, Silvia Fregolent, Maria Chiara Gadda, Roberto Giachetti con la sua cultura e la sua scuola radicale, l’ex montiano Gianfranco Librandi, Luigi Marattin, l’ex bertinottiano di Rifondazione ed ex sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore, Mattia Mor, Sara Moretto, Luciano Nobili, Lisa Noja, Raffaella Paita, l’ex capogruppo Democratico Ettore Rosato, Ivan Scalfarotto e Massimo Ungaro, provenienti dal gruppo del Pd, e Gabriele Toccafondi, che invece veniva dal Misto e in particolare dalla componente Civica Popolare, dove è sempre stato insieme a Beatrice Lorenzin, che però contro tutte le previsioni non è andata in “Italia Viva”, ma nel Pd.

La storia di Toccafondi è molto interessante per valutare la capacità di attrazione di Renzi nei confronti di mondi diversi da quelli degli ex Democrat: ex azzurro, ex sottosegretario all’Istruzione in quota Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, ma soprattutto, prima di tutto, fortemente ciellino, e il suo ingresso nel partito con Renzi potrebbe essere un segnale di una parte del Movimento, che pure per definizione non c’entra nulla con la politica, lasciando però i suoi uomini liberi di muoversi nei partiti.

Poi, anche alla Camera, ci sono stati altri ingressi: il 24 settembre è toccato a Giacomo Portas, leader dei “Moderati”, movimento molto forte a livello regionale in Piemonte, che alle politiche era andato alleato col Pd.

Il caso di Catello Vitiello

E molto interessante è anche l’ultimissima adesione, nella seduta di venerdì a Montecitorio, l’ultima andata in scena: è entrato in “Italia Viva” Catello Vitiello. Chi era costui? Vitiello è un brillante avvocato campano, che ha anche avuto l’onore di un buon intervento dialettico fuori dalle consultazioni al Quirinale nei due giri in cui è stato chiamato insieme agli altri esponenti del Gruppo Misto da Sergio Mattarella.

Era stato eletto nel MoVimento Cinque Stelle, ma poi mai ammesso nel gruppo pentastellato in quanto massone dichiarato.

Al povero Vitiello non è rimasto da fare altro che iscriversi al Misto, fare una buona attività parlamentare (è il assoluto il più attivo e reattivo fra tutti gli ex grillini), cambiare vari nomi alla sua componente, fino a diventare il mini-capogruppo di “Cambiamo! – Dieci Volte Meglio”, per cui è stato anche relatore su alcuni temi giuridici nelle ultime settimane.

A lui, totiano per caso, che non ha votato la fiducia al governo Conte bis, però evidentemente il gruppo con il partito di Toti stava stretto, tanto da spedire la lettera ufficiale di adesione al gruppo parlamentare di “Italia Viva”, con la certificazione del passaggio in maggioranza.

Il simbolo per volare

Anche se non si sa per quanto. Nel frattempo, quindi, i deputati renziani sono saliti a 27. Insomma, le ali dei parlamentari in volo verso i gruppi parlamentari di Matteo sono sempre aperte. E, nella strategia di Renzi, gli arrivi continueranno giorno dopo giorno. Anche il simbolo ora è adatto al volo, col gabbiano stilizzato. Due i precedenti: l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro e i Gabbiani, corrente di An da cui nacque politicamente Giorgia Meloni.