[L’analisi] Il paradosso del Berlusconi riabilitato. L’ex populista adesso piace ai poteri forti ma il suo tempo è scaduto

Chi l’avrebbe mai detto che i poteri forti (europei) avevano deciso di giocarsi la carta Silvio Berlusconi, non potendo, per il momento, contare su una sinistra che è diventata uno sterminato campo di macerie umane e morali

Silvio Berlusconi
Silvio Berlusconi

Quel termine “riabilitato” non deve essergli mai piaciuto, anche se desiderava da tanto tempo che si realizzasse nel suo caso. Era il supplizio dei dissidenti - ai tempi del comunismo, dei regimi in Unione Sovietica o Cina e paesi satelliti- finire in Siberia, nei gulag, nelle carceri speciali e, alla fine, come atto di clemenza del regime ma anche di riaffermazione del potere, il dissidente veniva “riabilitato”.


Il paradosso, per Silvio Berlusconi, è che questa “riabilitazione” giunta (quasi) fuori tempo massimo, non è stata una investitura dal popolo, che anzi ha posto la sua Forza Italia in un declino preoccupante, ma dal vecchio establishment politico-istituzionale (di cui una parte della magistratura è sensibile al suo richiamo) che, preoccupato per il nuovo che avanza, il populismo fasciorazzista di Salvini e quello trasparente, incolore dei Cinque Stelle, chiede a Berlusconi senso di responsabilità e moderazione.


Davvero quando uno diventa vecchio è più saggio? Smorza le spigolature estremiste? Chi l’avrebbe mai detto che i poteri forti (europei) avevano deciso di giocarsi la carta Silvio Berlusconi, non potendo, per il momento, contare su una sinistra che è diventata uno sterminato campo di macerie umane e morali. Oggi si scommette sul profeta dello sconquasso istituzionale, della decimazione della magistratura, delle vibrazioni forti contro i Palazzi delle Istituzioni, perché, persa la spinta propulsiva con la quale si affacciò alla politica per impedire l’avvento dei comunisti, riconquisti smalto e lucidità per impedire che Salvini e Di Maio facciano troppi guai.


E la “riabilitazione” è il passaggio necessario, anche se le sue modalità hanno sollevato tante perplessità.
Ma il Cavaliere ha perso anche la sfida per l’egemonia nel centrodestra, surclassato da un Salvini raggiante e in ascesa. Che con il voto ha compiuto la metamorfosi della sua Lega. Non più territoriale e razzista ma espressione di una forza politica nazionale populista e un po’ fascista, di destra radicale. È vero che Silvio non era candidato ma la sua campagna elettorale è stata martellante, come se fosse in lista. Però gli anni passano anche per lui. Quasi un quarto di secolo dopo non possono essere cancellati per ricostruire una sua verginità politica che ha perso nel secolo scorso.


Davvero Berlusconi vuole bruciare i tempi e farsi eleggere di nuovo in Parlamento, oggi che può? L’astinenza è stata così dolorosa? La politica non è mai stata avara di sorprese. È vero che le pendenze giudiziarie dell’imputato Silvio Berlusconi non sono ancora esaurite, e un processo Ruby tre l’aspetta a Milano mentre continuano le indagini di Firenze sulle stragi mafiose del 93–94 che lo vedono indagato come possibile mandante.


Davvero se si votasse domani, Berlusconi tornerebbe in auge? L’umore della pancia del Paese oggi premia Salvini e Di Maio. Le aspettative non consentono errori. Berlusconi intende raccogliere i frutti di un fallimento di governo, se davvero dovesse nascere un governo leghista-pentastellare. È un rischio calcolato. Il Cavaliere è sempre stato un giocatore d’azzardo. La ruota della fortuna potrebbe averlo tradito da tempo.