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Panico da bollette: a gennaio finisce il mercato tutelato, il governo tira dritto e Salvini fa il bastian contrario

Non ci sono più speranze di proroghe. A gennaio scatta il libero mercato. La giungla delle offerte. Il leader della Lega spera in un ripensamento del governo. Non si capisce come e quando. Eppure lunedì in Cdm anche la Lega ha votato il decreto energia senza la proroga. Opposizioni all’attacco: “Il regalo di Natale del governo Meloni”. Rischio aumento dell’8 per cento della luce e del 34% del gas

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Panico da bollette: a gennaio finisce il mercato tutelato, il governo tira dritto e Salvini fa il bastian contrario
Il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini (Ansa)

Non si sa come e quando vista che è stata smentita e negata fino all’ultimo consiglio dei ministri di lunedì. Però ieri Matteo Salvini ha fatto intravedere la possibilità di una proroga del mercato tutelato dell’energia. E’ una partita che riguarda sei milioni di famiglie italiane e ha tutta l’aria di essere l’ennesima battaglia populista che il segretario della Lega s’intesta pur di mettere in difficoltà gli alleati e conquistare il cuore degli italiani che però resta, dicono i sondaggi, abbastanza indifferente alle salvinate.

Un po’ di storia

I fatti, che la faccenda non è semplice. Nel 2015 il governo Renzi, Carlo Calenda ministro per lo Sviluppo economico, inseriscono nel disegno di legge sulla Concorrenza la cancellazione del mercato unico tutelato, significa prezzi omologati e regolati da un’Autorità nazionale (Arera). In società moderne che si basano sul libero mercato, quello tutelato è un’anticaglia che sa un po’ di regime. A patto, ovviamente, che il libero mercato sia  abitato da soggetti onesti e trasparenti che non speculano su famiglie e beni primari come l’energia. Dal 2015 il ddl è diventato legge nel 2017 ma però, per un motivo e per l’altro (Renzi si dimise, arrivò Gentiloni) da allora tutti i governi che si sono susseguiti non hanno avuto la forza politica di applicarlo e hanno sempre scelto di andare oltre le proroghe. In realtà molti cittadini, in questi nove anni, sono passati dal tutelato al libero mercato, dal 35 al 76%. Una migrazione enorme, che però in questi anni di guerre e speculazioni ha pagato il prezzo altissimo dell’inflazione e di regole non chiare e poco trasparenti che hanno messo famiglie ed aziende sul lastrico. All’inizio del 2022 il governo Draghi inserì l’obbligo della fine del mercato tutelato nella quarta rata del Pnrr. Tutti hanno votato quella decisione, tranne Fratelli d’Italia che era all’opposizione. Quindi dal 10 gennaio 2024  termina la “tutela” - in qualche modo controlla lo Stato - sul gas. In aprile terminerà sull’elettricità. Ciascuno di noi dovrà decidere cosa fare: quale fornitore, a quali condizioni, costi fissi o variabili, modalità di pagamento e di conteggio.

Una jungla

Diciamo la verità: in questo anno e mezzo di guerra il mercato libero dell’energia in Italia ha dato prova di essere assai poco trasparente e propenso alle speculazioni. E’ una giungla di 600 operatori tra elettricità e gas spesso senza scrupoli, tendente a speculare, assillante - basti solo pensare alle telefonate che arrivano ad ogni ora del giorno e ella notte e nonostante tutti i fermi messi ai numeri sconosciuti - e spietato.  Non è un caso che la legge applicativa abbia escluso dall’obbligatorietà del passaggio 4,5 milioni di famiglie cosiddette “vulnerabili”: malati, disabili, anziani ultra settantacinquenni, chi vive nelle zone disastrate e i percettori del bonus elettrico), considerando quindi assai complicato e ad alto rischio il passaggio al libero mercato. E non è neppure un caso che le legge applicativa abbia previsto che il passaggio al libero mercato debba avvenire “attraverso l’adozione di regole finalizzate ad assicurare un passaggio consapevole e trasparente per dare maggiori certezza ai cittadini consumatori”. Peccato che il 20% del totale delle famiglie neppure sappia che a fine anno cambia il mondo dell’energia domestica. Non slo; nell’ultimo report semestrale di Arera si legge che “sulle circa duemila offerte di elettricità presenti sul mercato libero, emerge che per il cliente tipo domestico sono disponibili in media solo 126 offerte più convenienti della maggior tutela, il 16,8% di quelle a disposizione. Nel settore del gas sono solo 7 le offerte più convenienti, l’1,0%”. E’ chiaro ed evidente he nessuno ha vigilato sul regole del nuovo mercato. Che gli operatori per primi non lo hanno fatto. Da qui il panico che sta prendendo mate famiglie che temono una nuova stangata. Un bel regalo di Natale.

Il governo ha detto stop

Di questa faccenda si parla molto poco. E non è un caso. Un mese fa il ministro per l’Energia Gilberto Pichetto Fratin era pronto con un decreto ad hoc nell’ambito di un provvedimento energia per fare una nuova proroga del mercato tutelato. Quando l’obbligo fu inserito nel Pnrr non c’era ancora la guerra in Ucraina. Il mercato dell’energia ha fatto quello che ha voluto in questi due anni, compresi extraprofitti altissimi. La guerra non solo è finita ma se n’è aggiunta un’altra in Medioriente. Il mercato delle materia prima è in continua fluttuazione. Ci sono tutte le condizioni per una nuova proroga, almeno di un anno. Così aveva ragionato il ministro. Però quella misura non è mai entrata in Consiglio dei ministri. Fu stralciata dal decreto energia e rinviata ad un nuovo provvedimento di cui nel frattempo si sono perse le tracce.

Una settimana fa il ministro Pichetto Fratin, a margine di un convegno - dunque non una sede istituzionale - ha spiegato che non c’era più spazio per una nuova proroga. Lunedì il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto energia. Nessuna traccia di proroghe. In compenso però il governo, la premier e il ministro Fitto, da venerdì festeggiano il nuovo Pnrr del governo Meloni: “Abbiano modificato 145 obiettivi, ci dicevano che non era possibile e lo abbiamo fatto ottenendo 21 miliardi in più”. I miliardi in più sono diventati tre (e non 21) e son legati ai fondi del Repower Ue. In compenso aver cambiato 145 obiettivi significa, giusto per dare due dati, aver perso centomila posti negli asili nido e aver tolto sei miliardi ai comuni. Dice che erano progetti piccoli e inutili. Insomma, in questa intensa attività di modifica sul Pnrr, nessuno ha pensato che forse l’unica cosa sensata da fare sarebbe stato prorogare il mercato tutelato almeno finchè non vengono garantite condizioni minime di trasparenza.

Finchè Salvini…

Così, nel quasi disinteressa generale e in mezzo a molta ignoranza, si arriva a passi veloci al 12 dicembre quando saranno fatte le gare dove saranno “messi” forzatamente quei circa tre milioni di cittadini che non hanno scelto e non vogliono farlo. Si chiama mercato graduale e ci potranno ostare per tre anni.

Matteo Salvini ha annusato il caso. E ieri mattina lo ha fatto esplodere a margine di una conferenza stampa su tutt’altro (la riunione dei leader delle destre europee domenica a Firenze). “Conto che con le interlocuzioni del ministro Fitto con la Commissione europea si arrivi a una soluzione positiva - ha detto il leader della Lega - Conto che questo governo, con il dialogo e la trattativa, riesca a rimediare a un errore che ci siamo trovati sul tavolo quando siamo arrivati”. Più tardi, a margine di un’altra conferenza stampa in cui ha annunciato il pagamento della quarta rata del Pnrr, il ministro Fitto ha risposto piccato: “Non comprendo le polemiche di questi giorni visto che ci si poteva accorgere degli effetti non condivisibili quando sono stati assunti questi provvedimenti. Chi oggi fa polemica non si è accorto di quello che veniva fatto nel 2022, con la legge sulla Concorrenza, e quando veniva inserito nella terza rata del Pnrr come uno degli obiettivi”. Insomma, lui era lì per festeggiare e i giornalisti saltano fuori con la rogna del mercato dell’energia.  Comunque Fitto non ha chiuso la porta. “Detto questo verificheremo le modalità con le quali poter seguire questo dibattito - aggiunge - il tema c’è e il governo se ne occupa”. Legittimo coltivare il dubbio visto che se non era per le opposizioni, soprattutto Pd e Sinistra e Verdi, di questa storia di continuava a parlare poco e tra gli addetti ai lavori. Eppure se c’è un tema condiviso è quello delle bollette. Misteri della comunicazione.  

L’affondo di Schlein, lo stop di Calenda

Il velo è stato finalmente squarciato dalle opposizioni. Ieri mattina la segretaria del Pd Elly Schlein ha fatto una conferenza stampa e ha attaccato: “E' una tassa Meloni sulle bollette. Chiediamo al Governo di fermarsi. Anche i partiti di maggioranza, del resto, avevano presentato in Parlamento emendamenti per la proroga. Poi sono stati fatti ritirare. Il tema dell’energia doveva certamente essere oggetto di modifica del Pnrr. Mi chiedo in che mondo vivano, se non se ne accorgono. A palazzo Chigi c’è più attenzione per gli interessi economici delle grandi società energetiche che per i cittadini. Se non fermiamo oggi le aste non si torna più indietro per 5 milioni di famiglie”. La segretaria dem non crede ai dubbi di Salvini: “Perchè non li ha esplicitati lunedì quando il Consigli dei ministri ha chiuso la partita, non ha prorogato le tutele e ha fatto partire le aste”. Antonio Misiani, responsabile economia dem,  ha precisato che “cinque milioni di cittadini rischiano di pagare l'8% in più per la luce rispetto al mercato tutelato e il 34% in più per il gas”. Sinistra e Verdi, Fratoianni e Bonelli, hanno fatto un flash bob davanti a palazzo Chigi con cartelli di questo tipo: “Rapina di stato”, “massacro sociale”, “il regalo di Natale del governo Meloni”. 

A quel punto è arrivata la replica di Fratelli d’Italia che aveva cercato di ignorare il tema e il problema. “Il Pd soffre di continue amnesie: Fdi non ha votato il Pnrr e il Pd si espresse a favore del libero mercato” ha replicato Foti. Tra le opposizioni c’è anche la terza via. Riccardo Magi (+Europa), da sempre in prima fila a favore delle liberalizzazioni, parla a destra e a sinistra e dice “basta con il populismo energetico, la fine del mercato tutelato non è una catastrofe”. E spiega: “Chi non sceglie un nuovo fornitore del mercato libero continuerà comunque ad avere per 3 anni una tariffa amministrata da Arera; inoltre, i numeri di chi ha abbandonato questa forma di tutela sono impressionati: la quota di cittadini passati dal tutelati al libero mercato è più che raddoppiata in 11 anni, passando dal 35% del 2012 al 76% del 2023; e poi, oltre la metà dei cittadini che sono ancora nel mercato tutelato, rientrano nella categoria di utenti vulnerabili esclusi dal libero mercato”. Anche Calenda , leader di Azione, attacca il Pd che non ricorda ciò che ha fatto convintamente appena due anni fa. “Schlein sarebbe più corretta se prendesse le distanze da chi l’ha preceduta, piuttosto”. Piuttosto, lo Stato dovrebbe proteggere le famiglie rinforzando il bonus sociale elettrico per chi ne ha bisogno e togliendo gli oneri di sistema dalle bollette. Il costo dell’energia sarebbe certamente più basso.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   

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