Italia a "zone rosse". Il nuovo lockdown "selettivo nello spazio e nel tempo". Il "no grazie" delle opposizioni alla cabina di regia

La firma lunedì sera dopo che Conte ha discusso le misure in Parlamento. Possibile la chiusura non di intere regioni ma di alcune grandi e piccole città e il divieto di transito. Il premier ai governatori: “Dovete decidere voi”. Nel mirino Milano, Genova, Torino, Napoli. Scuola: in presenza solo fino alla seconda media. Le opposizioni rifiutano l’invito di Conte. “Solo una manovra di palazzo perchè è in difficoltà”

Italia a 'zone rosse'. Il nuovo lockdown 'selettivo nello spazio e nel tempo'. Il 'no grazie' delle opposizioni alla cabina di regia

Mentre le città continuano ad incendiarsi contro i Dpcm e le chiusure - l’epicentro ieri è stato nella Capitale in due divise manifestazioni - il governo lavora ad un nuovo provvedimento. Per una nuova stretta. L’ipotesi riguarda “chiusure selettive nello spazio e nel tempo”, in sostanza zona per zona, “laddove è necessario”. Nessun lockdown nazionale nè regionale, come ha suggerito per tutto il pomeriggio un tam tam crescente alimentato da fonti del ministero della Sanità e di un pezzo del Pd, ma “chiusure provinciali e città per città laddove le curve indicano livelli di pericolo per la tollerabilità del sistema sanitario”. Una “vittoria” amara per i profeti del “Dpcm del 2 novembre”, prospettiva su cui molti hanno scommesso fin da metà della scorsa settimana.

"Leggera frenata"

Una conseguenza dei numeri che ieri hanno fotografato una situazione “preoccupante” (salgono a 297 i decessi) ma anche “stabile”. Anzi, “con una leggera frenata”.  Sono 31.758 i nuovi contagi (in linea col giorno precedente) a fronte di 215.886 tamponi e 97 gli ingressi nelle terapie intensive (venerdì erano stati 95). La percentuale di positivi rispetto ai tamponi eseguiti resta “stabile” intorno al 24 per cento ed è in leggero calo dal 27 ottobre il numero dei ricoverati con sintomi (972).  La decisione di scrivere un nuovo Dpcm viene confermata verso le otto di sera dopo due ore di riunione del Comitato tecnico scientifico che il premier Conte “convoca” - tutto avviene con collegamenti da remoto - alle 18. Quando sono disponibili i nuovi numeri.  All’ordine del giorno c’è sicuramente una stretta sulla scuola (“o chiudiamo la scuola o i negozi” la linea del ministro della Sanità Roberto Speranza). Gli esperti avrebbero in quella sede sottolineato la necessità di “attendere ancora qualche giorno per vedere gli effetti del Dpcm del 24 ottobre” e sarebbe anche stata ribadita la necessità di “rivedere le modalità del trasporto pubblico”. Il vero buco nero, oltre al sistema sanitario, di questa seconda ondata. Entrambe queste criticità dovevano essere affrontate nei mesi estivi perchè non era difficile prevedere che sarebbero stato il punto debole - o di forza - della seconda ondata autunnale.  Ma non è questo il tempo delle recriminazioni.

Prima il Parlamento

La vera novità di questo ennesimo, il quarto consecutivo,   fine settimana passato a sfogliare la margherita - Dpcm sì, Dpcm no  —  è di tipo procedurale e politico. Anzi, una novità doppia. Il premier Conte infatti non firmerà alcun provvedimento prima di informare il Parlamento. Questo avverrà domani (lunedì) alle 12. Fino ad allora, è la parola d’ordine, “non sarà presa alcuna decisione”. E qualunque “informazione diffusa prima” - spiegavano ieri fonti di governo  - “è solo speculazione ad opera di chi, per ragioni politiche, scommette sul lockdown totale per accusare il governo di fallimenti e incertezze”. Una tendenza questa  in costante crescita nelle ultime settimane. La seconda novità politica è che Conte ha “convocato” per stasera a palazzo Chigi i leader delle opposizioni, quindi Meloni, Salvini e Tajani, per organizzare la nuova “cabina di regia” che nello spirito della condivisione e della coesione   auspicate dal Presidente della Repubblica deve diventare il tavolo dove vengono assunte le decisioni che contano relative alla gestione della pandemia. E’ un passo richiesto da molti e che lo stesso Conte, seppur non troppo convinto,  aveva annunciato tra mercoledì e giovedì della scorsa settimana. Il punto è che le opposizioni, in una lettera firmata da Salvini, Meloni e Berlusconi, hanno risposto picche. “No grazie è troppo tardi”.

"No grazie, troppo tardi"

Se Lega e Fratelli d’Italia confermano in questo modo la loro sempre reclamata ma mai coltivata voglia di dare una mano nel mezzo della pandemia e di usare invece la crisi sanitaria per speculazioni politiche, stupisce di trovare in fondo al documento la firma di Silvio Berlusconi. E’ stato il Cavaliere giovedì in un’intervista a Il Giornale a porgere la mano a Conte auspicando una sorta di unità nazionale per far fronte alla crisi. Essere chiamati adesso che la situazione è scappata di mano per condividere i problemi, sa un po’ di scelta calcolata e opportunistica - è il senso della missiva - ci vediamo invece e molto volentieri in Parlamento. Il che non è ovviamente la stessa cosa perché se parlamentarizzare  le decisioni è la regola della democrazia e della rappresentanza, farlo quando siamo nel pieno di un’emergenza è un lusso che nessuno governo può permettersi. Al netto di tradizioni consolidate ad esempio la Germania dove Angela Merlel decide solo dopo aver informato preventivamente i vari Lander.

"Oggi - si legge nella lettera delle opposizioni - il governo ipotizza una cabina di regia con le opposizioni. Il ravvedimento appare tardivo. Il centrodestra è sempre stato a disposizione dell'Italia, ma oggi più che mai l'unica sede nella quale discutere è il Parlamento della Repubblica italiana. Lì sono depositate le numerosissime proposte formalizzate da noi e ignorate dal governo, e lì verranno presentate le altre. Non siamo disponibili, invece, a partecipare a operazioni di Palazzo che sembrano dettate più che da una reale volontà di collaborazione dal tentativo di voler coinvolgere l'opposizione in responsabilità gravi che derivano dall'immobilismo e dalle scelte sbagliate effettuate dal governo”. Le operazioni di Palazzo indicate nella lettera è il fatto che da venerdì circola con insistenza sui giornali la nascita della cabina di regia di cui il ministro Speranza sarebbe il responsabile. “Offensivo e anche irritanti chiamarci oggi dopo che è già stato tutto deciso, con le foglie di fico on si combatte la pandemia” è il commento tranchant che  arriva da ambienti di Forza Italia.

Anche in Europa

Conviene tornare alle nuove misure che condizionano il nostro quotidiano. La riunione con i tecnici del Comitato è stata preceduta da lunghe riunioni con i capi delegazione (già venerdì) della maggioranza. E quando inizia il Fattore C (che sta per Contesto) gioca a favore del premier. A metà pomeriggio infatti è chiaro cosa sta avvenendo in tutta Europa: Johnson a Londra ha già dichiarato un nuovo lockdown generale (escluse le scuole, alcuni esercizi commerciali e le attività sportive) in Gran Bretagna fino al 2 dicembre. Da martedì cala il sipario anche in Austria. Da domani chiude anche la Francia (escluse anche qui le scuole) e la Germania con il suo light lockdown (scuole e alcuni esercizi commerciali aperti). In tutta Europa i primi ad essere sacrificati sono i settori del tempo libero, cinema teatri, bar e ristoranti, palestre e piscine. Una notizia che però non calma le proteste che continuano in tutta Italia. La tenuta della pace sociale e dell’ordine pubblico è i convitato di pietra di tutte le riunioni.

In riunione col comitato

L'orientamento di Conte e dei tecnici è di non ripetere un lockdown come quello vissuto a marzo ma stabilire con precisione chirurgica quali sono le situazioni più critiche sui vari territori e predisporre chiusure mirate. “Selettivo nello spazio e nel tempo” è la formula. Nel mirino ci sarebbero grandi città come Napoli, Torino e Milano. La Capitale è nella lista degli osservati speciali, dei centri dove l’indice di trasmissibilità  Rt è verso il 2. Alla riunione c’erano il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, il presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli, il coordinatore del Comitato tecnico-scientifico, Agostino Miozzo e il commissario per l'emergenza Domenico Arcuri. I dati della curva epidemiologica sono giudicati “da qualche giorno stabili” nei valori assoluti, segno che le prime misure del 13 ottobre (tuti con la macherina) iniziano ad avere effetto. Preoccupa invece la tenuta ospedaliera: in molti distretti sanitari le prestazioni mediche e chirurgiche ordinarie vengono rinviate a data da destinare. Preoccupano anche le ospedalizzazione visto che molti reparti sono stati convertiti a Covid. Con Arcuri viene fatto il punto sulle dotazioni sanitarie e sulle disponibilità delle terapie intensive.

L’aut aut alle Regioni

Stamani la riunione, a cui erano presenti i ministri Boccia e Speranza, sarà allargata a Regioni, Anche . Il premier, Giuseppe Conte, aspetta solo il report del Comitato tecnico-scientifico sui casi più allarmanti per mettere nero su bianco i provvedimenti che domani saranno discussi dai ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza con Regioni, Anci e Province. A quel punto sarà più chiaro il quadro delle misure che nel pomeriggio sarà condiviso con i capi delegazione delle forze di governo prima e i capigruppo di maggioranza. Ci doveva essere anche il confronto con le opposizioni ma almeno stando al tono della lettera dovrebbe saltare. Decisivo il confronto con i governatori. Ieri Conte avrebbe infatti più volte fatto presente che già nel primo Dpcm era indicata la strada da seguire in questa seconda ondata: misure selettive in aree specifiche su indicazione dei governatori. I quali  però, è il retro pensiero di Conte, non vogliono mettere la faccia in misure impopolari come la chiusura. “O fate voi o vado avanti io” è il messaggio recapitato ai governatori. Misure specifiche che non sono la spia di una nuova e rinnovata autonomia, che sulla sanità ha già fatto parecchi danni, bensì il modo di calibrare misure più o meno restrittive e più o meno durature per imparare a convivere col virus. L’importante è che non siano misure estemporanee decise in solitudine ma figlie di indici e dati precisi. Nella riunione è emerso anche l’obiettivo di fissare uno schema per cui se l’indice Rt è a 1,5 occorre fare alcune cose. Se sale a 2, ne servono altre. E via di questo passo. In modo che sia tutto più prevedibile e meno traumatico. Se riuscisse, sarebbe il modo migliore, forse l’unico di andare avanti fino alla prossima primavera quando finalmente dovrebbe arrivare il vaccino.