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Quei pacifisti-provocatori amici di Putin che vengono candidati in Europa

E’ il caso di Nicolai Lilin, lo scrittore russo naturalizzato italiano candidato nella lista “Pace. Terra, dignità”.  Oggi a Roma si riunisce il Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico in Italia. L’allarme in Francia. L’attentato di Mosca è firmato Isis-k ma il Cremlino indica l’Ucraina e farà di tutto per cercare l’escalation

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Cerimonia in memoria delle vittime del Crocus city hall di Mosca (Ansa)
Cerimonia in memoria delle vittime del Crocus city hall di Mosca (Ansa)

Siamo appesi e sospesi ad ogni dettaglio relativo all’attentato di Mosca. Ora già meno perché la rivendicazione dell’Isis K è certa e acquista per tutti, tranne che per Putin. Ma lo siamo stati molto in quelle prime 24 ore: attribuire il commando entrato in azione venerdì pomeriggio alle 18 al Crocus city hall di Mosca (137 morti, 180 feriti) alla sfera d’influenza Ucraina voleva dire accendere una scintilla e una reazione a catena che poi sarebbe stato difficile fermare.  Che ci avrebbe riguardato e coinvolti tutti. Il paradosso è che ci sono stati, proprio in quelle ore, presunti pacifisti che anche qui in Italia hanno lavorato per accendere quella scintilla e scatenare quella reazione a catena. Per attribuire la paternità dell’attentato all’Ucraina e giustificare la distruzione totale di Kiev.

Tra i più attivi in questo senso è stato Nicolai Verjbitkii Lilin, scrittore russo naturalizzato italiano, autore di romanzi e saggi (l’ultimo “La guerra e l’odio, le radici profonde del confitto tra la Russia e l’Ucraina”) che elogiano l’operato dello zar Putin, tendenzialmente accusano gli italiani di non sapere e non capire quasi nulla di ciò che accede veramente in Russia. Che solo lui, in quanto russo, può sapere e capire. Per esempio, secondo Lilin Alexei Navalny non era “un vero oppositore di Putin ma solo un blogger senza un vero progetto politico”. Lilin è stato spesso in questi anni ospite in saluti e dibattiti tv finché adesso è uno dei candidati nella lista “Pace, terra, dignità” di Santoro. Sabato mattina, nel momento più difficile e mentre già circolavano le rivendicazioni dell’Isis, Lilin pubblicava sui social notizie del tipo: “Il segretario del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale dell’Ucraina, Alexei Danilov, ha ammesso il coinvolgimento del regime di Kiev nell’attacco terroristico a Mosca. Per approfondire abbonatevi al mio canale Telegram”, quello usato dalla propaganda russa in Europa, ovviamente. Altre notizie diffuse da Lilin in quelle prime ore.  “Le novità sull’attentato di Mosca. Rustam Azhiyev, uno dei terroristi che hanno compiuto la strage di Mosca, è cittadino ucraino. Per approfondire questa ed altre notizie che i media italiani non vi racconteranno…”.

Poi sono arrivati i debunker professionisti come David Puente che hanno sbugiardato Lilin. “Si tratta di affermazioni false - ha spiegato Puente - con relativo link a canali Telegram gestiti dalla propaganda russa in Europa”.

Circa il video di Danilov “il video è falso ed è stato realizzato utilizzando due diverse interviste. Una delle due clip è stata modificata con l’intelligenza artificiale per generare un dee-fame con le false dichiarazioni”.   Circa il terrorista Azhiyev, Puente spiega che “l’uomo rappresentato (da Lilin, ndr) non è Azhiev (scritto pure male). Azhiev è un cittadino ceceno che ha combattuto i russi su tutti i teatri dal 1999 ad oggi (Cecenia, Siria, Ucraina)”.  E via di questo passo. X, il social su cui Lilin ha diffuso queste prime, pericolose e false informazioni, ha messo un alert sul suo profilo dal primo pomeriggio di domenica. Avvisando che “l’account in questione ha svolto attività sospette”.

Tra i follower di Lilin c’è anche Alessandro di Battista, ex deputato 5 Stelle e ora opinionista in tv. La cosa più incredibile è che Lilin è candidato nelle liste di Santoro.  Che ieri, a Napoli, durante la raccolta firma per presentare appunto le liste, ha avuto come testimonial ai banchetti lo street artist Jorit  che un paio di settimane fa a Mosca, in uno di questi incontri con i giovani organizzati dallo zar per far vedere che la Russia è un luogo di felicità e libertà, ha chiesto a Putin un selfie “perché voglio dimostrare che lei non è quello che si dice”. Lo zar, ovviamente, lo ha accolto tra le sue braccia per scattare il selfie e le foto diventate virale. “La pace è la cosa più importante, nulla lo è di più - ha detto Jorit. “Quando Michele (Santoro, ndr) mi ha deto di venire qui a sostenere il banchetto sono venuto subito”. Sull’attentato a Mosca ha poi aggiunto: “Ho l’impressione che ci siano delle forze che si muovono nell'ombra, che stanno spingendo per la guerra a tutti i costi. Questa situazione fa molto paura”.

Ecco, in Italia sono molti i pacifisti putinisti. Il paradosso è che qui si arriva a candidare pacifisti-putinisti e anche venditori di falsi.

Il problema è molto serio. Perché la situazione è molto seria. Isis K ha nuovamente rivendicato l’attentato con video e foto dei quattro combattenti. Nonostante Putin e la propaganda russa. Il commando entrato in azione venerdì pomeriggio a Mosca è stato rintracciato e arrestato sabato. E se è vero che stavano scappando, è vero che sono stati fermati a sud di Bryansk, una località da cui si poteva scappare tanto in Ucraina che in Bielorussia.

Al Cremlino conviene spostare le responsabilità sull’Ucraina per tanti motivi. Non ultimo quello per cui la popolazione russa comincia ad accusare lo zar di perdere tempo e risorse in Ucraina invece di proteggere i russi dai terroristi islamici.

La minaccia islamica non ha mai abbassato la guardia e le guerre in Ucraina e a Gaza sono ottimi alibi per entrare in azione e aggiungere caos al caos. Il presidente Macron in Francia ha attivato il Piano Vigipirate, un piano di sicurezza nazionale che mira a prevenire e proteggere contro le minacce terroristiche e che prevede diversi livelli di minaccia. 

Oggi il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi riunisce il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza per analizzare l’attacco a Mosca e le sue conseguenze. Le festività di Pasqua, il gran numero di turisti in giro pe l’Italia, non semplificano il quadro. Il sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano, con delega ai servizi segreti, ha spiegato ieri che l’allerta resta alta, “possiamo dire che non è mai venuta meno nel nostro sistema di sicurezza” ma, anche se con cautela, circoscrive il pericolo: nel nostro Paese “la minaccia non è tanto quella di gruppi organizzati perché credo che un gruppo” come quello che ha agito nell'attentato in Russia, “il quale non può non aver avuto una preparazione e dei supporti logistici, in Italia verrebbe intercettato prima”.

L'insidia concreta è invece l’autoattivazione di lupi solitari “come capitato in altri stati Europei”.  Il fronte della minaccia “più preoccupante è il reclutamento online, per il quale da anni avviene un contrasto anticipato”.

L'Italia ha sempre mantenuto costante l'attenzione verso la minaccia terroristica. Il sistema preventivo di monitoraggio sta lavorando a pieno regime, mantenendo l'obiettivo focalizzato sul fronte dell'estremismo e della radicalizzazione. Dal 7 ottobre - il giorno degli attentati di Hamas in Israele - oltre al rafforzamento di tutti i dispositivi di osservazione e controllo, è stata disposta una ricognizione degli obiettivi sensibili in Italia, che sono oltre 28mila, di cui 205 riconducibili ad Israele, in prevalenza sedi diplomatiche o centri religiosi. Ed è proprio su questi luoghi che le forze dell'ordine si stanno concentrando, dai posti di preghiera, in particolare sinagoghe, alle ambasciate e hub principali dei trasporti come stazioni e aeroporti.

Gran parte dei soggetti radicalizzati e presenti in Italia sono stati individuati proprio perché seguivano la propaganda online.

Complessivamente dal 2023 sono state arrestate 26 persone con l'accusa di terrorismo internazionale. Grazie alle stesse attività di contrasto sono stati espulsi 95 soggetti ritenuti pericolosi per la sicurezza, 45 dei quali proprio dal 7 ottobre scorso.

Intanto gli Stati Uniti insistono. “Non c'è nessuna prova che dietro l'attacco a Mosca ci sia l’Ucraina” ha ripetuto anche ieri la vicepresidente Kamala Harris. Il Consiglio per la sicurezza nazionale americana gli Stati Uniti insistono nell’ escludere che Kiev sia in qualche modo coinvolta nella strage al Crocus City Hall, come invece continua a sostenere il Cremlino. Allo stesso tempo, nonostante gli allarmi anti-terrorismo ignorati da Vladimir Putin, la Casa Bianca ha teso una mano alla Russia nella lotta contro il terrorismo jihadista, “nemico comune”. E ricorda come il terrorismo la collaborazione tra governi non sia mai venuta meno. All’inizio di marzo gli 007 Usa avevano condiviso l’allerta per possibili attentati in Russia e in luoghi pubblici, addirittura con la specifica di sale concerto.  L'ambasciatore russo a Washington ha però seccamente smentito di aver ricevuto una comunicazione dall’amministrazione Biden su un possibile attacco. “Non abbiamo ricevuto alcuna notifica o messaggio in anticipo”, ha dichiarato Anatoly Antonov all'agenzia russa Ria Novosti aggiungendo di “non aver avuto contatti né con la Casa Bianca né con il Dipartimento di Stato su questo tema”. Non solo, l'ambasciatore ha accusato il presidente americano di aver interrotto la collaborazione con la Russia nella guerra contro i terroristi nonostante dopo l’11 settembre del 2001 Vladimir Putin sia stato il primo a tendere la mano agli americani e a dichiararsi pronto a fornire aiuto. “I contatti tra Stati Uniti e Federazione Russa nella lotta al terrorismo sono stati distrutti non per colpa di Mosca”.

Isis-K è l’unico responsabile dell’attentato. Ma Mosca farà di tutto per cercare l’escalation contro l’Ucraina.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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