[Il punto] La pace fiscale pentaleghista conferma che l’Italia è una repubblica fondata sul condono

Ormai è consuetudine che ogni stagione politica abbia il suo colpo di spugna. Dal 1900 ad oggi sono stati più di 60. Il Carroccio è avvezzo alla misura: negli anni ’90 e 2000 ha appoggiato quelli dei governi Berlusconi. Sorprende invece il comportamento del M5s fino a ieri “paladino della legalità”

[Il punto] La pace fiscale pentastellata conferma che l’Italia è una repubblica fondata  sul condono
di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli

L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro ma anche sul condono. Ogni stagione politica ha avuto il suo e il governo del Cambiamento non farà eccezione. A cambiare davvero sarà solo il nome: pace fiscale. Termine bellissimo che ci fa capire una cosa: gli esperti di comunicazione leghisti sono oggi tra i migliori in circolazione.

Oltre 60 condoni dal 1900 ad oggi 

I dati sulla storia dei condoni in Italia sono impressionanti: un colpo di spugna ogni due anni. Dal 1900 in poi si contano oltre 60 provvedimenti di perdono pubblico dell’evasione fiscale e degli abusi edilizi. Negli anni recenti una parte da leone l’hanno giocata i governi Berlusconi che (è importante ricordarlo) hanno avuto sempre il sostegno della Lega. Fatto che ci fa capire una cosa: il Carroccio è avvezzo ai colpi di spugna fiscale. Nel 1994, il Cavaliere lanciò “il concordato fiscale di massa” valido fino al 1997. Nel 2002-2002 fu la volta dello “scudo fiscale” per i capitali detenuti all’estero che venne bissato nel 2009-2010.

Berlusconi e Salvini durante la campagna elettorale

Pax fiscale cavallo di battagli della Lega 

Anche se inserita nel contratto di governo pentaleghista la pax fiscale è in realtà da tempo uno dei cavalli di battaglia del Carroccio. L’ideatore è uno dei consulenti economici più cari a Matteo Salvini: Armando Siri, lo stesso che ha ideato la flat tax. La proposta è semplice: far pagare agli italiani che hanno un debito con Equitalia inferiore ai 200 mila euro una percentuale minima del dovuto per sanare la posizione. L’importo da pagare può variare dal 6, al 10 o al 25% a seconda delle condizioni del debitore. L’obiettivo è intascare circa 35 miliardi di euro con cui finanziare la flat tax. 

Pace fiscale non può finanziare flat tax   

Le cose per Salvini e Siri però potrebbero essere meno semplici del previsto. In primo luogo perché difficilmente l’operazione porterebbe 35 miliardi nelle casse dello Stato. La storia dei precedenti condoni dimostra che le stime iniziali non si sono mai avverate. La seconda questione è ancora più spinosa e riguarda l’impossibilità di utilizzare somme una tantum (come quelle derivanti da un condono fiscale) per coprire finanziariamente gli aumenti di deficit strutturali (come sono i 50 miliardi di costo della flat tax). Su questo punto ci sarebbe lo stop della Corte dei conti e anche quello dell’Unione Europea.

L'inversione a U del Movimento 5 stelle 

Ma al di là dei tecnicismi economici l’aspetto più sorprendente di tutta la vicenda è l’atteggiamento del Movimento 5 stelle che ha accettato l’inserimento dell’ennesimo condono fiscale nel contratto di governo senza batter ciglio. Atteggiamento poco comprensibile da parte di chi si è sempre definito paladino degli onesti e nemico dei furbi e degli evasori.

L'aneddoto di Davigo 

E’ noto che tra i personaggi pubblici più apprezzati dal M5s figura anche il noto magistrato Piercamillo Davigo. Talmente vicino al Movimento che più volte Silvio Berlusconi in campagna elettorale ha affermato che “Di Maio era solo un frontman e che il vero premier sarebbe stato Davigo”. Cosa pensa Davigo dei condoni fiscali? Per saperlo è sufficiente ricordare un aneddoto raccontato dal magistrato ai giornalisti: “Quando parliamo di condono edilizio o fiscale, i giudici stranieri non ci capiscono: loro pensano alla grazia. Allora noi spieghiamo che è diverso: la grazia si applica a un solo condannato, il condono a tutti i colpevoli. A quel punto i giudici stranieri scoppiano a ridere: non ci credono, pensano che li prendiamo in giro”.

Piercamillo Davigo

Condoni favoriscono i comportamenti illeciti 

Perché i condoni fiscali sono sbagliati? Tra chi lo ha spiegato bene in questi anni c’è il professor Alberto Vannucci, che oltre ad essere uno dei massimi esperti italiani di lotta alla corruzione cura un blog sulle pagine de Il Fatto Quotidiano, giornale notoriamente vicino ai Cinquestelle e ostile a Berlusconi. “I condoni – ha scritto Vannucci - sono l’altra faccia dell’illegalità di massa. Cancellare le sanzioni ai colpevoli è il contrario della deterrenza: è un incentivo perverso a violare la legge che ha effetti contagiosi sull’intera cittadinanza. Quindi è molto peggio che lasciare impunito qualche singolo reato: il condono crea l’aspettativa che tutti possano farla franca. È un segnale che incoraggia la diffusione di quei comportamenti illeciti che sono la causa del disastro collettivo nazionale: corruzione sistematica, evasione fiscale gigantesca, debito pubblico fuori controllo, cementificazione del paesaggio, devastazione del territorio”.

Non un bell'inizio per il governo del cambiamento 

Luigi Di Maio e gli altri ministri pentastellati dovrebbe rileggere con attenzione le parole di Davigo e di Vannucci. Iniziare dall’ennesimo condono fiscale della storia italiana non sarebbe proprio un bell’inizio per il “governo del cambiamento”.

Le bugie per giustificare i condoni 

A poco servono le giustificazioni. Ogni condono ha avuto le sue. Oggi è la crisi economica, ieri era lo shock petrolifero. E ancora a meno servono le rassicurazioni sul futuro. Ogni condono è sempre stato "l'ultimo" perchè si sarebbe ripartiti da "zero" con una "pace fiscale". Un elenco dei colpi di spugna più importanti degli ultimi decenni può far capire che dopo ogni condono ce ne sarà puntualmente un altro. In Italia chi evade le tasse deve solo aver la pazienza di aspettare. 

Condono fiscale del Governo Rumor nel 1973 (Ministro delle finanze Emilio Colombo)

Condono fiscale del governo Spadolini nel 1982 (Ministro delle finanze Rino Formica)

Condono edilizio del governo Craxi del 1985 (Ministro delle finanze Bruno Visentini)

Condono generale del governo Andreotti del 1992 (Ministro delle finanze Rino Formica)

Condono edilizio e concordato fiscale del governo Dini nel 1995 (Ministro delle finanze Augusto Fantozzi)

Condono previdenziale ed edilizio del governo Prodi nel 1997 (ministro delle Finanze Vincenzo Visco)

Condono agricolo e sanatoria fiscale del governo D’Alema nel 1998 (ministro delle Finanze Vincenzo Visco)

Condono edilizio e fiscale del governo Berlusconi nel 2003, (ministro delle Finanze Giulio Tremonti)

Scudo fiscale del governo Berlusconi nel 2009 (ministro delle Finanze, Giulio Tremonti)