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Opposizioni e Regioni rosse preparano la battaglia referendaria contro l'autonomia. E Schlein attacca Meloni

In prima linea ci sono anche le regioni rosse, come l’Emilia Romagna, che ieri hanno votato la prima delibera sulla richiesta di referendum abrogativo del ddl Calderoli.  Toccherà poi a Sardegna, Toscana e Puglia. Alla guida della protesta la segretaria del Pd

Giuseppe Alberto Falcidi Giuseppe Alberto Falci   
Elly Schlein (Ansa)
Elly Schlein (Ansa)

L’opposizione scende in campo con tutte le forze contro l’autonomia differenziata. In prima linea ci sono anche le regioni rosse, come l’Emilia Romagna, che ieri hanno votato la prima delibera sulla richiesta di referendum abrogativo del ddl Calderoli.  Toccherà poi a Sardegna, Toscana e Puglia. Al contempo anche in Sicilia- nel corso di una riunione del comitato promotore, alla quale hanno partecipato rappresentanti regionali di Cgil, Uil Verdi, Acli, Wwf, Demos, Anpi, Pd, Psi, Legambiente, Italia viva, +Europa, Movimento 5 stelle, Sinistra italiana, Arci, Libera, Ali autonomie locali, Legacoop, Uisp, Rifondazione comunista, Comunità Sant'Egidio, Sud chiama Nord, associazione Sinistra futura Sicilia, Udu, Federconsumatori, Auser, Sunia - sono state definite le prossime tappe che impegneranno sindacati, partiti, associazioni che sostengono l'iniziativa nella raccolta delle firme per il referendum abrogativo. 

Ma chi più di tutti è alla guida della protesta è Elly Schlein. La segretaria del Pd, rafforzata dal doppio passaggio elettorale - europee più amministrative - si sta servendo della mobilitazione contro l’autonomia differenziata per continuare a lanciare la sfida alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. In questo modo si prenderà la scena e manifesterà la sua leadership all’interno della coalizione di centrosinistra. 

Dice la numero uno del Nazareno: «Autonomia e Premierato sono frutto di un cinico baratto che ha visto una sedicente patriota spaccare in due il Paese per accentrare il potere. Sono apparentemente contraddittorie ma figlie della stessa legge, quella del più forte».  E ancora, sempre Schlein: «Trovo molto importante questo approccio femminista alle riforme che il governo porta avanti con aggressività, mi riferiscono anche al clima respirato in questa aula e in quella della Camera. Sappiamo che cosa vuole dire questa società per le donne. La democrazia funzionante è quella in cui la voce delle donne fa breccia. Serve un approccio in cui ad ogni materie le politiche di genere non siano trattate come compartimenti stagni. autonomia e premierato sono frutto di un cinico baratto che vede una sedicente patriota spaccare in due il Paese per accentrare i poteri». Schlein esalta poi il ruolo delle regioni di sinistra in prima linea contro l’autonomia differenziata. A partire dalla sua «Emilia Romagna»: «Le Regioni in cui governiamo si stanno muovendo per rafforzare questa battaglia contro un'Autonomia che spacca in due il Paese, portata avanti da una sedicente patriota. Io non ho mai visto una sedicente patriota spaccare in due il Paese per un accordo di potere». Tutto questo sarà sufficiente a raggiungere il quorum? Nessuno si sbilancio. Evidente che la sfida sia complicata. Il dibattito a ogni modo è aperto. Non a caso si discute di tutto questo in un convegno “Premierato e Autonomia, quale prezzo per le donne” organizzato dalla senatrice Valeria Valente e dal gruppo del Pd del Senato. E proprio in quel consesso prende la parola il capogruppo dei democratici a Palazzo Madama, Francesco Boccia: «Da dibattito di oggi verrà fuori un'analisi delle due riforme del governo che confermerà che Premierato e Autonomia differenziata sfasciano la nostra Costituzione e la coesione del Paese. L'assistenza alla persona, dalla nascita alla fine della vita, il trasporto pubblico locale, la sanità e la scuola sono le materie che più incidono sul bilancio dello Stato e sulla vita delle persone. E il valore dell'Autonomia è scritto nella nostre Costituzione. Ma è un principio che si ispira, come ci ricorda il presidente Mattarella, al principio di sussidiarietà. L'Autonomia di Giorgia Meloni e della Lega cristallizza le diseguaglianze. Questo è il vero problema. E Giorgia Meloni ha accettato di dividere ancora di più il Paese in cambio del Premierato. Noi ci siamo battuti contro questo baratto». 

Puntare sul referendum abrogativo è va da sé un rischio, come si diceva. Ma è un rischio che il centrosinistra compatto vuole correre. Perché la riforma non è condivisa ufficiosamente da un pezzo di maggioranza, quella che rimanda alla galassia di Forza Italia e a una serie di governatori del Sud, su tutti Roberto Occhiuto. Inoltre, la battaglia politica ha riunito e allargato il centrosinistra arrivando a coinvolgere l’associazionismo e gran parte  dei sindacati. Durissimo l’affondo di Maurizio Landini, segretario della Cgil: «Oggi c'è un attacco esplicito alla Costituzione. L'autonomia differenziata, così come è stata costruita, mette in discussione i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione. La Cgil non è da sola, c'è un fronte molto ampio fatto di associazioni, sia laiche che cattoliche, fatto di organizzazioni sindacali, con noi e la Uil, di tante forze politiche e di tanti cittadini, intellettuali e personaggi della cultura e dello spettacolo. Io sono convinto che in questo momento noi stiamo rappresentando il pensiero della maggioranza di questo Paese. Dobbiamo portare a votare più di 25 milioni di persone, nelle recenti elezioni europee ha votato meno del 50 per cento, è evidente che c'è una crisi della democrazia nel nostro Paese e c'è una parte consistente che non si sente rappresentato da nessuno e sono quelli che stanno peggio. Vogliamo ridare la parola a quei cittadini». Il modello cui si ispirano gli attori del centrosinistra è quello francese, la mobilitazione del Fronte Popolare, dei centristi di Macron. Obiettivo: sconfiggere la destra di Meloni. La partita è appena iniziata. 

Giuseppe Alberto Falcidi Giuseppe Alberto Falci   
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