"Le persone continuano a morire in mare": contro Open Arms provocazione disumana

Anche papa Francesco, in un messaggio al Meeting dell’Amicizia fra i popoli di Rimini ricorda il valore indiscutibilmente cristiano dell’accoglienza per i migranti, dal momento che anche noi siamo stati “stranieri”.

'Le persone continuano a morire in mare': contro Open Arms provocazione disumana

“Provocazione impietosa e disumana”. Non usano mezzi termini il vescovo Giovanni Ricchiuti presidente di Pax Christi e don Luigi Ciotti presidente di Libera. In un appello congiunto per sbloccare la condizione di drammatica attesa sulla nave Open Arms le due note figure della Chiesa italiana sollecitano dalle autorità competenti una soluzione rapida e umana dell’ennesima vicenda che si ripete ormai come un copione tra sordi considerando la netta chiusura di Salvini, l’intervento della magistratura, la fibrillazione politica, la determinazione delle Ong che puntano anzitutto a salvare vite umane in pericolo in mare.

Il Papa non è intervenuto pubblicamente

Papa Francesco non è finora intervenuto pubblicamente in merito, ma in un lungo messaggio firmato a suo nome dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, inviato in occasione dell’apertura della 40ma edizione del Meeting di comunione e Liberazione a Rimini, richiama i principi di solidarietà e fraternità richiesti a tutti i cristiani nei confronti di ogni persona nel bisogno, senza discriminazione di sorta. Gesù del vangelo ci insegna a metterci in relazione con gli altri superando la paura in favore del riconoscimento della comune dignità di figli di Dio.

"Sono trattati come numeri di una statistica"

"Questa – si legge nel messaggio di Francesco a firma di Parolin indirizzato al vescovo di Rimini Francesco Lambiasi - è la verità che la Chiesa annuncia all’uomo da duemila anni. Cristo ci ha amato, ha dato la sua vita per noi, per ciascuno di noi, per affermare il nostro volto unico e irripetibile. Ma perché è così importante che oggi risuoni di nuovo questo annuncio? Perché tanti nostri contemporanei cadono sotto i colpi delle prove della vita, e si trovano soli e abbandonati. E spesso sono trattati come numeri di una statistica. Pensiamo alle migliaia di individui che ogni giorno fuggono da guerre e povertà: prima che numeri, sono volti, persone, nomi e storie. Mai dobbiamo dimenticarlo, specialmente quando la cultura dello scarto emargina, discrimina e sfrutta, minacciando la dignità della persona".

"Come l’uomo può ritrovare sé stesso e la speranza?"

Quanti dimenticati, suggerisce ancora il messaggio del papa, “hanno urgente bisogno di vedere il volto del Signore per poter ritrovare sé stessi! L’uomo di oggi vive spesso nell’insicurezza, camminando come a tentoni, estraneo a sé stesso; sembra non avere più consistenza, tanto è vero che facilmente si lascia afferrare dalla paura. Ma allora, che speranza ci può essere in questo mondo? Come l’uomo può ritrovare sé stesso e la speranza? Non può farlo solo attraverso un ragionamento o una strategia. Ecco allora il segreto della vita, quello che ci fa uscire dall’anonimato: fissare lo sguardo sul volto di Gesù e acquistare familiarità con Lui. Guardare Gesù purifica la vista e ci prepara a guardare tutto con occhi nuovi. Incontrando Gesù, guardando il Figlio dell’uomo, i poveri e i semplici ritrovavano sé stessi, si sentivano amati nel profondo da un Amore senza misura. Anche noi eravamo “stranieri”, e il Signore è venuto, ci ha dato una identità e un nome".

L'appello del vescovo Ricchiuti e di don Ciotti

E’ in questa luce che si comprende anche lo stupore e l’indignazione contenuto nell’appello del vescovo Ricchiuti e di don Ciotti. Evocano alla memoria collettiva la ripetizione di questa che potrebbe sembrare una scontata manfrina se non si trattasse di un dramma agli occhi del mondo che resta stupito di un ripetersi a scadenza come un copione.
“Un anno fa, il 22 agosto, - si legge nel loro appello - avevamo scritto: “La situazione in cui versano le 177 persone imbarcate nella nave Diciotti, a cui viene impedito di mettere piede a terra, ci retrocede – come tante altre vicende recenti e meno recenti – nel grado di civiltà e di umanità".

"Le persone continuano a morire in mare"

Oggi ci ritroviamo a dire le stesse cose per la Open Arms. E ancora oggi le persone continuano a morire in mare! Non vogliamo intrometterci nelle valutazioni della Procura né nelle questioni partitiche, in questi giorni molto tese. Vogliamo però ribadire – conclude l’appello - che le persone si soccorrono e si accolgono. È questo il dovere della politica, ma è anche il compito di un popolo che ha dimostrato tante volte la sua vocazione all’ospitalità. Fino a quando dovremmo assistere a queste impietose e disumane provocazioni? Le inadempienze della politica non possono ricadere sulle spalle degli ultimi e degli indifesi, usati oggi come strumenti di ricatto per bassi giochi di potere".