Non solo eletti, ma anche elettori. La grande Opa di Giorgia sugli ex voti del M5S

Fratelli d’Italia si trova sempre più spesso in sintonia con mondi ex pentastellati i voti dei quali, in gran parte, venivano proprio da ex elettori del centrodestra

Non solo eletti, ma anche elettori.  La grande Opa di Giorgia sugli ex voti del M5S
Giorgia Meloni (Ansa)

Si è parlato molto, negli ultimi giorni, del fatto che tutti i sondaggi diano Fratelli d’Italia al primo posto con il sorpasso sulla Lega ormai completato e dell’arrivo nelle truppe di Giorgia Meloni del vicecapogruppo di Forza Italia Lucio Malan, ex leghista del 1994 e poi sempre azzurro, un nome pesantissimo nella nomenklatura berlusconiana.

L’annuncio è arrivato dagli atti parlamentari: “Il senatore Malan, con lettera in data 19 luglio 2021, ha comunicato di cessare di far parte del Gruppo Forza Italia Berlusconi Presidente - UDC e di aderire al Gruppo parlamentare Fratelli d'Italia. Il Presidente del Gruppo Fratelli d'Italia ha accettato tale adesione”.

Ma, in fondo queste sono schermaglie interne al centrodestra (o all’ex centrodestra, questo lo dirà il tempo), ma mentre tutti guardano il dito, forse vale la pena di dare un’occhiata alla luna.

E cioè al fatto che Fratelli d’Italia si trova sempre più spesso in sintonia con mondi ex pentastellati e quasi si può parlare di un’Opa di Giorgia Meloni sui voti del MoVimento, che fra l’altro venivano in gran parte proprio da ex elettori del centrodestra.

Del resto, in questo momento, in Parlamento, al di là di qualche battitore libero nel Misto, generalmente ex del MoVimento pure lui, le opposizioni sono sostanzialmente due: quella di Fratelli d’Italia e quella degli ex grillini che hanno costituito i gruppi de L’Alternativa c’è dopo essere stati espulsi per non aver votato la fiducia a Mario Draghi.

E, ad esempio, nelle ultime sedute a Montecitorio, partendo da punti di vista completamente diversi, i meloniani e gli ex del MoVimento si sono trovati spessissimo in sintonia, soprattutto su questioni procedurali, a partire dalla contestazione nei confronti della fiducia richiesta troppo spesso dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, fino alla strozzatura dei dibattiti o al fatto che, in qualche modo, di fatto c’è un monocameralismo alternato con l’impossibilità a turno per Camera o Senato di intervenire sui testi delle leggi.

Ma gli uomini di Fratelli d’Italia, guidati alla Camera da Francesco Lollobrigida, e gli ex grillini di L’Alternativa c’è, in particolare i “duri” che fanno riferimento a Pino Cabras e Mattia Crucioli, sono spessissimo d’accordo anche su questioni sostanziali e non solo formali, come il green pass per entrare a Montecitorio, che non vedono indispensabile, a differenza dei gruppi della maggioranza e in particolare di Pd e Italia Viva.

Insomma, quello delle due opposizioni – di destra di Fratelli d’Italia e di sinistra di L’alternativa c’è – è un incontro fra due populismi, che alcune volte coinvolge anche l’ala sovranista della Lega.

E qui Giorgia Meloni, ben lungi ovviamente dall’immaginare gruppi unici con gli ex pentastellati, continua però la sua Opa sul mondo del MoVimento, che come detto ha molti elettori di destra.

L’ultimo tassello è freschissimo, letto in aula dal vicepresidente renziano di Montecitorio Ettore Rosato: “Comunico che, con lettera pervenuta in data 22 luglio 2021, il deputato Giovanni Russo, già iscritto al gruppo parlamentare Misto, ha dichiarato di aderire al gruppo parlamentare Fratelli d'Italia. La presidenza di tale gruppo, con lettera pervenuta in pari data, ha comunicato di aver accolto la richiesta”.

Russo, eletto sul proporzionale in Campania, diplomato in violino, è solo l’ultimo di una lunga serie di ex del MoVimento approdati a Fratelli d’Italia.

Per tutti c’è un esempio: Walter Rizzetto, eletto in Friuli-Venezia Giulia nella scorsa legislatura con il MoVimento e poi passato nelle truppe di Giorgia Meloni, è uno dei tre soli parlamentari ex pentastellati tornati nelle rispettive assemblee parlamentari.

E se fra quelli andati a sinistra o in forze antisistema nessuno ce l’ha fatta a tornare a Roma, a Strasburgo o a Bruxelles, fra quelli andati a destra in tre hanno conquistato una seconda legislatura: il bergamasco Marco Zanni, rieletto all’Europarlamento (con le preferenze) nella Lega, dopo aver abbandonato il MoVimento; la tarantina Giusi Labriola con Forza Italia e per l’appunto Rizzetto. Stop.

Quindi è chiaro che un partito in crescita costante e sistematica con ampie possibilità di rielezione fa da calamita e Fratelli d’Italia più di tutti.

Il primo ad arrivare in questa legislatura è stato Salvatore Caiata, presidente del Potenza calcio, eletto nel collegio uninominale di Potenza, che è arrivato nella squadra di Giorgia dopo aver costituito la sua componente “Sogno Italia-10 volte meglio”, poco meno di un anno dopo l’inizio della legislatura, per la precisione il 14 maggio 2019.

Dopo di lui, l’8 ottobre 2019, è toccato a Davide Galantino, militare di truppa, eletto in Puglia, che è diventato anche delegato d’aula di Fratelli d’Italia alla Camera e che spesso si è fatto carico degli attacchi più duri agli ex compagni pentastellati.

Poi, sempre a Montecitorio, il 19 marzo 2021, è arrivato Massimiliano De Toma, commerciante eletto nel collegio di Roma-Quartiere Collatino, e lo stesso giorno è approdata fra le truppe di Giorgia Meloni anche Rachele Silvestri, impiegata eletta nelle Marche. E, a completare il tris di arrivi ex pentastellati di quel giorno, è approdata a Fratelli d’Italia pure Tiziana Carmela Rosaria Drago, insegnante di Trecastagni eletta nel collegio uninominale senatoriale di Acireale, sempre per il MoVimento.

Ma, per l’appunto, sono solo proiezioni parlamentari di un’altra storia.

Che è invece la ricerca non degli eletti, ma degli elettori pentastellati nel Paese da parte di Giorgia Meloni.

Dopo aver preso voti prima a Silvio Berlusconi e poi a Matteo Salvini – oggi ancora alleati, ma domani chissà – la nuova frontiera di Giorgia sono i voti dei Cinque Stelle nel 2018.

Erano al 33 per cento. Ci sono praterie.