[La polemica] Il commissario Ue Oettinger e le amicizie pericolose nella pizzeria della Ndrangheta

Ha detto: “Mercati spingeranno gli italiani a non votare per i populisti”. Ma è finito in uno scandalo che è passato sotto silenzio

[La polemica] Il commissario Ue Oettinger e le amicizie pericolose nella pizzeria della Ndrangheta

Luigi Di Maio l’altra sera si è fatto immortalare davanti a una pizza Margherita, dedicandola al commissario Ue al Bilancio, Gunther Oettinger - che una pizza così «se la sogna» - che ha minacciato gli italiani sostenitori di un possibile governo Lega-Cinque Stelle, disegnando foschi scenari economici punitivi. Di Maio avrebbe dovuto intimargli di non occuparsi di affari italiani per tanti motivi, anche per il suo passato. E già, oggi purtroppo la memoria corta fa cattivi scherzi. Certo non si tratta di ricordarsi fatti degli anni Novanta, perché in questo caso quei fatti sono riaffiorati appena  nel gennaio scorso.

Che storia, Oettinger. Paradossale. Che se fosse accaduto in Italia quello che è successo nel Land tedesco di Baden Wuerttemberg, sarebbe crollata Pompei, cioè Montecitorio, palazzo Madama e Palazzo Chigi. Facciamo lavorare un attimo la fantasia: i ministri dell’Interno e della Giustizia convocano il segretario del Pd o della Lega o di Forza Italia (insomma del partito che preferite) e sotto voce gli comunicano di non frequentare più quel ristorante e quella persona, che sono sotto intercettazione telefonica e ambientale. E gli rivelano che addirittura le sue conversazioni sono state registrate.

Come reagirebbe l’opinione pubblica italiana se accadesse tutto questo a casa nostra? In Germania è accaduto e non è successo nulla. Anzi, una commissione d’indagine parlamentare è arrivata alla conclusione che i ministri di Giustizia e dell’Interno hanno fatto bene ad avvisare il capo della Cdu, la Democrazia Cristiana tedesca, di non frequentare quella persona, quella pizzeria. Forse il Parlamento europeo, quando a gennaio, dopo una retata della Procura di Catanzaro, è stato arrestato in quel ristorante di Stoccarda ed è riaffiorata la frequentazione del capo della Cdu oggi commissario Ue di quel ristorante e di quel sospettato mafioso, avrebbe dovuto chiedere spiegazioni. 

E invece nulla. Silenzio. A Bruxelles come a Berlino, nessun imbarazzo. Eppure, quel Mario Lavorato arrestato a gennaio (e tutt’ora in carcere) per associazione mafiosa, negli anni Novanta era sospettato di essere un trafficante di armi e droga e di fare riciclaggio. E il suo telefono fu messo sotto intercettazione e cimici furono piazzate nella pizzeria dove lavorava e di cui probabilmente era il proprietario, anche se era intestata a un prestanome. In quel periodo il futuro commissario Ue era un assiduo frequentatore del locale dove si svolsero anche iniziative pubbliche per raccogliere fondi per la Cdu. Quando esplose lo scandalo, la politica tedesca  (dalla Cdu all’Spd) fece quadrato difendendo il suo esponente finito nella rete di un mafioso italiano a sua insaputa.