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La premier chiede il pugno di ferro su stranieri e rimpatri. A settembre si riparte dalla sicurezza

Due ore di colloquio con il ministro Piantedosi. Saranno aperti e attivati i Centri per il rimpatrio dove trattenere gli stranieri irregolari e pericolosi. Ma i Cpr sono previsti dal 2017. Le regioni non li vogliono. Territori in rivolta. Siano a quota 94 mila sbarchi, mai così tanti negli ultimi sette anni

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
La premier Giorgia Meloni - Foto Ansa
La premier Giorgia Meloni - Foto Ansa

Se il Consiglio dei ministri è stato scoppiettante ed assai vivace tra norme sui taxi ampiamente depotenziate e tasse sugli extraprofitti delle banche spuntate fuori senza preavviso, il post consiglio dei ministri non è stato da meno. Sempre aspettando di vedere cosa concretamente accadrà. Il governo infatti sta scrivendo un nuovo pacchetto sicurezza che vuole risolvere per sempre il problema dei rimpatri di stranieri già espulsi e/o che non hanno diritto a restare. Il testo sarà pronto a settembre e la premier Meloni è stata molto chiara con il ministro dell’Interno Piantedosi: “Dobbiamo risolvere questo problema, gli sbarchi aumentano e i territori, anche quelli governati dai nostri, non reggono più. Serve un segnale forte, Matteo (Piantedosi, ndr) trovalo”. E il segnale, può essere, appunto, uno solo: aumentare i Cpr (Centri per il rimpatrio) introdotti dall’ex ministro Marco Minniti, farli funzionare nel senso che ci devono andare tutti coloro che sono già stati espulsi ma girano tranquillamente a piede libero nel territorio nazionale e, a maggior ragione, se queste persone hanno dimostrato di essere recidive e pericolose socialmente.

Il caso Rovereto

Il caso del nigeriano - con precedenti, espulso più volte e in Italia perchè imputato in un processo per danneggiamenti - che ha aggredito e poi ucciso la sessantenne Iris Setti a Rovereto mentre attraversava il parco alle 10 di sera, deve essere l’ultimo di una serie sempre più lunga.

L’incontro tra la premier e il ministro dell’Interno è durato circa due ore. Mentre alle 9 di sera del 7 agosto i ministri cercavano di spiegare ad un assai ridotto numero di cronisti cosa era successo nella riunione. Orari più civili - un consiglio dei ministri di mattina, ad esempio -  aiuterebbero senza dubbio ad una maggiore comprensione delle decisioni assunte dal governo. A meno che, ed è probabile, anche gli orari tardi siano un modo - uno in più - per costringere la stampa e l’informazione in generale ad affidarsi a comunicati scritti senza interlocuzione e nessuna analisi. Tranne quella che individualmente, ma sempre il giorno dopo, un giornalista può avere attivando le proprie fonti.

Far funzionare i Cpr

In quelle due ore premier e ministro hanno quindi messo a punto  la road map del nuovo pacchetto sicurezza che sarà presentato al Consiglio dei ministri. Dovrà essere pronto per settembre e, soprattutto, dovrà essere subito efficace. Si va dal rafforzamento delle dotazioni all'ampliamento degli organici delle forze dell’ordine (misura per cui servono soldi che al momento non ci sono). In cantiere ci sono soprattutto la stretta sulle espulsioni dei migranti irregolari, l’inasprimento delle pene per gli autori di aggressioni o azioni violente ai danni anche di appartenenti alle forze dell'ordine.

Era stato il ministro, dopo il brutale omicidio di Rovereto, ad annunciare una serie di iniziative da presentare in uno dei primi Consigli dei ministri dopo la pausa estiva. “Siamo già al lavoro per presentare un pacchetto di norme per rafforzare ancora tutti gli strumenti a disposizione delle forze dell'ordine per contrastare i più ricorrenti fenomeni criminali e di insicurezza dei cittadini” aveva detto Pinatedosi che, in ogni caso, ha avviato un’indagine “interna” anche per capire come mai uno così, con quei precedenti (sempre molestie e aggressioni), fosse fuori e libero di circolare. Lunedì sera, nel post consiglio, la premier (invece di andare a spiegare alla stampa cosa è stato deciso oppure no nel cdm su banche e taxi) è rimasta a “delineare i contorni” delle misure che saranno prese a settembre.

Più uomini, più mezzi, più carcere

Quindi più uomini e più mezzi in strada a scopo di prevenzione e dare anche una sensazione di maggiore sicurezza ai cittadini. Si parla anche di una “maggiore qualificazione della polizia locale”. Già che ci siamo ci saranno anche misure per contrastare il fenomeno delle baby gang e, più in generale, della violenza minorile innalzando i livelli di sicurezza nelle città. Il capitolo centrale del pacchetto sarà legato alle espulsioni dei migranti irregolari e in particolare di quei soggetti tra loro problematici e pericolosi, con alle spalle comportamenti violenti. L'obiettivo del Viminale è aumentare la presenza sul territorio di Centri per il rimpatrio (Cpr) da un lato, e snellire le procedure e rendere più rapido l’allontanamento per i soggetti che danno segnali ripetuti di pericolosità sociale dall’altro. Non c’è nulla di rivoluzionario in queste misure, sono già previste dal nostro ordinamento. Solo che poi, per qualche motivo, restano sempre parole su carta. I Centri per i rimpatri (Cpr), al posto dei vecchi Cpt, sono previsti dal 2017 quando al Viminale c’era Minniti e a palazzo Chigi Gentiloni. Ogni regione avrebbe dovuto dotarsi del proprio Cpr. In qualche caso anche due centri. Ma poiché quelle strutture, nei fatti carceri, diventano focolai di incidenti e insicurezza, nessun comune li vuole e nessuna regione insiste per farli. Il problema è che dal 2018 ad oggi le regioni sono diventate quasi tutte a guida centrodestra (15 su venti) e i Cpr non vengono comunque aperti.

“Procedure semplificate”

La parola magica per il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, uomo ombra di Salvini, è “procedure semplificate”.  “Il presidente del Consiglio e il ministro - ha spiegato dopo il al Comitato per l'ordine e per la sicurezza a Rovereto - hanno avvertito la necessità di presentare un pacchetto di sicurezza per velocizzare l'allontanamento dei soggetti pericolosi e violenti”. La volontà è quella di “avere procedure semplificate che possano consentire a soggetti con un profilo criminale importante o patologie di natura psichiatrica di non rappresentare un pericolo per il territorio”. La modifica normativa che il governo sta studiando punta a “consentire l’immediato allontanamento attraverso i Centri di permanenza per i rimpatri”.

Ci sono due ordini di problemi. Il primo è che servono prima strutture funzionanti - al momento non ci sono - e poi mezzi, uomini e condizioni normative per farli funzionare. Nella consapevolezza che i centri diventano delle polveriere.  Il secondo problema è che i Centri sono destinati a riempirsi sempre di più - era già successo - ma non hanno la via d’uscita. Nel senso che poi i rimpatri tecnicamente non avvengono. La Nigeria, per restare al caso di Rovereto, non prenderà mai indietro il proprio cittadino. A meno che i rapporti bilaterali siano tali per cui ci possa essere la reciprocità. E torniamo così alle relazioni tra Stati e al Piano Mattei per l’Africa. Misure giuste che richiedono però tempo e costanza. In dosi ampie.

I territori in rivolta

Il fatto è che il tempo è sempre meno. Il tema immigrazione è scomparso dal telegiornali, radio, siti e talkshow. Se il centrosinistra fosse al governo, sarebbe un resoconto continuo di sbarchi e sindaci in rivolta perchè non vogliono più stranieri nel proprio territorio. La destra, in quanto a capacità di controllo dell’informazione, sembra essere molto più efficace. Meloni non gradisce che si parli di immigrazione - il suo più evidente fallimento rispetto alla propaganda della ex leader dell’opposizione - e infatti i grandi media non ne parlano. Solo sulle cronache locali, qua e là si trova di sindaci che riportano in prefettura stranieri assegnati al comune; sindaci che dicono “basta, non abbiano nè posto nè soldi”; sindaci - ad esempio il leghista Di Muro a Ventimiglia - che assoldano vigilantes privati per blindare il cimitero visto che i profughi ci vanno per lavarsi la sera e la mattina. Succede soprattutto nel nord Italia, in regioni e comuni governati dalla Lega e dalla destra. Del resto, siamo a 93.884 sbarchi da gennaio, mai così tanti negli ultimi sette anni. Si sfiora i 4-5 mila a settimana. Solo che non c’è più accoglienza: i “vecchi” sistemi - che però funzionavano - sono stati smantellati dai decreti Salvini. Grazie a quel sistema gli stranieri in attesa di una risposta sul proprio status, avevano un posto dove dormire, lavarsi, mangiare imparare i fondamentali della lingua e anche trovare un lavoro. Adesso arrivano e vanno ad ingrossare accampamenti clandestini nei vari angoli delle città. Mano d’opera fresca e a basso costo per le riorganizzazioni dello spaccio. Chi non riesce ad andare oltre confine, entra in un limbo da cui è difficile salvarsi. Ma di tutto questo non si parlerà nel nuovo decreto sicurezza.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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