Nuovo Dpcm in arrivo: serrata dopo le 22. Conte: "Ma non sarà lockdown". Franceschini al premier: "Così non va"

Giornata frenetica. Il ministro-capo delegazione Pd al governo va in pressing pubblicamente su Conte. Mai successo in due anni. Prima di lui, nelle ultime 24 ore, Renzi, Delrio e Orlando hanno chiesto “la verifica politica”. L’ipotesi di ingressi sfalsati e più ore di dad a scuola. Smart working fino al 70%. Lo scontro con le regioni. E la rabbia del commissario Arcuri con i governatori. Ipotesi voto a distanza in Parlamento

Nuovo Dpcm in arrivo: serrata dopo le 22. Conte: 'Ma non sarà lockdown'. Franceschini al premier: 'Così non va'

Sono in arrivo nuove misure, una nuova stretta per tentare di congelare i numeri impazziti del contagio da Covid. A neppure quattro giorni dall’entrata in vigore dell’ ultimo Dpcm che ha già svuotato le città da metà pomeriggio in avanti, il capodelegazione del Pd nel governo, il ministro Dario Franceschini chiede dalla mattina “un urgente vertice di maggioranza per decidere una nuova stretta”. E’ una mossa inaspettata per il premier. Conte è impegnato a Bruxelles nel vertice del Consiglio europeo e la richiesta gli piove addosso come una doccia fredda. Ben di più e peggio dei numeri della curva del contagio che arriveranno solo a metà pomeriggio.

La curva sale

Per la prima volta da inizio emergenza ieri la curva ha superato quota 10 mila contagiati contro gli 8.804 del giorno prima. Cala il numero di decessi (55 contro gli 83 di giovedì) ma aumentano i ricoverati nelle terapie intensive (586, 52 in più di giovedì). Stanno peggio Lombardia e la regione Campania. Qui De Luca ha già deciso di chiudere le scuole fino a fine mese provocando la rabbia della ministra Azzolina e, quasi contestuale, la richiesta dei sindacati di rinviare il concorsone previsto nelle varie regioni a partire del 22 ottobre. Nessuna regione è a contagio zero. E l’indice R0, quella della contagiosità di ciascuna persona colpita dal virus, è tornato a 1,5. Come a metà aprile. Il risultato è che gli ospedali sono in affanno, dicono che in costanza di questi numeri tra due settimane non saranno più in grado di erogare i servizi ordinari.  Silvestro Scotti, segretario generale della Federazione italiana dei medici di medicina generale, ieri ha chiesto alla popolazione di “considerare un auto lockdown per limitare al massimo il rischio di contagio”. Significa “preservare le attività lavorative ma sacrificare tutto ciò che non è necessario”.

Conte: no al lockdown, sì ad un nuovo Dpcm

A fronte di un pressing che sale ora dopo e del caos nelle regioni, il premier parla alle otto di sera, di ritorno da Bruxelles dopo essere stato in Calabria ai funerali di Jole Santelli e ospite alla “Festa di Limes” il mensile di geopolitica diretto da Lucio Caracciolo. “Non ci possiamo più permettere un nuovo lockdown, dobbiamo convivere con il virus imparando nuovi modi per tutelare al massino la salute pubblica”. Una giornata da panico per la maggioranza e il governo. E tutto questo mentre oggi scadono i termini per inviare a Bruxelles il testo della manovra di  bilancio 2020. Ieri sera alle 23 e 30 Conte è tornato a palazzo Chigi. Ha raggiunto il ministro Gualtieri, il sottosegretario Fraccaro, i sottosegretari Castelli e Guerra e il presidente della Commissione finanze Luigi Marattin (Italia viva) per mettere a punto il testo della Manovra che dovrà contenere anche i nuovi indennizzi per le categorie costrette alla serrata, bar, ristoranti ma anche organizzatori di eventi. Il vertice sulla manovra è andato avanti per quasi tre ore. Quello sulle nuove misure è stato invece  rinviato a stamani. Alle 10. Alle 9 sarà preceduto da un vertice alla Protezione civile, questa volta con i governatori e il commissario Arcuri da cui sarà già possibile capire come evolverà la situazione. Cosa sarà scritto nel nuovo Dpcm che in ogni caso non vedrà la luce prima di stasera. Impossibile non andare col pensiero al 22 febbraio scorso quando Conte iniziò a chiudere l’Italia.

Alcuni presidenti, De Luca in Campania e Fontana in Lombardia, le regioni più colpite,  hanno già deciso e comunicato di muoversi in autonomia.  ieri sera hanno avvertito Conte: L’ultimo decreto che ha prorogato lo stato di emergenza fino al 31 gennaio e che ha prodotto l’ultimo Dpcm, prevede che i governatori possano assumere decisioni “più restrittive” rispetto a quelle decise a livello nazionale.  Ma è richiesta, in ogni caso, la condivisione di una linea comune. Per evitare l’anarchia. “Prudenza e lucidità, non panico” ha avvertito Giovanni Toti, il presidente della Liguria.

Serrata dopo le 22 e ingressi sfalsati a scuola

In attesa di capire del nuovo Dpcm (entro stasera?), ieri sera sono circolate numerose ipotesi. A seconda con chi parli nella maggioranza - divisa tra più allarmati e propensi a chiusure che fanno capo a Speranza e Franceschini  e più razionali e a sangue freddo tra cui Conte - si va da una chiusura di alcuni settori alla chiusura di tutto tranne che di lavoro e scuola. L’ipotesi più probabile è il  “coprifuoco” a partire dalle 22 o dalle 23, durante la settimana. Nei fin settimana le misure sarebbero ancora più stringenti. In nessun caso si arriverebbe comunque ad un nuovo lockdown. Sarebbero le ipotesi sul tavolo del governo e che dovrebbero essere discusse in nottata dai capi delegazione. Oltre alle chiusure serali (dalle 22 o dalle 23) si parla di un rafforzamento dello smart working obbligatorio che dovrebbe essere portato al 70% per la Pubblica amministrazione. Nessuna chiusura delle scuole, ma un rafforzamento degli orari scaglionati e anche delle lezioni a distanza. Ci sarebbe anche l'idea di un'ulteriore stretta allo sport con lo stop agli sport di contatto non solo amatoriali ma anche dilettantistici cioè praticati nell'ambito di società sportive e all’interno di impianti sportivi ufficiali che seguono i protocolli decisi dal ministero dello Sport.  Nelle Regioni dove l’indice di contagio è particolarmente alto potrebbe essere valutata a livello locale anche la chiusura di palestre, parrucchieri, estetiste e centri estetici, cinema e teatri. Sarebbe un colpo mortale a settori che stanno appena adesso cercando di ripartire e sopravvivere.

Arcuri e Azzolina, ed è già scontro con le regioni

Si cerca di evitare in ogni modo di “strappare” con le regioni. Ma gli strappi sono già avvenuti. Il commissario Arcuri ieri mattina ha presentato il conto di tutto ciò che doveva essere fatto nei mesi estivi e che invece non è stato fatto. Facendo così miseramente fallire l’obiettivo delle Tre T: testare, tracciare, trattare. Il j’accuse di Arcuri è stato durissimo. A cominciare dal fatto che sarebbero stati attivati i previsti posti in rianimazione. “In questi mesi alle Regioni abbiamo inviato 3.059 ventilatori polmonari per le terapie intensive, 1.429 per le subintensive. Prima del Covid le terapie intensive erano 5.179 e ora ne risultano attive 6.628 ma, in base ai dispositivi forniti, dovevamo averne altre 1.600 che sono già nella disponibilità delle singole regioni ma non sono ancora attive. Abbiamo altri 1.500 ventilatori disponibili, ma prima di distribuirli vorremmo vedere attivati i 1.600 posti letto di terapia intensiva per cui abbiamo già inviato i ventilatori”. E’ il caso della Campania, dove De Luca ha chiuso mezza regione. Prima del Covid aveva 335 posti letto di terapia intensiva. Il governo ha inviato 231 ventilatori per le terapie intensive e 167 per le sub intensive. Oggi risultano attivati 433 posti, ma dovrebbero invece essere 566. Si dice che manchino medici, anestesisti e infermieri. Come otto mesi fa. Al di sotto delle aspettative anche il funzionamento dei tamponi con code fino a otto ore ai drive through e l’assenza della indicazione di siti e laboratori privati per fare test e tamponi a prezzi concordati. Eppure i kit sono stati acquistati e spediti.

Ancora più tesa la situazione sulla scuola.La decisine, autonoma e non concordata di De Luca di chiudere le scuole fino a fine mese ha mandato su tutte le furie la ministra Azzolina. In effetti la scuola in quanto tale non risulta essere luogo di contagio. Diverso il discorso per quello che riguarda ciò che avviene subito prima e subito dopo la scuola: assembramenti di ragazzi sui mezzi pubblici e in giro nella piazze, fuori dai bar e nei centri commerciali. Ancora più grave, per la ministra, è che le Regioni e il corpo docente non abbiano trovato il modo in questi mesi i primi di rafforzare il sistema dei trasporti locali, i secondi di fare i doppi turni e dividere le classi in parte la mattina e in parte il pomeriggio.

Il cluster nei palazzi della politica

Un’altra emergenza è nei palazzi della politica. Soprattutto il Parlamento. Alla Camera il virus gira e molto. Anche ieri sono risultati positivi, anche se per ora sintomatici, tre capigruppo: Gelmini (Forza Italia), Crippa (M5s), Lollobrigida (Fdi). Ciò significa testare decine di deputati dei rispettivi gruppi parlamentari che sono stati in questi giorni di intenso lavoro a stretto contatto con i loro capigruppo. Se all’inizio di questa settimana il numero di contagiati e in autoisolamento era arrivato a 45 persone (solo tra i deputati), lunedì il numero rischia di essere ancora più alto. Si pone quindi con urgenza un problema di funzionamento del Parlamento che ha davanti mesi intensi di lavoro sul testo della manovra, sulla gestione del Recovery fund e delle misure antiCovid. Da più parti è arrivato al presidente Fico la richiesta di trovare una soluzione. E prende corpo la proposta di legge del costituzionalista Ceccanti (pd) per l’introduzione del voto a distanza “in casi di emergenza come quello di una pandemia”. Sarebbe la prima volta nella storia del Parlamento. E della Repubblica.

Ma per Conte è anche un avviso di sfratto

Se la situazione sanitaria è grave, non è da meno la situazione politica. La modalità con cui ieri Franceschini ha chiesto il vertice di maggioranza per decidere nuove misure se da un punto di visto tecnico ha fatto a pezzi il Dpcm appena varato (lunedì notte), dall’altra suona come una mossa in mora dell’operato di Conte. Franceschini non è tipo da sparate pubbliche. “Non è nel suo stile” osservano i “suoi” deputati, quelli della sua corrente. Non sfugge neppure che il severo richiamo di Franceschini arrivi puntuale dopo che prima Matteo Renzi e Italia viva e poi altri capi corrente Pd da Orlando a Delrio, abbiano chiesto a Conte, per motivi diversi ma sempre inascoltati, un tavolo politico dove decidere agenda e proprietà della legislatura destinata ormai ad andare avanti fino al 2023.  Il Pd si è convinto di aver vinto le regionali. Il segretario dem ha fatto subito il tentativo di far valere il suo nuovo potere contrattuale nella coalizione di fronte al Movimento 5 Stelle che ha ancora la maggioranza in aula ma fuori, nel paese, è sotto il 10 per cento dopo essere stato al 33%. Ma il premier continua a traccheggiare. Su tutto, a cominciare dai dossier più urgenti: Alitalia, Autostrade, rete unica, progetti per il Recovery fund, il Mes, i 36 miliardi del Fondo salva stati che l’Europa ha messo a disposizione dell’Italia per le spese sanitarie, dirette e indirette. I 5 Stelle sono allo sbando. E Conte resta fermo. Non decide. Da ieri anche la gestione delle misure anti Covid non convince più il Pd. A questo punto nella sua interezza visto che alle richieste dei giorni passati mancava solo Franceschini. Se non è un ultimatum con annesso avviso di sfratto a Conte, poco ci manca.