Diplomazia, nuove armi, guerriglia sul gas e il nuovo decreto contro il caro energia: i fronti caldi del governo

L’Europa prepara il sesto pacchetto di sanzioni con lo stop al petrolio. L’Italia lavora ad un nuovo decreto contro il caro energia ma il Cdm slitta da oggi fino a lunedì. Per noi la data cruciale è a metà maggio quando dovremo pagare le forniture a Mosca

Foto Ansa
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La prima mossa di Putin dopo la visita del segretario Onu Guterres è stata chiudere la fornitura di gas alla Polonia e alla Bulgaria due stati “canaglia” che oltre a non aver pagato in rubli hanno anche il difetto di far passare dalle proprie frontiere armi, mezzi e rifornimenti per la resistenza ucraina. Uno schiaffo a tutte le diplomazie. Che fa il paio con quello del giorno prima quando a Guterres ha spiegato: “Datemi Crimea e Donbass e io me ne vado”.

La prima mossa di Ursula von der Leyen, appena informata della “evidente ritorsione”, è stata riunire commissari ed esperti e proporre un nuovo pacchetto di sanzioni. Il numero 6, per l’esattezza, in 63 giorni di guerra, in pratica uno ogni dieci giorni. Stavolta ci potrebbe essere l’embargo al petrolio russo. Al tempo stesso, Bruxelles ha tolto i dazi dai prodotti che riescono ad arrivare dall’Ucraina. Zelensky ha ringraziato.

La prima mossa di Mario Draghi appena rimesso piede, ieri, a palazzo Chigi finalmente negativo al Covid, è stata una telefonata con il presidente Zelensky e la definizione del viaggio a Washington per il primo bilaterale con Joe Biden (10 maggio). Il premier è anche molto attento al nuovo tentativo diplomatico che Erdogan sta cercando di mettere in piedi. Il ministro Di Maio è stato incaricato di seguire con particolare attenzione il dossier su cui il presidente turco - che in questi mesi ha mantenuto rapporti cordiali (così sembrano) con Putin, von der Leyen e Jens Stoltenberg - ha promesso di tentare l’intesa e la collaborazione.   Infine il Presidente del Consiglio, oltre alle nuove armi “inviate in Ucraina per supportare la difesa e quindi la pace”, sta lavorando al decreto contro il caro prezzi e il caro energia, almeno sei miliardi che si aggiungono ai venti già erogati dall’inizio dell’anno. Se la missione del segretario Guteress - Ankara e Mosca tra lunedì e martedì, oggi a Kiev - sembrava poter potare qualche positiva novità, la risposta di Putin e la guerra del gas hanno congelato ogni migliore speranza.

Dalle parole ai fatti

Mosca ha chiuso i rubinetti alla Polonia e alla Bulgaria per non aver pagato le forniture in rubli. Putin lo aveva detto spiegando il suo decreto circa un mese fa. Lo ha fatto ieri. Una mossa che ora minaccia di estendere a tutti i Paesi “ostili” e che ha fatto infiammare le quotazioni, mettendo in allarme le cancellerie europee. Ursula von der Leyen ha convocato immediatamente una riunione straordinaria dei ministri europei dell'Energia e avviato consultazioni urgenti con i partner. “Il ricatto di Mosca non ci sorprende, eravamo preparati, è una provocazione e la risposta sarà immediata e unita” ha promesso. Intanto ci sarà il nuovo pacchetto di sanzioni che potrebbe comprendere anche l’embargo al petrolio russo e un'azione coordinata in aiuto di Varsavia e Sofia con forniture dai Paesi vicini. Una cosa è certa: “Nessun paese europeo pagherà il gas russo con i rubli perché vorrebbe dire violare le sanzioni”. Ed è proprio qui che Putin è convinto di spaccare il fronte europeo. Una mossa che nasconde il più grande bluff. Se l’Europa non cede - e non dovrebbe succedere - Mosca perde la sua unica entrata. La dipendenza infatti è reciproca. E si tratta di vedere ora chi sa bluffare di più e fino in fondo.

Il flusso di gas in transito verso gli altri Paesi europei, almeno per ora, sembra assicurato. Il rischio che Mosca possa decidere di estendere lo stop è reale. “La regola sarà applicata a chiunque non pagherà in rubli" ha ammonito il portavoce del Cremlino.  Il decreto Putin prevede un complicato meccanismo con due conti alla Gazprombank (uno in valuta estera su cui fare il pagamento che poi viene trasferito su un secondo conto in rubli) voluto per sostenere la valuta, bandita dalle transizioni internazionali, e attutire l'impatto delle sanzioni. Fonti russe dicono che quattro paesi Ue avrebbero già fatto versamenti in rubli e altri dieci avrebbero aperto il doppio conto. Ma la propaganda è un’arma sempre più potente. 

A metà maggio la prova del 9

Ora si tratta di capire se ci sarà l'escalation guardando soprattutto a paesi come Germania e Italia che più dipendono dal gas russo. Per ora i flussi in entrata in Italia "da Tarvisio sono regolari", ha precisato la Snam, mentre la prova del nove sarà a metà maggio quando sono previsti i prossimi pagamenti. “L’Italia non pagherà in rubli - ha ribadito Di Maio - la richiesta russa è una violazione dei contratti e continueremo a pagare in euro”. Stessa linea di Roma anche a Berlino che ha ribadito il no ai rubli e una riduzione della dipendenza da Mosca (al 35% dal 50% pre invasione).

La stretta di Mosca è soprattutto, secondo molti analisti, “una mossa politica per alzare i toni”. Di sicuro alza i prezzi del gas e diventa più difficile, per gli europei, riempire gli stoccaggi che invece sono l’obiettivo primario dei governi. Putin non può neppure però scherzare col fuoco: chiudere le forniture con l’Europa significa per il Cremlino perdere tre punti di pil. IL 2 maggio è previsto il consiglio straordinario dei ministri dell'Energia e qui saranno decise nuove sanzioni e contromisure.

Il tema dell’autosufficienza

Le notizie in arrivo dalla varie cancellerie europee, ripropongono il problema dell'autosufficienza energetica. Il Copasir - del resto, come dice sempre Draghi, “il gas è una questione di sicurezza nazionale” -ha appena pubblicato la relazione su fonti energetiche e gas.  Con riferimento al gas, scrive il presidente Adolfo Urso - “quale energia ponte nel processo di transizione ecologica ed alla realizzazione di determinate infrastrutture per le quali imprescindibile è uno snellimento delle procedure autorizzative, l'Italia può candidarsi al ruolo protagonista di hub mediterraneo e quindi europeo con l'obiettivo di raggiungere l'autonomia energetica. Questo però - aggiunge - presuppone un differente approccio geopolitico dell'Italia ed una politica estera che garantisca quel rapido affrancamento dal gas russo assicurando così la continuità degli approvvigionamenti”. Nel frattempo il governo prosegue verso la diversificazione delle fonti dopo gli accordi con Congo, Algeria, Angola e la volontà di riprendere almeno in parte e per quanto possibile la produzione nazionale. In parallelo si procede con la semplificazione per il potenziamento delle rinnovabili e gli acquisti di gas liquefatto anche grazie all'implementazione dei rigassificatori. L’import italiano da Mosca nel 2021 è stato pari a 29 miliardi di mc (il 38% dei nostri consumi). Il punto di arrivo principale per l'approvvigionamento sono i cinque gasdotti che raggiungono l'Italia: a Mazara del Vallo in Sicilia (Transmed), a Melendugno in Puglia (Tap), a Gela in Sicilia (Greenstream), a Passo Greis in Piemonte (Transitgas) e a Tarvisio in Friuli (il Tag, da cui arriva il gas russo attraverso l'Ucraina). Altri flussi aggiuntivi sono attesi dall'Azerbaigian, meta di una delle prime missioni diplomatiche, attraverso il Tap. Baku si sarebbe impegnata a fornire altri 2,5 miliardi di metri cubi di gas naturale fino a 9,5 miliardi.

Il nuovo decreto

Sul gas è ormai una guerra di nervi. Da combattere punto su punto e in prospettiva. Cosa che il governo ha iniziato a fare a dicembre scorso, prima dell’inizio della guerra. Guadagnando probabilmente tempo prezioso con i paesi africani. Famiglie e imprese però sono in ginocchio e devono essere aiutate. Subito. Da qui i 20 miliardi già stanziati da gennaio in poi. Senza fare scostamento di bilancio.  

Il nuovo decreto era atteso dalla settimana di Pasqua. Il Covid ne ha certamente rallentato la scrittura. Oltre il fatto che la situazione è talmente fluida che è difficile fare il punto della situazione. Il testo dovrebbe andare in Consiglio dei ministri tra oggi e domani ma probabilmente slitterà ancora. Fino a lunedì.  Si parla di nuove risorse tra i 6 e i 10 miliardi. All’interno c’è la proroga del taglio delle accise sulla benzina, ma anche una sforbiciata di circa 30 centesimi sul prezzo di vendita del metano. Un miliardo è previsto contro il caro materiali con la revisione dei prezzi per gli appalti. C’è il prolungamento oltre il 30 giugno del termine per accedere al superbonus per le villette, garanzie per la liquidità delle imprese.

Un unico maxidecreto

In un unico maxidecreto ci sarà anche il pacchetto energia con una semplificazione per le rinnovabili e un riferimento al carbone: quattro impianti esistenti mandati a regime (a tempo determinato).

Il decreto dovrebbe prevedere anche aiuti agli enti locali per sostenere il caro bollette e nuovi fondi per l'accoglienza dei profughi ucraini. Escluso l'innalzamento a 30 mila euro del tetto Isee per ottenere il bonus sociale: allargherebbe la platea attuale fino a un terzo delle famiglie, e "implicherebbe un onere molto elevato e di non facile copertura" per lo Stato come ha spiegato ieri alla Camera il ministro dell'Economia Daniele Franco. Sempre Franco ha prospettato “interventi mirati a sostegno delle fasce più deboli”.

Nel pacchetto energia il piatto forte è lo snellimento degli iter autorizzativi per la produzione da eolico e fotovoltaico, ma i riflettori sono accesi anche sugli impianti a carbone la cui produzione potrebbe essere mandata a regime (massimizzata a tempo determinato). Sono quattro le centrali sotto i riflettori, con la possibile - conseguente - revisione delle tappe della decarbonizzazione.