Sei nuovi partiti in pochi giorni: è boom di mobilità parlamentare

Stavolta non si tratta solo di deputati e senatori che si spostano da un gruppo all’altro, ma di nuove sigle che spuntano come i funghi

Sei nuovi partiti in pochi giorni: è boom di mobilità parlamentare
Il ministro degli Esteri, Di Maio (Ansa)

Dunque, la storia è questa: nell’ultima settimana – e il fixing è fermo fino a lunedì e martedì, quando riprenderanno rispettivamente i lavori della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica – abbiamo assistito a un nuovo boom della mobilità parlamentare.

Ma, stavolta, non si tratta, non solo, di deputati e senatori che si spostano da un gruppo all’altro, ma di nuove sigle e partiti che spuntano come funghi quando l’estate lascia spazio all’autunno.

Ma a cosa si deve tutto questo?

In qualche caso si tratta di veri e propri disegni politici, come quello di Luigi Di Maio e dei suoi che hanno spiegato benissimo che il “partito dell’odio” non può essere un disegno politico, che il garantismo è un valore, che non è vero che “uno vale uno” ma che “uno non vale l’altro” e che ci sono giorni in cui occorre decidere da che parte stare della storia e questo è uno di quei momenti.

Insomma “Insieme per il futuro” non è solo una nuova sigla parlamentare – peraltro non è detto che sia quella che vedremo sulle schede elettorali – ma proprio un progetto politico, una scissione che nasce da valori condivisi. Ma poi ci sono tante altre sigle che si stanno moltiplicando e quasi gemmando in questi giorni.

Perché tanta voglia di nuovi partiti?

I motivi sono i più vari: un gruppo parlamentare autonomo ha più spazi, più soldi, più visibilità, più ascolto, più forza di interdizione, soprattutto se capitasse che una parte di Cinque Stelle o di Lega lasciasse la maggioranza e quindi ogni voto in Parlamento, soprattutto in Senato, prenderebbe più valore.

Ma poi c’è già lo sguardo alla campagna elettorale, dove un gruppo parlamentare regolarmente costituito ha accesso alle tribune politiche, ma anche “sconti” sulla raccolta delle firme che sono state al centro di polemiche parlamentari in questi giorni.

L’attacco è partito dai cinque parlamentari – un deputato e quattro senatori di Italexit per l’Italia di Gianluigi Paragone – che hanno ipotizzato il fatto che si approvasse una norma per esentare dalla raccolta delle firme “i partiti centristi che sostengono Draghi”, ma era la classica storia complottista, visto che i primi ad essere esclusi dai benefici sulla raccolta delle firme – con un assurdo termine temporale per cui sembra che la rappresentatività politica finisca con il calendario – erano invece i super-draghiani di Giovanni Toti e di “Italia al centro”, che invece le firme dovranno raccoglierle (almeno al momento) anche per colpa del parere contrario del governo a un provvedimento taglia-firme dove i totiani sono stati volterrianamente appoggiati solo da Fratelli d’Italia e Azione, nessun altro.

Insomma, sono tanti i motivi che suggeriscono l’opportunità di creare un nuovo partito in Parlamento in questo periodo, anche variabili come variabili sono le leggi in materia, come se ci fosse un fixing quotidiano, spesso dettato dalle convenienze contingenti e dal rischio che nuovi soggetti si affaccino sul proprio microcosmo.

E quindi vale la pena di fare un viaggio nei movimenti parlamentari dell’ultima settimana, singoli parlamentari, ma anche – per l’appunto – nuove denominazioni di gruppi e partiti.

Andiamo per ordine partendo proprio dai dimaiani.

Dei 51 iniziali aderenti a “Insieme per il futuro”, questo il nome dei seguaci del ministro degli Esteri alla Camera, cinquanta venivano dal MoVimento Cinque Stelle, mentre il cinquantunesimo Antonio Lombardo, ex pentastellato pure lui, era un seguace del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro in Coraggio Italia.

Era il 21 giugno, poi il 24 giugno al gruppo si è aggiunta, sempre provenendo dal MoVimento, l’ex ministra dell’Istruzione del secondo governo di Giuseppe Conte, quello giallorosso, Lucia Azzolina, mentre il 27 giugno ha salutato la compagnia per tornare con i contiani la deputata Vita Martinciglio e il suo è l’unico dei ripensamenti insieme a quello del senatore eletto nel collegio di Nuoro Emiliano Fenu, che però ufficialmente non ha mai aderito al gruppo dimaiano e quindi è rimasto argomento da comunicati stampa e non da gruppi parlamentari ufficiali.

A Palazzo Madama i dieci dimaiani inizialmente sono andati nel gruppo Misto perché il regolamento del Senato prevede che per costituire un gruppo servano un nome e un simbolo presenti sulle schede elettorali nel 2018 e chiaramente “Insieme per l’Italia” non ce l’aveva. Poi è arrivato uno dei sottosegretari alla presidenza del Consiglio di Mario Draghi, Bruno Tabacci, con il suo “Centro democratico” e ora il Misto è un ricordo, ma da tre giorni i dimaiani sono gruppo anche al Senato:  “Con lettera in data 29 giugno 2022 i senatori Antonella Campagna, Primo Di Nicola, Daniela Donno, Raffaele Mautone, Simona Nunzia Nocerino, Vincenzo Presutto, Loredana Russo, Pierpaolo Sileri, Fabrizio Trentacoste e Sergio Vaccaro hanno comunicato di costituire il Gruppo parlamentare denominato «Insieme per il futuro - Centro Democratico»”.

Cosa succedeva nel frattempo

Poi, certo, nel frattempo, succedevano altre cose: ad esempio due ex pentastellate facevano scelte opposte alla Camera. Rosa Alba Testamento, ha lasciato la componente di “Alternativa”, la più dura fra gli ex grillini, per andare nel Misto tout court, mentre Francesca Troiano, anche lei ex del MoVimento eletta in Puglia, ha lasciato il Misto per andare in Italia Viva con Matteo Renzi.

Poi, dopo lo scioglimento del gruppo Coraggio Italia, e la rottura fra il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e tutti gli altri con cui era stato prima nel partito e poi almeno nel gruppo federativo – quindi Marco Marin, Giovanni Toti, Gaetano Quagliariello e tutti gli altri – a Montecitorio Toti e Marin hanno dato vita a una nuova componente del Misto che mette insieme i due rispettivi partiti denominata “Vinciamo Italia-Italia al Centro con Toti” a cui aderiscono lo stesso Marin, Stefano Mugnai, Guido Germano Pettarin, Simona Vietina, Cosimo Sibilia, Felice Maurizio D'Ettore, Elisabetta Ripani, Giorgio Silli, Manuela Gagliardi, Fabiola Bologna e Guido Della Frera. Ex azzurri, ma anche ex pentastellati.

I partiti di Palazzo Madama

Mica finita, perché, per tre partiti, “Insieme per il futuro”, “Vinciamo Italia” e “Italia al Centro con Toti” che nascono a Montecitorio, altri proliferano a Palazzo Madama: ad esempio, “Potere al Popolo” in Senato ha raddoppiato gli aderenti – all’ex grillino savonese si è aggiunta l’altra ex pentastellata napoletana Paola Nugnes, che ha lasciato Sinistra Italiana per accasarsi i Rifondazione comunista – e quadruplicato i nomi, tanto che il gruppo oggi si chiama: "ManifestA, Potere al Popolo, Partito della Rifondazione comunista-Sinistra europea".

Il ruolo degli ex grillini

Ma c’è chi fa ancora meglio ed è il gruppo degli ex grillini che raggruppa molti NoVax, NoPass e filorussi che guadagna pezzettini e partiti un po’ alla volta.

E qui vale la pena di raccontare tutta la storia: il gruppo nasce come C.A.L. (Costituzione, Ambiente, Lavoro) - Idv il 27 gennaio, ma si scioglie il giorno dopo per le polemiche sul fatto degli ex grillini e Italia dei Valori avrebbero fatto gruppo per appoggiare la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati nella corsa al Quirinale, circostanza peraltro negata dai diretti interessati.

Sta di fatto che tre mesi dopo, il 3 maggio, il gruppo rinasce dalle sue ceneri, con il nome di due partiti e non più uno: C.A.L. (Costituzione, Ambiente, Lavoro) infatti aggiunge il Pc, Partito comunista di Marco Rizzo, rappresentato dall’ex pentastellato Emanuele Dessì, all’Italia dei Valori dell’altro ex pentastellato Elio Lannutti.

Sei giorni e il 9 maggio il C.A.L. aggiunge un altro partito al nome e diventa C.A.L. (Costituzione, Ambiente, Lavoro)-Alternativa-P.C.-I.d.V., con l’ingresso nel nome degli ex pentastellati di Alternativa che contano su tre senatori, Mattia Crucioli, Luisa Angrisani e Rosa Silvana Abate, fino all’ultimo ingresso di tre nuove denominazioni, visto che da due giorni il nuovo nome del gruppo è “Uniti per la Costituzione - C.A.L. (Costituzione, Ambiente, Lavoro) - Alternativa - P.C. - Ancora Italia - Progetto SMART - I.d.V.”.

Quindi, nell’ordine, “Uniti per la Costituzione” è il nome della lista con cui il presidente dei senatori di questo gruppo Mattia Crucioli si è candidato a sindaco di Genova riuscendo anche ad essere eletto consigliere comunale, “Ancora Italia” è il partito rappresentato dall’ex pentastellata Bianca Laura Granato, mentre “Progetto SMART” è un partito dai confini ancora nebulosi e sembra quasi un’automobile.

Comunque, il senso è chiaro: aggiungi un posto a tavola, che c’è un partito in più.