Consob, Ferrovie e Cdp: quali sono i nomi dello spoil system pentaleghista. Chi salta e chi arriva

Dopo le dimissioni di Nava dalla Consob per "incompatibilità", si cerca un nuovo presidente. Ma c'è anche l'imminenza dell'Antitrust e sono in scadenza i servizi segreti

Conte parla con Salvini e Di Maio
di An. L.

Come accade con ogni governo, anche quello guidato da Giuseppe Conte porta con sé un pacchetto di nuove nomine ai vertici di istituti di garanzia e sociertà di Stato. L'ultima in ordine di tempo arriverà a seguito delle dimissioni di Mario Nava, presidente della Consob che ha rinunciato all'incarico a seguito delle critiche ricevute dagli azionisti di governo per via dell'incompatibilità tra il distacco dagli uffici tecnici della Commissione europea e la guida di una autorithy nazionale. Per ora il ruolo è stato assunto in qualità di presidente vicaria dalla professoressa Anna Genovese, componente della Commissione con la maggiore anzianità di istituto, in attesa che si proceda alla nomina con decreto del presidente della Repubblica. 

Consob e Antitrust nel mirino

Un incarico molto delicato, che va a incidere direttamente sul funzionamento dei mercati finanziari e che andrebbe a finire, vista l'imminente scadenza al vertice dell'Antitrust, in un pacchetto di nomine. Per il Comitato di controllo per le società e la Borsa si pensa a un nome gradito ai Cinquestelle mentre alla Lega andrebbe l'Antitrust. Nel primo caso circola il nome di Filippo Maria Berruti, attuale commissario con posizioni non vicinissime a quelle di Nava. Prossimo e altrettanto delicato passo sarà quello dei vertici dei Servizi segreti. 

Rai, Ferrovie e Cassa depositi e prestiti

Ma la sostituzione dei vertici delle società pubbliche è cominciata a ridosso della formazione del governo con la Rai, per via della concomitanza dello scadere delle nomine precedenti. La ex presidente Monica Maggioni, non ha ancora un sostituo, vista la difficoltà a procedere con la designazione di Marcello Foa, gradito alla Lega ma inviso a Forza Italia. Sono passate sotto la mannaia dello spoil system, operazione che tutti i governi mettono in campo a norma di legge, anche Cassa Depositi e Prestiti, Ferrovie, Agenzia delle Entrate, del Demanio e delle Dogane. 

In particolare gli occhi del Tesoro erano puntati sulle nomine a Cdp, la cassaforte più consistente dello Stato visto che gestisce, tra gli altri, tutto il risparmio degli italiani riversato su Poste. E che, insistono molti osservatori, è stata troppo spesso usata per favorire interessi di parte piuttosto che della collettività. Così i nominati da Renzi, Claudio Costamagna (nel suo curriculum Impregilo e Goldman Sachs) e Fabio Gallia (proveniente da Bnl e Bnp Paribas), rispettivamente presidente e Ad, sono saltati e sostituiti da Massimo Tononi (già dirigente in Goldman Sachs e sottosegretario dell'Economia con Prodi) e Fabrizio Palermo (già direttore finanziario di Cdp e Fincantieri).

Anche in Ferrovie i vertici di nomina renziana saltano: Gioia Ghezzi e Renato Mazzoncini, nominati nel 2015, sono stati sostituiti da Gianluigi Vittorio Castelli alla presidenza e Gianfranco Battisti (in Ferrovie da vent'anni, è considerato un superesperto del settore) come Ad. Come nota la Stampa, Mazzoncini era un obiettivo già nel mirino perché aveva gestito con Renzi la discussa privatizzazione dell’azienda dei trasporti di Firenze". 

Avvicendamenti anche negli istituti fiscali. Ernesto Maria Ruffini fuori dall'Agenzia delle Entrate, sostituito da un generale della Guardia di Finanza, Antonino Maggiore, mentre Benedetto Mineo sostituisce l'ex sindaco del Pd di Piacenza e sottosegretario Roberto Reggi che lascia l'Agenzia del Demanio. Dalle Dogane fuori l'ex parlamentare Pd e magistrato Giovanni Kessler e dentro il prefetto Riccardo Carpino.