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Tra spoils system e nomine di 67 partecipate, il governo Meloni tesse la tela del vero potere

Per legge entro il 24 gennaio possono essere sostituiti 40 dirigenti centrali nei vari ministeri. Ma il vero obiettivo sono i 67 cda delle partecipate tra cui Eni, Terna, Enel, Poste. Un ricca tornata di nomine che spiega anche la crisi di governo in piena estate

Claudia Fusanidi Claudia Fusani     
Il governo e le nomine (Ansa)
Il governo e le nomine (Ansa)

Ieri dalla colonne del Corriere della Sera il professor Sabino Cassese l’ha detto chiaro e tondo e modo suo: lo spoils system è una iattura. “Lo dico da trent’anni, da quando fu introdotto con la legge Bassanini (correva l’anno 2001, ma tutto era iniziato nel 1997, primo governo Prodi, ndr), cambiare i vertice dell’amministrazione dello Stato a seconda della maggioranza politica al governo è un errore e un danno”. Molto meglio, sarebbe, procedere alla copertura di quei ruoli chiave con i concorsi, con il merito e non con la lottizzazione. Lo spoils system invece c’è, da trent’anni appunto, abbiamo voluto scimmiottare gli Stati Uniti e ha prodotto i danni così bene elencati ieri dal professor Cassese. Ma le forze politiche, tutte, nessun esclusa, non vogliono certo rinunciare, una volta conquistato palazzo Chigi a quello che è il vero potere, il deep state, i ruoli decisionali negli uffici, nei ministeri e nelle agenzie centrale come Entrate, Inps, Dogane. Si sentirebbero anatre zoppe senza aver il controllo di quelle consolle così decisive.

Ma la vera partita di potere questo governo è il rinnovo dei Cda di 67 aziende pubbliche partecipate direttamente (17) e indirettamente (50) dal Tesoro, che hanno visto decadere il proprio vertice il 31 dicembre scorso.  Al governo Meloni toccherà dunque una tornata di nomine ricca, che comprende le big come Eni, Enel, Leonardo, Poste e Terna. Altro che spoils system. Parliamo di una lega fetta di Pil italiano. Tanti che non pochi sussurrano che sia questa larga fetta di potere la spinta che ha mandato a casa Draghi e fatto anticipare le elezioni.politiche di quella manciata di mesi necessari per garantirsi tute le nomine.   

Governo e nomine (Ansa)

Almeno 40 dirigenti e direttori generali         

La partita sullo spoils system è già iniziata. Ed è anche la più scontata. Così fan tutti. Entro il 24 gennaio, i 40 manager/dirigenti che guidano i ministeri, decadono dalle funzioni. Possono essere riconfermati. In caso di silenzio, cessano le funzioni. Sono vacanze agitate e incerte per molti di loro.  Certo, si presume che il criterio guida sia sempre quello del merito e non quello dell’occupazione militare dei posti. Ma visto che Fratelli d’Italia non ha mai governato, si può capire come la voglia di occupare quei posti per avere in mano le chiavi del vero potere possa alla fine essere prevalente. La domanda è quella che accompagna la legislatura dal suo inizio: la destra di governo ha classe dirigente adeguata?  Guido Crosetto ha detto di “voler usare il machete anche contro chi nelle amministrazioni si è contraddistinto per la capacità di dire no”. La premier Giorgia Meloni è stata più cauta e comunque ha avvisato di “voler cambiare la Bassanini”. Si presume nel senso che lo spoils system debba riguardare non solo i vertici dei ministeri ma anche il livello subito sotto, cioè altre 400 teste circa. L’operazione, si diceva, è già iniziata: Nicola Magrini, al vertice di Aifa, l’agenzia del farmaco per voler dell’ex ministro Speranza, pur essendo un tecnico è già stato sostituito.  Due giorni prima aveva rilasciato un’intervista in cui diceva che il governo ha abbassato la guardia sui vaccini. Stesso destino per Giovanni Legnini, ex senatore Pd, ex vicepresidente del Csm, abruzzese, gli è stata tolta la carica di commissario per la ricostruzione del centro Italia. Stava facendo molto bene Legnini. Tanto che lo hanno incaricato anche per il dossier Ischia dopo l’ennesima e rovinosa frana. Ma non importa: al suo posto il senatore Guido Castelli, ex sindaco di Ascoli, amministratore capace. In questo caso possiamo dire che il merito è stato garantito. Ma era così necessario? Le capacità di Castelli non potevano essere destinate a qualche altro incarico?  Si fa un gran parlare del destino di due big come Alessandro Rivera, direttore generale del Tesoro da quattro anni e mezzo, l’uomo che gestisce le partite economiche con Ecofin e Bruxelles. E di Biagio Mazzotta, a capo della ragioneria generale subito dopo Daniele Franco.  E’ a loro che si riferiva Crosetto quando ha parlato di “machete”? Vedremo. Una cosa è certa: su alcuni nomi il Quirinale vuole essere informato in tempo utile per le valutazioni del caso. Spoils system quanto si vuole, ma su certe caselle non si può scherzare. E tanto Rivera che Mazzotta sono molto stimati a Bruxelles dove si stanno decidendo, tra le altre cose, le eventuali modifiche del Pnrr e del Patto di stabilità.

Gran ballo? O Grande abbuffata?

E poi c’è il “gran ballo” delle nomine. Altri la chiamano “la grande abbuffata”.  Non solo le big come Eni, Enel e Leonardo. Nel rapporto del servizio di controllo parlamentare della Camera dei Deputati «Ricognizione degli assetti organizzativi delle principali società a partecipazione pubblica», si parla di almeno altre 70 società i cui cda hanno perso efficacia alla fine del 2022 (https://temi.camera.it/leg18/dossier/OCD18-17063/ricognizione-degli-assetti-organizzativi-principali-societa-partecipazione-pubblica-n-46-xviii-luglio-2022.html).

Ci sono anche Amco, la società che si occupa di acquisto e gestione dei crediti delle banche, Consap, Consip, Enav , Equitalia Giustizia, Ipzs (Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato), Monte dei Paschi di Siena, Sogesid, Sogin (in parte), Sport e Salute. Tra le società partecipate dai ministeri, vanno al rinnovo Acciaierie d’Italia, Cdp Venture Capital Srg, Difesa e Servizi, Ferrovie Appulo lucane, Infratel Italia, Medio Credito Centrale – Banca del Mezzogiorno, Monte dei Paschi fiduciaria, Mpd Capital Service, Mps Leasing & Factoring, Techno Sky–Technologies For Air Traffic Management e Enel Italia. Tra le partecipate di Eni, ci sono invece Agi, Eni Global Energy Markets (presidente Cristian Signoretto in un cda di quattro membri), Eni Plenitude, Eni Sustainable mobility, Eni, trade & biofules, EniMed. Nel gruppo Fs si cambia in Ferservizi, Fs International, Grandi Stazioni immobiliare, Italcertifer, Rfi, Trenitalia, Tav. Al cambio si apprestano anche alcune partecipate di Gse, Ipzs, Leonardo, Poste italiane (Consorzio per i servizi di telefonia mobile; Mlk Deliveries; Poste Air Cargo; Poste Vita; Postepay e Sennder Italia), Rai (Rai Cinema, Rai Com e Rai Way) e Sogei. Ma prima di tutto bisognerà riempire le caselle vuote dal 2019, come Eur Tel (Eur spa), e nel 2021, come G.Imm.Astor, Mps Covered Bond, Mps Tenimenti (Mps). Un elenco lunghissimo in cui facile perdersi e chiedersi: e questi chi sono? Che fanno? Ma soprattutto, che fine ha fatto la spending review? Sarebbe interessante capire se “il machete” di Crosetto possa essere usato nel senso di chiudere finalmente qualcuna di questa società.

Chi l’ha vista (la spending review)?

Si tratta solo di una fetta del mondo economico nella mani pubbliche che il rapporto dei tecnici di Montecitorio mette sotto la lente. Per capirne l'importanza viene citato il Rapporto «Le partecipate pubbliche in Italia» (Istat,3 febbraio 2022) dal quale emerge che, nel 2019, le unità economiche partecipate dal settore pubblico sono 8.175 e impiegano 932.714 addetti. Se si restringe l'analisi alle sole imprese controllate pubbliche, si individuano 3.502 imprese attive, per un totale di 583.244 addetti. Tra queste, 2.339 appartengono a gruppi che hanno al vertice un'unica amministrazione pubblica. Le rimanenti 1.163 controllate pubbliche attive fanno invece riferimento a gruppi con al vertice una pluralità di amministrazioni pubbliche, che esercitano il controllo in modo congiunto oppure singole unità (non appartenenti a gruppi) il cui capitale è controllato in modo congiunto da più amministrazioni pubbliche. Nel 2019, però, il numero di imprese a controllo pubblico è continuato a scendere: rispetto al 2018 si è ridotto del 2,3%, ma il numero di addetti cresce dello 0,8%. Attraverso il controllo diretto o indiretto esercitato sui grandi gruppi, il Ministero dell'economia e delle finanze rimane il soggetto controllante di maggiore rilevanza in termini di occupazione, con il 53,5% di addetti delle controllate pubbliche e una crescita del 5,5% in termini di controllate, che presentano però una dimensione media ridotta rispetto al 2018 Complessivamente, al netto delle attività finanziarie e assicurative, l'Istat evidenzia che le imprese a controllo pubblico generano oltre 58 miliardi di valore aggiunto (il 7% di quello prodotto dai settori dell'Industria e dei Servizi) con una crescita del 3,2% rispetto al 2018. E’, questa, la vera geografia del potere. Su cui il governo Meloni sta per mettere le mani. “Ci guideranno merito e competenze” assicurano da palazzo Chigi. “Tutti coloro che sono stati nominati da Pd e 5 Stelle saranno sostituiti” assicurano fonti di maggioranza. Un po’ di pazienza e sarà tutto più chiaro.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani     
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