I no pass italiani come i gilet gialli francesi. “Ora serve un partito e un leader”. Nuovo lockdown in Austria

Ormai è un movimento nazionale con tanto di leader, da Trieste a Roma, da Puzzer a Montesano. Ma il governo dice no ad ogni richiesta che riguarda il pass. Contagi in leggera crescita anche in Italia. E nel resto di Europa. In Austria lockdown per i non vaccinati.

Manifestazione no green pass (Foto Ansa)
Manifestazione no green pass (Foto Ansa)

E al sabato numero 14 le piazze si riempiono ancora per mostrare quello che sono diventate: una massa indistinta e variegata che raccoglie di tutto, il green pass è una scusa, i no vax e no pass una “maglietta”. Ed ecco l’occasione per organizzare un nuovo movimento politico con i propri leader. A Roma lo dice Enrico Montesano: “A questo punto il nostro futuro è creare una forza che ci rappresenti  perchè dobbiamo evitare il rischio di dividerci in mille rivoli poco rappresentativi”.   Dal Psi al Pds, da Alemanno ai grillini, fino alla piazza No-Vax, quello di Montesano, 76 anni, è percorso pieno d'incongruenze,  punteggiato da infatuazioni e separazioni traumatiche e repentine. “Ma io non sono cambiato - assicura il popolare attore romano - io non mi sono mosso. Sono i partiti ad essersi spostati”. A Trieste c’è Stefano Puzzer che per quanto spieghi ai microfoni di “non avere mire politiche” perchè è solo “un facchino del porto di Trieste in lotta per i fratelli lavoratori di tutta Italia”, è nei fatti il leader  del “Coordinamento 15 ottobre” che lancia l’appello alle piazze italiane: “Unitevi a noi, in questa piazza perchè i nostri diritti vengano rispettati”. Non è molto chiaro quali siano i diritti negati visto che vaccini e green pass hanno permesso prima di tutto di lavorare e tenere aperto il paese. Ciò che è chiaro è che ormai c’è un movimento che va dal sud al nord, da Napoli a Milano,  da est a ovest, da Trieste a Torino, il cui cemento è una generica rabbia sociale e il cui motore è una forma molto forte di protagonismo sociale dove social e telecamere giocano un ruolo assai importante. Il Movimento ha già i suoi leader. Ma pochi ne sono consapevoli. “Non mi sono montato la testa, ve lo posso assicurare, io sono un facchino del porto e un facchino rimango. A testimonianza di questo ci sono i miei colleghi. Inoltre io non ho nessuna velleità né di politica né di arrivare da nessuna parte. Io solo voglio, come voi, che i miei diritti, della mia famiglia e dei miei colleghi vengano rispettai”. Puzzer che con quel suo modo di fare “tranquillo” ha sconvocato la piazza di venerdì (“non venite, è una trappola, ci saranno infiltrati”), l’ha riempita di nuovo sabato. “Dobbiamo continuare a manifestare ogni giorno, ancora di più, ma sempre pacificamente. Aspettiamo questa risposta martedì dal governo sui nostri tre punti per i quali non siamo pronti né a trattare né a trovare alcun tipo di accordo. Dopo ci ritroveremo qui in questa piazza e tutti assieme decideremo cosa fare”. Gli hashtag #coordinamento15ottobre e #iostoconpuzzer ormai guidano da giorni le tendenze sui social. Una “perfetta” costruzione di un leader e di una leadership. Dei tempi nostri, ovviamente, quindi a rischio di essere molto effimera. Ma è una leadership.

Enrico Montesano (Foto Ansa)

Come i gilet gialli

All’indomani del 9 ottobre, il sabato in cui i no pass devastarono la Cgil, gli esperti di sicurezza non ebbero dubbi nel fare l’analisi di quel terribile “salto di qualità”: “Dobbiamo aspettarci altre settimane di effervescenza. Questo fenomeno sta diventando molto simile a quello che sono stati i gilet gialli per la Francia. Anche li, partì come una protesta dei camionisti contro il caro benzina e poi è diventato lo sfogatoio della Francia arrabbiata. Ed è durato mesi”. Diciannove settimane, per l’esattezza. Con danni nelle città - vetrine spaccate e auto danneggiate - soprattutto a Parigi alla fine calcolati in circa 200 milioni di euro.  Tutto questo accadde prima del Covid. Che oggi, in questo autunno che ancora spera di aver domato il Covid, i nostri centri cittadini debbano fare i conti sempre più spesso ogni sabato con le marce di questo movimento, è qualcosa che suona veramente incomprensibile.  Così come incomprensibili  sono diventate le richieste del Movimento no pass. Difesa del diritto dei lavoratori? Ma se i lavoratori sono tornati a lavorare in buona sicurezza proprio grazie al certificato verde e ai vaccini?   

Ufficialmente sono due le richieste del Movimento no pass:  

via il gran pass e via l'obbligo del vaccino per le categorie di lavoratori per i quali è già previsto (ad esempio insegnanti e personale sanitario). Nel comizio tenuto da Montesano a Roma in cui si è nei fatti appellato a tutti quelli che non condividono le scelte del governo si capisce che la piattaforma è assai più vasta. Indefinita ma vasta. Per unire “ogni forma di malcontento”.   

La piattaforma di Puzzer 

Così ieri da Trieste a Napoli, da Torino a Roma, ci sono state decine di manifestazioni a cui hanno partecipato qualche migliaio di persone. La più affollata è stata a Milano (otto mila persone) dove per l’ennesimo sabato la città è andata in tilt perchè i manifestanti hanno cercato più volte di raggiungere obiettivi istituzionali - dalla Cgil alla Regione passando per la Rai - ma sono sempre stati bloccati grazie a deviazioni del corteo. Le manifestazioni sono autorizzate come sit in perchè la linea del governo è garantire a tutti il diritto di manifestare il dissenso. Il problema è che poi cominciano a muoversi  e diventano cortei non autorizzati. Le note della Digos sottolineano che nella pancia del corteo milanese c’erano anche “esponenti del movimenti di estrema destra di 'Do.ra' e militanti appartenenti a centri sociali e gruppi anarchici”.

A Torino cinquemila persone,  500 a Roma, Vicenza, Napoli, Trento e in altre decine di città tra slogan e insulti contro il presidente del Consiglio Mario Draghi e il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, definiti “buffoni”e cartelli nei quali i “vaccini genici” sono paragonati a bestemmie e “il pass=schiavitù”. Mentre a Roma, al Circo Massimo (negate le piazze dello shopping e il centro storico dove pullulano gli obiettivi istituzionali), Montesano ragionava su come organizzare in futuro tutto questo in un partito “per unire le forze degli arrabbiati e non dividersi”, a Trieste l’altro leader dei no pass, Stefano Puzzer, era a colloquio con il ministro Patuanelli. Un incontro di mezz’ora e una piattaforma precisa: abrogazione del green pass e dell'obbligo vaccinale, impegno affinchè le forze di polizia si astengano da qualsiasi violenza nei confronti di chi manifesta pacificamente, le scuse formali alla città di Trieste e a tutti i manifestanti per lo sgombero del varco al porto.

Il no del governo

Ma la linea del governo è nota: avanti con divieti e obblighi pur di preservare l’Italia da nuove ondate che con l’arrivo della brutta stagione sono sempre in agguato. Il pass “non è in discussione e solo quando si arriverà al 90% degli over 12 vaccinati si potrà cominciare a ragionare sullo strumento”. Non solo. I dati degli ultimi giorni, è il ragionamento che viene fatto, hanno mostrato lievi segnali di incremento della curva del virus, con un'incidenza dei casi che è tornata a salire in diverse regioni e precise aree (ad esempio Trieste).  Serve dunque la massima attenzione per evitare quello che già sta avvenendo in altri paesi, a partire dalla Gran Bretagna.

Ipotesi lockdown in Austria

La verità è che il virus ancora circola. Nei paesi “poveri” dove le vaccinazioni sono indietro. Ma anche nel resto di Europa dove troppo presto si è creduto che potesse bastare magari una sola vaccinazione. 

Così, di fronte alla ripesa dei contagi, molti governo stanno guardando all’Italia per vedere cosa fare. In Austria sta pensando ad un lockdown selettivo, “un piano di  confinamento limitato ai soli non vaccinati”. “Stiamo andando verso la pandemia dei non vaccinati visto che la maggior parte dei pazienti in terapia intensiva non è vaccinata” ha avvertito il neo-cancelliere Alexander Schallenberg. La linea dura scatterà al raggiungimento della soglia di guardia di 500 posti occupati in terapia intensiva (il 25% di quelli disponibili), rispetto agli attuali 224. A quel punto, chi non si è immunizzato non potrà più accedere a bar, ristoranti, eventi culturali e neanche a strutture sportive e ricreative. Con 600 ricoverati gravi i non vaccinati non potranno più uscire di casa se non per andare al lavoro o per riconosciuti motivi di necessità. Un provvedimento che ha subito trovato simpatizzanti in Italia - Matteo Renzi e Giovanni Toti - se non si dovesse riuscire a procedere nelle vaccinazioni e caso mai le curve dovessero ripartire.

Intanto l’Austria ci copia: dal primo novembre scatterà l’obbligo del green pass per accedere al luogo di lavoro. In caso di aggravamento della situazione non basterà più nemmeno fare il tampone.

La lista aumenta

Si moltiplicano i Paesi che ragionano di introdurre  l'obbligo di pass anti-Covid. Alla lista si aggiunge la Tunisia, dove secondo un decreto presidenziale che entrerà in vigore a novembre,  la certificazione verrà chiesta ai cittadini per andare al lavoro e anche ai turisti stranieri per entrare in caffè, ristoranti e hotel. Intanto, il virus continua a rialzare la testa. Allarmante la situazione in Russia, dove nelle ultime 24 ore si è registrato un nuovo record di vittime e contagi (1.075 morti e 37.678 casi). Da qui il lockdown che Putin è stato costretto a dichiarare tra il 30 ottobre e il 7 novembre. La Gran Bretagna è tornata a 50 mila contagi al giorno. Il premier Boris Johnson sollecita la popolazione a fare la terza dose di vaccino: “La pandemia non è finita e il pericolo non se n'e' andato” ha dovuto ammettere il premier inglese che ha aperto tutto e senza restrizioni dal primo di agosto. La verità è che la circolazione del virus nel modo è ancora altissima con quasi mezzo milione di nuovi contagiati ogni giorno. In Perù è stata superata la soglia dei 200mila decessi. Il virus circola. E l’Italia, grazie al green pass e alle regole, continua ad essere un’isola felice. Al netto di qualcuno, come il deputato Claudio Borghi (Lega) che, per rispondere su Facebook   alla domanda “quale alternativa alla protesta”, ha detto: “Il consenso per il green pass potrebbe vacillare quando ci si renderà conto che i contagi risaliranno esattamente come prima. Ma non posso certo tifare per il contagio”. E invece lo ha fatto.