Nasce il nuovo partito dei cattolici ma non è una nuova Dc. Per ora, è “antagonista di Salvini”, alternativo al Pd

Le cinque ‘W’ del nuovo partito dei cattolici italiani

Nasce il nuovo partito dei cattolici ma non è una nuova Dc. Per ora, è “antagonista di Salvini”, alternativo al Pd

Chi sono? I cattolici italiani già organizzati in tre ‘reti’ (“Politica Insieme”, “Rete Bianca”, “Costruire insieme”). Per fare cosa? Non un “partito cattolico”, dicono, ma “una formazione politica di ispirazione cattolica e popolare”. Quando nascerà? Le tre associazioni sono già nate, e da molti mesi, ma il primo appuntamento elettorale saranno le prossime elezioni regionali del maggio-giugno 2020, sempre che, prima o in contemporanea, non si svolgano anche elezioni politiche anticipate. Dove si esprimono? Nelle associazioni del laicato cattolico, tra ex parlamentari, nel mondo delle professioni e della società civile oltre che, ovviamente, nelle parrocchie. Perché lo fanno? Perché “il momento è adesso” per un “rinnovato impegno dei cattolici in politica”, perché bisogna costruire un freno al dilagare del sovranismo e del nazionalismo (quindi in ottica fortemente antisalviniana), ma anche perché bisogna saper essere “alternativi” alla destra come alla sinistra. Volendo rispondere alle famose domande delle cinque ‘W’ (chi, cosa, quando, dove e perché) ecco spiegato, in sintesi, il progetto di un nuovo partito ‘di cattolici’ (e non ‘dei cattolici’ intesi come ‘tutti’ i cattolici e neppure un partito ‘cattolico’, cioè solo confessionale) che, a partire da oggi, è entrato, con un certo rumore, nella scena politica italiana con il lancio del Manifesto del partito cattolico e popolare.

Le tre associazioni promotrici del partito dei cattolici

Ma di chi stiamo parlando? Di tre associazioni che, come si diceva, sono nate nell’arco dell’ultimo anno, ma che stavano ‘incubando’ il passo di una presentazione ufficiale del loro movimento comune (il nome del nuovo partito, per ora, ancora non c’è) già da diverso tempo, e su diretto input delle gerarchie ecclesiastiche, in particolare della Cei. Si tratta di tre associazioni che hanno, ormai, caratura nazionale. Il primo gruppo è quello di “Politica Insieme”: l’esponente più illustre ne è l’economista Stefano Zamagni, economista che ha un rapporto privilegiato con papa Francesco (è capo della Pontificia accademia delle scienze sociali, cioè una delle più alte cariche laiche del Vaticano), e che ha nel giornalista Nicola Graziani il suo portavoce. Il secondo gruppo è quello più ‘politico’: si tratta della “Rete bianca”, un gruppo che riunisce molti ex parlamentari: tra gli altri, Andrea Olivero, ex viceministro all’Agricoltura del governo Monti, lo storico portavoce della Dc, Enzo Carra, poi nell’Udc e poi nella Margherita, Lucio D’Ulbado, ex senatore del Pd e cultore della memoria del PPI di don Sturzo come Beppe Fioroni lo è di quella di Aldo Moro, e Lorenzo Dellai, inventore della Margherita nel Trentino e poi capogruppo di Italia solidale (scissione di Scelta civica) nella penultima legislatura, gruppo di cui è portavoce Dante Monda. La terza forza che confluirà nel nuovo partito è “Costruire insieme”, il cui punto di riferimento è l’ex senatore dell’Udc Ivo Tarolli. Come si vede, si tratta di un mix di esperienze professionali, associative e politiche che, però, prende le distanze dai vari ‘partitini’ cattolici esistenti (l’Udc di Lorenzo Cesa, la Nuova Dc di Rotondi, etc.). Ma c’è, dentro, invece, anche una rete di associazioni e movimenti territoriali davvero molto fitta, tra cui diverse organizzazioni che traggono ispirazione dal pensiero di Alcide De Gasperi, Giorgio La Pira e don Luigi Sturzo. Partecipano anche componenti dell’Ucid, Unione cristiana imprenditori dirigenti, e dell’Aidu, Associazione italiana docenti universitari. In totale, circa 500 persone hanno firmato il manifesto di lancio del nuovo soggetto politico.

“Antagonisti alla destra, alternativi alla sinistra”

Il baricentro della nuova formazione, e il suo obiettivo, è la costruzione di una organizzazione politica che rappresenti le istanze di credenti e non credenti che si rifanno da un lato alla Costituzione e dall’altro alla Dottrina sociale della Chiesa. Intorno al Manifesto, anticipato ieri dall’agenzia di stampa Adnkronos, gruppi e associazioni cattoliche di tutta l'Italia hanno deciso di unirsi per trasformare, attraverso la costruzione di un nuovo e vero e proprio partito, la politica italiana e le istituzioni. I promotori ribadiscono che non si tratta di un partito ‘cattolico’ perché sarà aperto invece a tutti coloro che si rendono conto della necessità di avviare una trasformazione del Paese. Ma in quale direzione? “Antagonisti della destra, alternativi alla sinistra” è la direzione di marcia, ma proprio perché, all’interno delle tre anime del nuovo partito, compaiono membri di spicco di Cei e Santa Sede, è evidente che la Chiesa abbia dato una sua benedizione al nuovo partito. Del resto, alla fine dell’anno scorso, era stato proprio il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, a lanciare l’idea di formare una nuova forza in Italia per dare ai valori cattolici più peso politico. Questa è la risposta al suo invito. Ma se è vero, a sentire i promotori, che non c’è, da parte loro, “nessuna velleità di rifare una nuova Dc”, l’urgenza di partire con il varo del partito e di uscire dalla pura speculazione teorica, è stata data da due considerazioni molto politiche: il crescente consenso per le posizioni di Salvini e della Lega, che ormai dilagano anche tra i cattolici, e l’allontanamento del centrosinistra dalle realtà sociali e dal mondo del lavoro.

Obiettivo, le elezioni regionali e, poi, le Politiche

Come primo obiettivo il partito cattolico punta alle elezioni regionali che si terranno la prossima primavera grazie a un collegamento nazionale delle centinaia di liste civiche e realtà associative di ispirazione cattoliche già diffuse, capillarmente, su tutto il territorio italiano. La diffusione del manifesto del partito, nato con l’idea di essere autonomo dalle forze politiche esistenti proprio per attirare quella fetta di elettorato “che non condivide le idee sovraniste della destra italiana, ma che non si riconosce con una sinistra che sembra aver preso le distanze dal tessuto sociale e dal mondo del lavoro”, è stato solo il primo passo.

Ma quali sono i punti salienti del Manifesto “Per la costruzione di un soggetto politico 'nuovo' d'ispirazione cristiana e popolare”? Il preambolo è questo: “Quello che segue è un Manifesto, e non (ancora) un Programma Politico. Esso mira a definire l'orizzonte entro il quale il nuovo soggetto politico intende muoversi per giungere ad articolare le ‘policies’ e per chiarire il suo modo di agire”.

Il manifesto mira, appunto, a marcare l'autonomia dal Pd e, soprattutto, dalla destra perché – scrivono i promotori – “le gravi difficoltà sociali, economiche e morali del nostro Paese, analoghe a quelle dei paesi del mondo occidentale, confermano quanto l'opzione riformista sia inadeguata. Le passioni ideali della solidarietà e della tensione civica sono sostituite da egoismi sociali e dall'individualismo libertario. Non basta allora ‘ri-formare’, occorre piuttosto ‘tras-formare’”. Parole auliche e un po’ criptiche, ma scendendo nei temi toccati dal Manifesto le cose si capiscono meglio.

I punti del Manifesto: per un ‘neoumanesimo’ cristiano


Tra i punti del Manifesto c’è il lavoro “per tutti, da considerare quale primo obiettivo politico”; “lo sviluppo equilibrato e sostenibile e la lotta al degrado ambientale”; la famiglia, con il “riconoscimento della Persona, della sua dignità in tutti gli stadi della vita, dal momento del concepimento fino alla sua conclusione naturale, e della famiglia che resta il primo insostituibile nucleo umano e sociale”; il no al centralismo statalista. Nel Manifesto si parla anche di contrasto a sovranismi e populismi, definiti come “risposte alla paura, non ai problemi che, anzi, alla fine, per esperienza storica, degradano in conflitti armati”; della piena attuazione del Titolo V della Costituzione sulle autonomie locali; di “scoraggiare l'aborto e favorire il diritto alla maternità e alla paternità”; di “politiche che tutelino, in modo congiunto, la persona, la società, la natura, come proclama con vigore la Laudato Sì”, cioè la seconda enciclica di Papa Francesco; della libertà di educazione: “Particolare attenzione deve essere portata alla libertà di educazione e all'insegnamento scolastico assicurato dalle scuole paritarie, ovviamente garantiti nel quadro nazionale fissato in materia dallo Stato”. Nel Manifesto si chiede anche una lotta decisa a corruzione ed evasione e elusione fiscale fino a “costituzionalizzare il divieto di ricorso ad ogni tipo di condono”, una politica pro Europa con “il coraggio di avviare anche politiche comuni ed unitarie in materia fiscale e della difesa”; di sposare il principio dell'accoglienza dei migranti: “L'Europa deve farsi carico del macro fenomeno delle immigrazioni in maniera continua e strategica, anche riprendendo e rafforzando quelle politiche di cooperazione allo sviluppo nelle aree dei paesi emergenti abbandonate nei decenni scorsi. Non possono essere i singoli paesi europei, o gli scontri tra i paesi, a risolvere un problema tanto enorme”.

Persona, Famiglia e… sistema elettorale proporzionale

Più chiari, oltre al “contrasto a sovranismo e populismo”, le parti politiche. Il primo indica le ragioni della nascita di una nuova forza popolare di ispirazione cattolica: “Riteniamo che oggi vi siano le condizioni per dare vita ad una nuova forza popolare aperta a credenti e a non credenti attorno ad un progetto politico di rinascita del Paese e dell'Europa. Tale progetto dovrà emergere ed essere precisato tramite il confronto democratico ed il dialogo tra tutte le persone e le forze che si ispirano ai medesimi principi enunciati, superando le divisioni ed i personalismi del passato”. Il secondo passaggio riguarda il sistema elettorale preferito: “C'è da definire un sistema elettorale sostanzialmente proporzionale, con le dovute soglie, capace di ridare viva voce e piena rappresentatività a tutti i settori vitali della società, valorizzando il ruolo del Parlamento e degli organi elettivi ad ogni livello, nel quadro di una forte affermazione della democrazia rappresentativa e partecipata”. Dunque, si profilano già le caratteristiche di una forza politica che vuole “estendere le libertà e rafforzare la democrazia e intende ritrovarsi attorno ai principi morali e solidali su cui si basa ogni convivenza civile e si salvaguardano la dignità della Persona, il ruolo della Famiglia, la Giustizia sociale”.

Dellai e Carra: “La vera pregiudiziale è contro Salvini”

Gli estensori del Manifesto parlano di “progetto ‘neoumanista’ di ispirazione cristiana”, la traduzione giornalistica è, appunto, “nuovo partito dei cattolici”. Ma qualche chiarimento in più sulla direzione di marcia arriva da alcuni dei protagonisti. Dellai nega che si tratti della banale nascita di un nuovo partito di centro: “No, questo manifesto rappresenta un ragionamento di partenza, l'avvio di un percorso che speriamo possa portare anche a un soggetto politico di ispirazione popolare. L'obiettivo è far crescere un'area politica: il nostro vuole essere un contributo alla ripresa del senso della politica”. Ma Dellai fissa anche dei paletti precisi rispetto agli attuali partiti: “il percorso politico che il manifesto presuppone è ontologicamente alternativo alla destra, questo è chiaro. Ma l'obiettivo non è quello di contrastare o di essere strumentali rispetto alle contingenze della politica. Per De Gasperi il Centro doveva avere un confine invalicabile a destra, e noi dobbiamo rimanere su questa convinzione”.

Per Enzo Carra, “il tema non è ‘fermare’ Salvini: un partito che non c'è non ferma un partito che c'è. Certo è che questo variegato mondo che si richiama a una ispirazione cristiana è molto lontano da quello cui si riferisce Salvini, è evidente. Salvini può esporre tutti i rosari che vuole, ma è quello che ha più dissacrato quei valori: è il leader dell'imbarbarimento politico. Ma non sarà certamente un manifesto a contrastare Salvini, eventualmente saranno gli elettori italiani a farlo”.

Carra, un realista della politica, ammette anche che “la distanza che c'è tra un manifesto di intellettuali e un partito è di chilometri e chilometri. Ci possono essere anche idee buone, ma poi bisogna praticarle e trovare il consenso, confrontarsi con l'elettorato. Vedremo se alle parole seguiranno i fatti, non metterei troppa carne al fuoco”.

Becchetti: occhi benevoli al governo e anche a Renzi…

“Antitetici alla destra e alternativi alla sinistra, una sfida ad entrambe le realtà” è lo slogan che usa Leonardo Becchetti, economista italiano, professore ordinario di Economia Politica presso l'Università di Tor Vergata e tra gli estensori del Manifesto, il quale invece torna aulico: “L'Italia ha bisogno di questo nuovo copione ‘in cerca d'autore’ che chiamerei il Manifesto della Felicità”. Becchetti giudica l’attuale coalizione di governo “migliore della precedente, ma la nostra è una sfida in più: se l'attuale coalizione non la coglie perde il colpo d'ala e la battaglia del consenso degli italiani perché non si può vincere col vecchio copione. Rispetto a Renzi - precisa Becchetti - il Manifesto vuole dire che c'è bisogno di uno scatto, di un passo avanti ancora maggiore, sebbene il suo tentativo rappresenti una mossa in quella direzione. Il Manifesto vuole vincere la sfida contro il populismo e il sovranismo, che sono la risposta sbagliata al disagio dei ceti medi e più deboli. Se l'autore di questo copione - conclude - sarà un nuovo partito popolare o una realtà già esistente che lo sposa questo si vedrà”. Realtà ‘esistente’ che potrebbe coincidere con Italia Viva di Renzi? Presto per dirlo, ma sul sito di “Politica Insieme” di critiche serrate e feroci all’operazione di Renzi se ne sono lette molte. I progetti sembrano, al momento, antitetici.

Certo è che, persino per gli estensori del Manifesto, non è ancora chiaro lo ‘sbocco’ finale del Movimento neo-cattolico: un partito autonomo, che si presenta alle elezioni, o un movimento ‘culturale’ che fa da lievito ad altri partiti, come Italia Viva di Renzi o altri movimenti neo-centristi. Solo le prossime elezioni diranno cosa sarà il neonato ‘partito’ dei cattolici italiani e come si schiererà, se lo farà, rispetto all’attuale tripolarismo politico ed elettorale, anche se molti scommettono che sarà o ‘collegato’ o quantomeno in buoni rapporti con la sinistra, non certo con la destra.