[Il retroscena] "La mia vita sospesa come i vestiti di Giuseppe". Il dolore di Musumeci per la morte del figlio è come una spada che ti entra nel cuore

Dialogo con il neo governatore della Sicilia che ha vissuto il dramma più grande per un padre. Il giovane è morto per un infarto fulminante. “Da quel giorno la mia prima vita è finita. Ma io continuo a dire che ho 3 figli. Giuseppe è sempre con me. Anche ora: è nel mio sguardo sul mondo”

Ha detto dal palco, nel discorso della vittoria: “Ringrazio i miei tre figli maschi”. Vero: solo che uno di loro, Giuseppe, non c'è più.

È segnata da un lutto la storia di Nello Musumeci, un dramma che segna la sua vita politica, quando dice frasi come: “Se non posso licenziare i dipendenti della regione potete stare sicuri che li farò lavorare. Tanto non ho bisogno di essere rieletto”.

Musumeci parla della sua Sicilia a due facce, e spiega che considera questo mandato come l’occasione per compiere una missione. Due mesi fa Musumeci mi raccontò quel lutto così importante per lui, così traumatico da segnarlo per sempre. Capita, talvolta. 

Cominciamo parlando di politica e di alchimie elettorali, il tempo ad un certo punto si ferma. Capita, talvolta: sei nel pieno di una intervista, parti da una normale dialettica tra giornalista e politico, finisci con il ripercorrere la vita, le storie dei padri e dei figli, i drammi. Parlammo di un lutto terribile. Quando questo succede, anche scrivere diventa il mestiere più difficile. Così avevo deciso di ricostruire il nostro dialogo nella sequenza in cui è avvenuto.  

Lui aveva accennato a quella mattina. Io gli avevo chiesto come lo avesse scoperto. Il futuro presidente della Regione Sicilia era ripartito dal racconto di quelle ore, come se fosse in trance. “Questo chiodo ce l'ho dentro ogni giorno. Molti non sanno cosa significhi perdere una persona così, un ragazzo, senza nessun preavviso, senza motivo. Terribile”.

Sapevo che era stato un infarto fulminante. Ma solo a citarlo l’uomo abituato a gestire le emozioni della politica si era turbato rivelando il suo lato più umano: “(Pausa) .... Quella mattina... quella mattina.... aveva preparato i vestiti sul letto, stava per uscire, ha aperto la porta alla domestica, è andato in bagno... oddio!”. Musumeci quel giorno era in campagna, con l’altro figlio, Salvo. La domestica l'avvisò che l'aveva sentito cadere, ma disse che non poteva fare nulla perché la porta era chiusa a chiave.

Musumeci ricordava la sofferenza di essere lontano, appeso a un cellulare mentre tutto accadeva: “Dovettero arrivare i carabinieri e abbatterla. Non dimenticherò mai cos'è stato assistere a quella scena, per telefono, e sentire quella frase lontana, ma affilata come una lama che ti entra nel cuore, di chi era più vicino a lui...". Questa. Era stata la frase del carabiniere: “Non c'è nulla da fare”.

A quel punto il presidente della Sicilia non aveva più sentito nulla: “Nemmeno la voce di chi mi stava parlando. La mia prima vita è finita in quel momento”. Allora gli avevo chiesto se quattro anni potessero aiutare a metabolizzare un lutto. Lui era rimasto in silenzio: "Per me in questo tempo non è cambiato nulla. Niente. È una vita sospesa, come quei vestiti rimasti sul letto, che non riesco a dimenticare”. 

La riflessione successiva mi aveva tolto il fiato: “Non si può essere orfani di figlio. È contro natura. Una sofferenza indicibile per un padre e... Mi tengo questa ferita non rimarginata in corpo... A volte persino la domanda più innocente ti può ferire. Ti chiedono: 'Ha figli'? Soffri subito, ma non sai come rispondere. Due e uno che non c'è più? Solo due? E poi ti metti a spiegare che uno ti ha lasciato? Così io dico sempre che di figli ne ho tre. Ed è vero”. 

In tutta la sua campagna elettorale questo pensiero ha accompagnato Musumeci: “Giuseppe è qui con me, per sempre. Da quando lui è morto non sono più lo stesso. Sono di meno e di più. Di meno perché il dolore non diminuisce, cambia solo forma e intensità. Di più perché lui è sempre con me. Anche ora: è nel mio sguardo sul mondo”.