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Non solo Sgarbi, come è cambiato il governo in poco più di un anno e il rimpasto di cui si parla

Le dimissioni del sottosegretario sono solo l’ultimo di una serie di cambiamenti, impercettibili ma continui. I precedenti

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Liussana   
Non solo Sgarbi, come è cambiato il governo in poco più di un anno e il rimpasto di cui si parla
Vittorio Sgarbi (Ansa)

Le dimissioni annunciate venerdì a Milano da Vittorio Sgarbi a margine della sua lectio magistralis durante l’evento di Nicola Porro sono solo l’ultimo di una serie di cambiamenti, impercettibili ma continui, all’interno del primo governo di Giorgia Meloni. Che, come spesso accade agli esecutivi, sono una sorta di lievito madre, sempre in movimento.

Non è la prima volta

E così, in attesa dell’ufficializzazione dell’addio del sottosegretario al ministero della Cultura che arriverà sul sito del MIC e su quelli di Camera e Senato nelle prossime ore, ricordiamo che non è nemmeno la prima volta: Sgarbi fu già sottosegretario nel secondo governo di Silvio Berlusconi ma, anche in quella occasione, ruppe con il ministro, che allora era Giuliano Urbani, e lasciò deleghe e posto, nella terra di mezzo fra dimissioni e revoca. E, proprio come abbiamo raccontato qui su Tiscalinews, con il ministro Gennaro Sangiuliano, la rottura è stata quasi immediata e li abbiamo raffigurati come i duellanti di Conrad, descrivendo ciò che sarebbe successo di lì a poco.

Prima di Sgarbi

Prima di Sgarbi, a lasciare la compagnia era toccato a Augusta Montaruli, sottosegretaria al ministero dell’Università e della Ricerca, che si dimise dopo che la Cassazione confermò la sua condanna nell’ambito del processo sui rimborsi ai consiglieri regionali in Piemonte, dopo un lunghissimo tira e molla giudiziario che era passato anche attraverso assoluzioni. Ma Giorgia Meloni ha assolutamente fiducia in lei, tanto da fare della stessa Montaruli il volto delle dichiarazioni di Fratelli d’Italia ogni sera ai telegiornali.
E al governo? L’ex sottosegretaria non è stata sostituta e così la ministra dell’Università, l’azzurra Anna Maria Bernini, è fra quelle titolari di un dicastero con portafoglio, ma senza vice.

Con Sgarbi le cose sono diverse

Con Sgarbi potrebbe andare diversamente: perché da un lato è verissimo che Gennaro Sangiuliano al Ministero della Cultura ha già due sottosegretari, Gianmarco Mazzi di Fratelli d’Italia e Lucia Borgonzoni della Lega, ma è anche vero che “Noi moderati”, la quarta forza della maggioranza è molto sottodimensionata nel governo, soprattutto alla luce dei sondaggi che la danno in crescita, e - visto che Vittorio Sgarbi era proprio “in quota” alla federazione centrista guidata da Maurizio Lupi - potrebbe rivendicare quel ruolo per Ilaria Cavo, coordinatrice della formazione di Giovanni Toti, attualmente vicepresidente della commissione Attività Produttive di Montecitorio, ma soprattutto ex assessore alla Cultura in Regione Liguria in ottimi rapporti con molti esponenti, anche di sinistra, del mondo culturale e, rispetto a Sgarbi, anche con il ministro e gli altri sottosegretari. Anche se molto più probabilmente Ilaria Cavo diventerà sì sottosegretario, ma al più pesante ministero dell’Economia e delle Finanze.

Il critico d'arte candidato alle Europee?

E, fra l’altro, nel frattempo, Sgarbi sarebbe candidato alle Europee nella lista di “Noi moderati”, che si preannuncia fortissima: con candidati Saverio Romano, lo stesso Lupi, ma non Giovanni Toti che ha smentito l’ipotesi per garantire ancor di più l’ecumenicità del suo ruolo nella maggioranza che governa Regione Liguria.
Ma i cambiamenti nel governo, oltre alle cerimonie degli addii e sono cominciati – seppure informalmente – addirittura prima del giuramento. Quando Giorgia Meloni lesse la lista al Quirinale venerdì 21 ottobre 2022, infatti vennero invertiti i ruoli fra due ministri azzurri: a Paolo Zangrillo nella lista venne affidato il dicastero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, mentre a Gilberto Pichetto Fratin la Pubblica Amministrazione.

Ma, a pochi minuti dall’annuncio al Quirinale, dall’ufficio stampa di Giorgia Meloni arrivò una nota secca: “Si precisa che, a causa di un errore di trascrizione nella stesura della lista dei ministri, sono stati erroneamente invertiti due nomi”.

Le note di Pichetto

Ma nel frattempo Pichetto era già riuscito a mandare una nota in cui spiegava: “Sono onorato di aver ricevuto il mandato da Ministro per la Pubblica Amministrazione. Ringrazio il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni per la fiducia incondizionata. Un grazie al presidente Silvio Berlusconi. E’ un motivo di grande orgoglio poter servire la mia Nazione ma è anche una responsabilità che sento tutta e che determinerà il mio pieno impegno nelle funzioni che andrò a svolgere. Siamo pronti”.

Dopo la nota arrivò un’altra nota da Pichetto: “Sono onorato di aver ricevuto il mandato da Ministro dell’ Ambiente e della Sicurezza energetica. Ringrazio il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni per la fiducia incondizionata. Un grazie al presidente Silvio Berlusconi. E’ un motivo di grande orgoglio poter servire la mia Nazione ma è anche una responsabilità che sento tutta e che determinerà il mio pieno impegno nelle funzioni che andrò a svolgere. Siamo pronti”. Insomma, tutto identico, con l’unico cambiamento nel nome del ministero pichettiano.

Le parole di Zangrillo

E anche Zangrillo aveva fatto in tempo a dichiarare: “L’energia è la priorità”, dichiarazione ovviamente poi transustanziata in “La Pubblica Amministrazione è la priorità”.

Il giuramento al Quirinale

Questo il 21 ottobre 2022, poi sabato 22 ottobre c’è stato il giuramento al Quirinale e domenica 23 ottobre il primo Consiglio dei ministri, con la cerimonia della campanella fra Mario Draghi e Giorgia Meloni, e come sempre la nomina del primo sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che è anche il segretario del Consiglio dei ministri: Alfredo Mantovano. E nella stessa occasione, anche in questo caso da prassi, sono stati nominati i due vicepresidenti del Consiglio Antonio Tajani e Matteo Salvini e conferiti gli incarichi ufficiali a tutti i ministri senza portafoglio.

E così, a spizzichi e bocconi siamo arrivati alla nomina del grosso dei sottosegretari, 39 in totale, otto dei quali diventeranno poi viceministri: il 31 ottobre la nomina, il 2 novembre il giuramento.

Cambiano i nomi

Il 4 novembre, ufficializzati con il decreto legge 11 novembre 2022 numero 173, che introduce “Disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni dei Ministeri”, cambiano i nomi dei ministeri: il Ministero dello Sviluppo Economico si trasforma in Ministero delle Imprese e del Made in Italy; il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali diventa Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste; il Ministero della Transizione ecologica, che già aveva cambiato nome diventando tale nel governo Draghi con il ministro Cingolani, mentre prima si chiamava Ministero dell’Ambiente, ritrova in parte la sua semantica tradizionale diventando Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.

Ma il capolavoro arriva con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che nel governo Draghi, per un solo giro, con il ministro Giovannini, diventa Ministero delle infrastrutture e della Mobilità sostenibile, prima di tornare Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con Matteo Salvini.

E il ministero dell’Istruzione, che già aveva perso per strada, con lo sdoppiamento, Università e Ricerca, diventa Ministero dell’Istruzione e del merito.

Musumeci e il caso del ministero del mare

Mica finita. Perché in questa effervescenza semantica, una settimana dopo, sono state redistribuite le deleghe: al povero Nello Musumeci - che sembrava dovesse essere il ministro del Mare, un po’ alla volta sono stati sfilati tutti i poteri ipotizzati, in particolare quello sulla Guardia Costiera, rimasto saldamente nelle mani di Matteo Salvini - viene assegnata insieme alle generiche “Politiche del mare” la delega alla Protezione Civile, ma gli viene tolto il Sud, che invece va a Raffaele Fitto, che poi si prende anche il PNRR che è il vero cuore del governo, mentre a Maria Elisabetta Alberti Casellati oltre alle “Riforme istituzionali” viene affidata la “Semplificazione normativa”.

In attesa del rimpasto di cui si parla in queste ore: Ilaria Cavo, come spiegato, diventerebbe sottosegretario all’Economia e alle Finanze, tema su cui – da secchiona impenitente - studia quotidianamente, così come su ogni altro tema dello scibile umano, mentre ai Rapporti col Parlamento, dove Luca Ciriani ha già due sottosegretarie ne arriverebbe una terza: Sara Kelany, anche lei di Fratelli d’Italia come il ministro.

A giudicare dal numero di richieste di fiducia da parte del povero Ciriani - peraltro abituato per anni da presidente dei senatori meloniani a contestare tutti i ministri per i Rapporti col Parlamento che chiedevano la fiducia, come una nemesi – un ulteriore aiuto serve davvero.      

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Liussana   
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