Il Terzo Polo dà la scossa e spiazza tutti: Moratti e D’Amato candidati in Lombardia e Lazio

Panico nel Pd. L’annuncio di Calenda è chiaro: “Candidiamo due persone che hanno dimostrato di saper gestire un’emergenza come quella sanitaria”

Letizia Moratti (Foto Shutterstock)
Letizia Moratti (Foto Shutterstock)

La scossa, in positivo, arriva dal Terzo Polo. E leva dalle sabbie mobili un Pd prigioniero di se stesso, dell’indecisione e dei rinvii ad alto rischio di finire ostaggio di Giuseppe Conte e del Movimento. Con un segretario dimissionario fischiato, ingiustamente, alla marcia della pace e in qualche modo costretto a lasciarla. Mentre Conte, per tre anni premier, fautore degli accordi Nato che incrementano la spesa militare e alla guida di un gruppo parlamentare che ha sempre votato sì all’invio di armi in Ucraina, ha tenuto comizi a margine della stessa manifestazione sostenendo tutto il contrario di quello che ha fatto nei tre anni in cui ha guidato palazzo Chigi. Un capovolgimento di ruoli e fronti a cui Letta, coerentemente, si è sottratto rivendicando le scelte fatte per sostenere la resistenza Ucraina e quindi il filoatlantismo del governo Draghi dove Letta e Conte sono stati azionisti di maggioranza. Insomma, un gran pasticcio, una frana che rischia di travolgere il Pd e regalare l’opposizione del governo Meloni a 5 Stelle, Conte e quel pezzo, non piccolo,  di Pd orfano del motto: “O Conte o morte”. Come se l’avvocato del popolo potesse diventare realmente una sorta di Che Guevara con la pochette al posto della bandana.

La scossa

Nel momento più basso - i fischi a Letta in un corteo pacifista - e più confuso - il centrosinistra in due piazze diverse a Milano e a Roma per la pace ma anche per l’Ucraina ma anche contro la Nato e anche contro tutte le armi - la scossa, il dribbling con tunnel, chiamatelo come volete, è arrivato da Carlo Calenda e Matteo Renzi. O, meglio, dalla scelta fatta da Letizia Moratti, la sindaca forse più efficace che Milano abbia avuto Milano negli ultimi vent’anni: dimettersi dalla vicepresidenza della Regione Lombardia (e assessore alla Sanità), essere presente sabato a Milano in piazza con il Terzo Polo alla manifestazione “in favore dell’Ucraina e quindi del ritorno alla pace in quel paese” fino a comunicare ieri nel primo pomeriggio la sua scelta irrevocabile: “Mi candido con la mia lista insieme con il Terzo Polo. Ringrazio Carlo Calenda e Matteo Renzi per l’appoggio. Inizia oggi un nuovo appassionante cammino per dare le risposte che la Lombardia merita”.Da quel momento, piaccia o no, il dibattito per quanto sonnecchioso e distratto della domenica, ha ritrovato pathos e interesse. Nel centrosinistra. Mentre il centrodestra e il governo sono alle prese con i profughi sulle navi delle ong e la selezione in rada tra chi può sbarcare - donne, minorenni e fragili - e chi no. Anche il ministro Salvini, ci ha tenuto a farlo sapere, ha firmato “in qualità di ministro delle Infrastrutture” la circolare a tre mani (Piantedosi, Tajani, Salvini) che vieta i porti italiani  alle ong. Dimenticando, tutti, che tramite le ong arriva il 16% del totale dei clandestini in arrivo.

“Con Calenda e Renzi - ha spiegato Moratti in una nota - ho condiviso l’avvio di un percorso che mi vedrà candidata alla presidenza della Regione Lombardia. Un progetto forte ed attento ai territori, orientato ad offrire una visione del futuro lombardo e nazionale capace di interpretare i mutamenti in atto ed affrontare le nuove sfide in arrivo. Una collaborazione che nasce sostenuta dall’ampia e consolidata rete civica a me vicina e dal Terzo Polo”.

E nel Lazio D’Amato

Negli stessi minuti, più o meno, Calenda lancia anche il candidato del Terzo Polo nel Lazio che andrà a votare in primavera portandosi dietro in un election day anche Lombardia e altre regioni più piccole. Si chiama Niccolò D’Amato ed è stato l’assessore alla Sanità che ha condotto fin da primo giorno della pandemia il miracolo di far essere il Lazio la regione che ha programmato meglio e concluso il maggior numero di vaccini. Spesso anche organizzando giornate Open in cui residenti non nel Lazio hanno potuto fare qui quello che non riuscivano a fare a casa loro. Chiari il ragionamento e i motivi della scelta. “Appoggiare due persone che in Lombardia e nel Lazio hanno fatto bene sulla campagna vaccinale e la sanità come Moratti e D’Amato è la scelta giusta per il Terzo Polo. Vengono da storie diverse ma hanno lavorato sulla stessa di serietà nell’emergenza”.  La capacità di fare invece della militanza politica: dovrebbe essere sempre il criterio di selezione. 

Due annunci del genere sono una fortissima scossa per il Pd e il centrosinistra. E spiazzano il centrodestra che in Lombardia resta su Attilio Fontana, il governatore in carica, blindato da Salvini. E nel Lazio ancora non si sa. Ripetono però che andranno uniti alla conquista anche del Lazio.

Il Pd fa muro

Enrico Letta convoca per oggi la segreteria del partito sul congresso costituente (su cui ci sono moltissimi mal di pancia perchè “le primaria a marzo sono troppo lontane e nel frattempo si rischia di affidare la leadership del centrosinistra a Conte”), i dem confermano che non appoggeranno Moratti e invocano le primarie in Lombardia.

Il leader di Azione ha parlato - o meglio ha scritto - domenica nelle stesse ore in cui il Pd lombardo era riunito a Milano. Sull’onda del buon successo della manifestazione di sabato proprio a Milano a cui erano presenti Moratti e Carlo Cottarelli (eletto con il Pd alla Camera ma in origine candidato del Terzo Polo che poi ha lasciato nelle drammatiche ore dello scisma Calenda-Letta), il leader di Azione ha rilanciato il ticket in Lombardia Moratti- Cottarelli che dovrebbe essere candidato del centrosinistra. Ma è ancora in attesa “di una telefonata” che certifichi la sua candidatura. Ieri Calenda ha voluto precisare che la sua è un’offerta anche al Pd, per evitare che finisca nella mani dei 5 Stelle, e inclusiva rispetto all’elettorato di centrosinistra. Non ci sono trabocchetti o doppio giochi. Solo chiarezza e necessità di fare presto: “Rimaniamo aperti - ha precisato Calenda - alla discussione con tutti per costruire coalizioni ampie, ticket (Moratti-Cottarelli sarebbe perfetto) che parlino a mondi diversi ma con programmi inclusivi. Soprattutto è ora di rompere gli indugi e iniziare a lavorare”.

Una soluzione irricevibile per il Pd che aveva deciso di proporre agli alleati (quali?) le primarie di coalizione ribadendo la propria contrarietà a legare l'accordo in Lombardia a quello nel Lazio. E delineando il perimetro della coalizione sulla scia di quanto richiesto dai sindaci del centrosinistra che governano in Lombardia, escludendo dunque il M5s. “Moratti non è un’opzione, anche dall'assemblea è uscita questa indicazione - le parole del segretario lombardo dem Vinicio Peluffo - non credo possa funzionare che ci sia qualcuno che decide anche per gli altri. Non vogliamo imporre niente a nessuno ma nemmeno farci imporre nulla”.  Detto ancora più chiaramente: “Non la sosteniamo”.

Il fattore Albertini

Il no del Pd diventa palese pochi minuti prima dell’annuncio ufficiale di Letizia Moratti. Con parole, tra l’altro, che fanno eco a quelle pronunciate sabato dal palco della manifestazione milanese per la pace in Ucraina dove ha ricordato il padre “partigiano liberale che ha lavorato con tutte le formazioni del Cnl” e ha parlato del bisogno di una ricostruzione del Paese “che sia aperta e inclusiva”.

Oltre al sostegno del Terzo polo, Moratti potrà contare su una “consolidata rete civica” di cui fa parte “Lombardia Migliore”, associazione che vede tra i fondatori il consigliere regionale Manfredi Palmeri. Rimane da capire se sarà della partita l'ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, a cui Moratti aveva chiesto in tempi non sospetti di guidare la sua lista civica. Albertini è un altro amministratore molto amato a Milano e in Lombardia, ha fatto bene e pur avendo provato Berlusconi a coinvolgerlo in prima persona, lui ha sempre declinato preferendo di restare dietro le quinte, regista, suggeritore, stratega. L’appoggio di Albertini a Moratti può essere l’X Factor che fa la differenza nella competizione. Che, in prospettiva, potrà fare la differenza sul destino di Forza Italia e quindi della maggioranza di centrodestra.

Il ticket Cottarelli

“Credo che la candidatura di Letizia Moratti, che era nell’aria da tempo, sarà un valore aggiunto alla già buona prova delle ultime elezioni politiche del Terzo Polo” ha commentato ieri l'ex sindaco. Che però ha subito dato un warning: ok al ticket Moratti-Cottarelli, altrimenti il rischio è di non farcela. “La posizione di Moratti è coerente e credibile, ma sul fatto che possa vincere senza altre adesioni non sono ottimista. Il centrodestra unito esce dall’ultimo confronto elettorale con ben oltre il 50% dei consensi, per cui solo se ci sarà il ticket con Carlo Cottarelli e l’appoggio del Partito Democratico sarà possibile contendere la vittoria ed esprimere il presidente”. La previsione, facile, di Albertini è un eventuale ticket porterà scissioni nel Pd.

Le mosse di Renzi e Calenda

Tace al momento Matteo Renzi. Ieri è stato il giorno del front man Calenda. Oggi toccherà a lui. Tutto ha gettato il Pd nel caos soprattutto perchè lo costringe ora e non tra mesi a decidere sulla propria identità: un partito di sinistra-sinistra che si affida a Conte nella assai poco credibile veste di novello Che Guevara con la pochette? O un partito riformista che guarda al centro del paradigma politico?  E quindi lotta alla povertà e alle disuguaglianze al primo posto ma lavoro e impresa e merito come uniche chiavi per andare avanti? Il dibattito, sempre aperto ma mai affrontato, è finalmente sul tavolo. Non sono più possibili rinvii. La scadenza delle regionali - in due regioni chiave come Lombardia e Lazio - sono un ottimo motivo per decidere.

Il centrodestra resta compatto

Con grande correttezza Salvini e Meloni erano stati avvisati da Moratti (amica del premier) una settimana fa. Il vicepresidente della Lombardia aveva anche precisato che l’annuncio sarebbe arrivato una volta concluse le operazioni di insediamento del governo per non disturbare questa delicata partenza. Nessuna sorpresa, quindi. Certo, un grosso problema. Malcelato con difficoltà perché gli occhi e gli sguardi dicono più delle parole. La Lega “saluta” l'ex ministra “che va a sinistra dopo vent'anni con il centrodestra” senza “uno straccio di coerenza” e la coalizione si compatta attorno al governatore Attilio Fontana. In un’intervista domenica su Il Giornale ha definito “superfluo” il dover ottenere un'investitura ufficiale dai partiti.

Nell'opposizione scatta uno scambio di appelli che chiariscono molto bene chi sta dove. Il M5s sollecita i dem a scegliere da che parte stare, “se con chi vuole essere l'alternativa - dice il capogruppo al Pirellone Nicola Di Marco - o con chi vuole essere un surrogato del centrodestra”. Quei 5 Stelle che un giorno dicono una cosa e quello dopo un’altra; che - tanto per fare un esempio - dalla sera alla mattina in Sicilia hanno fatto saltare l’alleanza proprio con il Pd. Sinistra Italiana si rivolge ai pentastellati invitandoli a far parte di un'alleanza “democratica e progressista” con i Verdi che attaccano Calenda “che vorrebbe contribuire a far perdere il centrosinistra anche alle regionali”. Il segretario di +Europa, Benedetto Della Vedova, fa notare che la candidatura di Moratti “finisce per essere un assist a Fontana”, il Pd convoca l’assemblea regionale in maniera permanente fino al 20 novembre. “Se non ci sarà accordo su di un nome - conclude l'europarlamentare dem Pierfrancesco Majorino - verranno indette le primarie”. Primarie, eterno alibi a non decidere. Comunque, piaccia o meno, ieri il centrosinistra è tornato grazie al Terzo Polo a far parlare di sè. E questa è certamente una buona notizia per la democrazia.