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Le “altezze” di Draghi e le “bassezze” del Movimento: le montagne russe della nostra politica

Ieri lectio magistralis del premier alla Bocconi sul peso della credibilità, soprattutto in politica e in tutto quello che si fa. Sullo sfondo due nuovi casi 5 Stelle: l’addio di Giarrusso per incompatibilità con Draghi e con Conte; il tesoriere Cominardi che posta la gota di una murales con Biden e la lupa-Draghi al guinzaglio. Intanto M5s corre in 64 comuni su cieca mille. Mai così pochi

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Foto Ansa
Foto Ansa

Due mondi distanti e soprattutto diversi. Quello che si riconosce nelle parole di Draghi - “la credibilità è tutto e la ricetta è una sola: alle parole devono seguire i fatti”  - e quello che dibatte su un murales in cui il presidente Usa Joe Biden porta al guinzaglio un cane (la lupa capitoina) che per l’appunto ha la faccia di Mario Draghi. Il murales è stato diffuso via social da Claudio Cominardi, l tesoriere della prima forza politica che sostiene la maggioranza, i Cinque Stelle. Giuseppe Conte, una vota informato della cosa, ha minimizzato e invitato a lasciar perdere: “In fondo è solo un graffiti”. Luigi Di Maio è andato in bestia: “Intollerabile”. I parlamentari 5 stelle in “forte imbarazzo”. Quello dei 5 Stelle è un gioco molto, troppo pericoloso. Conte non può non esserne consapevole. Dunque è quello che vuole: minare giorno dopo giorno la stabilità del governo di cui fa parte. A volte lo è anche quello della Lega. Dipende dai giorni. Sempre brutti e imbarazzanti. Difficile però che arrivi al livello di parossismo raggiunto ieri. 

Senso di vertigine

Se un turista capitasse un giorno in questo Paese e decidesse  di seguire per 24 ore la nostra cronaca politica-parlamentare, avrebbe come minino un senso di vertigine. Quello stordimento che coglie la persona quando perde i punti di riferimento e quindi l’orientamento del pensiero logico.

E’ una sensazione che coglie non solo, purtroppo, il turista di passaggio. Ieri è stata a suo modo l’apoteosi.   Qual è la vera Italia? Quella che cerca di mettere a terra il Pnrr, ascolta e si riconosce nelle parole di Draghi che a Milano, prima al Pirellone, poi alla Bocconi fa il punto nella lotta alla mafia e fa una lezione di economia ricordando il professor Alesina, economista e firma del Corriere della Sera? O quella in cui la principale forza di maggioranza e di governo immagina il proprio Presidente del Consiglio al guinzaglio del padrone Biden? Per dire: nessuno ha mai immaginato di trasformare in un cane al guinzaglio di  Putin Giuseppe Conte che da premier metteva l’Italia a disposizione di una non ben definita missione “Dalla Russia con amore”; o al guinzaglio di Donald Trump che chiamava Conte “Giuseppi” e si permetteva di mandare a Roma il proprio ministro della Giustizia saltando protocolli e autorizzazioni.  Sarebbe stato anche in quei casi molto disdicevole. A maggior ragione lo è stato ieri.

Il governo va

Oggi ci sarà il Consiglio dei ministri con l'informativa del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Garofoli sul Pnrr. Di 45 obiettivi da raggiungere entro fine giugno per staccare il terzo assegno di Bruxelles (vale 21 miliardi) ne mancano 31di cui 16 da raggiungere entro fino maggio e 15 entro fine giugno. Draghi spiegherà tempi e modi per raggiungere i target.  Ma i ministri attendono soprattutto di conoscere il messaggio politico che il premier vorrà dare alla sua squadra di governo per andare avanti e realizzare quanto promesso. Nell’ultimo Cdm, giovedì scorso, convocato all’improvviso e durato 8 minuti, in fondo era servito “solo” per denunciare lo stallo parlamentare e mettere la fiducia. L’allarme sembra aver sortito i giusti effetti. La vertenza sul ddl Concorrenza è in dirittura d’arrivo. Non solo sulla data che permetterà ai comuni di preparare i bandi di gara per le concessioni balneari fino al 31 dicembre 2024 (un anno in più rispetto alla sentenza del Consiglio di Stato) ma anche sulla questione degli indennizzi, avviamento compreso, per chi dovesse perdere l’attività. Il testo dovrebbe andare in aula al Senato lunedì 30 con votazione nello stesso giorno.  Senza fiducia, se da qui ad allora non ci sono sorprese. Poi andrà alla Camera (a cui è stato lasciato l’onore e l’onere di discutere dodici dei 34 articoli tra cui le concessioni dei taxi) e di nuovo al Senato per la terza e definitiva lettura. A quel punto probabilmente sarà necessaria la fiducia.

Giugno caldissimo

Giugno sarà per l'esecutivo un mese caldissimo. Oltre a comunali e referendum, è previsto l'approdo in Parlamento di numerosi provvedimenti che potrebbero creare non poche fibrillazioni. Dal ddl concorrenza, appunto, alla riforma del Csm, dal dl aiuti che porta con sè il termovalorizzatore per Roma con le barricate grilline alla legge delega fiscale.  La priorità del governo resta l'iter del Pnrr. Parlando alla Bocconi a Milano Draghi è sembrato tranquillo e con le idee molto chiare. “Bisogna essere coerenti con quello che si dice. La credibilità e' fondamentale. In politica si ha un mandato attribuito dagli elettori, nel mio caso dal presidente della Repubblica e dal Parlamento. Bisogna restare nei limiti di questo mandato (messaggio per chi lo vorrebbe tirare per la giacchetta e gli rimprovera di essere “poco politico”, ndr) e la cosa più  importante è che le parole devono essere suffragate dai fatti”.

Rischio Papeete 2?

Sullo sfondo, spesso in primo piano come ieri, ci sono le fibrillazioni nel Movimento 5 stelle. Il gioco pericoloso. Il presidente Conte ha ribadito di non voler minare l'esecutivo, “nessun Papeete” ma - al di là del doppio caso Cominardi-Giarrusso, l'europarlamentare che oltre a criticare la gestione M5s ha motivato la sua uscita perchè "non si può restare” al governo “fino alla morte” e perchè Conte ha abbandonato il territorio “che era la nostra forza” -  è pur vero che il fronte di chi vuole una mossa shock aumenta di giorno in giorno. Come dimostra il caso del  tesoriere pentastellato Cominardi scoppiato negli stessi minuti in cui Giarrusso era nel salotto di Coffe Break su La 7 a spiegare “perchè lascio e faccio un mio nuovo Movimento”. Cominardi  ha postato una foto con la testa del premier raffigurata sul corpo della lupa capitolina e tenuta al guinzaglio dal presidente Usa Biden.  Il fatto grave è che Conte ha minimizzato (“è solo un graffito”) mentre Di Maio ha bollato come “intollerabile il post”. E’ parere di molti deputati 5 Stelle che Conte avrebbe dovuto chiamare il tesoriere e fargli cancellare la foto del murales. Altri, una netta minoranza,  vorrebbe staccare dopo le amministrative, meglio ancora in autunno così la pensione è al sicuro. Fino ad allora l’ordine è “galleggiare e osservare”. Tenendo il punto fermo su alcune battaglie: Draghi più presente in aula; basta armi all’Ucraina; avanti col bonus al 110% alla faccia delle critiche di Draghi, stop al termovalorizzatore.

La sequenza

Non c’è dubbio però che guardando solo l’ultimo mese il Movimento sembra essere esposto a sconfitte, errori tattici e soprattutto strategici di ogni genere. Rapidamente: la battaglia di Conte contro le armi in Ucraina dopo che ha votato per inviarle e contro il potenziamento della Nato dopo che lui stesso, da premier, lo aveva votato, non sta producendo il dividendo politico sperato, i sondaggi sono fermi e il pacifismo di maniera non paga. Il mantra di Draghi “in Parlamento per spiegare cosa succede”, è diventata quasi un’ossessione di Conte visto che premier e ministri aggiornano continuamente il Parlamento e anche questa scelta non sembra regalare consenso. Non solo: espone il Movimento a mosse rischiose come quella di martedì quando a palazzo Madama i senatori 5 Stelle hanno votato con Fratelli d’Italia e Alternativa per avere Draghi in aula prima del Consiglio europeo del 30-31 maggio. Richiesta respinta ma sono precedenti rischiosi. Il braccio di ferro sulla presidenza della Commissione Esteri sempre a palazzo Madama ha portato ad un’ennesima e clamorosa sconfitta, con l’azzurra Stefania Craxi che ha spodestato il predestinato Licheri. Una amarissima nemesi, a ben pensare. Ieri mattina il doppio caso Giarrusso e Cominardi. Le stelle esplodono. La polvere è tanta. Ma non si vedono Supernovae.

Il verdetto

Anzi. La sequenza di esplosioni è tale per cui ieri alla Camera, nella preoccupazione generale, qualche deputato M5s ricordava che il 7 giugno ci sarà a Napoli l’udienza di discussione finale del nuovo ricorso cautelare contro l’elezione di Conte. “Nell’arco di un paio di settimane – spiegava ieri l’avvocato Borrè, da anni custode dell’interpretazione autentica dei vari regolamenti grillini con relative contraddizioni – il giudice potrà emettere il provvedimento decisionale”. Insomma, per essere chiari, a fine giugno il Movimento potrebbe trovarsi di nuovo acefalo e senza dirigenti. Mentre 12 milioni di italiani sono al voto e pendono sei quesiti referendari di grande impatto. Borrè non si lancia in previsioni. Spiega però che “i presupposti per una nuova sospensione ci sono tutti” e che anzi “i vizi di illegittimità sono più numerosi in questo caso che in quello precedente”. Un anno fa quando Conte fu costretto a lasciare la guida del Movimento sebbene considerasse quella pronuncia del tribunale civile di Napoli irrilevante. 

Insomma, nel Movimento qualcuno comincia a pensare al Piano B, cosa fare se Conte entro la fine di giugno fosse nuovamente sospeso dalla leadership del Movimento. Oppure, cosa fare se Conte decidesse di rompere. Più o meno in autunno. Un Papeete 2 appunto per recuperare il consenso di tanti che vogliono il Movimento fuori dal governo. 

Poche liste

Al di là degli insulti, contano i numeri. E i numeri dicono che il Movimento ha presentato liste proprie in 64 comuni su 978 che vanno al voto. Una percentuale residuale del 6,5%. Alle comunali del 2021, le prime dell’era contiana, le liste 5 Stelle erano state 103. Un crollo del 38%. Non è solo Giarrusso che si sta chiedendo cosa succede. Il Movimento corre in 18 capoluoghi su 26 al voto. Non è presente a Belluno, Como, Lucca, Monza, Oristano, Rieti, Verona e Parma che fu il primo comune conquistato dalle bandiere con le 5 Stelle.

Se è un caso, è la fotografia del fallimento e dell’implosione totale. Come denuncia Giarrusso. Se è una strategia, Conte dovrebbe spiegare di cosa si tratta. “Coerenza e affidabilità” suggerisce Draghi. Lo dice in generale. E lo dice al suo governo. Dove, però, non sempre i ministri rappresentano il corpaccione e gli umori dei parlamentari eletti. Figurarsi di quelli fuori.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   

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