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Schlein evoca il modello francese per il futuro del campo largo. Calenda apre, i 5Stelle ci pensano ma un pezzo di centrismo vuole le mani libere

Le elezioni in Francia hanno avuto effetto anche in Italia dove il campo largo vuole ripartire da quanto successo ai nostri cugini

Giuseppe Alberto Falcidi Giuseppe Alberto Falci   
Schlein evoca il modello francese per il futuro del campo largo. Calenda apre, i 5Stelle ci pensano...
Schlein e Conte uniti dal modello francese? (Ansa)

Il primo turno francese ha avuto un effetto anche nel fronte sinistro italiano. Il cosiddetto campo largo vorrebbe ripartire da quello è successo dalle parti dei cugini francese, dove di fatto la sommatoria del fronte popolare e dai marcronisti può essere competitiva al secondo turno. Ed è vero che lì ci sarà un gioco di desistenze, una sorta di tutti contro Le Pen. Però è anche vero che una situazione non dissimile potrebbe presentarsi in Italia con la differenza che da queste parti non c’è un ballottaggio tra le prime forze che conquistano almeno il 12.5%. Da qui la necessità di far rifiorire il campo largo che Elly Schlein preferirebbe fosse “larghissimo”. La segretaria del Pd, dopo aver inanellato due risultati positivi fra elezioni europee ed amministrative, è oggi il punto di riferimento dello schieramento di centrosinistra. È lei la leadership di una coalizione che potrebbe tenere insieme la sinistra più radicale di Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, il Movimento 5Stelle di Giuseppe Conte, e l’area centrista di Carlo Calenda e Matteo Renzi. 

Schlein invoca il modello francese

Chi ha subito evocato il modello francese è stata la numero uno del Nazareno. In un’intervista con la Stampa di Torino, la segretaria del Pd si è espressa in questi termini: «Davanti all'affermazione di una forza politica di estrema destra nazionalista è importantissimo il segnale che hanno dato il fronte popolare e i liberali: un accordo per fermare il Rassemblement National. Parliamo di un campo plurale che davanti al rischio di un governo di estrema destra riesce a mettere in primo piano le battaglie che uniscono: giustizia sociale, conversione ecologica, lavoro dignitoso, diritti». Da qui l’appello alle altre forze politiche: «Spero ci sia da spunto per non ripetere gli errori del passato. Il tempo dei veti è finito, è il momento di mettere insieme le nostre differenze attorno a un'alternativa credibile e solida. Sono ottimista perché lo stiamo già facendo. Il giorno in cui hanno approvato il premierato in prima lettura abbiamo fatto una manifestazione unitaria. Sui temi concreti possiamo costruire la coalizione che batte Giorgia Meloni. Ho detto quel giorno che noi le alleanze dobbiamo farle sui "per" più che sui contro. Alle Amministrative uniti abbiamo vinto in sei capoluoghi di regione su sei, eleggendo anche tre sindache. Abbiamo presentato candidati credibili sulla base di un programma condiviso. Le Europee ci hanno fornito un quadro chiaro: il Pd è il perno della costruzione di un'alternativa alle destre, ma non si sente autosufficiente. Noi non abbiamo mai messo veti su altre forze. E adesso non siamo più disponibili a subirne». Schlein traccia il percorso del futuro campo largo che tra le righe ammette dovrà ripartire dalla centralità del Pd, perché i democratici alle europee si sono giocati il primo posto con Fratelli d’Italia.

La condivisione del Movimento 5 stelle

Tutto questo sembra essere condiviso dai vertici del Movimento o da almeno una sua parte.  Giuseppe Conte è uscito ridimensionato dal rinnovo del Parlamento europee. Evidente che la postura dei 5Stelle sarà strettamente connessa a chi guiderà nei prossimi mesi il Movimento. Il ritorno di Grillo che ha ricominciato a farsi vivo nella Capitale e a riparlare con alcuni esponenti dei 5Stelle come ad esempio Virginia Raggi potrebbe forse mutare l’atteggiamento dei grillini rispetto al campo largo. Eppure larga parte dell’attuale gruppo dirigente che siede fra Camera e Senato non nutre dubbi su quale debba essere il posizionamento del Movimento che appunto dovrà essere ancorato nel centrosinistra. 

Anche Calenda d'accordo con Schlein

Si trova d’accordo con la segretaria Schlein il leader di Azione, Carlo Calenda, che per la prima volta, dopo tempo, sembra strizzare l’occhio al campo “larghissimo”: «Non facciamo i provinciali, Francia e Italia sono realtà molto diverse, a iniziare dal sistema elettorale. E comunque non ha senso parlare oggi, qui, di fronte unitario: prima bisogna recuperare gli elettori che non ci votano più. Impieghiamo i prossimi tre anni in questa missione. Che però non ci riuscirà se all'estremismo di Meloni rispondiamo con gli ecocidi e le case occupate. Facciamo un fronte unitario, di cui dovrebbe farsi promotore il Pd, su alcuni temi precisi: scuola, sanità e salari. Avanzando una proposta unica, una sorta di agenda repubblicana». 

L’uscita di Calenda fa esultare la capogruppo del Pd a Montecitorio, Chiara Braga: «Siamo assolutamente favorevoli e mi viene da dire che il nostro approccio testardamente unitario per un'agenda alternativa alle destre non può che partire da questioni economiche e sociali. Partiamo dai pezzi di cammino fatti insieme su salario minimo e sanità. Siamo più che contenti di continuare ad investire in questa direzione, convinti che la destra si batta svelandone le contraddizioni e proponendo un'agenda economica e sociale». Evidente che restino diverse perplessità dalle parte dei centristi. 

I dubbi

I dubbi più consistenti sulla rotta unitaria del centrosinistra si registrano proprio all'interno dei due pilastri dell'ex Terzo Polo. Iniziativa che ora i deputati Enrico Costa (Azione) e Luigi Marattin (Iv) vorrebbero ricucire. Strenui sostenitori del primo naufragato progetto, i due tornano a farsi sentire con una petizione per la costruzione di «un forte partito liberal-democratico e riformatore», che si metta al centro e sia in grado di dare voce a chi non si «rassegna a fare da vassallo a questo bipolarismo trainato dagli estremi», scolpisce il duo Costa-Marattin. Una mossa che non esclude una sorta di patto di desistenza quando si tratterà di tornare alle urne per le politiche. Il cammino del campo largo sembra ancora lungo ma più di qualcosa si è mosso nelle ultime 48 ore. 

Giuseppe Alberto Falcidi Giuseppe Alberto Falci   
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