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“Schlein dovrà spiegare”. La Direzione del Pd tra guantoni, elmetto e conta interna. La minoranza protesta

Dopo una piccola tregua, le ultime 48 ore hanno spaccato nuovamente il Pd. Dure critiche per la presenza della segretaria alla manifestazione di Conte

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
“Schlein dovrà spiegare”. La Direzione del Pd tra guantoni, elmetto e conta interna. La minoranza protesta

La pace nel Pd è durata cinque giorni, il temo di partecipare al funerale di Berlusconi, pensarci su e realizzare che era stato un fuori d’opera per una come la Elly. Che sarà anche la segretaria del Pd, di tutto il Pd, ma è chiaro che il suo cuore batte per le piazze e che il movimentismo è il suo richiamo delle foresta. In meno di 48 ore quindi, tra le 12 di sabato quando più o meno ha deciso di partecipare alla manifestazione di Conte e dei 5 Stelle e oggi quando avvierà i lavori della Direzione del Pd al Nazareno, sono tornate minacce di dimissioni, dimissioni vere e proprie, frasi tipo “caro segretario, così non va”. E quella di oggi sarà una Direzione da vivere con guantoni, elmetto e anche un po’ di camomilla necessaria per non far precipitare il principale partito di opposizione in una crisi senza precedenti. A soli quattro mesi dell’elezione del nuovo segretario.

E con un Presidente - Stefano Bonaccini - alluvionato e impegnato, a sua volta, in una provocazione continua con un governo dove i ministri gli dicono “guardi che il governo non è un bancomat” e viceministri, come Bignami che vorrebbe fare il commissario al posto di Bonaccini, che guida la carica di chi implora un’inchiesta giudiziaria sul consumo del suolo in Emilia Romagna “causa vera dell’alluvione”. Un quadro per cui la maggioranza, che in realtà tra Pnrr e successione a Berlusconi avrebbe motivi seri di preoccupazione, si frega le mani e dice sottovoce: “Che spettacolo, per noi questa è una vera pacchia”.

Le 48 ore che sconvolsero il Pd

Tutto per quei maledetti (o benedetti, chissà) 15-20 minuti in cui la segretaria sabato ha cambiato programma e si è presentata per un saluto a Conte alla manifestazione del Movimento in favore dei precari e degli ultimi, di chi non trova lavoro, di chi lo ha ma è sottopagato, di chi non riesce a fare una visita specialistica e di chi non riesce a fare più la spesa. Perchè non se ne parla più, ma la povertà aumenta (ormai siamo a uno su quattro, dicono le ultime stime) e i prezzi corrono. E’ stato un saluto, quello di Elly Schlein alla manifestazione di Conte, e non una vera e propria partecipazione al corteo. Ma le parole dell'ex premier sull’Ucraina, quelle di Grillo sulle “brigate di cittadinanza” armate di passamontagna.

Troppe anime nello stesso partito

Quelle di Moni Ovadia in difesa di Putin e contro la Nato da quel palco sotto il quale Elly si era abbracciate e stretta la mano con Conte a favore di telecamere, hanno costretto la minoranza Dem a chiedere conto sulla linea del partito perchè “non sono più possibili ondeggiamenti così pericolosi e inspiegabili”. Dopo Borghi, Marcucci, Fioroni e per restare ai nomi più di peso, ieri ha dato segnali di addio l'ex assessore alla sanità del Lazio Alessio D’Amato, fedelissimo di Zingaretti, il competitor di Rocca alla guida della regione Lazio. D’Amato ha deciso di lasciare l’assemblea nazionale del partito. Sulla tessera del partito deciderà a breve. “Brigate e passamontagna anche no. È stato un errore politico partecipare alla manifestazione” ha scritto ieri su twitter. E’ chiaro che se ne parlerà oggi pomeriggio in Direzione. Che è anche il primo appuntamento dopo la sconfitta delle amministrative e quindi dovrebbe essere l’occasione per decidere la strada da seguire.

Alla conta interna?

Una cosa è certa: il tempo delle oscillazioni tra parole e comportamenti deve finire qua. Non si costruisce sull’ambiguità la linea politica di quello che dovrebbe essere il principale partito di opposizione. Si dice anche che a circa tre mesi dai gazebo che l’hanno incoronata segretaria, Schlein potrebbe anche decidere di andare alla conta interna per misurare le forze. E dunque non è escluso che decida di mettere ai voti la relazione che terrà in apertura dei lavori. I riformisti del Pd, area a cui è “iscritto” anche D’Amato, sono molto preoccupati. L’ex ministro Lorenzo Guerini, presidente del Copasir, non perde occasione per essere molto critico nei confronti della segretaria (la cacciata di Piero De Luca? “Uno scalpo da mostrare al padre”; la manifestazione? “Ci divide una distanza siderale”) ma probabilmente saranno evitate drammatizzazioni.

La segretaria nella tempesta

Ci sarà invece una discussione molto accesa sulla relazione della segretaria. E sulle sue scelte. E non è neppure il caso di minimizzare. Grillo è una persona troppo colta e acuta per non sapere che il riferimento al passamontagna ha precedenti storici di qualche peso. “Immediatamente sento il calore della comunità operaia e proletaria ogni volta che mi calo il passamontagna” diceva Toni Negri, il leader di Autonomia operaia che poi è degenerata in lotta armata. E si fa in fretta a passare dalle Brigate di cittadinanza con il passamontagna per tappare le buche ad altro. Così come non si può sentire un ex premier e i suoi ospiti difendere e giustificare Putin da un palco di una manifestazione seguita da 10-15 persone in presenza e qualche alto migliaio in streaming. Cosa c’entra il Pd con questa roba qua? La Direzione, più di cento iscritti, compresi sindaci e governatori, pretenderà risposte chiare. Molto chiare. Altrimenti sarà difficile non ascoltare le sirene di Renzi e del Terzo Polo che dicono: cari riformisti, quella non è più casa vostra. Anche perchè Schlein e Conte sabato si sarebbero promessi lealtà, collaborazione e ponti con tutte le opposizioni tranne che Renzi.

Il “programma” di Elly

Lotta alla precarietà e difesa dei diritti sul lavoro, il no all’autonomia, la necessità di investire su scuola e sanità saranno gli assi lungo i quali si muoverà la relazione di Schlein. Che prometterà battaglia in Parlamento e mobilitazioni sui territori fin da subito. Nelle Aule di Camera e Senato si comincerà domani: il voto sulle mozioni sul Pnrr presentate dalle opposizioni e l'esame del decreto legge sul lavoro saranno le prime occasioni. L'obiettivo è quello di saldare almeno sulle singole battaglie il Pd alle altre forze politiche di minoranza. I Dem sarebbero dunque pronti a sostenere l'emendamento del senatore di Avs Tino Magni che chiede che la perdita del Reddito di cittadinanza scatti solo quando si rifiuta un'offerta di lavoro “congrua”. Sarà interessante vedere quanti nel Pd accetteranno di votare l’emendamento.

La riforma di Nordio 

Un altro banco di prova è la riforma Nordio sulla giustizia. Cosa deciderà di fare Schlein su quegli otto articoli che sbrigano l’abuso di ufficio, limitano la pubblicazione di intercettazioni e pretendono che sia un collegio con tre giudici a decidere sulla custodia cautelare di un indagato? Il Terzo Polo ha in parte scritto quella riforma e quindi si sa già dove starà. Non solo: l’abrogazione dell’abuso di ufficio è stata la richiesta di molti sindaci dem (“nessuno firma più nienete”) e ora è difficile per il Pd seguire le toghe e sbattere la porta in faccia ai sindaci. Nel frattempo i 5 Stelle parlano a ruota libera di “schiforma” e quindi è chiaro cosa faranno: barricate. Schlein proporrà una rimodulazione. Una via molto stretta. Anche perchè i numeri sono chiari: dal 2021 a oggi il reato è stato definito (contestato) in 5418 casi ma ben 4612 archiviati.

Dalla giustizia al salario minimo

Schlein poi tenterà ancora di battere la strada del salario minimo, sulla quale il fronte delle opposizioni è più compatto. Il destino di questa proposta sembra però già segnato: il governo ha fatto sapere di non essere disposto a imboccare questa la strada. Forte anche del parere dei sindacati. Che invece chiedono la riforma dei contratti di lavoro e della rappresentanza da cui poi discende tutto (centinaia di tipologie di contratti sostenute da decine e decine di sigle che sono scatole vuote). La strategia è evitare di lasciare a Conte e ai 5 Stelle i campi di battaglia che tradizionalmente sono percorsi anche dal Pd, il lavoro su tutti. Un metodo necessario da qui alle Europee (giugno 2024) quando si voterà con la preferenze e quindi ogni partito ha bisogno di mettere la faccia e il nome su tutto quello che fa cercando di fare di più e meglio degli altri. Schlein sa bene che per lei l’asticella non può andare sotto il 30 per cento. Altrimenti vuol dire che non va. Di alleanze poi se ne parlerà in seguito, quando si ricomincerà a parlare di elezioni politiche in Italia.

Basta ambiguità

Ma è chiaro che l’ambiguità di Schlein, non prendere mai una posizione certa e chiara, evitare i confronti - tranne che le strette di mano di 15 minuti - sulla vera identità del Pd come partito a vocazione maggioritaria, sta creando molta sofferenza tra gli iscritti. Che nel frattempo vedono la Ditta aver ripreso agibilità interna molto più dei riformatori. Bruno Baglini, ad esempio, è un sincero militante del Pd di 76 anni. Abita a Vecchiano, è attivo sui social e segue con molti mal di pancia le scelte della segretaria. “La capa Sleinne ogni sabato va alla manifestazione di quegl’altri. Ma ci ha preso per balordi noi iscritti del Pd?” ha scritto domenica su Facebook. La chiusa del post è un po’ colorita. E dice molto sul sentiment rispetto a ciò che sta accadendo.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   

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